GALASSIA FREUD
Materiali sulla psicoanalisi apparsi sui media
di Luca Ribolini

Giugno 2016 II - Impossibile appuntamento?

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25 giugno, 2016 - 08:00
di Luca Ribolini

SARA DI PIETRANTONIO

di Sergio Benvenuto, doppiozero.com, 11 giugno 2016
 
Sara di Pietrantonio, 22 anni, studentessa, è stata aggredita, uccisa e bruciata dal suo ex-fidanzato respinto, una guardia giurata, in una strada di periferia di Roma nel maggio del 2016. In questo feroce delitto l’opinione è stata particolarmente colpita dal fatto che la ragazza assalita, pur avendo chiesto aiuto alle auto che passavano, non è stata soccorsa da nessuno. Sin dagli anni ‘60 negli Stati Uniti episodi analoghi sollevano un ampio dibattito sia nei media che tra gli specialisti. Ogni tanto qualche ragazza viene aggredita o uccisa da uno o più uomini in zone frequentate, ma nessuno interviene. Viltà e indifferenza della gente? Secondo molti psicologi cognitivi le cose sono più complesse.
Anni fa una mia amica straniera venne rapinata del suo orologio da un piccolo gruppo di ragazzi in pieno centro di Napoli, varie persone avevano assistito all’evento. Quando, dopo la rapina, chiese agli astanti “ma perché non mi avete aiutata?”, le persone sembravano cadere dalle nuvole: “Pensavamo che si trattasse di una lite tra fidanzati”. Strana una lite tra una donna e tre fidanzati… Quando una donna viene attaccata, nessuno capisce bene; si pensa sempre che sia un banale litigio in una coppia, e tra moglie e marito non bisogna mettere dito. Ecco, dicono quegli psicologi, non si tratta di semplice cinica indifferenza, ma di un malinteso cognitivo: chi si trova sul posto non riesce a interpretare correttamente quel che avviene, non si rende conto della drammaticità della situazione, per cui tira dritto. È quel che accade anche quando qualcuno si sente male e si accascia sul selciato: come è noto, nelle grandi città quasi nessuno si ferma per capire che cosa abbia il poveretto. E in effetti molte persone muoiono così, magari di infarto, in mezzo alla folla.
Anche in questo caso, quando si chiede alle persone perché non siano intervenute, di solito rispondono: “Credevo si trattasse di un ubriaco. O di un barbone, o di un malato mentale. Non ho pensato che stesse male”. In effetti gli esperti consigliano, se uno ha un malore in mezzo alla gente, non di chiedere genericamente aiuto, ma di rivolgersi a una persona in particolare che passa e dirgli indicandolo col dito: “Chiami soccorso, ho un malore”. Se si fa così, il passante designato farà quello che deve fare.
Francamente non sono convinto di questa teoria che prende alla lettera quel che gli astanti dicono. È vero che una scena di urla e inseguimenti può essere interpretata in modo benigno come litigio in una coppia, ma questa è l’interpretazione più comoda. È quella che ci permette di non intervenire. Ma si potrebbe interpretare, in modo inverso, un banale litigio di coppia come una micidiale aggressione. Eppure non si fa mai quest’interpretazione pessimista. Per una ragione molto semplice e poco cognitiva: la maggior parte di noi è vile.
 
Segue qui:
http://www.doppiozero.com/materiali/sara-di-pietrantonio
 

 

ELEZIONI AMMINISTRATIVE 2016 – PERCHÉ I POLITICI DICONO SEMPRE DI AVER VINTO?

