ZATTERE AGLI INCURABILI
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di Maria Ferretti

LEGGE DI FAMIGLIA - Processo all’amore

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7 dicembre, 2020 - 12:39
di Maria Ferretti

L’udienza è aperta. Un colpo di martello e la gente èin piedi, si apre una ferita in termini di legge. L’avvocato sta per parlare. 

Imputato alzatevi! 

E l’amore si alzò e l’amore si alzò. 

così iniziò l’accusa: 

Un uomo è morto d’amore e il colpevole è lui, l’assassino, il cuore non ha resistito. 

Imputato cosa avete da dire? 

Ma l’amore tremò e l’amore tremò e la difesa rischiò di cadere, però trovò un appiglio e convinse i giurati. 

Arrivò la sentenza: l’amore è innocente! 

Accusato, siete libero. E l’amore se ne andò con la sua libertà, libertà di colpire senza nessuna pietà e l’amore ora va, e sempre correrà, fino alla fine del mondo, finchè anche lui morirà. 

 

Non sono d’accordo vostro onore questo processo è un imbroglio forse la verità è nascosta sotto la tua sottana. 

L’amore è un assassino e i cuori non ce la fanno più. Un assassino che deve sparire dalla faccia della terra. 

Ma perché’ non c’è giustizia, la bilancia è falsa, i pesi le misure sono stati manipolati e tutto è stato condotto all’insegna dell’ipocrisia, avete messo da parte la vostra stanca coscienza. 

Abbiamo capito avvocato delle mie scarpe. 

La tua sottana è troppo vecchia, che ne sai tu dell’amore, giudice da quattro soldi, di cosa mi ha fatto di cosa è stato capace. 

Sono stanco di vivere e morire d’amore. 

Processo all’amore, di Domenico Modugno 

 

 

“[] credere di spiegare le cose è solo crederlo perché le cose non si chiariscono mai. Il rapporto fra luomo e le cose non è solo razionale ma anche sentimentale, dicano quello che vogliono. Bisogna lasciare un margine di discrezione, una forte componente interrogativa fra il soggetto e loggetto []. E questo lo dico io che sarei un razionalista intellettualmente, ma per fortuna sono abbastanza tonto da non essere del tutto razionalista. Ringrazierò sempre Dio di questa tontaggine animale che mi permette di avere quelle bizzarrie, quegli scarti, quellinsofferenza per leccessiva razionalizzazione nelle cose. Se non avessi quello non sarei nulla.” 

Goffredo Parise  

 

 

 

Sappiamo che la norma intesa come regola di condotta, stabilita d'autorità o convenuta di comune accordo o di origine consuetudinaria, che ha per fine guidare il comportamento dei singoli o della collettività non coincide  con il “salutare”,  con il giusto. 

Sappiamo che una norma può produrre sintomo. 

Il criterio di un buono stato di salute psichica di una famiglia, di un’istituzione, di un singolo è dato dalla percezione soggettiva di una pienezza di vita associato ad un senso etico verso se stessi e l'altro, derivato da uno scambio affettivo equilibrato tra ciò che diamo e riceviamo, da come scegliamo di esistere, da quali valori sposiamo, da quale parte stiamo nel vivere la nostra vita.  

Potremmo definire questo criterio il lato sentimentale dell’esistenza, un lato che implica sempre un reciproco. 

Amarsi nell’accezione di pensare ed essere pensati bene è sempre dalla parte della giustizia e dell’equità. 

Pensarsi bene implica il tener conto dell’esistenza e della presenza reale dell’altro. 

Tradire l’amarsi significa non interrogarsi sullo stato di salute del nostro amore per la vita, per noi stessi, per gli altri e si paga con il dolore, la solitudine, la cattiveria, l’invidia. 

 I soggetti che non pensano all’altro diventano antisociali, indifferenti alle conseguenze che provocano. 

È proprio da questo tradire che i grandi iniziano  i piccoli 

 alla menzogna, alla negazione dell’importanza del pensare, premessa alla mancata assunzione di responsabilità verso il senso ed il significato ultimo dei rapporti tra esseri umani ed il mondo.  

