GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Febbraio 2016 III - Generare e rappresentare

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5 marzo, 2016 - 09:17
di Luca Ribolini

LA PSICANALISI TRA DOLORE E MALE DI VIVERE. Cinema e letteratura per scoprirne le forme Si inizia con “Un sapore di ruggine e ossa”

di Gaia Curci, laprovinciapavese.gelocal.it, 20 febbraio 2016
 
«Era il rivo strozzato che gorgoglia, era l’incartocciarsi della foglia riarsa, era il cavallo stramazzato». Un grande poeta come Eugenio Montale l’aveva espresso bene il concetto di male di vivere, di dolore psichico umano e, se vogliamo, anche di sofferenza fisica. Nessun altra parola servirebbe per descrivere il fenomeno, ma, come crede la psicanalisi, l’uomo ha bisogno di comprendere appieno il significato di qualcosa per riuscire ad affrontarlo e superarlo. A questo scopo (per capire il dolore, appunto) nasce il ciclo di seminari del Collegio Ghislieri: “Passeggiate psicoanalitiche: apriamo (con) un libro”. Si inizia lunedì alle ore 21 in Aula Goldoniana con un dialogo interdisciplinare tra Marco Francesconi, docente di Psicoanalisi presso l’Università di Pavia, Julien Lingelser, dottore di ricerca cinematografica a Lione, e Francesca Brignoli, studiosa di storia del cinema di Pavia; l’oggetto di discussione sarà “Un sapore di ruggine e ossa”, la trasposizione cinematografica per mano del regista francese Jacques Audiard della quasi omonima raccolta di racconti di Craig Davidson, “Ruggine e ossa”. «Per riflettere sul tema del dolore – spiega Brignoli – non esiste film più adatto: trasparente, lineare, in cui nulla risulta metaforico o allegorico.
 
Segue qui:
http://laprovinciapavese.gelocal.it/tempo-libero/2016/02/20/news/la-psicanalisi-tra-dolore-e-male-di-vivere-1.12994318 

“I RAGAZZI DICONO NO! AL BULLISMO”. Secondo l’ISTAT i comportamenti offensivi e violenti fra i giovani e i giovanissimi nel 2014 ha visto vittime più del 50% degli adolescenti tra gli 11 e 17 anni

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 20 febbraio 2016
«Ma basta!» Finalmente qualcuno lo dice. E questa volta sono i ragazzi e le ragazze, gli adolescenti decisamente stanchi di vedere atti di sopruso e violenza, minacce e offese fisiche ma anche verbali, derisioni e calunnie. MABASTA è l’acronimo di una pagina Facebook che un gruppo di giovani di Lecce ha aperto qualche giorno fa sul Social più famoso, per fare rete con altri ragazzi e contrastare quello che è diventata ormai una piaga sociale: il bullismo e il cyberbullismo. Una sorta di virus che sta colpendo i giovani in modo impressionante e, a giudicare dai dati, in continua espansione. Secondo l’ISTAT infatti, i comportamenti offensivi e violenti fra i giovani e i giovanissimi nel 2014 ha visto essere vittime più del 50% degli adolescenti tra gli 11 e 17 anni. Quasi il 20% è bersagliato costantemente dai bulli ed è oggetto di soprusi e prepotenze di ogni tipo che si sviluppano con la diffusione massiccia dei dispositivi di comunicazione. Oggi infatti la forma di prepotenza che si sta diffondendo maggiormente è quella che si sviluppa in rete.
 
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/51623.html 

PSICOANALISI, STORIA DI UNA DONNA VITTIMA DI ABUSI. Gli sms allusivi. La manipolazione. Il sesso. Giorgia a L43: «Così il mio analista abusava di me. Lo disprezzavo, ma l’esigenza di essere amata vinceva su tutto»

