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psichiatria e psicologia di comunità: operatori, modelli, spunti
di Raffaele Avico

Apertura nuova rubrica su psichiatria e psicologia di comunità

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12 luglio, 2018 - 10:35
di Raffaele Avico

Con questa nuova rubrica, intendiamo aprire uno spazio di riflessione sulla psichiatria di comunità e sulla psichiatria residenziale. Verranno approfonditi temi legati alle strutture "protette", le soluzioni per il trattamento delle patologie portate dalle persone che in esse dimorano, i modelli teorici, gli esempi dall'Europa.

Il significato della rubrica è anche, ma non solo, quello di delimitare i confini di una figura professionale che di fatto, sulla carta, non esiste e non è riconosciuta, quella di operatore di comunità, che sappiamo essere molto diffusa, a cavallo tra un lavoro psicoterapeutico e un approccio di tipo più pedagogico/educativo.

Apriamo dunque un canale di comunicazione con il lettori di POL, chiedendo agli operatori di comunità in ascolto, di mandarci contributi e spunti di riflessione, che noi supervisioneremo e sceglieremo, e pubblicheremo all'interno di questa rubrica. I contributi, che dovranno avere un taglio narrativo/esperienziale, dovranno essere mandati all'indirizzo mail
 

polit.torino@gmail.com
 

Questo indirizzo mail sarà anche l'UNICO canale di comunicazione per chiarimenti/spiegazioni. Crediamo che mettere insieme contributi provenienti da colleghi che lavorano nel contesto della strutture protette, possa contribuire da una lato a conferire identità a una figura strutturalmente, per forza di cose ibrida (pensiamo alla difficoltà di tenere insieme aspetti normativi, la gestione delle regole delle strutture, con la necessità di offrire servizi terapeutici, di fare anche accoglienza e ascolto), dall'altro a creare uno spazio di riflessione sui diversi modelli di lavoro e sulle diverse realtà italiane.

Come chiunque lavori o abbia saltuariamente lavorato per strutture residenziali saprà, alle strutture chiuse afferiscono pazienti che arrivano tendenzialmente da due contenitori: il contenitore dei Servizi psichiatrici del territorio, e i tribunali di giustizia (in riferimento ai detenuti portatori di una fragilità psichica che scontano una parte o tutta la loro pena dentro la struttura, con diverse forme di misura cautelare).

La complessità di questi tipo di pazienti proviene sia dal tipo di problematica che essi portano, spesso di difficile gestione in contesti non protetti, sia dalla motivazione al lavoro terapeutico, che spesso è troppo poca, per via del tipo di invio: un paziente che arrivi inviato da un tribunale per lo sconto di una pena, ha una motivazione molto diversa rispetto a un soggetto che decida volontariamente, o su consiglio dei Servizi, di procedere a un ricovero di durata spesso lunga per risolvere questioni legate alla propria vita e magari a problemi gravi di dipendenza.

In comunità terapeutica arrivano i pazienti più difficili, in tutti i sensi: persone non sufficientemente autonome da frequentare un ambulatorio e vivere in modo strutturato la propria quotidianità, né in grado di inserirsi nel circuito del lavoro. Un terapeuta privato non vedrà mai nel suo studio pazienti come quelli che vede un operatorie durante un suo turno, in una qualunque struttura. Il tipo di intervento, è per sua natura un intervento di equipe, basato sulla collaborazione di un gruppo che interagisce in modo stretto.

Questa rubrica sarà un contenitore in cui inviteremo i colleghi che vorranno esprimersi, a un confronto costruttivo sulle prassi, sui punti di forza e i punto di debolezza dei rispettivi luoghi di lavoro, magari distanti nello spazio, magari anche, perché no, da luoghi al di fuori dell'Italia.

Invitiamo chiunque voglia farlo, a produrre in libertà un approfondimento sui luoghi di lavoro, tenendo in mente, ma in modo non vincolante, questi pochi punti:

  • punti di forza: buone prassi, cose che funzionano, aspetti virtuosi
  • punti di debolezza: l'emergere di tendenze istituzionalizzanti (quello che fanno assomigliare le moderne strutture ai vecchi manicomi, per intenderci), burn out, difficoltà, aspetti clinici poco gestibili
  • l'eredità umana del lavoro coi pazienti gravi, e i rischi per la salute mentale dell'operatore

I contributi che ci arriveranno verranno supervisionati e scelti; avviseremo gli autori prima di pubblicare; sarà possibile, su richiesta, pubblicare in forma anonima (ma citando, per rigore giornalistico, almeno la provincia da cui si scrive).

Questi contributi si alterneranno a uscite della rubrica più “tecniche”, a riguardo del tema generale inerente il lavoro in psichiatria residenziale.

Raffaele Avico, redazione Psychiatry On Line

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