di Luciano Casolari, ilfattoquotidiano.it, 12 giugno 2016
 
E’ immancabile che dopo ogni elezione i politici affermino sempre e costantemente di aver vinto. Le casistiche sono varie. Si va da chi ha vinto davvero a chi ha tenuto rispetto a un calo che poteva essere superiore e a chi veniva dato per spacciato e invece orgogliosamente si sente ancora in corsa. C’è chi ha quasi vinto, chi è passato dallo zero virgola allo zero virgola e qual cosina in più, chi si sente vincitore perché ha impedito a qualcuno di vincere. Nelle elezioni comunali poi un comune su 1300 in cui si sia vinto ci sarà bene? Ma è proprio vero che è utile ai fini della strategia del partito affermare di aver vinto? Questa convinzione deriva dall’idea che le persone incerte, che non appartengono ideologicamente a un partito, “salgano sul carro del vincitore”. Soprattutto nelle tornate elettorali che prevedono un ballottaggio, secondo questa credenza, è importante affermare di aver vinto per indurre un effetto aggregante su coloro che hanno già votato per ripetere la stessa scelta nel ballottaggio e per far sì che gli incerti si schierino con in vincitore annunciato. Credo che questa convinzione sia frutto delle frequentazioni dei politici. Inevitabilmente chi svolge questa attività a tempo pieno vive a stretto contatto con un sottobosco di personaggi pronti a salire su tutti i carri che passano. I giornalisti e opinionisti sono specialisti nell’adulazione del vincitore annunciato in quanto, da che mondo è mondo, i giornali e le televisioni vivono di equilibri politici. Vediamo spesso che giornalisti fino a ieri schierati per un partito o una coalizione sentano il vento che tira e si riposizionino, con artifizi lessicali, cambiando opinione su temi di grande rilevanza. Poi ci sono quelli che ambiscono a cariche o prebende elargite dai politici fra cui purtroppo, vista la loro professione, anche tanti medici e magistrati. Ma veramente questo parterre di opportunisti sposta gli equilibri elettorali? Certamente esistono gli opinion-leader che hanno influenze locali ma a mio avviso in soldoni, anzi per meglio dire in voti, non credo che influiscano così tanto.
 
Segue qui:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/06/12/elezioni-amministrative-2016-perche-i-politici-dicono-sempre-di-aver-vinto/2821254/

 

L’ASSURDA STRAGE DI ORLANDO. È l’espressione dell’irrazionale che irrompe nel quotidiano, che trasforma il virtuale in reale e ne altera tutti i parametri

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 13 giugno 2016
 
La tragedia di Orlando con quell’assurdo carico di morte che invade d’improvviso la nostra coscienza, ci pone interrogativi inquietanti. Domina su tutto il volto e il nome dell’assassino e sgomenta quel gesto che vorremmo avesse subito una spiegazione, un significato. In momenti come questi, e ultimamente ne stanno capitando di frequente, forse un poco ci servirebbe sapere da dove nasce la mostruosità del massacro o da quale parte della mente proviene la violenza che irrompe improvvisa su persone che stanno divertendosi. Sapere se è un terrorista o un folle, un esaltato politico che ha fatto sue le convinzioni integraliste o un delirante che ha perso il controllo di sé oppure un soggetto accecato dall’omofobia e dall’odio per la diversità ci potrebbe essere d’aiuto?
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/permalink/55001.html
 
 

JUNG E PAULI PSICHE E ATOMI

di Moreno Montanari, doppiozero.com, 13 giugno 2016
 
Tra il 1932 e il 1957, il futuro premio Nobel per la fisica Wolfgang Pauli e Carl Gustava Jung, padre della psicologia del profondo, intesserono un fittissimo carteggio alla ricerca di un terreno comune tra realtà fisica (Wirklichkeit) e realtà psichica (Realität) che si rivelò per entrambi estremamente fecondo per la chiarificazione e la ristematizzazione di alcuni concetti chiave al centro dei loro futuri lavori. Ce ne rende finalmente conto nella sua interezza l’edizione italiana a cura del fisico Antonio Sparzani e della psicoanalista junghiana Anna Panepucci, recentemente uscita per Moretti & Vitali:Jung e Pauli. Il carteggio originale: l’incontro tra Psiche e materia, pp. 392, euro 30. Tuttavia, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’incontro tra i due non fu dovuto a questioni scientifiche ma a ragioni cliniche. Wolfgang Pauli, che nel 1932 era già riconosciuto come uno dei più eminenti rappresentanti della fisica meccanica e di cui Einstein aveva pubblicamente lodato “la comprensione psicologica dell’evoluzione delle idee, l’accuratezza delle deduzioni matematiche, la profonda intuizione, la capacità di presentazione del lavoro con sistematica lucidità, la completezza fattuale e l’infallibilità critica”, viveva infatti una profonda depressione che lo portava spesso ad ubriacarsi e a sfogare la rabbia in ripetute risse notturne nei caffè di Zurigo, città nella quale aveva ottenuto la prestigiosa cattedra di Fisica teorica al Politecnico.
 