di Ranieri Salvadorini, lettera43.it, 21 febbraio 2016
 
Ha abusato di lei per sette «sedute penetranti». Così le chiamava lo psicoanalista denunciato da Giorgia, nome di fantasia, all’epoca 19enne, gravemente depressa. Era il 2003, ma ci sono voluti sette anni anni per vincere la vergogna e denunciare i fatti. Che racconta nel libro Psicoanalisi in rosso, pubblicato nonostante le diffide legali da parte della Società Psicoanalitica Italiana (Spi).
L’INCONTRO CON L’ANALISTA. Riavvolgiamo il nastro di 10 anni. Primo anno di università: «Magra, cadaverica, spaurita» e, soprattutto, sola. Chiusa «a doppia mandata, al buio» nella stanza del collegio, dove evita qualsiasi contatto con i compagni. In una sorta di “memoria” scritta ai tempi, Giorgia si racconta: «Dormo con quattro maglioni e due coperte, eppure ho freddo. Dormo sempre, la debolezza mi impedisce anche di leggere. Sto a letto più che posso (…) Mi trascino a lezione spinta solo dall’angoscia di perdere il posto in collegio». Alcuni amici le consigliano una visita neurologica e all’Ospedale San Matteo di Pavia uno psichiatra le dice che «è una macchina potente con le gomme sgonfie». Non le servono i farmaci, ma l’analisi. Prescrizione: nome e numero di telefono di uno psicoanalista della Spi.
«MI HA FATTO SENTIRE LA PRESCELTA». La ragazza scopre che il conforto che le dà l’analista è enorme: si prende cura di lei, la fa sentire bella, desiderabile ma, sopratutto, «amata». Non solo. Racconta a Lettera43.it: «Mi ha fatta sentire la prescelta dall’harem, eppure mi sentivo malata e indesiderabile». Giorgia è imbarazzata, tesa: «È paradossale, come si può considerare qualcuno colpevole per aver realizzato il tuo più ardente desiderio?». La domanda va al cuore della manipolazione, nello specifico del rapporto analitico, strutturalmente asimmetrico. Come si legge all’articolo 22 del Codice deontologico: «Lo psicologo adotta condotte non lesive per le persone di cui si occupa professionalmente, e non utilizza il proprio ruolo ed i propri strumenti professionali per assicurare a sé o ad altri indebiti vantaggi».
 
Segue qui:
http://www.lettera43.it/storie/psicoanalisi-storia-di-una-donna-vittima-di-abusi_43675233046.htm 

LA FOTOGRAFIA SUL LETTINO DELLA PSICANALISTA

di Michele Smargiassi, smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it, 22 febbraio 2016
 
Medico o paziente? Terapia o patologia? La fotografia è l’oggetto o lo strumento dell’analista? Quando l’orbita parabolica della meteora fotografia si avvicina al pianeta Psic (psicologia, psicanalisi, psichiatria) si innescano strani fenomeni gravitazionali, che ne ribaltano l’asse di rotazione.
Sospetto (da passate ricerche googlanti) che la fototerapia, o comunque gli usi della fotografia in terapia psicanalitica, siano l’ambito in cui la fotografia applicata ha totalizzato il maggior numero di pubblicazioni scientifiche. Anche in Italia sono apparsi testi più o meno accurati, c’è un festival a Perugia che incrocia in quelle acque, l’attenzione è vivissima.
Sono sicuro quindi che questo libro appena uscito, Oltre l’immagine, a cura di Sara Guerrini e Gabriella Gilli, avrà successo. La formula è accattivante e originale. Quindici autori ed autrici di opere fotografiche intervistati, ma forse sarebbe meglio dire analizzati, da cinque psicanaliste, alla ricerca delle risonanze interiori di un atto così apparentemente esteriore com’è la fabbricazione di un’immagine.
 
Segue qui:
http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/02/22/la-fotografia-sul-lettino-della-psicanalista/?refresh_ce  

QUESTE FOTOGRAFIE FANNO RIDERE. Si, fanno ridere, talvolta anche molto. E il primo che interpreta la frase precedente come un giudizio critico negativo si becca un ceffone

di Michele Smargiassi, smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it, 24 febbraio 2016
 
Mi è arrivato questo libro, Lapsus, e non lo aspettavo piu ormai, avevo quasi dimenticato che Andrea Micheli me ne parlò anni fa.
Finalmente Andrea! Vent’anni di lavoro. Ma valeva la pena aspettare. Vale la pena aspettare tutta una vita il piacere di una buona, saggia, serissima risata. O di un sottile, tenero, molcente sorriso.
Vent’anni di sguardi laterali sulla comicità implicita del mondo, di intuizioni del paradosso, di cattura dell’ironia spontanea delle cose; a volte della loro malinconia, che come saprete è una risata pensosa.
 
Segue qui:
http://smargiassi-michele.blogautore.repubblica.it/2016/02/24/queste-fotografie-fanno-ridere
 

