PSICOPATOLOGIA SESSUALE
Sessualità e disturbi psicosessuali
di Stefano Sanzovo, Carlo Rosso

SI PUO’ MISURARE L’IPERSESSUALITA’?

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1 febbraio, 2015 - 16:05
di Stefano Sanzovo, Carlo Rosso

Il DSM 5 ha introdotto importanti cambiamenti nelle concettualizzazioni di ipersessualità e parafile. Alcuni comportamenti sessuali non normativi sono stati destigmatizzati e scorporati dal disturbo perverso. Ce ne siamo già occupati in http://www.psychiatryonline.it/node/4738.

Nell’ultimo numero di Current Psychiatry  Daniel Turner, Daniel Schöttle, John Bradford e Peer Briken del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Amburgo si chiedono come si possano ora categorizzare i comportamenti ipersessuali e parafilici, e soprattutto quali siano i mezzi psicometrici che ci possano permettere una corretta valutazione.

Già nel 2010 Martin Kafka aveva una proposta per inserire il “disturbo da ipersessualità” nel DSM 5.  E in quel lavoro lo avvicinava molto a un disturbo da dipendenza: il paziente infatti doveva consumare molto tempo per soddisfare le sue fantasie, impulsi o comportamenti, tali da interferire con la sua vita lavorativa o sociale; faceva degli sforzi per interrompere queste azioni, ma senza successo.  http://www.dsm5.org/Research/Documents/Kafka_Hypersexual_ASB.pdf 

Ma Wakefield nel 2011 criitcò questa sua proposta in quanto non era facile distinguere tra normali e patologici livelli di desiderio sessuale,  col rischio di creare dei falsi positivi. E c’era anche il rischio di far diventare “disturbi” fantasie, impulsi o comportamenti che andavano solamente contro il comune senso morale. https://www.researchgate.net/publication/225101367_The_DSM-5s_Proposed_New_Categories_of_Sexual_Disorder_The_Problem_of_False_Positives_in_Sexual_Diagnosis 

Insomma, alla fine il disturbo da ipersessualità non è stato incluso nel DSM 5 perché la ricerca a riguardo è stata giudicata insufficiente. Tuttavia, è risaputo che ci sono molte persone che cercano aiuto da una sessualità sfrenata. Ma come possiamo valutarla, o addirittura misurarla?
Da una ricerca in letteratura gli autori evidenziano vari strumenti di rilevazione. Sottolineano l’Hypersexual Behavior Inventory (HBI), sviluppato negli USA, basato su scale multifattoriali, che analizzano l’ipersessualità sia solitaria che relazionale, in cui il sesso è usato per fronteggiare in modo mal adattativo lo stress o gli sbalzi d’umore. Il test è stato valutato su pazienti afferenti alle cliniche psichiatriche di Univhypersexual behavior iunventoryersità della California, del Texas, della Pennsilvania e dell’Utah, che lamentavano masturbazione compulsiva, dipendenza da pornografia,  sesso compulsivo con prostitute, ricerca irrefrenabile di relazioni extraconiugali o di rapporti plurimi anonimi non protetti. La scala è composta da 19 items che descrivono pensieri, sentimenti, e comportamenti. E’ un questionario tipo Lykert in cui il paziente deve dire quanto si sente familiare con ogni singola situazione, in una scala che va sa 1 (mai) a 5 (molto frequentemente). Vengono valutate di fronte a diverse compulsioni sessuali le capacità di controllo,di gestione, di valutazione delle conseguenze. E quindi da questi dati possono derivare degli approfondimenti non solo diagnostici, ma anche sul tipo di terapia da affrontare. L’ HBI lo possiamo trovare sul link http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/10720162.2011.555709#tabModule 
 
Daniel Turner, Daniel Schöttle, John Bradford, Peer Briken Assessment Methods and Management of Hypersexuality and Paraphilic Disorders. Curr Opin Psychiatry. 2014;27(6):413-422. 
http://journals.lww.com/co-psychiatry/toc/2014/11000

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