Segue qui:
http://www.doppiozero.com/materiali/jung-e-pauli-psiche-e-atomi
 
 

PADRE E MADRE, LE DIVERSE INFLUENZE GENITORIALI SUI FIGLI. Le dinamiche che si sviluppano in ambito familiare: «accoglienza» e «limite» parole chiave

di Raffaele Avico, lastampa.it, 14 giugno 2016
 
Si parla oggi, ovunque, di assenza di autorevolezza genitoriale, di difficoltà a gestire ragazzi apparentemente fuori controllo o in balia delle sostanze d’abuso (basti pensare al caso romano di omicidio effettuato da due ragazzi sotto effetto di cocaina e alcol), o ancora «perduti» nella dipendenza da Internet e dai Social. Esiste poi, a monte, il fenomeno preoccupante della dispersione scolastica, di quei ragazzi cioè che sembrano «perdersi per strada» lungo il percorso della scuola, senza un orizzonte di crescita chiaro.  Connessa a queste tematiche, la necessaria riflessione sul ruolo genitoriale. In ambito di psicoanalisi sentiamo spesso parlare di funzione del padre e funzione della madre. Quali sono, calate nella vita quotidiana, queste funzioni? Prendiamo la letteratura psicoanalitica e usiamo esempi concreti utili a farci un’idea di cosa si intenda con questi concetti. Nell’immagine popolare, la madre è quella che accoglie, il padre dovrà invece impostare i necessari «limiti».
Nello sviluppo del bambino sono indispensabili entrambi gli aspetti: servirà un senso di accoglienza e comunione, sia fisica che psichica (in gergo tecnico: handling e holding), così come sarà necessaria la tranquillità di una libertà confinata (cioè limitata, avente un «confine»).  In psicoanalisi spesso si discute sul concetto di limite: è veramente indispensabile alla salute psichica del bambino? Gli psicologi rispondono di sì, poiché una libertà senza confini si trasforma in caos confusivo e psicologicamente tossico per la sua crescita. E sarà la «funzione paterna», appunto, a dover porre questo limite/confine. Secondo uno dei padri della psicoanalisi attuale, Bion, sarà poi la stessa frustrazione prodotta da questo limite imposto al bambino, a creare in lui un desiderio di andare oltre e l’idea sul come farlo. La sua celebre massima «il pensiero nasce dalla frustrazione» ben sintetizza questo concetto.
 
Segue qui:
http://www.lastampa.it/2016/06/14/scienza/benessere/dovete-sapere/padre-e-madre-le-diverse-influenze-genitoriali-sui-figli-AjNUsGocVWGG3EkGQ4V6UO/pagina.html
 

 

DI FRONTE A UN IO DIVISO

di Francesca Borrelli, ilmanifesto.info, 14 giugno 2016

 