COME SI ESCE DAL SUPERMARKET DEI DIRITTI (IL LAGER DELLE “LIBERTÀ”)
di Luigi Amicone, tempi.it, 22 febbraio 2016
La discussione sul ddl Cirinnà è sembrata a tutti gli effetti un grande e rumoroso dialogo tra sordi. D’altra parte, il cosiddetto “muro contro muro” comincia quando il testo viene sospeso in commissione e il governo Renzi compie il blitz di portarlo direttamente al voto, calpestando la procedura costituzionale, articolo 72. Ne parliamo con lo psicanalista lacaniano Mario Binasco, uno degli esperti convocati in Senato lo scorso anno durante le audizioni sulla proposta di legge in materia di unioni civili e adozioni gay.
In effetti, il Family Day ha segnato una svolta nel dibattito pubblico sulla Cirinnà. Non crede?
Il tratto comune dei commenti che hanno investito sui media la gente del Circo Massimo è proprio la negazione, il rifiuto di prendere in conto la realtà di ciò che è accaduto, a cominciare dal carattere incredibilmente disarmato, non aggressivo e pacifico della gente presente e del desiderio di legame umano che esprimeva. Quella gente semplicemente c’era, e non doveva esserci: per questo si deve dire di loro tutto il male possibile, perché non sono interlocutori ma fuorilegge politici. Da qui l’odio riversato su di loro da quegli stessi che accusano loro di “hate speech”. Ma non c’è da restare stupiti.
Perché?
Perché la realtà non deve più essere un riferimento e non deve interessare a nessuno: contano solo quell’insieme di deliri di negazione chiamati “politicamente corretto”. Due esempi tra tanti: per quarant’anni ci siamo sentiti ripetere che al mondo eravamo troppi, che era criminale mettere al mondo figli, che saremmo morti di fame, eccetera. Un tabù totale, solo la Fondazione Agnelli ha potuto dire che c’era un problema demografico, che oggi appare tragico eppure ancora velato nei media. Un altro esempio attuale è la totale afasia e paralisi del pensiero di fronte all’islamismo politico chiaramente incombente: eppure, chi di noi avrebbe mai immaginato di trovarsi a guardar decapitare cristiani in televisione?
Perché questa “paralisi del pensiero”?
Negare la realtà non aiuta certo il pensiero. Il meccanismo dominante è quello descritto da Ratzinger nel 1986 in una strepitosa e lucida serie di saggi sulla Chiesa e la politica, dove si interroga su ciò che minaccia la democrazia e può portare alla sua negazione. Dice Ratzinger che «anzitutto c’è l’incapacità di fare amicizia con l’imperfezione delle cose umane»: per questa incapacità, lui dice, «il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia», è «una rêverie», un sogno a occhi aperti «che scaturisce dalla noia per ciò che esiste…». «Il mondo perfetto… non esiste. La sua continua aspettativa è la minaccia più seria che incomba su di noi… perché di qui nasce fatalmente l’onirismo anarchico. (…) È necessario riapprendere il coraggio di ammettere l’imperfezione e il continuo stato di pericolo delle cose umane». «Immorale è quell’apparente moralismo che mira ad accontentarsi solo del perfetto». E poi l’elemento diagnostico più importante: «L’idea che tutta la storia passata è stata storia della non libertà, ma che finalmente ora o tra poco si potrà o si dovrà costituire la società giusta, è un’idea oggi diffusa», nella quale «in una strana maniera ritorna la mistica del Reich».
Parole grosse da un uomo così mite. Ci spieghi.
Noti: ogni volta che si introduce un nuovo diritto, lo si propone come un guadagno di libertà per qualcuno, ma nello stesso tempo lo si afferma come un diritto assoluto ed eterno che è lì da sempre (anche se mai pensato prima), un diritto che è un dovere imperativo riconoscere: così, in un sol colpo tutti ci troviamo in fuorigioco, criminalizzati come complici di una lesione della libertà, quindi se solo chiediamo tempo per pensare, siamo già degni dei peggiori epiteti. Non contano gli argomenti di realtà, c’è solo un imperativo: reintrodurre la libertà nella storia che appunto è sempre storia della non libertà. È un meccanismo diabolico.
Scusi, ma perché dovremmo fare amicizia con l’imperfezione? E perché sarebbe immorale accontentarsi solo del perfetto? “Accontentarsi” ha un senso negativo, di solito significa rinunciare al perfetto. Ma il perfetto non dovrebbe essere proprio il culmine della moralità?
Noti che Ratzinger non dice “tollerare” l’imperfezione, ma proprio “fare amicizia con”. Questo è decisivo. L’imperfezione delle cose umane non è un accidente che è possibile eliminare: è impossibile per le cose umane essere perfette. Questa impossibilità di perfezione è l’uomo stesso, e se non facciamo amicizia con essa non facciamo amicizia con l’umano. Solo questa amicizia può far convivere le persone in un modo decente, e far convivere ciascuno con se stesso, perché l’imperfezione che non sopportiamo negli altri è la proiezione dell’imperfezione che non sopportiamo in noi stessi. Perciò Ratzinger dice che è pura immoralità voler eliminare l’imperfezione in nome del perfetto. Così si vede dove sta il vero moralismo assassino.
Cosa c’entra la psicanalisi con tutto ciò?
Senza amicizia con l’imperfezione delle cose umane, come sarebbe possibile la psicanalisi? Per Lacan è stato un fatto di carità incredibile che Freud abbia attribuito a ciascuno un inconscio: e sì che l’inconscio è considerato causa dei sintomi e dei problemi che uno porta dall’analista. La cura psicanalitica esiste proprio per questo desiderio di fare amicizia con ciò che non va nella vita, desiderio di sapere come è fatto, di dargli voce, di prenderlo sul serio invece di cercare di eliminarlo o di renderlo mai avvenuto. È solo così che il desiderio dell’analista può incontrare e interpretare il desiderio del soggetto, rendendogli non impossibile assumerlo in un modo più umano.
Se permette un filo di ironia, l’analisi in questo senso è un concentrato di opere di misericordia. La misericordia è inconcepibile al di fuori di questa amicizia con l’imperfezione, sarebbe un moralismo devastante che non fa i conti con ciò che è impossibile all’uomo nella sua vita. La psicanalisi è una via che permette di assumere questa impossibilità e di farne una risorsa per vivere umanamente. Per Lacan il discorso capitalistico (come antropologia e biopolitica, non come semplice economia di mercato) rigetta dal suo programma questa impossibilità (nel gergo analitico: “castrazione”). Che cosa rigetta? La constatazione che la felicità umana è legata a condizioni impossibili – il che non vuol dire che non accadano, ma appunto sono avvenimenti e non sono effetti di un programma né tecnico né politico. L’impossibile è il reale, dice Lacan, e dunque l’essere umano stesso è qualcosa di impossibile, è impastato di impossibile. In un altro linguaggio si può dire che è un miracolo ambulante. Per questo, chi vuole prendere sul serio l’essere umano deve prendere sul serio questa impossibilità strutturale.
 
