CLINICO CONTEMPORANEO
Attualità clinico teoriche, tra psicoanalisi e psichiatria
di Maurizio Montanari

LIBERA NOS A MAALOX. Esorcismi, disturbi psichici e demoni di paese. Considerazioni attorno al documentario ‘Liberami’

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10 dicembre, 2016 - 22:37
di Maurizio Montanari

 

Le pratiche di esorcismo sono ancora diffuse?
Nessuno, se non gli addetti ai lavori, ha accesso ai dati raccolti dalla Chiesa di Roma. Assai duro è il muro col quale ci si scontra nel tentativo di interpellare le varie Curie nel merito della questione.
Fatta questa premessa, credo si possa dire che queste pratiche siano oggi piu’ utilizzatedhi quanto si pensi. Un’ evidenza che balza agli occhi anche di si occupa di clinica analitica. Lo testimonia assai bene il bel documentario ‘Liberami’ da poco uscito nelle sale, ad opera di Federica di Giacomo:  un lavoro minuzioso che squarcia un velo su di una realtà forse poco conosciuta ai più, indagando a fondo quali sono le tipologie di ‘utenti’ che si rivolgono all’esorcista. 
Io, ovviamente, approccio questo fenomeno privilegiando una lettura clinica, che va al di la della sua connotazione religiosa, cercando di analizzare in quali maglie della società queste modalità di ‘liberazione’ facciano presa, e a quali scopi rispondano.
 
 
Quale realtà ci consegna questo documentario?
Chi sono, e cosa vogliono, quelli che si recano dall’esorcista?
Non aspettatevi  padre Damien de 'L'esorcista'.  Né Pazuzu che in controluce sfuma confondendosi  in un angolo della stanza di Regan.  No, nulla di tutto questo.
I protagonisti di questo documentario sono preti di provincia, rubicondi e tenaci, con vocabolario limitato ma efficace che declina la medesima lingua dei demoni di provincia. Inflessioni locali, allusioni sessuali, insulti, litanie sui generis. Una lingua popolare,  non difficile da comprendere: se usassero le solenni formule latine estratte dall 'Exorcismus in satanam et angelos apostaticos 'di Leone XII, i fedeli non le capirebbero, e verrebbe meno quella condivisione linguistica che permette al gregge di sentirsi capito dal pastore, e  al sintomo di trovare un legame con l’Altro,  deputato a tradurlo,  capirlo e contenerlo.
 
 
Si, il sintomo, perché usando le lenti della clinica possiamo riscontare, nel film e nella quotidianità,  forme frequenti di psicopatologia con le quali l’analista ha a che fare quotidianamente: isterie, disturbi di conversione, stati depressivi, famiglie che portano bambini irrequieti stoltamente intesi come ammalati da ‘riconvertire’,  psicopatologie più complesse come disturbi di personalità con passaggio all’atto.    
 
 Sul sagrato della Chiesa una donna melanconica che non ha piu’ voglia di fare nulla, afflitta da un pesante ritiro sociale si confida col sacerdote, alla ricerca di qualcosa per cui valga la pena vivere   nella sua esistenza di ghiaccio. Un’altra signora, con forti tratti isterici, dopo aver raccontato le sue peregrinazioni presso gli studi di diversi specialisti a causa di un male indefinito, viene posseduta  sempre dinnanzi al sacerdote, esprimendo il suo disagio interiore nell’unico modo col quale egli può darle ascolto e garantirle uno spazio: il codice religioso.  
Un bambino, né piu’ ne meno di un bambino,  fa i capricci, disobbedisce ai genitori, risponde male, non vuole andare a scuola.
 
Una giovane mostra un misto di coprolalia e rabbia inespressa : insulti, digrignar di denti, parolacce, sputi. ‘Io , con quelle cose ci sto bene!’ esclama ai genitori spaesati nel constatare la sua passione per quel modo di vivere, il suo godimento. Una parte di sè che non vuole rinunciare a quel modo di esprimersi  resiste all’esorcismo. Confessa in tal modo l’attaccamento a cioò che il sintomo le garantisce, la capacità di  adunare attorno a se piu’ persone, contemporaneamente, esprimendosi in un gergo volgare cifra di chissà quali parti recondite, o represse.
 
Parlando come se non fosse ripreso, usando un tono confidenziale,  il giovane prete sussurra che, alla fine, questi non ne vogliono davvero sapere di guarire, perché altrimenti perderebbero l’attenzione. Linguaggio semplice  ma profondamente analitico,  che chiama in causa il vantaggio secondario della malattia freudiano o, per dirla con Lacan, quel godimento che ti tiene attaccato al sintomo.
 
