180X40 Correale - Pontalti Legge 180, Splendori e Miserie di Madame Royale

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Con occhio partecipe di chi ha vissuto profondamente e intensamente  Correale e Pontalti ripercorrono i 40 anni della psichiatria in Italia dopo l'introduzione della Legge 180/833
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Ho visto il video e mi ha profondamente deluso e anche un po' irritato. Mi sembra francamente superficiale e riduzionistico della complessità delle vicende psichiatriche post- Basagliane, che ho vissuto, insieme a tanti altri nella frontiera. Non è vero che la nostra avventura avesse la maledetta dissociazione fra piano assistenziale e piano della cura. Non è vero che non avessimo l'entusiasmo dell'ignoranza sul senso e significato della sofferenza mentale e che con passione e sacrificio cercassimo di capire per curare e prendersi cura. Così come non è vero che, almeno fino alla metà degli anni ottanta, con Basaglia pensavamo che quando per il paziente il problema diventa" dove lo metto", piuttosto che come posso aiutarlo a star meglio, voleva dire che il progetto terapeutico per quel paziente era fallito, per esaurimento o per mancanza di avvio. Così come non è vero, che all'interno di una prospettiva, che non pensavo di poter sentire ancora "antipsichiatrica" non si tenesse in conto la psicologia e la relazione terapeutica. Ma tante vicende sono intervenute: sociali, culturali, scientifiche e soprattutto politiche, che non sono tenute in conto dai nostri interlocutori. Che hanno determinato il rimpianto e le amarezze di cui parla Pontalti e non le disincantate considerazioni di Correale. Compreso, e non secondario, la pavidità, il non volersi sporcare le mani, le occasioni pallide di tanti esperti e intellettuali che avrebbero potuto veramente aiutare il percorso, le sue durezze, le sue umane difficoltà. E hanno taciuto, a volte assecondato, spesso colluso. Per mancanza di coerenza , ma a volte per indicibili interessi di potere. Che finivano in qualche modo per ricostruire le gerarchie del poteri psichiatrici. Anche senza manicomi ma con nuovi ruderi.
Perché per fortuna i manicomi sono stati chiusi e sarà difficile farli riaprire. Mentre i pazienti sempre più urlano il loro dolore. Negli Stati Uniti parlano con i semafori. Da noi forse qualcuno con cui parlare lo trovano ancora.


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