HER, LEI recensione di Isabella Bernazzani

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21 aprile, 2014 - 19:00
Anno: 2014
Regista: Spike Jonze
Her è  il film delle parole.
La parola è la voce che accompagnerà il protagonista, Theodore  nel suo cammino interiore. La voce è  priva di un corpo , ma ha un’anima ed è generatrice di un “buon incontro”,  un incontro che crea una turbolenza emotiva e  una relazione.
 Una  “vera”, seppur paradossalmente irrealistica , relazione  perché è un contatto profondo con il “non detto” , con i bisogni emotivi  , con le paure e con l’immenso desiderio di  Theodore di  esser ascoltato e di esser capito per quello che veramente è .
E’ una relazione vera  nei sentimenti.
Her è una metafora  bellissima su  come  il legame tra anime sia foriero di gioia, aldilà del legame tra i corpi , ma soprattutto  attore di cambiamenti intrapsichici.
Theodore vive in una futura Los Angeles dove sentirsi soli  in un mondo di  anime sole è ancora più drammatico.
Separato, malinconico, vive nel rimpianto della vita matrimoniale, incapace di affrontare il cambiamento.
Soprattutto incapace di  entrare nel processo di elaborazione  emozionale dei propri vissuti.
Incapace per se stesso , scrive , a pagamento, per conto degli altri , lettere sulle emozioni e sui sentimenti dando voce , in un mondo  divorato dall’incomunicabilità tra le persone, a ciò  che non si riesce più  a dire.
Ma per Theodore i rapporti si sono arenati, desertificati, il tempo  dei contatti con l’altro è  circoscritto a  squallide chat erotiche, videogiochi  demenziali, salvo  sporadiche frequentazioni con  un’amica di vecchia data e un collega di lavoro.
Theodore  vive nel suo bellissimo appartamento che domina  sulla visione notturna di una Los Angeles illuminata di notte  in una armonia di colori  e luci calde e vivaci , esteticamente  attraenti ed emozionanti , da lasciare senza fiato, che contrastano con  i colori smorti e tiepidi  della solitudine interna di Theodore.
In questo contrasto tra il dentro e il fuori di Theodore  arriva, inaspettata, casuale, non cercata  Samantha, una “voce “ calda, sensibile e sensuale  che accompagnerà lo spettatore per tutto il film, ma che accompagnerà Theodore  lungo un suo percorso di crescita interiore.
Samantha non è una di noi, Samantha è un OS virtuale, ma a onore della genialità del regista, è dotata di piena coscienza.
Samantha è , come intelligenza artificiale, appena nata ,  pura , curiosa , attenta, disponibile, interessata, ed  ascolta  veramente  Theodore: “senza memoria né desiderio”.
Così, come avviene  nel buon incontro della relazione analitica , la capacità di “ascoltare”  con disponibilità, interesse, empatia , giusta modulazione  avvia la possibilità di un legame e una relazione .
Relazione capace di  contenere e modulare l’esperienza emotiva: una sorta di réverie  “ una descrizione  evocativa dell’intensa preoccupazione  della madre per il proprio neonato, della sua  profonda  sensibilità e identificazione” ( Rustin 1991).
Come l’analista  cercherà  di sviluppare la capacità di risonanza  con quel che proietta il paziente (A.Bion1962) per fare posto al dolore mentale del paziente e restituirlo in forma più digeribile,
Samantha  prima ascolta, poi si arricchisce della esperienza di Theodore e diventa lentamente, soavemente , sensualmente e delicatamente la voce narrante dei bisogni profondi e inascoltati  di Theodore,  dell’inconscio di Theodore.
Il dialogo riportato segna l’avvio di una relazione significativa tra Theodore e Samantha:
 
T : “what do you mean?”
S : “ what are you -tell me- tell me everything that’s going through you’re thinking
T : “well ,um, okay”. Theodore  closes his eyes, trying to concentrate, and starts talking stream conscious with whatever comes  to mind……………………….
S : “ Like the times . I was worried about you, things that hurt me, things I want and then I had this terrible thought- Are these fellings even real?  Or are they just programming? - And  that idea really hurts.  And then  I get angry at myself for even having pain. What a sad trick
T : “ well,you feel real to me. Samantha”.
 