Quale funzione assolve dunque l’esorcista che accoglie queste persone?. Lo si evince dalle parole di un giovane protagonista del corto:  ‘ Se non sono posseduti sono pazzi’. Cinica visione binaria di come il legame sociale possa accudirti o metterti all’angolo. Un’ affermazione che indica come questo rituale  funga da elemento di protezione e di calmieramento del disagio psicologico, permettendo a chi ne soffre di essere reintegrato in seno alla comunità, senza passare dalla porta della diagnosi clinico-psichiatrica, che si rivelerebbe assai piu’ ghettizzante. Un protagonista dice:    ‘se stai male si corre il rischio che ti diano del pazzo, e di incappare in un TSO. Ma tu, lo sai cosa è un TSO?  La liberazione dal demone dunque come scelta più tollerabile, meno segregante. Del demonio si possono eliminare le tracce, dallo stigma e dai pregiudizi che purtroppo ancora la malattia mentale porta con sé, no.
Quel giovane,  dovendo  fare i conti con una sessualità vivace e, per certi tratti perversa,  si salva dalla medicalizzazione sostenendo che,  gli ‘ è stato diagnosticato un demone. Il demone della sessualità’. Mirabile formula capace di condensare in un’unica mossa la sofferenza individuale, la causa esterna, il rimedio rituale che allontana il centro di salute mentale e toglie l’abito delal colpa dalle sue spalle.  
Il demone, agente patogeno che viene da fuori, dunque estirpabile, delocalizzatile in un pantheon locale di diavolacci straccioni, irretiti dalle litanie e dalle formule dialettali del sacerdote.
La malattia mentale viene da dentro, il demone, ancorché rurale, proviene da fuori , dal  circondario della città dunque li può essere ricacciato.
 
Spettacolare, ironico e veritiero l’esorcismo praticato al telefono dal sacerdote mentre la linea traballa. Recita come una litania approssimata e farfugliata quel frasario che siamo stati abituati a vedere recitare solenne nel film di  William Friedkin.  Qua invece il demonio è contenuto con sufficienza e quel poco di  fastidio con il quale si blandisce, sperando che la smetta, l’inopportuno operatore telefonico che cerca di propinarci mirabolanti offerte, perché non si ha il coraggio maleducato di chiudergli il telefono in faccia.
 
Disagio psicologico, ma non solo.
Non è difficile scorgere nelle parole del sacerdote, e nelle malcelate confessioni dei fedeli, i peccatucci di paese, i comportamenti al limite del lecito, oltre che le  condotte ritenute non in linea con la buona educazione, tutte alla ricerca di una assoluzione.
Uso di droghe, storie di corna e, immancabile, la colpa della donna. Un sacerdote fa un esplicito riferimento al fatto che in un tradimento,  c’è sempre il malevolo zampino della donna che  ‘chissà che cosa fatto per…’. Nell’appartamento nel quale si è consumato un adulterio, prima che il maligno vi si trasferisse , il Don ordina di bruciare gli oggetti della casa , non senza sottolineare che che se la donna ha ceduto, alla fine la colpa del misfatto è sua . Dunque Eva come grimaldello che apre le porte ai demoni che infestano la casa.
Un analista sa che le persone attribuiscono al demonio quelle pulsioni inconfessabili che ci abitano, invocano Satana quando l’eccesso di desiderio le travolge. Da li la ricerca di una sorta di germe  ‘esterno’, che viene scelto nella sfera del peccato, piuttosto che nel campo della psicopatologia,  così da deresponsabilizzare il soggetto, diluendo le sue pulsioni in un rituale sociale che le contenga e le stemperi. Si invoca Dio come guaritore od intercessore per quelli che chiamiamo peccati infusi dall’immondo, ma sono semplicemente parti ineliminabili dell’uomo: la cupidigia, il sadismo, la perversione. In fondo la ricerca spasmodica di un categoria diagnostica ( ‘la prego dottore mi dica cosa ha mia figlio’) , o quella di un farmaco totipotente che possa eliminare ogni turba dell’animo, rispondono alla medesima istanza: delocalizzare in un altro, luogo, entità, o malattia, elementi propri dell’uomo dei quali spesso ci si vergogna.
 