Tutti i grandi filosofi, e tra questi gli psicoanalisti che meritano di venirvi inclusi, manifestano una sorta di distacco dall’eredità nella quale si sono a loro tempo formati, e questo distacco è in effetti una forma di costruttiva insoddisfazione per il già dato, una rispettosa venatura di dissenso che segnerà i loro scritti come una impronta generativa. È chiara, nel loro pensiero, una revisione del rapporto tra volontà, autorità e uso della ragione, una sorta di ribellione illuministica a quello stato di minorità che consiste nell’abdicare alla propria capacità di ragionamento sostituendole una supposta autorità esterna.
Smaccata e inequivocabile, la subalternità di molti adepti alle varie scuole di turno, assume negli psicoanalisti espressioni a volte imbarazzanti, forse perché la fede si rende necessaria laddove il dogma sfugge alla comprensione (da qui il calco del verbo lacaniano da parte dei suoi allievi, di solito più confusi dell’originale, fatte salve le dovute eccezioni, per esempio il Recalcati interprete di Lacan). Tanto più dunque è rincuorante l’assertività (negli psicoanalisti sempre attraversata da una coloratura affettiva) di un individuo pensante che, grato alle proprie fonti, le alimenta, le discute e le rinnova alla luce della sua esperienza, e della felicità o del dolore che il confronto con altre menti gli ha procurato: figura esemplare di questo preambolo, Christopher Bollas ha dimostrato con molti dei suoi testi di essere uno dei più grandi psicoanalisti dell’ultimo secolo. 

UNA FORMAZIONE UMANISTICA - Non a caso, sebbene la esibisca meno di André Green – altro grande protagonista della psicoanalisi morto nel 2012, che ha destinato tanti saggi a argomenti letterari – anche in Bollas è evidente la prospettiva umanistica, giustificata non solo dai suoi studi – ha scritto la tesi di dottorato su Herman Melville – ma da una concezione dell’uomo che problematizza il disagio psichico dei singoli proiettandolo su uno sfondo antropologico che mette in risalto il prolungato infantilismo della nostra specie, il disorientamento dell’animale umano di fronte alla mancanza di una nicchia ambientale che lo preveda, la sua esposizione a un profluvio di stimoli non correlati a comportamenti biologicamente vantaggiosi, e dunque il suo incarnare un compito rivolto a garantire le condizioni della propria sopravvivenza, un compito a sé medesimo, sempre esposto al fallimento.
 

SEI EBREI TEDESCHI IN PALESTINA, IL ‘SOGNO’ DI HERZL COSTA CARO”

di Luigi Campagner, ilsussidiario.net, 15 giugno 2016
Al summit per la pace di Parigi (3 giugno 2016), promosso dalla Francia per favorire una ripresa del dialogo tra Israele e Autorità Palestinese, sono convenuti 25 paesi e alcuni organismi internazionali, ma al tavolo dei dialoganti i posti dei diretti interessati sono rimasti vuoti. La storia corre veloce: sono passati centovent’anni dai primi vagiti del sionismo di Theodor Herzl, il Mosè viennese: intellettuale e giornalista principale teorico, assieme Martin Buber, del sionismo moderno, che indicò nuovamente nella Palestina la Terra Promessa. Oggi sono in molti ad aver perso il filo di questa storia e a chiedersi come mai si sia arrivati all’attuale contrapposizione tra i due popoli. Il recentissimo libro, colto e raffinato, di Claudia Sonino Tra Sogno e Realtà. Ebrei tedeschi in Palestina (1920­ 1948), pubblicato da Guerini e Associati, non nasce con l’ambizione di illuminare il complesso scenario della questione palestinese, né di buttarsi nell’agone politico divenuto nei decenni sempre più incandescente. La ricercatrice e docente di letteratura tedesca mantiene con polso fermo le pagine dedicate ad alcune eminenti figure di ebrei tedeschi, immigrati in Palestina nel periodo preso in considerazione, nel solco della ricerca scientifica senza mai deragliare in altri campi che non siano quelli scelti dalla sua passione per la letteratura e per la complessità umana che essa permette di accostare.
 