Segue qui:
http://www.tempi.it/come-si-esce-dal-supermarket-dei-diritti-il-lager-delle-liberta#.Vs8n7PnhDIU  

È DALLA FINE DELL’OTTOCENTO CHE PARLIAMO DI OMOSESSUALI E SOCIETÀ

di Giuliana Proietti, huffingtonpost.it, 23 febbraio 2016
 
L’omosessualità è una caratteristica genetica o un comportamento appreso? La società dovrebbe concedere agli omosessuali gli stessi diritti degli eterosessuali? L’omosessuale è una persona “normale” o ha in sé qualcosa di patologico? Queste sono le domande che in questi giorni anche le persone che normalmente non si interessano di questo argomento si pongono, sollecitate dal dibattito politico sulle unioni civili. È interessante sapere che queste domande non sono affatto nuove, visto che il mondo scientifico se le pone da circa un secolo, con la nascita della sessuologia e lo studio non moralistico della sessualità umana. La scienza sessuologica nacque infatti a opera di tre grandi pionieri: Albert Moll (1862-1939), Sigmund Freud (1856-1939) e Magnus Hirschfeld (1868-1935), che vengono oggi considerati i più influenti sessuologi del ventesimo secolo. Uno dei primi argomenti di cui si occupò la sessuologia fu l’omosessualità, soprattutto grazie a Moll e a Hirschfeld.
Per capire le domande di oggi può essere utile ripercorrere quel periodo storico, quelle spinte al cambiamento sociale di fine ottocento e quell’idea che si faceva strada, per cui anche la sessualità umana, nelle sue varie sfaccettature, potesse essere studiata e compresa. Per calarci in quelle atmosfere possiamo seguire il cammino, personale e professionale, dello psichiatra tedesco Albert Moll (1862-1939), soffermandoci in particolare sulle accese rivalità che ebbe con gli altri due sessuologi. In Italia Albert Moll è poco conosciuto, poco citato e pubblicato, anche se recentemente gli studiosi sembrano averlo riscoperto, in articoli e convegni, perché per capire bene la storia della sessuologia scientifica e delle varie teorie sulla sessualità (ivi compresa l’omosessualità), non si può prescindere da questo autore, così profondamente immerso nella cultura fin-de-sciècle e legato, per tanti versi, alla psicologia medica, alla sessuologia, all’etica professionale e alla stessa storia ebraica.
Figura di spicco negli ambienti medici di Berlino, Albert Moll si interessò di argomenti diversi, come l’ipnosi, la psicologia, la parapsicologia, l’occultismo, la sessuologia e l’etica medica; scrisse libri popolari e articoli in riviste scientifiche e, come professionista, fu spesso ascoltato come esperto in diversi casi giudiziari sensazionali della sua epoca. Il suo primo cavallo di battaglia fu sicuramente l’ipnosi e l’ipnotismo, tanto che nel 1889 pubblicò il libro “storia dell’ipnotismo”, corredata da suoi esperimenti, la cui stesura fu sostenuta dallo psichiatra svizzzero Auguste Forel e dal filosofo Max Dessoir. Il libro fu un successo a livello mondiale nell’ambiente medico, tanto che William James lo definì un libro “straordinariamente completo e giudizioso” (nei Principi della Psicologia, II volume).  Moll si riteneva un esponente della scuola di ipnosi di Nancy, di Liébeault e Bernheim, e contribuì moltissimo a introdurre l’ipnosi e la psicoterapia in Germania. Ovviamente si trattava di ipnosi medica: Moll era infatti fautore dell’ipnosi quanto contrario ad ogni forma di misticismo, occultismo e spiritismo. Si dedicò infatti allo studio della parapsicologia, ma solo per poterla criticare, e offrì spiegazioni psicologiche ai fenomeni paranormali. Spesso si impegnò per smascherare medium e spiritisti.
Il campo di interesse che gli procurò il maggiore successo professionale fu tuttavia quello della sessuologia, in cui ebbe a che fare con Sigmund Freud (1856-1939) e con Magnus Hirschfeld (1868-1935), con i quali ebbe rapporti molto difficili: per anticipare gli argomenti che seguiranno, possiamo ricordare che Moll sosteneva che il primo lo avesse copiato e che il secondo fosse solo un ciarlatano, incapace di usare il metodo scientifico. Purtroppo per Moll il risultato di questa accesissima rivalità ha avuto come sviluppo il fatto che, ancora oggi, Freud viene ricordato come il fondatore della psicoanalisi e il padre del movimento psicoanalitico, mentre Hirschfeld è stato riscoperto, soprattutto dal mondo gay, in quanto ideatore del primo movimento omosessuale tedesco e della Weltliga für Sexualreform (Lega Mondiale per la riforma sessuale), nonché fondatore del primo istituto di sessuologia al mondo. Albert Moll e il suo lavoro sono stati invece in gran parte dimenticati e oscurati dalla maggiore fama raggiunta dai suoi colleghi-rivali: solo un piccolo numero di storici della medicina e sessuologi hanno studiato Moll e il suo lavoro, nonostante sia stato una figura di grande rilievo fra i medici tedeschi della Repubblica di Weimar.
Moll vs. Freud. Una delle grandi rivalità che Moll dovette affrontare nella sua vita professionale fu il rapporto con Sigmund Freud. Freud infatti era entrato nel mondo della sessuologia dopo di lui, nel 1905, con il suo Drei Abhandlungen zur Sexualtheorie (Tre saggi sulla teoria sessuale), un lavoro di sole 83 pagine, che però viene stampato e discusso ancora oggi. In questo libro Freud respingeva la maggior parte delle convinzioni che la sessuologia aveva fino ad allora accumulato nei dati sperimentali ed empirici e rifiutava la sua terminologia e le sue teorie. Nella prima nota deiTre Saggi si legge infatti: “I dati che vengono riportati nel mio primo saggio sono tratti dalle note pubblicazioni di v. Krafft-Ebing, Moll, Moebius, Havelock Ellis, Näcke, v. Schrenk-Notzing (correttamente: Schrenck-Notzing) Löwenfeld – Eulenburg, J. Bloch (correttamente: I. Bloch) M. Hirschfeld nonché dai lavori pubblicati nello Jahrbuch für sexuelle Zwischenstufen curati da questo ultimo autore. Poiché in queste opere si trova anche il resto della bibliografia sul tema, ho ritenuto superfluo fornire indicazioni particolareggiate. Attraverso questa mossa, che il sessuologo tedesco Volkmar Sigusch definisce “arrogante ma geniale”, Freud evitò di fatto di menzionare le opere dei suoi predecessori e si appropriò di alcuni concetti e terminologie, senza citare il dibattito precedente. I termini “autoerotismo”, “zone erogene” e “libido”, ad esempio, non furono invenzioni freudiane, in quanto erano già largamente in uso nella sua epoca fra gli addetti ai lavori. La principale originalità di Freud fu di sintetizzare idee e concetti che per la maggior parte erano sparsi o parzialmente organizzati, e di applicarli direttamente alla psicoterapia.
 
