Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Il museo della follia, nel palazzo della ragione, durante il cinema d’essai

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8 ottobre, 2015 - 05:58
di Massimo Lanzaro

Dal calembour del titolo una cosa forse la si comprende: non è stato facile scegliere il da farsi durante le settantadue ore che ho trascorso a Màntua (come dicono qui). Troppa grazia: in uno tra i principali centri del Rinascimento italiano ed europeo tre giorni basterebbero appena per visitare la Torre dell'Orologio, il Palazzo Ducale, e un po’ delle architetture militari. Invece eccomi qua, psichiatra e cinefilo, tra la nuova edizione del progetto itinerante del Museo della Follia e la quindicesima degli incontri (consuetudine annuale) del Cinema d’Essai. Arduo davvero strutturare il tempo a mia disposizione, e forse, non ci sono nemmeno riuscito come riesco di solito, sicchè a tratti mi son sentito un po’ come uno di quei turisti la cui meta non è comprendere, ammirare e contemplare, (o addirittura ripromettersi di studiare “dopo”), ma un di quelli un po’ hoarding, che hanno il bisogno compulsivo di acquisire (senza “utilizzare” né buttare via) una notevole quantità di immagini e “cose”, su cui volano, anzi, sorvolano, senza soffermarsi.
 
Cosa resta dunque di tutto quello che ho visto e udito a Mantova in questi giorni? I quadri di Ligabue e Ghizzardi, maestri geniali (eppure socialmente marginalizzati) dell'arte del XX secolo. La voce di Sgarbi che spiega di quanto dolore possa essere intriso un cucchiaio rinvenuto in un ex manicomio. Le immagini, i documenti e gli oggetti che raccontano a latere l’umanità evocata da Inzerillo. Lo sguardo dei protagonisti di Dheepan (diretto da Jacques Audriard, Palma d'Oro a Cannes 2015), che muta e si approfonda come lo spessore delle anime dei loro personaggi. Il volto di Benicio del Toro (magnifico protagonista di Sicario, regia di Denis Villeneuve e tragicomico operatore umanitario nei confini balcanici di A perfect day, regia di Fernando León de Aranoa). Le intricatissime, malsane paludi che si tingono di indefinito nel film “La isla minima”, torbidamente ambientato nella periferia andalusa.
 
Un catalogo poco ragionato che sento fortunatamente più come un distillato parziale che come un mero accumulo. Margini, marginalizzazioni, imperfezioni. Alla fine mi accorgo che c’è un filo rosso che unisce le “cose” che mi hanno colpito: personaggi liminali, ombre sfrangiate, territori estremi, tutti siti in zone di confine come la stessa provincia di Mantova, incuneata al confine tra tre regioni o come il cinema più impegnato nella sua progressiva inesorabile e prevedibile marginalizzazione nell'epoca dei seconditivi digitali. Qui il centro è altrove, ma è il tempo che si vorrebbe strutturare a scandire invece magnificamente le persone.
 
Il Museo della Follia fino al 22 novembre resta al Palazzo della Ragione. Se capitate da quelle parti, non cambiate strada. Per il Cinema d’Essai bisognerà aspettare il prossimo anno.

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