DOPO IL DELITTO
Il supporto psicologico alle famiglie delle vittime
di Rossana Putignano

CASO ANNA ESPOSITO: INCONTRO CON LA MADRE OLIMPIA MAGLIANO

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21 marzo, 2016 - 13:24
di Rossana Putignano

In questi giorni ho avuto l’occasione di incontrare la madre del Commissario Anna Esposito e di condividere alcuni momenti con lei e la sua famiglia. Mi ha parlato della delusione per aver scoperto l’archiviazione del caso direttamente dai media, senza che nessuno si interessasse alla comunicazione della notizia. Mi ha raccontato di quel maledetto 11 marzo 2001 in cui niente lasciava presagire un gesto anticonservativo. Anna era stata a pranzo da lei, ha fatto i piatti e pulito la cucina; era una donna ordinata, ci teneva alla pulizia e faceva battute alla mamma sulla sua imprecisione nel sistemare la casa; era allegra come sempre e con tutti tranne quando ricordava la sua tormentata storia d’amore adombrandosi improvvisamente, come da testimonianze dell’epoca di chi la conosceva bene e raccoglieva le sue confidenze. Nel pomeriggio ha sistemato le bambine per una passeggiata in centro a Cava de Tirreni, il suo paese natio per poi portarle dal suo ex marito; voleva comprare la sua rivista preferita “il sole 24 ore”, aveva voglia di un gelato e di andare al cinema “Alabra” per il film “L’ultimo bacio”, film che poi non avrebbe visto più perché ha incontrato i suoi cugini in centro e si è intrattenuta con loro per una piacevole chiacchierata. Nel tardo pomeriggio, verso le 18,40 si mette in viaggio per Potenza e giunge nella caserma dove alloggiava; prende i cannelloni e una busta di biscotti di grano dati dalla madre con tanto amore e chiude l’auto. Mentre sale per le scale Anna è al telefono con la madre e la rassicura sul viaggio andato bene; sembrava fosse in compagnia ma Anna nega alla madre che ci fosse qualcuno con lei e prosegue verso il suo appartamento, si salutano e poi il buio. E’ stato detto tanto su questa “impiccagione atipica incompleta” , con una cinghia in cuoio - verosimilmente della “By step”  (e non della divisa come è stato detto ) assicurata alla piccola maniglia della porta del bagno; ci sono delle testimonianze – come da atti - su precedenti tentativi di impiccamento di Anna e con le stesse modalità e nello stesso luogo, descritte con perdita di coscienza, rilascio di urine e “magico” risveglio dopo 2 ore - 2 ore e mezza. Sono passati anni e tutti sapevano che si Anna si era suicidata, confermata da un paio di archiviazioni sempre con la stessa rubricazione: “suicidio”. Poi un giorno entra in gioco Gildo Claps, fratello di Elisa Claps, la ragazza scomparsa molti anni fa,il cui corpo fu poi ritrovato nel sottotetto della Chiesa Trinità di Potenza. La madre Olimpia segue in TV il noto programma “Chi l’ha visto” e si ricorda improvvisamente che Anna conosceva bene il caso di Elisa perché ne avevano discusso inisieme. Così Olimpia si appresta a contattare Gildo Claps e si profila l’ipotesi che Anna stesse indagando al caso di Elisa e che, magari, possa essere stata ammazzata per aver scoperto qualcosa in merito. Infatti, a detta della mamma Olimpia,Gildo le ha riferito che avrebbe dovuto incontrare Anna dopo due giorni dalla sua morte, dicendo di volersi iscrivere ai suoi corsi di inglese. Viene riaperto il caso con nuova linfa e viene ordinata una riesumazione nel Dicembre 2014 eseguita dal Prof. Introna. Compare sulla rivista “Giallo” la foto dell’ematoma sulla tempia di Anna e si parla di fratture al costato, cosa che, evidentemente i periti settori non devono aver - per cosi dire - notato. Nonostante le evidenze che depongono a favore di una possibile aggressione da parte di terzi, la relazione del Prof. Introna si conclude con l’ipotesi di suicidio e qualche mese fa la notizia dell’archiviazione, contro ogni aspettativa.

Concludo il mio scritto con le dichiarazioni della madre Olimpia Magliano, forte e decisa, come non lo è stata mai, a riprendere la situazione in mano:

“Comunque me l’hanno uccisa per la terza volta mia figlia, se fosse stata figlia di qualcuno ora avremmo saputo chi l’ha uccisa! io metterei la mano sul fuoco che non é stata mia figlia ad ammazzarsi, vogliono coprire qualcuno come hanno fatto per Elisa. Io conoscevo mia figlia, era solare e se voleva ammazzarsi lo avrebbe fatto a casa mia e non sarebbe andata a Potenza per suicidarsi. Avrebbe scritto qualcosa alle figlie, nemmeno a me o al padre, ma alle figlie avrebbe chiesto loro, perdono”.

Fonti bibliografiche:
*Verbale Squadra Mobile- Questura di Potenza, 20/12/2013
*Relazione esame autoptico- Prof. Luigi Strada e Dott. Rocco Maglietta, 8/'03/2011

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