Segue qui:
http://www.huffingtonpost.it/giuliana-proietti/e-dalla-fine-dellottocento-che-parliamo-di-omosessuali-e-societa_b_9288852.html  

BUENOS AIRES, UNA CAPITALE SUL LETTINO. QUI TUTTI VANNO DALLO PSICOANALISTA. L’Argentina ha il record degli psicologi. Non è strano: è il lascito di dittatura e crisi. E di famiglie che conservano legami stretti. A volte soffocanti

di Ilaria Morani, iodonna.it, 23 febbraio 2016
 
Gloria Scotti ci ha messo un po’ a uscire dalla sua stanza. Se ne stava aggrovigliata sotto le coperte con le imposte delle finestre chiuse, così da non fare entrare nemmeno un raggio di sole. Ventotto anni, genitori separati, niente lavoro, per metà italiana. Poi un giorno ha infilato un paio di jeans e ha suonato al campanello di uno psicoanalista. Da un anno ci va una volta a settimana, si sdraia sul lettino come se fosse nella sua camera ma lo studio è invaso di luce e parla di cosa la rende così triste. Nessuna vergogna: «Tutti i miei amici ci vanno, a Buenos Aires è la norma». Ed è vero. Non a caso qui, nella capitale federale argentina, il 13 ottobre è stato istituito ilDía del psicólogo, le facoltà che laureano in questa disciplina si moltiplicano e sempre più stranieri arrivano per farsi curare. È la città con il più alto numero di psicologi per abitante, un primato di cui gli argentini vanno piuttosto fieri.
Un famoso terapeuta, Gabriel Rolon, autore di numerosi saggi ha anche trasformato uno dei suoi scritti in una serie tv Historias de divano, seguitissima. Il cuore del quartiere di Palermo con i suoi baretti alla moda, i graffiti e le villette con giardino è stato ribattezzato negli anni “Villa Freud”. Nel bar Sigi, all’angolo di Plaza Guemes, una volta c’era un grande ritratto del maestro della psicoanalisi e in questa zona c’è la più alta concentrazione di psicologi della città. Andare in terapia non è un segreto, un fatto per cui provare vergogna, come in altri Paesi. Anzi: «È argomento di conversazione quotidiana, è parte del nostro dna» dice Gloria.
 
