lncontrare l'assenza di Massimo Recalcati

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Buonasera a tutti ho letto in settimana un breve saggio del Professor Recalcati che si intitola "Incontrare l'assenza" e tratta del tema del lutto in chiave psicoanalitica.

L'autore spiega come le reazioni possibili siano due (e mezzo). La prima cd. maniacale e la seconda melanconica. Questa seconda a sua volta si biforca e si cristallizza in una posizione patologica di depressione ovvero, nell'altro caso, costituisce il presupposto di quel lavoro del lutto che porta all'introiezione alla simbolizzazione dell perdita ed al superamento della fase (acuta) dolorosa del lutto.

Quanto alla reazione maniacale, questa viene definita come negazione della perdita, rifiuto negazione del lavoro del lutto. Il soggetto sostituisce un nuovo oggetto a quello perduto, evitando così la simbolizzazzione necessaria che un corretto svolgimento del lavoro del lutto imporrebbe.
Non mi sono chiari i corollari di questa descrizione e così chiedo lumi a voi. Nel caso di reazioni maniacali il lavoro del lutto è evitato completamente o solo rimandato? E se rimandato quando sarà affrontato sarà più pesante da gestire? Dal punto di vista clinico sarà più difficile da analizzare in seguito? Voglio dire può succedere che l'analizzato lamenti sofferenza per un fatto x+1 mentre in realtà si nasconde anche qualcosa di più remoto?

Grazie a chi mi darà spunti

Sarò eccentrico e cioè non centrato sull’oggetto della proposta e cioè sull’invito a considerare, discettare circa l’articolo di Recalcati sull’”Incontrare l’Assenza”.
Ho incontrato questa pagina, casualmente, cercando altro e cioè cercando di rispondere alla richiesta del nostro editore, Bollorino, sulla necessità di contribuire più fattivamente e concretamente alla necessità della sua e nostra rivista.
Potrei sospettare che spesso, argomentare o leggere di psicanalisi sia uno spostamento dalle cose concrete, sia un deviare dal “Principio di Realtà”, cioè della necessità di coniugare necessità emotive con urgenze di sopravvivenza tout court.
In definitiva, per uscire dalle perifrasi, mi sembra che nelle sue accorate mail, Bollorino riscontri un’Assenza che vorrebbe noi incontrassimo e alla quale dessimo la giusta provvidenza e riconoscenza: e ancora, quando si parla, lacanianamente che tutti abbiamo contratto un debito con l’Altro, non potremmo contestualizzare questo concetto etico con il debito morale e culturale che noi dobbiamo alla rivista?
Orsù, dunque, il Principio di Realtà ci dice che non si fanno nozze con i fichi secchi, né una rivista così ricca, impegnativa, che propone puntualmente analisi sulla contemporaneità degli eventi, si può reggere sulle spalle di uno solo, sia pur esso Bollorino.
Cosa aspettiamo a Incontrare anche noi, quello che lui ha incontrato e che lo angoscia?
Perché non provvedere un po’ tutti a farci carico di tale assenza?
Un caro saluto e scusate lo "spostamento".

Aggiungo per i tanti che visitano questa pagina quasi fosse un "articolo" che NON SI TRATTA DI UN ARTICOLO ma della proposta ragionata di aprire un dibattito e un confronto ovvero sarebbe bello che gli utenti registrati che sono tantissimi provassero appunto ad avviare una discussione.
Possibile che prevalga la passività sempre? Possibile che non si colga l'opportunità di fare COMUNITA' attraverso la condivisione delle proprie opinioni con gli altri?
Possibile che sia così

caro Riccardo ottima idea vediamo di spingerla un poco per far sì che la discussione parta