Segue qui:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2016/6/15/LETTURE-Sei-ebrei-tedeschi-in-Palestina-il-sogno-di-Herzl-costa-caro/710911/
 

UNA NUOVA PSICHIATRIA SENZA PIÙ MEDICINE: IL METODO PER GUARIRE ANIMA E CORPO (CHE PUÒ ANCHE RIDURRE I COSTI DELLA SANITÀ PUBBLICA)

Lo spiega la dottoressa Poli nel libro Anatomia della guarigione e alle “persone” che chiedono un consulto nel suo studio di Milano: “Più che mettere da parte Freud e Jung, dobbiamo trasformare ed integrare la psicanalisi alla luce di nuovi dati neuroscientifici”. Alla base dell’ISTDP importato dal Canada, le nuove scoperte sul cervello emotivo e la medicina integrata: “Invitata dai 5 Stelle sono stata in Parlamento a dare il mio contributo alla Nuova Legge Sanitaria che seguirà i dettami OMS”
di Davide Turini, ilfattoquotidiano.it, 15 giugno 2016
 
Una nuova psichiatria senza più medicine, e che può ridurre i costi della sanità pubblica. Lo afferma in un libro, Anatomia della guarigione (Anima Edizioni), la dottoressa Erica Francesca Poli: una laurea in medicina e chirurgia, una specializzazione in psichiatria, e da oltre 10 anni alle prese con il metodo ISTDP, validato scientificamente e affermatosi negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Scandinavia, Australia, ma soprattutto in Canada, dove è integrato anche nel settore sanitario statale. Neuroscienze alla base, lavoro di terapia più sul corpo che sull’intelletto, ma soprattutto la possibilità di una nuova medicina integrata dove confluiscono tradizioni differenti dal solo dogma occidentale.
A farne simbolicamente le spese sembra essere la psicologia classica, con Freud e Jung pronti alla rottamazione. “In realtà, più che metterla da parte la dobbiamo trasformare ed integrare alla luce di nuovi dati neuroscientifici”, spiega la Poli al FQ Magazine. “Le analisi junghiana e freudiana che ho sperimentato anche su me stessa, mi hanno insegnato molto ma nel lavoro clinico portavano a una fase di stallo per molto tempo. Ho aperto la mente ad altre tecniche e mi sono imbattuta nelle scoperte degli ultimi quindici anni nell’ambito delle neuroscienze dove si parla di cervello emotivo”. Il cosiddetto “sistema limbico” che sta sotto la corteccia cerebrale, sede del linguaggio e del pensiero, condiviso dall’uomo con gli altri mammiferi. “Questa parte del cervello è un ‘grande serbatoio’ che funziona come l’inconscio freudiano, dove hanno sede i misteri del cambiamento e anche dell’autoguarigione, perché a questo cervello risponde tanto un’emozione quanto un impulso fisico – continua la Poli –.  Parla il linguaggio delle immagini, dei sogni e delle sensazioni che tra l’altro è il linguaggio della psicanalisi, solo che poi è stato distorto dal punto di vista intellettuale.
Segue qui:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/15/una-nuova-psichiatria-senza-piu-medicine-il-metodo-per-guarire-anima-e-corpo-che-puo-anche-ridurre-i-costi-della-sanita-pubblica/1778664/

 

 

SORELLA EMAIL. C’è fantasma che può mettere Hillary in ginocchio, a questo punto meglio la Warren subito presidente

di Umberto Silva, ilfoglio.it, 15 giugno 2016
 
Toglieteci i mitra, i cannoni, le bombe, i droni, i gas, le pistole, i coltelli e ci strangoleremo l’un l’altro con le nostre mani. Tagliate le mani, ci morderemo con i denti, caduti i denti sbatteremo le teste l’una contro l’altra. Obama, non il ferro uccide ma l’umana malvagità. Detto questo a epitaffio d’un orrendo macello, vado altrove ma non troppo lontano. Un fantasma di morte si aggira tra i potenti del mondo e non concerne Berlusconi, che al ferro s’affida con fiducioso spirto, né la millenaria regina Elisabetta, vispa come un pesce azzurro, e nemmeno il trucido Al Baghdadi che sa come nascondersi tra i serpenti del deserto. Il fantasma di morte aleggia su Hillary Clinton e non riguarda la sua morte fisica, già altre volte superata con forza, quanto la sua morte politica. Per quanto finga che il fantasma non esista, che tutto vada per il meglio, che la battaglia interna sia vinta e quella esterna lo sarà perché gli americani non sono ancora impazziti al punto di eleggere Trump, il fantasma aleggia eccome, turbando i sonni di Hillary e di tutti noi ormai rassegnati alla sua elezione pur di evitare quelle del Gorilla miliardario e del vecchio Sanders, che, come la morte, tenace non desiste. Hillary è tanto presa dal fantasma che sta pensando di nominare vicepresidente una sua controfigura hard, la senatrice Elizabeth Warren, sicché in caso di propria morte, politica, costei possa degnamente sostituirla.
 
