Creatività e censura in psicanalisi. Un saggio di Antonello Sciacchitano.

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22 ottobre, 2018 - 16:10
Autore: Antonello Sciacchitano
Editore: Polimnia Digital Edition
Anno: 2015
Pagine: 42
Costo: €3.99
La censura è una conseguenza inevitabile del funzionamento di una comunità di pensiero, un processo necessario a garantire l'ordine e la qualità della produzione scientifico-letteraria di una data comunità, oppure può essere evitata dando spazio a forme di riflessione divergente, capaci di mettere in crisi il pensiero dominante sancito dalla tradizione o di confutarlo perfino?
È questo l'interrogativo che Antonello Sciacchitano, filosofo e psicanalista, si pone e prova a dipanare nel suo breve saggio La censura in psicanalisi (Polimnia Digital Editions, 2015). Attraverso lo stile vivace e personale che lo contraddistingue, e arricchendo la narrazione con succosi aneddoti personali derivati dalla sua esperienza di analista e redattore di riviste, l'autore ci aiuta a entrare con leggerezza negli intrichi logici ma anche relazionali che accompagnano i fenomeni di censura del pensiero nelle comunità intellettuali e in particolar modo psicanalitiche, con sullo sfondo la teoria freudiana del Super-io e delle pulsioni e il rapporto che Freud e il mondo psicanalitico in genere (ma anche altri mondi, come quello medico) hanno avuto e hanno tuttora col pensiero logico e scientifico. Ne viene fuori un quadro desolante sotto certi aspetti, in cui l'amore per la verità, intesa in senso scientifico come entità sempre provvisoria e potenzialmente confutabile, si è scontrata e continua a scontrarsi, non di rado perdendo, col dogmatismo sostenuto da ideologie preconcette e narcisismi personali dei sostenitori di teorie. E questi processi, si badi bene, non riguardano solo discipline come la psicanalisi, ma il mondo stesso della scienza e la società in generale, che tenderebbero a mantenere lo status quo e il potere per i più disparati motivi. Interessante risulta nel saggio la proposta di una forma alternativa di censura, non conservativa ma innovativa, che non solo salvaguardi la qualità di quanto espresso ma che soprattutto blocchi la ripetizione mortifera del già conosciuto, del pensiero sancito dalla tradizione, per dare spazio al potenziale creativo del pensiero necessario all'evoluzione di ogni teoria. Solo una disciplina autenticamente scientifica, cioè sempre pronta alla propria confutazione e revisione sulla base di evidenze si concede una censura innovativa, mentre la censura conservativa è tipica dei sistemi dottrinari e dogmatici, in cui dinamiche di potere, di controllo, di prestigio personale e di identificazione ad un'ideale (da cui non sono affatto esenti le stesse scuole psicanalitiche) impediscono l'espressione del pensiero e l'evoluzione del sapere acquisito. Ne deriva, tangenzialmente, che praticare come singoli e come collettivo una censura innovativa significa concedersi la libertà e il rischio di essere sé stessi, cioè di attingere ai nuclei più profondi del proprio potenziale di intelligenza e di creatività.
Il discorso condotto dall'autore, che evidenzia per lunghi tratti i limiti e i difetti delle istituzioni che si fondano sulla censura conservativa (o “preventiva”, come viene anche definita) si conclude infine con una proposta costruttiva di un nuovo modo, realmente scientifico (cioè falsificabile) di intendere la teoria psicanalitica e la formazione dello psicanalista: la cosiddetta “metaanalisi”.
Un pamphlet denso e divertente, questo di Sciacchitano, fortemente consigliato a chi si avvicina alla teorizzazione e alla pratica della psicanalisi con mente curiosa e sete di conoscenza, a chi vuole saperne qualcosa in più sulle contraddizioni epistemologiche della teoria freudiana, infine a chi, per qualche motivo, è rimasto schiacciato dalle dinamiche di appartenenza insite in ogni scuola di pensiero ma anche a coloro che, per qualche motivo, sono rimasti scottati dalle dinamiche di appartenenza insite in ogni scuola di pensiero.
Ne sconsiglierei invece la lettura ai “duri e puri” di un qualsiasi orientamento teorico, agli innamorati del determinismo e a coloro che preferiscono seguire in psicanalisi l'ideale della conoscenza delle cause e degli effetti, che per gli stessi motivi cari ai primi si vedrebbero invece “costretti” a censurarlo.
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