 
Mentre la scena mostra quello che io vedo tutti i giorni  mi domando, ha peggior sorte una famiglia che invoca divino per l’aiuto ad  un figlio, o quella che va tenacemente alla ricerca di una diagnosi  che le permetta di incontrare e normalizzare chimicamante la crescita del ragazzo, come ad esempio la tanto diffusa sindrome da ADH ? Dipende da chi incontra. Una parrocchia con la sala di attesa piena, come nel documentario, alla luce del sole,  mette al riparo dall’azione di  operatori dell’occulto autonominati,  molte volte biechi fattucchieri ed imbroglioni in cerca di denaro, con poca attenzione alla fede e alla salute mentale.

Non è infrequente ascoltare memorie di pazienti i quali  riferiscono  di essere stati condotti  da ‘esorcisti’ della zona ( ovviamente nessuno appartenete alla schiera di quelli ufficiali) e sottoposti a sgangherati e dispendiosissimi rituali per cacciare l’immondo a fronte di quelli che erano semplicemente atteggiamenti adolescenziali ( riottosità, indisciplina), o perché provenienti da famiglie bigotte ancora portatrici della malefica  ed inestirpabile idea che l’omosessualità sia una malattia da ‘guarire’,  o perché assumevano droghe.
 
 Discutevo con uno psichiatra che esercita in una zona rurale, che questi fenomeni li conosce assai bene. A fronte di una mia ipotesi di disturbo bipolare fatta per un ragazzo che egli mi inviò in studio, concordò su di essa, ma mi chiese di lasciare agire la ‘medicina tradizionale’, dopo che lui stesso preferì non eccedere nella prescrizione di psicofarmaci.
 ‘Si, lo so. Non c’è nulla che non vada in questa diagnosi. Ma nessuno, qua, la capirebbe. Dunque, lo sai, nessuno la prenderebbe per buona. Sai cosa, ne scaturirebbe invece un timore. Quello che il ragazzo possa essere  allontanato dalla famiglia, ricoverato chissà dove, riempito di farmaci e rimandato a casa con una pila di fogli incomprensibili. Lascia fare al sacerdote, lui parla la lingua locale.Fallo fare a lui. Se glie lo dice lui, allora si. Funziona. E, credimi, il ragazzo starà anche meglio.’
Chi è quel lui, evocato come un Golem?
E’ il don, il sacerdote del paese. Basso, dai modi spicci e dalla cultura elevata.
Faccia da marine, gentile senza essere affettato , riconosciuto ufficialmente come l’unico di mettere pace in un animo  paesano turbolento. 
 Cosa fa il curato? Convoca la famiglia, due collaboratori,  e pratica un esorcismo.
Non immaginate però  la ricurva e cupa figura di Max Von Sidow che  recita :  ‘ Io ti ordino, Satana, nemico della salvezza dell'uomo: riconosci la giustizia e la bontà di Dio!.etc..etc…’
 No, al posto dell’invocazione aulica, parole in dialetto locale. Tono rassicurante, blandi consigli di portare il figlio in Chiesa, ma anche di farlo vedere dallo psichiatra. Allora, solo allora la famiglia accetta di recarsi presso il  locale centro di igiene mentale.      
  
In un altro caso, mi racconta il medico, un ragazzino viene portato in ambulatorio in preda a convulsioni. Sbavava, si mordeva la lingua sino a farsi uscire il sangue. Mi racconta di aver chiamato i genitori, e di aver capito quasi subito con cosa aveva a che fare. Famiglia violenta, odio sedimentato in tre anni di matrimonio sbagliato. Amanti sparse un pò ovunque. Figlio piu’ volte dimenticato davanti alla tv, o nella mani di una baby sitter.  Un sacco  di roba che non si poteva dire. Perché? Perché il padre tradisce la moglie con un uomo, politicamente assai esposto in paese. E quel figlio non lo voleva nessuno dei due. E se mai  venisse fuori la sua omosessualità, apriti cielo! Il paese bigotto, non perdonerebbe. Troppa roba sulle piccole spalle di un ragazzino, che per questo si ammala.
Ecco allora la soluzione che mise d’accordo tutti quanti : si trattava del demonio. 
 
Il sacerdote, come l’analista, che lo creda o meno, presta il suo corpo e la sua voce a fingere da elemento di ascolto, traduzione e rimedio per i malanni che gli vengo portati.
Quelli che io ho conosciuto, conoscano assai bene il loro mestiere, di sacerdote.
Non si arrogano poteri che non riconoscono, e quasi sempre ridono dei demoni dai nomi colorati o banali che vengono loro portati in canonica ( Non ‘Pazuzu’ o ‘Satana’, ma ‘Domenico’ o ‘Gregorio’ quelli che mi sono stati raccontati). Ma tengono la posizione. Come un analista di fronte ad un delirio, si compartano come se la parola dell’altro fosse portatrice di verità, la sua verità. E in questo modo aprono una finestra sul   patologie, o per la maggior parte die casi, sofferenze criptate, sepolte, ma non per questo meno feroci e spietate. Insomma, 'purché funzioni'.
 