Amarsi-Pensarsi reciprocamente bene non è solo della coppia amorosa ma è il cardine dell’esperienza umana che si basa fin dalla nostra nascita sulla relazione ed è sulla relazione che noi impariamo a sentirci e ad ascoltarci, a pensare i pensieri a distinguerli, a sentirli propri. 

Pensare ed esser pensati bene getta le basi per l’intero che siamo, soggetti il cui pensiero è idea e corrispondente affetto. 

Chi non si interroga su  e l’altro evade sempre il principio di realtà, negando parte della propria esistenza, sostituendo la verità con la bugia e non si assume la responsabilità’ della parte emotiva ed affettiva del proprio pensiero (sentimentale), non prende atto della propria storia e non fa i conti con la direzione da intraprendere. Si lascia vivere. 

Mero esecutore testamentale. 

Diventare adulto significa staccarsi di dosso tutto ciò che l’altro ci ha inconsciamente donato. Non è detto che il dono sia stato ciò’ che di meglio ci spettasse.  

Chi non si interroga si mette in un atto di sospensione dalla Legge della vita: vivere una viva ed esposta. 

 Chi non si interroga fa sì che la bilancia non penda mai ma rimanga in un falso equilibrio che gli consenta il rispetto fasullo della Legge.  

Aggirare la Legge significa non trasmetterne la sua funzione etica.  

Aggirare la Legge crea atteggiamenti codardi, fuggitivi, evasivi. 

Essere portatori falsi di legge (normotici) non protegge e disorienta coloro che sono nella fragile posizione di assistiti perché le norme, se giuste, permettono di stabilire un limite, uno spazio mentale dove poter distinguere il bene dal male, la giustizia dall’illegalità.  

La Legge e la sua incarnazione ordina il soggetto nel mondo.  

La Legge mostra una direzione, indica una via: giusta. 

La Legge di famiglia è l’amarsi di una coppia, l’unione di due persone (non di un padre e una madre, non di un fratello e una sorella, non di un amico e un amica) che darà l’avvio alla costruzione della stessa. 

 Il rapporto sessuale è fuori legge ed incestuoso quando la coppia viola una norma senza violare la Legge. Nella Legge di famiglia (amarsi, rispettarsi, stimarsi) il rapporto sessuale avviene tra due persone che si amano e che si riconoscono come tali. 

Il “non ci amiamo più ma stiamo insieme per il bene dei figli” è sancito da un rapporto sessuale in cui quei due aggirano la norma ma infrangono la legge (spostano l’amore di coppia sull’amore per la famiglia eludendo il principio base da cui nasce la Legge).  

Finchè morte non ci separi si trasforma in norma di coppia. 

Ma la Legge di famiglia èsancita da un  “finchè amore non ci separi”. 

  La norma di coppia non viene violata anche nelle relazioni consumate fuori dal patto relazionale poiché i due soggetti negano la centralità dell’amarsi ovvero la Legge di famiglia. A quel punto la coppia stringe un tacito accordo negando le fondamenta stessa della Legge.  

Come dire che sappiamo che la nostra casa ha un grave problema strutturale ma non lo diciamo, negando un principio di realtà’ che mette a rischio la salute di chi vi abita. Un atto di grande irresponsabilità civile che può trasformarsi in omicidio colposo. 

Da qui nasce l’educazione alla bugia, l’incapacità di assunzione di responsabilità, l’apprendimento della codardia . 

La legge è incarnazione di un limite, di un processo di separazione che ogni soggetto è chiamato a rispettare per diventare adulto responsabile. Diventare una persona adulta è l’esito di tanti atti di separazione dalla posizione di chi si appoggia a colui che sostiene, non è più possibile tornare bambini. Il sogno non è più’ realtà’. 

 Stazionare o retrocedere in questo luogo senza tempo significa negare un movimento inscritto nelle nostre cellule, significa entrare in un presente perverso che nega il cambiamento insito nella natura. 

“Io non sono te” è l’approdo adulto. 

Non può esserci vera crescita senza tensione verso il proprio desiderio, verso la propria soggettività. 

Nessun adulto è tale se non mostra sulla carne cosa significa tagliare con la propria storia. 

La tara familiare sta’ in atti codardi tramandati, perpetui che ricadranno addosso all’altro in un movimento più simile allo scaricare che al trasmettere. 

