"L'UOMO IN PIU' "di Paolo Sorrentino: nella vita non esiste il pareggio

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28 aprile, 2018 - 14:58

REGIA: Paolo SORRENTINO

PRODUZIONE: Italia - 2001

DURATA: 100'

INTERPRETI:

Toni Servillo, Andrea Renzi, Nello Mascia, Ninni Bruschetta, Angela Goodwin

SCENEGGIATURA: Paolo Sorrentino

 

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Nel corso della rassegna "Cinema e Psicoterapia" organizzata dall'Irdap-Istituto Romano Disturbi d’Ansia e Panico nel 2008 è stato proiettato un film, opera prima di Paolo Sorrentino, "L'uomo in più" (Italia, 2001). Un film, questo, che a prima vista è molto insolito e non ha nulla in comune con le produzioni cinematografiche generalmente usate nell'ambito della psichiatria o della psicoterapia. Guardando, tuttavia, con attenzione e senza pregiudizi "L'uomo in più", scopriamo come il tema classico ed inflazionato del Doppio viene affrontato in un modo nuovo e paradossale grazie alla narrazione della storia personale dei due protagonisti: un calciatore ed un cantante. Il potenziale schematismo banale del soggetto viene superato calando tutto in uno scenario liquido e lunare, onirico, in una Napoli anni ottanta inconsueta e spettrale che contrasta con la superficialità, il kitsch di look e scenografie tipiche di quegli anni. Un'amara rappresentazione di una realtà, il fallimento umano e professionale, la depressione contrapposta plasticamente di fronte a due omonimi (Antonio Pisapia), l'uno calciatore, l'altro cantante, che i due affronteranno in maniera differente, in ragione delle diversità della loro personalità, uscendone l'uno suicida, l'altro in galera.
Il regista ha raccontato che la vicenda è stata liberamente tratta dalle storie di Franco Califano e di Agostino Di Bartolomei ed è ambientata nel napoletano, dove tutto può più facilmente apparire comico ed al tempo stesso drammatico.
Antonio Pisapia calciatore, è un uomo timido, chiuso, fondamentalmente ingenuo e malinconico. Come tutti gli idealisti puri, Antonio ha un sogno, fare l'allenatore, ma il suo sogno, il suo ideale (nonostante l'invenzione della nuova strategia di gioco, da cui il titolo del film, l'uomo in più) è astratto, staccato dalla realtà nella quale egli vive e non riesce a realizzarsi ed imporsi, troppo ossessionato come è dalle sue stesse idee. Idee ossessive che gli impediscono di reagire quando, dopo l'incidente sul campo di calcio, perde il ginocchio, la squadra, la moglie, quando potrebbe provare almeno a vivere ancora e invece decide di segnare il suo autogol definitivo. 
Antonio Pisapia, detto Tony, cantante all’apice del successo, è un uomo amorale, cinico ed egocentrico, forse un narcisista, spinto dal solo istinto che incarna in pieno quel periodo di eccessi e spesso di cattivo gusto, l’effimero boom economico degli anni '80. Tony vive sopra le righe facendo abuso di alcool e droga, indifferente a tutto e a tutti, tranne alla madre con la quale condivide il segreto della morte del fratello ed ha un rapporto ambivalente, una crudele complicità. 
Stesso nome e cognome, doppia personalità, come Dr. Jekyll e Mr. Hyde (1886), Antonio potrebbe essere il dottore e Tony il suo terribile "gemello" cattivo. 
Viene alla mente il Fight club di David Fincher (1999), nel quale l’impiegato frustrato e infelice Edward Norton trova un amico affascinante e intraprendente in Brad Pitt, una sorta di terrorista che altri non è se non una parte di sé stesso, quella parte che vuole ribellarsi al sistema e alla propria prigionia mentale ed intellettuale.

Antonio e Tony sono agli antipodi, tanto diversi se non fosse per il nome, la comunanza nella tragicità di alcuni eventi e l’incapacità a passare dal sonno alla veglia, a superare e capire i loro stessi sogni, nei quali si delineano ed intuiscono i vissuti, i conflitti non risolti e il momento storico che vivono i due protagonisti nel loro percorso individuale. Antonio, calciatore, si sveglia e racconta alla moglie "l’incubo delle ballerine"; rappresentazione, questa, della sua ossessione per le quattro punte in attacco, che nel sogno si fanno danzatrici in tutù e si mettono in cerchio chiudendosi e componendo i quattro anni, dall’80 all’84, in cui si compie il suo destino.
Tony sogna ripetutamente e con angoscia la scena della madre vestita di nero che cammina verso la riva del mare dove c’è un sub seduto di spalle, il fratello del cantante, morto davanti ai suoi occhi dieci anni prima durante una battuta di caccia subacquea per pescare un polipo. 
I due Antonio, le cui esistenze si somigliano, si sfiorano e finiscono per sovrapporsi, sono uomini "in più" rispetto ad un mondo in cui "oggi ti adorano e domani ti sparano", ad un ambiente nel quale proliferano gli adulatori, gli opportunisti che salgono sempre sul carro dei vincitori. Ma è proprio rispetto a tali circostanze che ognuno di noi reagisce diversamente in base alla sua storia e alla sua personalità.
Antonio sceglie la via del silenzio e della rinuncia, intrappolato nel suo sogno non va a Capri e resta a guardare gli aerei decollare, fino a sparire nel cielo insieme a loro.

Schiavo del suo sogno e del suo ideale troppo rigido ed elevato, Antonio non riesce a superare la ferita (narcisistica?) e si suicida.

Tony, invece, nel momento peggiore della sua vita affronta e rivela il suo segreto, fonte del suo immenso senso di colpa: non avere salvato il fratello. L’incontro al mercato con Antonio, dove acquista per la prima volta dopo dieci anni un polipo per cena, lo mette di fronte alla possibilità di riscattarsi, di salvare questo "fratello", l’intuizione del sogno ricorrente in cui vede la madre con il calciatore, lo mette sulle sue tracce, ma non fa in tempo ad evitarne la morte. Allora, per superare il senso di vuoto ed inutilità compie un gesto "liberatorio" (un acting nella terminologia psichiatrica) andando prima in una trasmissione pubblica a raccontare la sua storia e quella dell’Antonio calciatore, monologo indimenticabile di Servillo, poi ad uccidere il "presidente" della squadra di calcio.

Tony ha scelto di nuovo di pagare per le sue colpe, ma come "un uomo libero" che superando le sbarre della sua cella ha scelto di andare a Capri!

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