Segue qui:
http://www.iodonna.it/attualita/storie-e-reportage/2016/02/23/buenos-aires-una-capitale-sul-lettino-qui-tutti-vanno-dallo-psicoanalista/?refresh_ce-cp  

LA BELLA MORTE. Caro premier Renzi, ecco qui la mia riforma urgente: una pillolina per chi vuole andarsene

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 24 febbraio 2016
 
Accolgo la richiesta del premier Renzi di suggerire una nuova riforma, e amleticamente la intitolo: “Morire o crepare?”. Questo è il problema, il più urgente e diffuso, dal momento che gli umani sono soliti trapassare, tutti quanti. Da sempre è in atto una violenta disputa tra fautori della morte volontaria e i suoi acerrimi nemici. La chiesa è feroce con chi preferisce il fai da te, e gli nega il funerale, ma Dio ride di queste intemperanze, e di sicuro non è contento che per la messa al bando delle pillole molti suoi sofferenti figlioli debbano gettarsi giù dalla finestra, per di più rischiando di accoppare chi sta sotto. Che molti intrepidi lottino fino all’ultimo col dolore più torturante, tanto di cappello; ma bisognerebbe anche spargere la voce che Dio non pretende questo da noi, essendo Egli tutt’altro che un torturatore. Morire o crepare? Sto parlando di persone che in piena coscienza valutano il proprio destino terreno, non delle morti tragiche; quelle purtroppo sono incontrollabili e non sempre c’è qualcuno che sul ponte afferra in extremis il disperato tuffatore. Parlo di uomini che vedono nella morte non tanto un nemico da combattere all’ultimo sangue, quanto un’amica misteriosa e dolcissima. Parlo di un uomo che sceglie di morire perché convinto che sia il momento giusto, che la morte sia più dignitosa, umana, e più generosa di quanto sia diventata la vita, che in ogni caso va ringraziata, impegnandoci fino all’ultimo con un bel gesto che ci faccia meritare una altrettanto bella morte. Il pensiero va subito agli eroi, a chi si tuffa nel fiume in piena salvando altre vite pur sapendo di non tornare a riva; a chi si getta nel fuoco da cui sa che sarà bruciato, a chi si offre al martirio salvando così altre vite. E’ la morte più bella, e mi farebbe grande piacere morire così, anche per togliermi di dosso certe inestirpabili colpe, ma non è detto che mi si presenti l’occasione. Le morti eroiche potrebbero evitarmi, e passerei il tempo come un folle a cercare invano qua e là un po’ di gloria. A noi sfortunati, a questo punto resta la possibilità di una caritatevole Madama Morte che ci risparmi brutte figure come sporcarci ogni cinque minuti o contendere il letto d’ospedale ai bambini.
 
Segue qui:
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/02/24/la-bella-morte___1-vr-138638-rubriche_c180.htm 

L’AMORE? SUPERA IL SESSO, I SESSI

di Redazione, ragusanews.com, 24 febbraio 2016
 
“Il desiderio della madre e il senso della vita” è il tema trattato dal professore Massimo Recalcati ieri ospite d’eccezione al cine-teatro Lumiére per il master formativo “Genitori & Figli – istruzioni per l’uso”. L’incontro, promosso dall’omonima associazione e organizzato in provincia di Ragusa dalla cooperativa Logos, in collaborazione con il CiDi di Palermo, ha avuto una grande affluenza di partecipanti. Che cos’è una madre è una domanda più che mai opportuna da porsi oggi. È un tema più che attuale proprio oggi in cui la politica nazionale sta discutendo in Parlamento di unioni civili e stepchild adoption, ovvero la possibilità che un genitore non biologico possa adottare il figlio dell’altro genitore, valida ad oggi per le coppie eterosessuali” e non diversamente. Su questo tema il pensiero di Massimo Recalcati è stato chiaro e deciso. “Se c’è veramente amore tra i due, al di là dei sessi – ha detto Recalcati – c’è eterosessualità. Bisogna spostare il concetto dall’anatomia al piano simbolico e come mi disse un mio amico filosofo, lasciamo che sbaglino anche loro. Una madre è chi dei due genitori si occupa della cura particolare del figlio al di là dei sessi”.
Il professore Recalcati, sollecitato dalle domande di Fabio Pipitò del CiDi, si è mostrato invece contrario all’utero in affitto perché secondo lui manca la dimensione materna. “Meglio l’adozione – ha affermato – perché paradigma della genitorialità”. Madre e padre, per Recalcati, non sono due eventi di natura. Essere madri e padri non è un fenomeno naturale perché per essere davvero tali bisogna compiere un gesto di adozione della vita, riconoscere il figlio come proprio. Dire al figlio io sarò nei tuoi confronti responsabile per sempre. Senza questo atto c’è solo una genitorialità biologica e non autentica. “Come affermava una grande psicanalista – ha detto Recalcati – i veri genitori sono sempre quelli adottivi poiché nell’adozione c’è un dono, il figlio non gli assomiglia, non prolunga la specie, è uno straniero che l’amore rende figlio”. Accenni, a tal proposito, sul simbolo biblico della paternità di San Giuseppe, padre adottivo per eccellenza.