Segue qui:
http://www.ilfoglio.it/la-politica-sul-lettino/2016/06/15/elezioni-americane-hillary-clinton-elizabeth-warren___1-vr-143244-rubriche_c121.htm
 

 

HOFFMANN, IL ROMANTICO CHE BATTE FREUD SUI SOGNI

di Giuseppe O. Longo, avvenire.it, 15 giugno 2016
 
Due secoli fa, nel 1816, uscivano i Racconti notturni di Ernesto Teodoro Amedeo Hoffmann, esponente geniale e bizzarro del romanticismo, scrittore, compositore, pittore e giurista, noto soprattutto per la sua narrativa, il cui tratto più originale è l’introduzione nelle normali situazioni quotidiane di elementi fantastici e soprannaturali: sdoppiamento della coscienza, telepatia, follia, magia e occultismo. Nei primi decenni dell’Ottocento questi temi esoterici e inquietanti erano largamente coltivati: non dimentichiamo che proprio nel 1816 Mary Shelley concepisce il suo Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo e John Polidori il suo Vampiro. Nei Racconti notturni si assiste all’angosciosa disgregazione della realtà, che trapassa in un mondo assurdo e grottesco. Come dice Ladislao Mittner, in Hoffmann «il rapporto tra l’entusiasmo e la follia, fra il sogno e la smorfia, più che poetico, cioè spontaneo, è deliberatamente provocato; provocato con grandissima abilità. L’alternarsi capriccioso, rapidissimo, spesso quasi inavvertibile, del sogno e della realtà distrugge questa e quello; conseguenza ne è il vuoto, unico vero esito artistico dell’opera hoffmanniana».
 
Segue qui:
http://www.avvenire.it/Cultura/Pagine/HOFFMANN-.aspx

 

 

 

ATTENZIONE AL ‘SEXTING’. È una parola poco conosciuta dagli adulti, ma che gli adolescenti conoscono fin troppo bene: ecco alcuni consigli per i genitori

di Giuseppe Maiolo, ladigetto.it, 19 giugno 2016
 
C’è una parola che descrive un nuovo comportamento dei nativi digitali il cui significato però è ancora poco conosciuto: «sexting».  Il termine inglese, come i tanti vocaboli che ormai si usano per descrivere i fenomeni della rete, sta a significare l’atto di trasmettere foto, video e testo a carattere sessuale. Via Instant Message o attraverso i Social media come WhatsApp, ora si trasmette una quantità di materiale fotografico e immagini di pose intime ed erotiche scattate personalmente come selfie. Sono le nuove abitudini in gran parte dei giovani e dei giovanissimi che, all’insaputa degli adulti, stanno influenzando il comportamento collettivo e diffondendo un nuovo modo disinibito di vivere l’intimità.
Il «sexting» non va confuso con la circolazione di materiale pornografico. È una pratica legata invece alla relazione che oggi hanno gli adolescenti quando iniziano un rapporto e, oltre ai contatti fisici e alla conoscenza reale, aggiungono il virtuale e l’eccitazione di inviare foto personali con pose intime e azioni sessuali al proprio partner.
 
