Le psicosi sintetiche. Il contributo della psicopatologia fenomenologica italiana alle psicosi indotte da sostanze

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24 settembre, 2016 - 11:05
Autore: Gilberto Di Petta Danilo Tittarelli
Editore: Giovanni Fioriti Editore
Anno: 2016
Pagine: 227
Costo: €23.80
La discussione che si è accesa in questo periodo con la Proposta di Legge sulla legalizzazione della marijuana riporta in primo piano l’uso delle droghe e le possibili conseguenze  sullo stato mentale dei giovani. Per comprendere la complessità di questo problema giunge a proposito il libro “Le psicosi sintetiche” (Giovanni Fioriti Editore, pp.227) curato da due psichiatri, Gilberto Di Petta e Danilo Tittarelli, entrambi impegnati nel lavoro terapeutico nei Servizi psichiatrici pubblici. Un primo chiarimento sul titolo del libro, cerca di far luce sulle psicosi sintetiche che possono insorgere quando si faccia uso di droghe, che non riguardano tanto la marijuana, quanto piuttosto le nuove sostanze chimiche immesse nel mercato nero oppure le piante ibridate, nelle quali il contenuto elevato di tetraidrocannabinolo provoca, anche in associazione con altre sostanze, quello stato di stordimento, nel gergo giovanile lo “sballo”.
Il libro nell’affrontare questa nuova frontiera della psicopatologia giovanile riprende degli scritti classici, tutti di indirizzo fenomenologico che approfondivano il tema delle psicosi sperimentali. In primo luogo il contributo , addirittura del 1935, dello psichiatra Enrico Morselli che  assunse la mescalina, una sostanza allucinogena, per descrivere gli effetti sperimentati personalmente su di sé. Il racconto è drammatico, i colori  si cominciano ad alterare, gli oggetti intorno cominciano ad oscillare e addirittura la figura di Salomè in una riproduzione di un quadro comincia a ballare, quasi si trattasse di un film. La paura di perdere sé stesso diventa pressante, anche se Morselli continua a mantenere una vigilanza medica per quello che sta succedendo, l’esperimento si conclude quando alfine, in preda ad un profondo sconvolgimento anche fisico, si reca nell’ospedale dove lavora e si fa assistere da un altro medico. Documento di grande interesse come gli scritti di due eminenti psichiatri italiani, Danilo Cargnello e Bruno Callieri, che appartengono alla grande tradizione fenomenologica italiana. Le descrizioni delle modificazioni del vissuto personale indotte da sostanze allucinogene costituiscono una grande lezione di psicopatologia, quanto mai attuale di fronte al riduzionismo della psichiatria odierna, che,  incentrata esclusivamente sulla diagnosi , perde di vista la soggettività di chi ha bisogno di aiuto. E già in questi scritti emerge un’importante intuizione, le sostanze assunte attivano delle vulnerabilità latenti e fanno esplodere dei disturbi psichici che simulano le patologie più note.
Ma oggi le psicosi sintetiche non rappresentano più degli esperimenti controllati, coinvolgono adolescenti e giovani che vanno alla ricerca dello sballo nelle feste rave o nelle discoteche, martellati dai ritmi della techno music. A volte questo cocktail, sostanze, alcol e ritmi frenetici mette in moto meccanismi incontrollabili a livello psicologico e cerebrale, provocando alterazioni di coscienza, della percezione, dell’affettività e dell’ideazione che possono far pensare ai disturbi psichiatrici più noti. Ma la situazione è più complessa perché si crea uno stato mentale fluttuante, in cui riemerge la coscienza di sé ma che ben presto si appanna  facendo perdere il contatto con la realtà col rischio di comportamenti autolesivi, come stava per succedere allo stesso Morselli.
Il libro è senz’altro un contributo importante per capire quello che succede purtroppo sempre più frequentemente fra i giovani e solleva un interrogativo sulla Proposta di Legge: la legalizzazione della marijuana, pur auspicabile, rischia di non affrontare il mondo dello sballo, in cui si va alla ricerca di sensazioni violente ed esperienze estreme, mentre la legge può legalizzare soltanto l’uso potremmo dire più convenzionale dell’”erba”.
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