Segue qui:
http://www.ragusanews.com/articolo/62967/l-amore-supera-il-sesso-i-sessi 

GENERAZIONI, CHE FINE HANNO FATTO? Tra genitori che non crescono mai e figli eternamente adolescenti, viviamo tutti dentro un’unica età, condividendo spazi, interessi, argomenti, modi di vestire. E diventare adulti resta la sfida più difficile

di Sabrina Minardi, espresso.repubblica.it, 24 febbraio 2016
 
Hanno la sindrome di MacGyver: aggiustano e riadattano i giocattoli, i propri e quelli dei figli, come se dovessero servirgli per sempre. Anzi, di certi giochi sono i veri titolari: come i trenini elettrici che, ormai si sa, sono il giocattolo preferito degli ultrasessantenni. E non si staccano mai dallo zainetto. Emblema universale di quell’adolescenza, contagiosa e inguaribile, che non prevede distinzioni: di età, di genere, di look, di ruoli. Gli “adultescenti”, adulti con comportamenti da teenager, sono in libera circolazione da qualche anno e sui dizionari dal 2013, ma ora sembrano essersene accorti tutti: romanzieri e saggisti, cineasti e psicanalisti. Che certificano: l’adolescenza non è più solo una fase della vita, misurabile con strumenti cronologici, ma è una mentalità, un modo di atteggiarsi, uno stile di abbigliamento, un miscuglio di interessi e di aspettative, che va oltre la giovinezza. Anzi, che non finisce più. Del resto, non c’è rito di passaggio che trattenga qualcuno alla sua età: né il lavoro, che non è più per sempre, né il matrimonio, che anzi è statisticamente destinato a finire in un caso su quattro (dati Istat 2015). E neppure la nascita dei figli, pochi e non più concentrati in una sola stagione della vita. Tra coppie che si ricostituiscono e famiglie allargate, padri amici dei figli e madri che sembrano sorelle delle figlie, un nuovo paesaggio umano si delinea: inchiodato al presente, allo spirito del gioco, allo scambio di identità. «La catena cronologica si è spezzata con violenza, depotenziando il passato e il futuro», scrive il poeta Guido Mazzoni nel saggio “I destini generali” (Laterza), dedicato alla profonda metamorfosi delle masse occidentali negli ultimi cinquant’anni.
GENERAZIONE CONFUSIONE
È la fine delle generazioni? «Sì, almeno per come le abbiamo sinora conosciute», sostiene lo psicanalista Massimo Ammaniti che, dopo aver per anni verificato nel suo studio i nuovi rapporti tra genitori e figli, ha scritto il saggio “La famiglia adolescente” (Laterza). «In passato esistevano rituali e compiti evolutivi chiari che scandivano il passaggio del tempo. La scolarizzazione, l’adolescenza, il riconoscimento delle proprie attitudini e quindi il lavoro, poi il matrimonio, la formazione di una nuova famiglia erano tutte tappe che segnavano i cambiamenti dell’individuo», spiega: «A un certo punto i genitori concludevano il circolo fertile, e i figli si sentivano autorizzati a entrare nel mondo adulto. Oggi tutto questo è saltato: la famiglia tradizionale è sempre meno comune, i figli sono pochi, e gli spazi degli uni e degli altri coincidono: mentre prima la vita dei figli e dei genitori era anche fisicamente separata, oggi la condivisione è così ampia da rendere le distinzioni molto sfumate: parliamo liberamente di qualunque argomento con i figli davanti; insieme si viaggia, si va fuori con gli amici; i figli assistono ai nostri pasticci sentimentali e da loro pretendiamo il racconto delle prime esperienze sessuali. Li difendiamo con i professori, li coinvolgiamo nei nostri problemi».
 
Segue qui:
http://espresso.repubblica.it/visioni/cultura/2016/02/24/news/generazioni-che-fine-hanno-fatto-1.251217 

LA PSICOANALISI SERVE ANCORA? A LO STATO DELL’ARTE STASERA IN TV 24 FEBBRAIO RAI5. “E’ passato un secolo dalla nascita della psicoanalisi ed è il momento di chiedersi se goda ancora di buona salute. A ‘Lo stato dell’arte’ in onda mercoledì 24 febbraio alle 23.15 su Rai5, Maurizio Ferraris ne parla con Maurilio Orbecchi, psichiatra e David Meghnagi, docente di psicologia clinica all’Università RomaTre”, viene data notizia dalla Rai

di Redazione, mainfatti.it, 24 febbraio 2016
 
È passato un secolo dalla nascita della psicoanalisi ed è il momento di chiedersi se goda ancora di buona salute. C’è chi la dà per finita – viene divulgato in un comunicato dalla tv pubblica di Stato -, chi ne apprezza l’evoluzione, chi è convinto che Sigmund Freud abbia ancora tanto da dire.
 
