Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Il Golem, il Super-io e l'articolo 18. Uno scritto di genere semiserio.

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30 settembre, 2014 - 09:29
di Massimo Lanzaro

Secondo una arcinota leggenda ebraica, chi viene a conoscenza della kabbalah può fabbricare un Golem, un gigante di argilla forte e ubbidiente, che può essere usato come servo, impiegato per svolgere lavori pesanti. Il Golem era dotato di una straordinaria forza e resistenza ed eseguiva alla lettera gli ordini del suo creatore di cui diventava una specie di schiavo, tuttavia era incapace di pensare, di parlare e di provare qualsiasi tipo di emozione perché era privo di un’anima e nessuna magia fatta dall’uomo sarebbe stata in grado di fornirgliela.

Il Super-Ego (originale tedesco Über-Ich), secondo la teoria freudiana, è una delle tre istanze intrapsichiche che compongono il modello strutturale dell’apparato psichico ed è quella che, secondo lo stesso Freud, si origina dalla interiorizzazione dei codici di comportamento: comandi, divieti, ingiunzioni, schemi di valore (bene/male; giusto/sbagliato; buono/cattivo) che il bambino attua all’interno del rapporto con la coppia dei genitori.

Il Super-Ego è costituito da un insieme eterogeneo di modelli comportamentali e rappresenta un ipotetico ideale verso cui il soggetto tende con il suo comportamento. «È una sorta di censore che giudica gli atti e i desideri dell’uomo». E' anche una sorta di "fucina di doveri".

Attraverso un “sovraccarico” – per così dire – di tale istanza si determina un meccanismo che porta alla frantumazione dell’Io ed alla sua successiva modificazione, in quanto vengono da esso assimilati modelli derivanti da imposizioni altrui (gli ordini del rabbino in particolare). Il Super-Ego scaturisce dal bagaglio culturale e formativo acquisito sin dall’infanzia dai genitori ed in seguito da altri eventuali educatori. Se quindi, da una parte, tale sfera riveste una funzione positiva, limitando i desideri e le pulsioni umane, dall’altra, causa invece un senso continuo di oppressione e di non appagamento.

Si narra che nel XVI secolo un mago europeo, il rabbino Jehuda Löw ben Bezalel di Praga, cominciò a creare Golem per servirsene come servi (lavoratori), plasmandoli nell’argilla e risvegliandoli scrivendo sulla loro fronte la parola “verità” (in ebraico [emet], quella che oggi per lo più trasmettono la televisione e i giornali). C’era però un inconveniente: i Golem così creati diventavano sempre più grandi, finché era impossibile servirsene: il mago decideva di tanto in tanto di disfarsi dei Golem più grandi, trasformando la parola sulla loro fronte in “morte” (in ebraico [met]: in pratica modificava l'art. 18); ma un giorno perse il controllo di un gigante, che cominciò a distruggere tutto ciò che incontrava. Altri raccontano che un certo Baal Shem, di nome Rabbi Elias, costruì in Polonia un Golem che crebbe a tal punto che il rabbino non poté più arrivare alla sua fronte e cancellare la prima lettera. Allora escogitò questo espediente: nella sua qualità di servitore il Golem doveva togliergli gli stivali; pensava infatti di poter cancellare la lettera dalla fronte quando il Golem si fosse chinato, e così accadde effettivamente; ma quando il Golem divenne nuovamente argilla, tutto il suo peso cadde sul rabbino seduto sulla panca e lo schiacciò.

Azzardo l’ipotesi che la storia del rabbino Jehuda Löw ben Bezalel sia una metafora di distruttività etero-diretta di un Super-Io sovraccarico (il Golem sparava sulla folla). Quello del Rabbi Elias è invece simbolo di distruttività auto-diretta: collassa su sé stesso e travolge; schiaccia l’Io.

L'alienazione sociale si sovrappone il più delle volte alle diverse forme di alienazione mentale... Quelli che sono ammessi in psichiatria, lo sono non tanto perché sono malati, quanto perché protestano in modo più o meno adeguato contro l'ordine sociale. Il sistema sociale in cui vengono presi rinforza così i misfatti prodotti dal sistema familiare nel quale sono cresciuti. Questa autonomia che cercano di affermare nei riguardi d'una microsocietà agisce come rivelatore di un'alienazione massiccia esercitata da tutta quanta la società. (da: Aliénation mentale et aliénation sociale; citato in Gilles Deleuze e Félix Guattari, L'Anti-Edipo, traduzione di Alessandro Fontana, Einaudi, 2002, p. 366)

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