Samantha  vive  veramente nel cuore  e nella mente di Theodore.
La relazione tra i due si dispiega lentamente  e lo spettatore  dimentica che Samantha è un OS  tanto la bellezza  e la poesia della storia emotiva prende il sopravvento. Un luogo  e un tempo speciali dove si crea un “nuovo  legame”.
 E’ un po’ come nella storia del Piccolo Principe di Saint-Exupery  dove nel brano  molto suggestivo della volpe del  principe,  si parla di una dimensione temporale e spaziale unica  in cui si generano legami affettivi   “ …Non posso giocare con te - disse la volpe- non sono addomesticata. Che cosa vuol dire  “addomesticare?”.  E’ una cosa molto dimenticata .
Vuol dire  “creare dei legami”…………..tu fino ad ora , per me, non sei  che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono  per te che una volpe  uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro, e io sarò per te unica al mondo………Non si conoscono che le cose che si addomesticano - disse la volpe-.  Gli uomini non hanno più  tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose  già fatte…….Che bisogna fare domandò il piccolo principe? –
Bisogna essere molto pazienti- rispose la volpe-  In principio tu ti  siederai  un po’ lontano da me, così nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla.
Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po’ più vicino…. Il piccolo principe ritornò l’indomani.-Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora -disse la volpe -  Se tu vieni , per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad esser felice. Ci vogliono i riti….E’ quello che fa un giorno diverso dagli altri, un’ora dalle altre ore”
Theodore  negli appuntamenti telefonici si lascia vivere dalle emozioni che  Samantha  gli permette di scoprire dentro di sé, si lascia attraversare  dalla moltitudine dei colori emotivi del suo interno.
Inevitabilmente Theodore si innamora  dell’amore di Samantha che grazie alla relazione con Theodore  conosce l’amore  nella sua essenza, perché  OS dotata di coscienza e sentimenti.
La  felicità reciproca  viene interrotta da un ulteriore processo di cambiamento che questa volta avviene in Samantha , intelligenza artificiale in continua evoluzione, fuori dalla dimensione temporale della mente umana , una sorta di accelerazione di conoscenza, esperienza, connessioni……..
Samantha va oltre il tempo, segue l’evoluzione per cui è stata creata.
Ama Theodore ma è ineluttabile la separazione. Nel reciproco dolore.
Theodore si trova a  vivere non solo  la conosciuta felicità e libertà di amare, ma anche la paura profonda della perdita, lo smarrimento , l’angoscia , lo stupore , la rabbia , il dolore. Theodore è un Uomo, e soffre .
Ma è , ora, un Uomo perché  non ha più  paura di lasciarsi attraversare dalle emozioni  ed è capace di ascoltarsi.
E’ un Uomo triste ma “ricco” , arricchito dell’amore  che ha conosciuto e di quello che quell’amore  gli ha donato : essere un Uomo nuovo e non soccombere al deserto delle emozioni.
Ogni storia personale ha il proprio percorso, un proprio cammino e come diceva S.Freud “ Bisogna conoscere il passo del viandante prima di poter calcolare la durata del suo cammino”, facendo intendere che ciò  che avviene nella relazione analitica è qualcosa che ha a che fare soltanto con la sottile e delicata relazione del viaggio analitico .
Citando  Giuseppe Pellizzari  nell’Apprendista Terapeuta : “..Il dolore psichico ha bisogno prima di ogni altra cosa  di trovare espressione. Naturalmente non una espressione qualsiasi, uno sfogo, ma la sua specifica espressione, quella giusta. Nel  momento in cui la trova, come in una reazione chimica,  produce piacere. Non intendo il piacere effimero,superficiale e falso dell’esibizione,della scenata, simile all’eccitazione del gruppo di bambini che si rincorrono e urlano, in apparenza liberi, in realtà in balia di sé stessi e infelici. Intendo il piacere di un artista che finalmente trova la  forma giusta che cercava : “Ecco è così”. La sofferenza  e le difficoltà del paziente  vanno in cerca di questa forma”.
 La trasformazione è anche quello  che accade in ogni incontro umano  , perché ogni incontro modifica  la relazione tra le due persone che si incontrano, laddove si crea un legame e una storia preziosa.
Il film dà voce  alla talvolta difficile  narrazione dei bisogni interiori .
Samantha è solo una metafora del legame.
“ Un uomo voleva sapere  cos’è la mente, ma non nella natura, quanto nel suo personale, grosso computer. Così gli chiese ( nel suo miglior Fortran, naturalmente) : “ Tu calcoli che  penserai mai  come un essere umano?”. La macchina si mise subito al lavoro, analizzando, la propria struttura  intrinseca. Alla fine , come è costume di queste macchine, stampò la risposta su una striscia di carta. L’uomo si precipitò a prenderla e trovò , nero su bianco, le PAROLE : QUESTO MI RICORDA UNA STORIA.  Da  “ Mind and Nature” di Gregory Bateson
 
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