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di Massimo Lanzaro

Incontro improbabile tra poesia romantica, epistemologia e psichiatria

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21 novembre, 2014 - 15:50
di Massimo Lanzaro

 

 

 

Si dice che esista un particolare legame tra la psicologia, che è una scienza che analizza l’attività umana, e la poesia che n’è una delle più alte ed efficaci espressioni. È stato Freud il primo ad utilizzare un metodo scientifico per entrare nel funzionamento dei processi creativi. Arte e scienza sono entrambe impegnate ad intuire, e a conoscere, l’essenza del mondo e le sue leggi.

 

Nonostante il mancato successo presso i suoi contemporanei, John Keats è oggi unanimemente considerato uno dei più grandi poeti del Romanticismo inglese e alcune delle sue opere, le odi soprattutto, hanno raggiunto la fama immortale che gli è stata negata in vita. Molti scrittori e artisti sono stati profondamente influenzati dalla sua poetica, primo fra tutti Borges.

Questa nota è incentrata  sulla teoria della negative capability. La capacità negativa è: ‘Quando l’uomo è capace di stare nelle incertezze, nei Misteri, nei dubbi senza essere impaziente di pervenire a fatti e a ragioni’ (John Keats 1917). Keats credeva che i grandi uomini (specialmente i poeti, che egli considerava quasi su un altro livello rispetto al resto dell’umanità) avessero l’abilità di accettare il fatto che non ogni cosa potesse essere risolta – essendo in grado di mantenere un atteggiamento negativo su qualcosa. La teoria della Capacità Negativa fu espressa nella sua lettera a George e Thomas Keats datata appunto 21 dicembre 1817.

Questa è una brevissima riflessione sulle competenze cognitive che ciascuno mette in campo nelle situazioni di elevata incertezza e di crisi, nelle quali le ‘solite’ modalità di pensiero e di azione mostrano nella pratica la loro palese inadeguatezza.

 

Mi è venuta in mente leggendo l’articolo “Delusion formation and reasoning biases in those at clinical high risk for psychosis” M. R. Broome e i suoi collaboratori del progetto OASIS (Londra) praticamente sostengono che uno stile di risposta caratterizzato dal costrutto “saltare alle conclusioni” (che appare antitetico all’abilità descritta da Keats) è un fattore predisponente (o di rischio) per lo sviluppo di disagi o addirittura veri e propri stati pre-psicotici (http://bjp.rcpsych.org/content/191/51/s38.full).

 

Orbene, di solito, la “teoria” di Keats viene liquidata con un’alzata di spalle, o poco più: il poeta, e il poeta romantico soprattutto, non ha un’epistemologia.

 

Eppure la capacità negativa è "apparentata" con il concetto heideggeriano di Gelassenheit. Nella sua conferenza sull’Abbandono, Heidegger adopera il termine Gelassenheit, che, come spesso accade nell’ultima fase del suo pensiero, pone significativi problemi di traduzione. Il richiamo è a un atteggiamento speculativo di fronte alla realtà, che consiste in un raccoglimento (cui allude il prefisso tedesco ge-), che lascia-essere (lassen, come verbo, indica appunto l’atteggiamento del lasciare, come l’inglese to let) le cose così come sono, senza intervenire.

 

Uno dei possibili cambiamenti da promuovere per uno stile (mal)adattativo tipo quello descritto da Broome (e da altri) andrebbe proprio nella direzione dello sforzo descritto da Keats (“avere capacità negativa invece di saltare alle conclusioni”, per così dire).

 

Un poeta non cerca la verità scientifica o filosofica e non affronta i problemi per risolverli, ma per esplorarli, tuttavia forse l'idea di Keats andrebbe approfondita per offrire dopo quasi cento anni una risorsa alla scienza ed in particolare nell'ambito cognitivo-comportamentale che pure è ad uno stato pionieristico nell’approccio alla dimensione psicotica e degli stati a rischio (ad esempio si veda: CBT for Those at Risk of a First Episode Psychosis: Evidence-based psychotherapy for people with an 'At Risk Mental State' di Mark van der Gaag, Dorien Nieman e David van den Berg).

 

 

Ulteriori riferimenti bibliografici:

 

Buck KD et al. The relationship of metacognition with jumping to conclusions among persons with schizophrenia spectrumdisorders. Psychopathology. 2012;45(5):271-5. doi: 10.1159/000330892. Epub 2012 Jul 12.

 

Peters ER et al., Specificity of the jump-to-conclusions bias in deluded patients. Br J Clin Psychol. 2008 Jun;47(Pt 2):239-44. Epub 2007 Nov 6.

 

 

 

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