Segue qui:
http://www.ladigetto.it/rubriche/psiche-e-dintorni/index.1.html

 

 

LE SUPER MAMME (FORSE TROPPO)

di Paolo Di Stefano, 27esimaora.corriere.it, 20 giugno 2016
C’è madre e Madre. La Madre è totalizzante, ambisce a trattenere i figli con sé e troppo spesso ci riesce, mettendo in atto le più varie strategie. La madre (con la minuscola) è fallace, imperfetta, accetta di lavorare in perdita, la perdita del figlio che se ne va per la sua strada. Vacanze tutti assieme, niente privacy Quel nido chiuso impedisce la crescita), tende a essere una famiglia inclusiva, simbiotica, claustrofobica, teme l’apertura al mondo, diventa una prigione (complici le poche opportunità offerte dal mondo del lavoro). La famiglia non insegna quel che dovrebbe: cioè la separazione. Perché «la vera filiazione è aver ricevuto dai propri genitori la possibilità di lasciarli». Diceva Freud che «il progresso della società si basa su questa opposizione tra generazioni». Quel che Pigozzi rimprovera ai genitori è la paura del conflitto, come se il conflitto fosse sempre irrimediabile. Il suo è un libro provocatorio e impietoso: contro la retorica della famiglia all inclusive, che risucchiando in sé il mondo diventa un nucleo non solo frustrante ma violento. E non si parla solo di famiglie «normali», ammesso che ne esistano ancora: si parla dell’ampia varietà di famiglie, separate, monogenitoriali, adottive, allargate, persino di quelle omosessuali.
«La filiazione è rinuncia alla proprietà naturale». Non è solo un mettere al mondo, ma un mettere nel mondo, consegnare alla società e al futuro. Invece, prevale una nuova dinamica servo-padrone: «Esattamente come un tempo un eccesso di repressione era insito nella funzione patriarcale, oggi la nuova oppressione è il plusmaterno».
Non più il Padre padrone fisicamente violento, ma la Madre padrona, altrettanto pericolosa perché la tenerezza di questa dedizione incondizionata ne occulta il potere. È cambiato il padrone, ma non è cambiata la dinamica della sopraffazione. Il plusmaterno è debordante, totalizzante. I segnali del mito della genitorialità modello si moltiplicano: dalla «mistica dell’allattamento» al ritorno del parto in casa, dal frequente cedimento al dormire nello stesso letto alla crescente avversione verso la scuola se non è «copia fedele dei propri valori interni».
 
Segue qui:
Le super mamme (forse troppo)
 
Video
 

FERRARIS, RECALCATI, MORONCINI SU LACAN A “LO STATO DELL’ARTE”

da rai5.rai.it, 16 giugno 2016
Jacques Lacan (Parigi, 13 aprile 1901 – 9 settembre 1981) è stato uno psichiatra e filosofo francese nonché uno dei maggiori psicoanalisti postfreudiani. La sua psicoanalisi si basa sull’idea che l’inconscio sia strutturato come un linguaggio. A ripercorrerne il pensiero, insieme a Maurizio Ferraris, saranno Massimo Recalcati, tra i più noti psicoanalisti lacaniani in Italia, e Bruno Moroncini, ordinario di Filosofia morale presso l’Università di Salerno. Massimo Recalcati si concentrerà sulla figura di Lacan terapeuta. Spiegherà il significato dei concetti di reale, simbolico e immaginario; il suo rapporto con Freud, e l’idea – al centro della terapia lacaniana – del soggetto in quanto costituito dall’azione dell’Altro.  Con Bruno Moroncini si parlerà del rapporto di Lacan con la filosofia e con alcuni filosofi come Hegel, Heidegger, Derrida. Si affronterà inoltre il tema del rapporto di Lacan con la politica e con le istituzioni. Si affronterà quindi il tema dell’etica di Lacan, del ruolo del desiderio e del godimento nel processo di soggettivazione di un individuo sempre esposto a una responsabilità illimitata eppure “senza padronanza”.
 
Vai al link:
http://www.rai5.rai.it/articoli/lo-stato-dellarte-jacques-lacan/33817/default.aspx
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(Fonte dei pezzi della rubrica: http://rassegnaflp.wordpress.com
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