Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Una perla mancata, ovvero il melodramma psicologico di Wim Wenders

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26 settembre, 2015 - 14:54
di Massimo Lanzaro
Quando in un (bel) film c’è un “però”, spesso diventa comunque un “no”, anche se condito da un “eppure”. Ritorno alla vita (Every Thing Will Be Fine) è un film del 2015 diretto da Wenders, con protagonisti James Franco e Charlotte Gainsbourg. E’ una pellicola piena di umanità, un melodramma freddo, sensazione cui insieme ai toni pacati e alle luci soft contribuiscono gli scenari innevati e i silenzi (forse troppi) dei protagonisti. Racconta dodici anni nella vita di Tomas, uno scrittore americano in crisi creativa: la sua relazione con Sara, una ragazza dolce e convenzionale che poco capisce del suo mondo interiore; quella con l’editrice Ann e sua figlia Mina; il difficile rapporto con la scrittura, il successo critico e il riconoscimento intellettuale. Ma soprattutto cerca di raccontare delicatamente (eppure sempre sul filo dell’inquietudine) una torsione della vita psichica, e come verosimimente proprio quelle stesse istanze difensive possono sia essere deputate a proteggere il Sé da ulteriori offese, sia diventare distruttive, dando origine a un ulteriore trauma per l’individuo. Vari nodi da sciogliere, dunque, e per il protagonista la ricomposizione di quei processi transizionali della relazione umana che rendono la vita degna di essere vissuta avverrà nella maniera più inattesa. Il “però” è nella sceneggiatura, nell’interpretazione un po’ pretenziosa di Franco, nel dubbio che si insinua (e in questi casi è “grave”): ma doveva proprio essere un lungometraggio? James Hillman diceva magistralmente: “Perché la psicologia, per me, è aprire le ostriche e pulire le perle, cioè recuperare e portare alla luce e indossare quotidianamente la vita dell’immaginazione, che può non redimere la tragedia, non lenire la sofferenza, ma può arricchirle e renderle più tollerabili, interessanti e preziose”. Ma per descrivere questo processo, i sensi di colpa, le fasi di elaborazione e la relativa catarsi è proprio necessario sottoporre lo spettatore allo stesso processo (e, in proporzione, agli stessi tempi) di irritazione necessari ai corpi estranei, parassiti o pezzi di conchiglia racchiusi nei molluschi bivalvi per formare l’agognata perla?
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