Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Freud, Muccino e il desiderio

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20 febbraio, 2015 - 11:37
di Massimo Lanzaro

Da secoli molti sono stati abituati a considerare il desiderio come un pericolo. Le più svariate dottrine e religioni hanno insegnato che è fonte di infelicità e sofferenza, incoraggiando a combatterlo attraverso il distacco o perfino l'ascetismo. Altri ci raccontano le infinite possibilità racchiuse nel desiderio.
 
I filosofi, sin dalle origini della filosofia, si sono domandati quale spazio dare ai desideri. Le risposte sono molto variegate. Platone espone l'idea di una via ascetica, o di come l'uomo debba lottare contro i desideri turbolenti del proprio corpo; i cirenaici, al contrario, fanno della soddisfazione di tutti i desideri il bene supremo. Tutte queste riflessioni conducono a stabilire numerosi distinguo, come per esempio fa Epicuro.
 
Freud sostenne che il desiderio nasce da una situazione di mancanza di qualcosa che è stato sperimentato come soddisfacimento di un bisogno primario, che viene ricordato, in quanto viene ricordato ciò che si è provato nel momento in cui il bisogno è stato soddisfatto.
 
Secondo Lacan, il Desiderio può essere definito una volizione dell'Inconscio, è il soggetto dell'Inconscio che si manifesta attraverso il Desiderio.
 
Dal 26 febbraio al cinema esce con Medusa “Le leggi del desiderio” in cui Silvio Muccino, da regista, attore e sceneggiatore (a quattro mani con Carla Vangelista) entra con creatività, originalità, poesia e sapienza nel discorso. Di certo in tanti potranno dire che avrebbe potuto approfondire i caratteri di alcuni personaggi perché il pubblico vorrebbe saperne di più di tutti i protagonisti in campo, ma la soavità della sua regia non lascia dubbi su un film che ha il sapore dolce di spronare le potenzialità di ognuno di noi. Ne “Le leggi del desiderio” Silvio Muccino interpreta il life coach Giovanni Canton, uomo di successo o ciarlatano? Alla prova viene messo dall’editore Paolo Rubens (Luca Ward) che del suo ultimo successo editoriale ne fa una sorte di talent show.
 
Canton provina tanti che vorrebbero cambiare e realizzare ognuno i propri desideri con determinazione. Alla fine ne sceglie tre, di cui non è a conoscenza neanche Rubens. Sono: un uomo che ha perso il lavoro e da sessantenne non si arrende all’età e si dà anima e corpo a rimettersi con entusiasmo in gioco, è Ernesto Colapicchioni interpretato da Maurizio Mattioli; poi c'è una signora tutta casa e chiesa che scrive romanzi d’amore erotici che la fanno sentire donna, è Luciana Marino che ha il volto di Carla Signoris; infine ecco la giovane che da “piccola fiammiferaia” ed aiutante e segreteria della casa editrice cerca d’imporsi con le sue doti ed il suo essere in un mondo di lupi, è Matilde Silvestri che ha il fascino di Nicole Grimaudo.

Nel cast tanti altri bravi attori, tra i quali: Paola Tiziana Cruciani, Elda Alvigni e Bebo Storti. La parola di Muccino è una: “Non c’è programma televisivo, campagna pubblicitaria o propaganda elettorale che non faccia leva sul nostro ‘desiderio’ di essere o di diventare qualcuno, e tutti ci propongono dei modelli ‘vincenti’ a cui assomigliare. Ma è proprio in questo paragone costante con un modello irreale che si costruisce la nostra infelicità, e perdiamo di vista noi stessi, ciò che siamo davvero, ciò che veramente vogliamo”. 

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