Ho visto con i miei occhi donne psicotiche devastare un intera famiglia con l’amplificazione della paranoia, arrivata  a tramutare quattro persone in un nucleo asserragliato in casa, tutti suggestionati dall’imminente arrivo di un nemico che avrebbe portato male e distruzione.
E poiché nessuno del paese mai si sarebbe avvicinato a quel luogo, vista la nomea di ‘ammalati di testa’ che si erano guadagnati in città, fu il sacerdote il solo a varcare la porta di quel castello blindato, facendo leva sulla loro religiosità.
Superstizione? Cristianismo? Falsa fede?
Non so, fatto sta che alla pronuncia del rituale per l’esorcismo, la donna malata ebbe una crisi nella quale i demoni persecutori presero forma quasi umana, ma il resto della famiglia incontrò il principio di realtà, e scelse di non assecondare piu’ la ragazza in questione, optando per un percorso di cure adeguato.
 

 
Riaffiorano ricordi sbiaditi di quando ero un giovane tirocinante in quella struttura che  ancora si chiamava manicomio. La stanza bianca.
Il ragazzo incedeva lentamente, ‘ nostro figlio sta male’ dicevano in tono sussurrato i genitori allo psichiatra.  Anche lui li aggrediva, scagliandoli addosso colpe come fossero pietre.  Accusava i genitori di averlo messo al mondo per caso, di non averlo amato. Di picchiarsi ripetutamente e farsi la guerra, prima e dopo il divorzio durato all’incirca sei anni. Usava parole di fuoco contro quei due colpevoli di averlo trascinato da uno studio legale all’altro, da un udienza altra.   
Ricordo che ascoltavo esterrefatto le impensabili e penose peripezie di questo individuo caduto nella mani sbagliate, tra fattucchieri e finti sacerdoti che ne certificavano la possessione immonda, ogni volta ripetendo astrusi , me ben pagati , rituali di pseduo liberazione.
‘In questo modo mi tenevano lontano dagli occhi indiscreti del paese. Ora lo so. E, soprattutto, potevano continuare a farsi in fatti loro, mentre mi lasciavano in balia di quell’impostore che maneggiava acque sante e vangeli dietro laute ricompense’.
Mai una sola  vota fu portato da un serio specialista della mente, mai una sola volta questa coppia si espose ad un giudizio clinico, temendo di svelare quello che Lacan insegna, cioè che il figlio sta al posto della verità nella coppia.
Ho rivisto molte volte quest’uomo, nel corso di tanti anni. La morte dei genitori coincise con la fine di queste pratiche orribili, anche se le cicatrici di una coppia genitoriale perversa lo hanno marchiato in maniera indelebile , portandolo a numerosi ricoveri per tentativi di suicido o abuso di sostanze. Questi genitori godevano troppo nel farsi quel male che non poteva essere conosciuto dal paese, ma che il figlio portava inciso sulla pelle della sua psiche, ammalandosi.
Ma poiché la cura era costituita da  rituali di depossessione, pochi lo avrebbero saputo. E quand’anche alcuni ne fossero venuti a conoscenza, quei due  sarebbero stati esentati dal doversi assumere la colpa di aver cresciuto un figlio nel disordine morale e nell’abbandono.
Il colpevole era Satana, e questo tacitò tutti.
 
Nella parte finale del film, diversi posseduti cadono svenuti dinnanzi all’altare dopo che il sacerdote tocca loro la fronte.  Epilogo che indica l’esito felice del processo di purificazione,    concluso con l’espulsione del demone e  la conseguente venuta meno dei sensi . Si tratta della riproduzione di un meccanismo molto arcaico e complesso, chiamato transe, elemento caratteristico delle cosiddette società estatiche, nelle quali il rituale della de possessione costituisce  un momento centrale nella vita della comunità. I culti di possessione presentano una grande variabilità e oltre a quelli dell'Africa, dell'Asia e delle Americhe, nel mondo si trovano tantissimi altri esempi che ne sono una diretta derivazione: il Voodo di Haiti, il Tarantismo salentino o i culti afro-cattolici del Brasile. Un aspetto che approfondirò in seguito.
 
 
 
 
 
 

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