Traiettorie, non destinazioni
Terzo millennio: appunti di cinema, psichiatria e mass-media
di Massimo Lanzaro

Alla ricerca di un N1MO in psichiatria

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10 aprile, 2019 - 17:42
di Massimo Lanzaro
La mia impresa non è difficile, nella sostanza. Mi basterebbe essere immortale per condurla a termine.
(J L Borges)

 
 

Di solito qui si parla di cinema e di media, ma, per una volta mi consento un’eccezione, per parlare di un argomento che mi sta molto a cuore: la prevenzione. E per cominciare vi narro di una donna, Tilde, che forse è mia madre o forse una persona che le assomiglia moltissimo; sta di fatto che quello che le è capitato corrisponde completamente a realtà.Un giorno a Tilde capitò di fare una Rx torace di screening, quando aveva circa 55 anni; gli esami ematochimici di routine si erano già rivelati normali. Quella lastra, giudicata nella norma, giunge quasi per caso nelle mani di un radiologo amico di famiglia, che la osserva a fondo e, a un certo punto, senza forse nemmeno rifletterci, si chiede a voce alta: "ma cos'è questa macchiolina?". Orbene quella macchiolina era un adenocarcinoma polmonare T1N1M0, tolto con una piccola lobectomia dal petto di quella donna, dopo neanche un mese.
 
Senza un medico scrupoloso e competente e senza un valente chirurgo Tilde, che ora ha più di 70 anni, con buone probabilità non avrebbe visto nascere il terzo dei suoi nipoti. Gode di ottima salute.
 
Di recente ho sentito più di un opinion leader (pare così li chiamino) fare il parallelo tra psichiatria e oncologia, dove si ragiona per quanto concerne le cause di malattia in termini di fattori di rischio e fattori protettivi, piuttosto che nelle branche della medicina dove c’è un unico ben identificato fattore eziopatogenetico, come le malattie infettive. 
 
Orbene, nonostante la simile efficacia dei trattamenti in oncologia e anche in cardiologia negli ultimi decenni non si è verificato in psichiatria un miglioramento della morbilità e della mortalità come invece per le condizioni cardiologiche e le neoplasie. Perché? Non sono stati scoperti nuovi trattamenti rivoluzionari in oncologia e in cardiologia e i nostri trattamenti sono tanto efficaci quanto i loro (come dimostrano varie autorevoli metanalisi, ad esempio i lavori di Leucht). Il motivo è che nelle altre specialità mediche si sono riusciti a fare degli interventi preventivi tendenzialmente più mirati e noi invece in psichiatria abbiamo delle difficoltà (legate allo stigma, alla disinformazione, allo scetticismo nei confronti dei servizi, alle convinzioni errate dei familiari, a volte alla scarsa formazione di pediatri e medici di base etc.). Non solo: gli interventi degli oncologi e dei cardiologi sono generalmente basati su effettive competenze tecniche di persone preparate e non su pop science (come dovrebbe essere per qualsiasi scienza medica). 
 
La durata media di psicosi non trattata nei paesi occidentali secondo la letteratura è di circa 5 o 6 anni! Immaginate una persona con attacchi di ischemia miocardica acuta transitoria lasciata in balia di se stessa per cinque o sei anni. O pensate a Tilde e alla sua avventura. La prognosi del tumore polmonare dipende dallo staging: più avanzato è lo stadio, meno favorevole è la prognosi. La letteratura ormai dimostra che lo stesso vale per la schizofrenia.
Le conseguenze del ritardo dei nostri interventi sono incalcolabili in termini di sofferenza umana da un lato ma anche in termini di costi perché i disturbi mentali colpiscono i giovani che si affacciano alla soglia della produttività, perché la cronicità ha un costo spaventoso, senza contare i costi indiretti, l'incidenza dell'obesità delle malattie metaboliche nelle persone con sindrome psichiatrica e quindi la spesa per la salute fisica. Sia se la si guardi da un punto di vista della prospettiva della sofferenza umana che della sofferenza economica, è chiaro il bisogno urgente di nuovi servizi e diverse politiche che favoriscano la prevenzione e gli interventi tempestivi anche in psichiatria.
 
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