Questi di Greta Thunberg non aspettano l’Omino di burro.

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30 settembre, 2019 - 08:09
«‘Nana deforme’, ‘ mocciosa viziata pagata dai poteri forti’.  Sono solo alcuni degli epiteti con i quali Greta Thunberg  è stata attaccata e derisa tanto da politici e giornalisti di importanti testate, quanto dall’abitante medio di quella polis telematica che è la rete. Un florilegio di epiteti tra il ridicolo ed il feroce sullo sfondo dei quali si intravede un’ impostazione teorica paranoica e complottarda. ‘Greta lo fa per narcisismo’. ‘Greta è al soldo di qualche lobby’. ‘Greta ci marcia’. E’ talmente fitto il fuoco verso il corpo, la postura e i movimenti della suddetta da far passare in  secondo piano il messaggio che va veicolando».
 
Questo è l’incipit molto bello e attualissimo di un articolo di Maurizio Montanari Greta, perché tanto odio? che condivido pienamente, ringraziandolo insieme a Francesco Bollorino direttore di Pol.It.Psichiatry per averlo pubblicato il 26 settembre, 2019. È nel suo Blog “Clinico Contemporaneo. Attualità clinico teoriche, tra psicoanalisi e psichiatria”. Una lode a parte merita Maurizio Montanari per la tempestività con cui è riuscito a stare sul pezzo, come s’usa dire giornalisticamente, e a contestare puntualmente le lordature con le quali viene macchiata la giovane leader svedese. Secchiate di fango (gratuito?) gettate giornalmente sull’icona mondiale degli adolescenti che vanno prendendo coscienza rapidamente come urlano i loro coetanei brasiliani che "Não existe plano B porque não existe planeta B".
 
Una leggera asimmetria facciale sul volto di Greta, non autorizza a riprendere la “psichiatria” dal punto in cui l’avevamo lasciata all’epoca della fisiognomica lombrosiana. Il Vice Primo Ministro di Viktor Orbán, premier ungherese, non è autorizzato ad insultarla pubblicamente dichiarando che Greta è una “ragazzina malata e sfruttata” [01] di che e da chi. Ho sentito e letto anche di peggio man mano che saliva la sua popolarità.
 
“Malata” di “autismo, anzi affetta da “Sindrome di Asperger”. Ma siamo sicuri che sia una diagnosi certificata? Proprio quella dello specialista di famiglia? E se anche fosse? Ci sono geni famosi con tratti comportamentali annoverati nello spettro autistico: Michelangelo, Mozart, Newton, Darwin, Einstein ... per dire solo di alcuni, una straordinaria ricchezza per l’umanità. Ma poi, c’è qualcuno tra i frequentatori dei media che sappia veramente di che cosa si tratti? Ha mai avuto contatti con persone che abbiano difficoltà ad aprirsi al mondo? O che si credano superiori a tutti come il Narciso della mitologia greca, famoso cacciatore di bellissime fattezze, condannato crudelmente a morire affogato dalla dea Nemesi per essersi negato alla dea Eco e innamorato della propria immagine che stava rimirando nello specchio dell’acqua.
 
Era inevitabile che Greta Thunberg fosse cannibalizzata, dopo una esposizione mediatica così intensa e diffusa. “Virale” come s’usa dire in questi casi. Sulla sua fisiognomica e sulla sua determinatezza c’è chi ha voluto costruirci qualcosa di psichiatrico, che nessuno sa propriamente cosa sia e che non basta sia catalogato nel DSMV e nell’ICD10. Greta Thunberg è stata giudicata anche “troppo moralista”. Ma da chi? Perchè? Non c’è tanto da chiedersi cosa si muova dietro di lei, ma piuttosto quali interessi si muovano dietro i suoi denigratori, sicuramente immorali. C’è qualcuno fra costoro che abbia letto: La fortezza vuota. L'autismo infantile e la nascita del sé di Bruno Bettelheim (Garzanti, 1999)? Che abbia visto Tutto il mio folle amore (Italia 2019 durata 1h. 37m.) l’ultimo film di Gabriele Salvatores, sull’autismo, con Giulio Pranno, esordiente, affiancato da Claudio Santamaria, Valeria Golino e Diego Abatantuono, presentato a Venezia 2019 fuori concorso?
 
