Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

"TRUTH" - La verità come antidoto alle condotte difensive

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7 marzo, 2016 - 20:02
di Massimo Lanzaro

Trovare persone disposte a rischiare in nome di una professione in cui credono, è cosa ormai rara. Penso al moderno concetto di “medicina difensiva” e di converso a mio padre, che ai suoi tempi non esitava a fare anche rischiose iniezioni di adrenalina intracardiaca quando si trattava di salvare vite umane. 

E penso alla giornalista e produttrice televisiva Mary Mapes (interpretata in questa realistica ricostruzione filmica dei fatti da una a dir poco eccezionale Cate Blanchett) che per anni ha lavorato alla trasmissione della CBS “60 minutes”, al fianco di Dan Rather (Robert Redford). 


Il film "Truth" narra le vicende che hanno portato al controverso caso sui (presunti?) favoritismi ricevuti da George W. Bush per andare alla Guardia Nazionale dell’aeronautica anziché in Vietnam. Sarà nelle sale italiane fra una decina di giorni.



Inciso: a chi ha visto Fahrenheit 9/11 lo humor di Michael Moore aveva già instillato dei dubbi che l’ex Presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, avesse vinto le elezioni presidenziali contro Al Gore in maniera non proprio limpida. E sospettava che molte migliaia di elettori – in gran parte afro-americani – fossero stati privati, in Florida, del loro diritto di voto. E infine che addirittura forse Bush e la sua famiglia avesse rapporti di affari con la famiglia Bin Laden. E in quel film si parla anche appunto diffusamente del cosiddetto “Rathergate”.



Torniamo però a questa pellicola, che narra la storia vera di una donna che all’apice della sua carriera ha perso il lavoro più di dieci anni or sono soltanto perché andava alla ricerca della verità. Lo scoop eccellente, che avrebbe dovuto scuotere l’opinione pubblica e soprattutto i vertici governativi Usa esita nel licenziamento della Mapes, che da allora non ha più lavorato in televisione. Non so se c’è un nesso, ma qualcuno per caso si ricorda ancora di persone chiamate: Biagi, Santoro e Luttazzi?

E perché non ricordare le parole di Al Gore, che apre “An Inconvenient Truth”, il suo film documentario del 2006 (sui cambiamenti climatici) con le seguenti parole: “I am Al Gore; I used to be the next President of the United States”.
Il culmine di senso di “Truth”, a mio modesto avviso, è quasi tutto concentrato nel fantastico, liberatorio, catartico e autentico monologo finale della Blanchett. Non perdetelo. Registratelo magari quando sarà possibile, e riascoltatelo con i vostri figli e nipoti.


Meglio forse non dimenticarle queste cose e, per questo, un plauso a Vanderbilt. Per il resto: “coraggio!”



P.S. per chi volesse approfondire i dettagli della vicenda ecco il link ad un esaustivo articolo dell’autorevole “Guardian”:
 
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