Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Pierfrancesco Favino a Venezia 71 come protagonista e produttore di "Senza nessuna pietà", in gara nella sezione Orizzonti

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2 settembre, 2014 - 08:51
di Massimo Lanzaro

Favino interpreta Mimmo, uomo robusto, ingombrante e di poche parole. Vorrebbe fare solo il muratore, perché gli piace più costruire palazzi che rompere ossa. Invece recuperare crediti, con le cattive, è parte integrante della sua vita. E' un gigante buono che tutti rispettano, ma è anche una personalità largamente irrisolta, in perenne e tormentato conflitto con le cose del presente e quelle del passato, con il mondo interno e quello esterno. Nella sua vita irrompe Tania (Greta Scarano, piacevolissima sorpresa), ragazza che lentamente scatena la voglia urgente di cambiare il lato oscuro, cupo e in fondo nichilista delle vite di entrambi.

Il debutto registico del giovane attore romano ci mostra guizzi di autenticità in chiaroscuro che sbattono contro la porta irrimediabilmente chiusa delle regole di un ambiente criminale. Il seme dell'amore fecondato da due inveterate solitudini tenterà di germogliare in questo campo arato unicamente dallo squallore umano.

Se le interpretazioni sono davvero notevoli (Favino lo conosciamo e qui conferma quanto sia bravo) e il ritmo quasi asfissiante (come il respiro corto e i silenzi del protagonista), resta qualche dubbio riguardo alla sceneggiatura e alla trattazione psicologica dei personaggi.

La forza, la dolcezza, la fragilità e la risolutezza di Tania si tengono in un ruolo ben integrato, mentre le fasi regressive e i sensi di colpa di Mimmo sembrano più funzionali a non uscire dai clichè dei film di genere piuttosto che credibili fino in fondo.

Anche le dinamiche relazionali (tra gli uomini) sono lasciate fin troppo all'immaginario dello spettatore (ad esempio il rapporto con lo zio, che culmina in maniera ipersemplificata e difficilmente comprensibile). Forse l'unica che funziona davvero è l'amicizia con il bullo siciliano Claudio Gioè.

In conclusione: tre degne interpretazioni ed un regista (Michele Alhaique) che è sicuramente da tenere d'occhio.

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