Siamo sicuri che tutte le notizie sui fenomeni mediatici, imponenti e collettivi, siano diffuse da agenzie che occupano il mercato mediatico senza interesse alcuno? Siamo certi che informino correttamente, perchè «È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente! Niente!», come dice uno strepitoso “Bogie” nel film L’ultima minaccia [02]. Insomma, siamo proprio certi che esistano “Press Agency” che riportano il fatto veramente accaduto o l’accadimento senza che il fatto si sia mai manifestato? Sull’immediato, a chi conosce i detti e le massime delle tradizioni popolari siciliane di Giuseppe Pitré ci viene rapida una risposta prosaica: «Era beddo basilicò venne ‘a gatta e ci pisciò». Non mi dilungo sulla spiegazione perchè il significato è chiarissimo, essendo d’altro canto il basilico e il prezzemolo piante aromatiche molto diffuse nella cucina mediterranea per dare tono risalto e colore ai cibi.
 
Col Frydays For Future, del 28 settembre 2019 si è conclusa in almeno 180 piazze italiane l’ultima settimana di protesta per il clima, l’acqua, la ricerca, ecc. Ma i ragazzi di Greta avevano iniziato la loro marcia settembrina di protesta globale nelle piazze mondiali, da Wellington, in Nuova Zelanda, agli antipodi della vecchia Europa.  Si erano incamminati pacificamente, rumorosamente, caleidoscopicamente  ma inarrestabilmente andando incontro al sole.
 
Avevano seguito, cioè, la rotta di Marco Polo: da Ovest verso Est, la rotta verso il futuro. La rotta inversa l’aveva seguita, invece, Greta, traversando l’Atlantico in barca a vela per andare all’ONU. Utilizzando il vento. La rotta di Cristoforo Colombo da Est a Ovest, una rotta verso il passato. Ma al Palazzo di Vetro era stata platealmente ignorata da un cosiddetto “grande” (più che altro sfacciatamente alto e grosso) con il ciuffo biondo posticcio e il ginocchio valgo, ridicolizzato da Michael Moore [03].
 
In effetti non se ne può più di leggere, ascoltare, cogliere, un sotterraneo, proditorio, vigliacco tentativo mediatico di rosicchiare la scena, mettere la sordina o squalificare quello che sembra essere un fenomeno totalmente nuovo nel panorama storico mondiale: la rivoluzione degli adolescenti per reclamare immediatamente la cessazione della distruzione del loro futuro. Si parla di milioni di persone messe in moto da Greta Thunberg. Codesti adolescenti non sono come Pinocchio e Lucignolo, che leggevo ai miei cinque figli e ho continuato a leggere ai miei sette nipoti. Nessuno di loro aspetta l’Omino di Burro, il Conduttore del carro, il Cocchiere, il personaggio mellifluo e scivoloso di Carlo Collodi [04]. Quel luogo di finta libertà dove ogni fanciullo può pensare di divertirsi senza dover ascoltare gli adulti, il Paese dei Balocchi, è una colossale finzione. I ragazzi di Greta lo sanno bene e forse da tempo. Siamo noi adulti, fino ai nonni, che non ce ne siamo accorti! Ma abbiamo sentito il botto e accusato il colpo.
 
Prendo spunto dal passo di Montanari «La progressiva depauperizzazione, il drastico calo del potere di acquisto, il  lavoro ormai divenuto un bene temporaneo, ha creato una condizione per la quale esprimere, dare forma, sondare un desiderio può comportare la rabbia altrui», per sottolineare che codesta “rabbia altrui” flottante per il mondo che incontriamo ogni giorno uscendo di casa è del tutto palese. È evidente fin quando riesci ad esercitare il potere di critica personale. Specialmente se hai iniziato le elementari con la Riforma Gentile, ti sei portato dietro gli echi della “Grande Guerra”, hai passato tutte le crudeltà (e la fame) della seconda guerra mondiale chiusa dalle due bombe atomiche sul Giappone, e hai concluso la tua carriera lavorativa con l’insegnamento a Ca’ Foscari.
 
Tutto invece si confonde sul mondo mediatico, per il quale devi sempre verificare chi dia le notizie, chi le occulti, chi sia interessato a darle, a quale mulino portino l’acqua. Insomma, chi e cosa ci sia dietro, a quale tipo di economia facciano riferimento non è chiaro ma intuibilissimo. Chi sega il ramo sul quale sta seduto non può essere lontano dai possessori di quei forzieri che ogni giorno s’ingozzano di ogni tipo di risorse, cambiano titolare man mano che si assottiglia il numero dei "paperoni" e dilaga quello della povertà e della fame. Più crudamente dice Montanari «Il capitalismo attuale  si sostiene su una dimensione di riduzione del desiderio del singolo per alimentare il profitto della struttura. No ferie, no pausa bagno, stipendi ridotti all’osso, delocalizzazione come arma per irretire ogni possibile insubordinazione».
 
