Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

I film di questo inverno ora in dvd, da recuperare (parte 2)

Share this
28 luglio, 2014 - 09:47
di Massimo Lanzaro

Dal 10 Aprile è uscito al cinema il nuovo capolavoro di Wes Anderson, regista bohemien, visionario e anche molto ma molto bravo.

Monsieur Gustave è il concierge ma di fatto il direttore del Grand Budapest Hotel collocato nell’immaginaria Zubrowka. Gode soprattutto della confidenza (e per sua ammissione anche di qualcosa di più) delle sue ospiti “senior”. Una di queste, Madame D., gli affida un prezioso quadro. In seguito alla sua morte il figlio Dimitri accusa M. Gustave di averla assassinata. L’uomo finisce in prigione. La stretta complicità che lo lega al suo giovanissimo neoassunto portiere immigrato Zero gli sarà di grande aiuto.
 
Il film è dedicato a Stefan Zweig, scrittore austriaco tra i più universalmente noti tra gli anni Venti e Trenta. Animato da un convinto pacifismo si vide bruciare nel 1933 ciò che aveva scritto dai nazisti. È alle sue opere (tra cui un solo romanzo) che il regista ha dichiarato di ispirarsi per questo ennesimo viaggio in un mondo tanto immaginario quanto affollato di riferimenti alla realtà.
 
Ai quasi immancabili Bill Murray ed Owen Williams (chi ha dimenticato i Tenenbaum ha un altro bellissimo film da recuperare) si aggiungono attori che vanno da Ralph Fiennes a Murray Abraham passando per Tony Revolori, coprotagonista al mirabile esordio.

Si (sor)ride di gusto e tanto delle innumerevoli avventure, il che non cancella, anzi accentua, la riflessione su quelle frontiere che a lungo in Europa hanno costituito punti di non ritorno e che oggi si ripresentano con altre modalità più o meno tragicamente evidenti.
 
Questo film però vuole essere anche, fin dal suo tanto astratto quanto acutamente lieve inizio, una riflessione sull’arte del narrare (si pensi ad esempio all'uso magistrale della voce fuori campo quasi ininterrotta). E forse sull’arte di essere se stessi, conservando (fino all’ilare paradosso o parossismo!) garbo, stile e buone maniere, anche in un mondo turpe e violento, anche quando un rude, spietato e sanguinoso mercenario sta per farti precipitare in un mortale dirupo.

Possiamo verosimilmente supporre che sia il film della maturità di Andreson: senza la minima sbavatura, con un ritmo perfetto, dialoghi ficcanti e irresistibili e una matryoshka mandalica di livelli narrativi e di lettura. Per non parlare della fotografia, dei costumi e delle interpretazioni magistrali.
 
Assolutamente da vedere.

> Lascia un commento



Totale visualizzazioni: 495