Segue qui:
http://www.mainfatti.it/Rai5/La-psicoanalisi-serve-ancora-A-Lo-Stato-dell-arte-stasera-in-tv-24-febbraio-Rai5_0123360033.htm 

Per il video della trasmissione vai al pezzo riportato in fondo

DDL CIRINNÀ. MASCHIO E FEMMINA? COME L’UVA PER IL VINO

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 25 febbraio 2016
 
L’idea di giornalismo freudiano è venuta a Giacomo B. Contri alcuni decenni fa, quando il primo traduttore di Lacan in Italia, medico e psicoanalista tra i più rinomati in Europa, si è messo a praticarlo per alcune riviste e dal novembre 2006 quotidianamente, postando alcune migliaia di pezzi brevi sul periodico on line Think! In questi giorni Contri ha seguito con “attenzione fluttuante”, quella tipica di uno psicoanalista in seduta, le cronache relative alle unioni civili e ai suoi risvolti, con la buona volontà di chi prova a farsi un’idea personale su questa smania di famiglia e matrimonio (figli inclusi) che promana dagli avversari di sempre, illudendo i sostenitori degli assetti tradizionali di essere a posto così. Ma non era in crisi la famiglia? E il matrimonio non era la tomba dell’amore? Com’è che nonostante il picco negativo dei matrimoni, il crollo delle nascite, la moda dei single a tutti i costi, delle convivenze prudenziali, del poliamore e altre trovate più o meno goliardiche, ora i figli tutti li vogliono? Provocatoriamente Contri ha postato in un pezzo dal titolo “San Gay” subito dopo i risultati del referendum che ha sancito il matrimonio gay in Irlanda. L’idea è che se il senso di una confessione come quella cattolica si riassumesse nel sostegno.
 
Segue qui:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2016/2/25/DDL-CIRINNA-Maschio-e-femmina-Come-l-uva-per-il-vino/682646/  

ADOLESCENTI E PORNOGRAFIA. Con internet di mezzo si deve cominciare il più presto possibile a educare alla sessualità. E a quello che si prova quando si vuole bene

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 28 febbraio 2016
 
Scoprire il sesso in adolescenza è stato sempre e per tutti un impegno e una tappa da raggiungere. Capire la sessualità nascente per ogni generazione ha voluto dire spiegare a se stessi cosa stava accadendo dentro e cercare di dare un nome a quei turbamenti improvvisi, mai conosciuti prima che gli adulti chiamano «tempesta ormonale».  Nulla di più fisiologico. Ieri come oggi. Un tempo però la scoperta del sesso e la realizzazione dei desideri dell’eros era un lungo percorso dove la fantasia si alternava alla paura e l’eccitazione alla vergogna. Un cumulo di sentimenti complessi e difficili che faceva sentire l’adolescenza un’epoca interminabile. E poi tutto accadeva di nascosto, tutto della sessualità si scopriva segretamente. Il cosa si dice o il come si fa erano domande che giravano a lungo nella testa e alimentavano eccitazioni imbarazzate ma anche dubbi e angosce scomposte.
 
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/51851.html  
 
Video
 
LA PSICOANALISI È MORTA?
da rai5.rai.it, 24 febbraio 2016
 
È passato un secolo dalla nascita della psicoanalisi ed è il momento di chiedersi se goda ancora di buona salute. C’è chi la dà per finita, chi ne apprezza l’evoluzione, chi è convinto che Freud abbia ancora tanto da dire. Ma forse la domanda ultima è: la psicoanalisi fa (ancora) stare meglio le persone? Guarisce? O i suoi metodi sono ormai obsoleti? Insomma, la psicoanalisi è viva o è morta? Maurizio Ferraris con Maurilio Orbecchi e David Meghnagi discute sullo stato dell’arte della psicoanalisi.
 
Vai al link:
http://www.rai5.rai.it/articoli/lo-stato-dellarte-la-psicoanalisi-%C3%A8-morta-24022016/32376/default.aspx
https://vimeo.com/156661041
 
 
I più recenti pezzi apparsi sui quotidiani di Massimo Recalcati e Sarantis Thanopulos sono disponibili su questo sito rispettivamente ai link:
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4545
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4788
 
Da segnalare anche la rubrica
"Mente ad arte, percorsi artistici di psicopatologia nel cinema ed oltre, di Matteo Balestrieri al link 
http://www.psychiatryonline.it/rubrica/4682
 
 
(Fonte dei pezzi della rubrica: http://rassegnaflp.wordpress.com
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