Lo scoraggiamento e l’invito all’accidia divulgato soprattutto a livello popolare delle persone più povere nel senso demartiniano (culturalmente e di censo) e più indifese dagli imbonitori televisivi e piazzisti, risulta evidente da questo elenco del collega che riporta un florilegio di vox populi.
 
«‘ Si è smarrito mentre tentava di scalare l’Everest’
Ma chi glie lo ha fatto fare? SI arrangi!
‘ Ha una crisi cardiaca al 30 kilometro del cammino di Santiago’
Peggio per lui, poteva starsene a casa!’
'  Cade nel corso di un escursione’
Meglio ! Un cretino in meno in giro ‘
‘ Si batte contro l’inquinamento’
Ma cose le importa? E’ ricca e può permettersi di gettare via il suo tempo!
‘ E’ morta perché lottava per i diritti delle donne’
Poverina, si vede che era così brutta che nessuno se la filava!’»
 
Sembrerà strano, ma a me capitò uno strano paziente, diciamo, “ipocondriaco”, per brevità, quando il vissuto ipocondriaco era un tema di approfondimento anche filosofico della psicopatologia fenomenologica [05]. Ebbene, tra le altre sue lunghe lamentazioni, iniziava ogni seduta tirando fuori una serie di ritagli di giornali e di appunti dov’erano registrate le più importanti disgrazie capitate nel mondo e, mentre mi leggeva la notizia, per esempio “ha sentito di quell’aereo che è caduto a ...”, poi commentava “A me che me frega, io prendo il treno!”, oppure “ha letto di quella moglie che ...” e naturalmente arrivava il suo chiamarsi fuori “E a me che me frega, io mica me so’ sposato!” Un po’ di tregua per lavorare psicologicamente la ottenemmo quando concordammo che i suoi appunti li avrebbe lasciati sul mio tavolo, io me li sarei letti e ne avremmo discusso alla prossima seduta. Naturalmente alla seduta successiva c’era il nuovo fascio di appunti ...
Concluderei dicendo - chiaro e forte, più che posso - ai miei nipoti tutta la mia affettuosa solidarietà. Ragazzi, andate avanti, non fatevi distrarre dalle critiche. Io, per quanto mi è stato possibile, ho cercato con le metafore di Pinocchio, di avvertirvi delle insidie degli “Omini di burro”, del “Gatto e la Volpe”, ma non è bastato. Chissà se con i devices?
 
Note
01. TG3 Linea Notte del 28/09/19.
02. Si fa riferimento a L'ultima minaccia (Deadline), film U.S.A. del 1952 diretto da Richard Brooks, con Humphrey Bogart.
03. Michael Moore Fahrenheit 11/9 Trasmessa da La Sette TV il 25/09/2019 “Questa è l’America”
04. Si rammenta che nel libro universale "Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino", di Carlo Lorenzini, codesto figuro, che attirava i ragazzi svogliati e bighelloni sul suo carro, per condurli nel Paese dei Balocchi, è una grande metafora sull’inganno, sempre valida, anche per i grandi. Infatti, basta leggere più avanti che il carro dell’Omino di Burro, era trainato da dodici pariglie di ciuchini sferrati, ma calzati di stivali bianchi, aveva le ruote fasciate per non far rumore, dunque non essere scoperto. Tutti sanno che il Paese dei Balocchi non esiste, ma pochi ricordano che il cocchiere, in poco tempo era diventato “milionario” come scritto dal Collodi.
05. Si suggerisce la lettura nella rivista telematica PSYCHOMEDIA Telematic Review Sezione: Modelli e Ricerca in Psichiatria - Area: Psicopatologia, di Mario Rossi Monti - Antonella Di Ceglie, del saggio di C. F. Muscatello, P. Vistoli, P. Scudellari, A. Grossi, N. Isola. Struttura antropoanalitica dell'ipocondria.
Sia la I Parte Per una specificità strutturale dell'ipocondria, che la II Parte Al di là di una fenomenologia descrittiva:l'ipocondria come metafora del «male». (Già pubblicati in “Psichiatria generale e dell'età evolutiva” Vol.37 - Fasc.4 - 2000)

 
 
 
 

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