Un peso e un bagaglio che ogni soggetto dovrà portare in totale solitudine perché non ci sarà stata nessuna eredità.  

Da figlio a figlio non c’è trasmissione. 

 Ripetere il proprio padre o la propria madre incestuosi significa godere ancora con loro ovvero condividere e ritrasmettere un sistema di menzogne che diventano veri e propri codici mafiosi. 

Rompere questi codici ha sempre a che vedere con la paura di morire e di diventare matti. I figli che hanno questo arduo compito spesso sentono di esser fuori posto, sono quelli sbagliati.  

Sono i figli che si ammalano, che non crescono, che non sanno chi sono. 

 Sono i figli che hanno come tema centrale la colpa, la rinuncia, la difficoltà nel mostrare ciò’ che sentono in fondo di essere senza sentirsi traditori. 


 

L'atto di separazione interna è un atto di crescita, di responsabilità, di recupero del proprio valore. 

Dove c'è mancato coraggio nello scegliere la posizione giusta c'è condanna. 

Dove c'è assunzione di responsabilità c'è assoluzione o sconto di pena. 

Io non assolvo chi non si assume su di  la domanda di cosa sia giusto o sbagliato  tramandare della propria storia. 

 Prima del trauma c’è la natura umana, prima c’era  chi siamo veramente. Bisogna andare a prendersi, portarsi via. 

Sentimentale è chi sceglie di vivere secondo etica. 

La psicopatologia è la patologia del sentimentale. La nostra identità (chi siamo) il nostro orientamento (dove vogliamo andare) nasce dal faticoso riconoscimento più o meno riuscito tra pulsioni e rapporto con la realtà esito a sua volta di chi e quanto ci hanno pensato bene. 

Perché il male non si interroga e agisce? 

Perché ha a che fare con il concetto di Norma prestabilita, stabilita prima del nostro arrivo, si presenta sotto forma di una realtà irremovibile e condivisa dai propri simili. Il male non fa domande esegue. Non mette mai in discussione un paradigma. 

 Il male ha a che fare con un numero, con un peso, con una forza.  

Il numero due della coppia, la grandezza del genitore e la piccolezza dell’infante, lo squilibrio di potere tra colui che educa e che stabilisce le regole che diventeranno norme. 

La patologia della psiche ha stretto contatto con il dolore provocato dalla mancata assunzione della responsabilità delle proprie azioni.  

Dalla nevrosi alla psicosi ai più raffinati meccanismi di difesa tutto parla di difficoltà, in taluni casi, di impossibilità ad assumere su di  il peso di chi ci ha preceduto ma soprattutto la responsabilità di rinunciarvi. 

Ma chi sono quelli che invece a parità di traumi, difficoltà, sfortune si armano di voglia di vivere e attraversano l’ambiente ostile della propria storia per avere una possibilità. 

Chi sono costoro? 

Fortunati, intelligenti, ricchi, forti, sognatori, pazzi, deboli, malati? 

Colpevoli!  

Colpevoli di sentire il loro dolore, ancora. Coraggiosamente colpevoli.  

Il proprio doloroso sentire definisce il primo passo per riconoscersi soggetto separato, autonomo e responsabile. Esser umano significa sentire il male della propria soggettività, sono diverso da te padre, madre, fratello, sorella, compagno, marito, amica.  

Riconoscere al proprio pensiero la sua unicità implica una recisione totale con coloro che ci hanno nel bene e nel male formato, educato, accompagnato, sposato. 

 Esser soggetti significa aver scollato di dosso ciò che non può più esser riconosciuto come nostro.  

Diventare soggetti significa sviluppare il proprio codice. Ci si stacca. Ci si strappa. Ci si divide. Ci si frantuma. Ci si distanzia. 

Si prende posizione. Eretta. 

La bilancia inizia a pendere: esiste il bene ed il male. 

Il bene è piacere, esposizione, coraggio, altruismo. 

Il male è dolore, codardia, sordidezza, egoismo. 

Tradire il dolore significa slegare il piacere dal codice imposto. 

Non esser più responsabile della non scelta dell’altro. 

Consegnare al mare i corpi del reato. 

Galleggiarli senza senso. 

Apprendere l’arte di vedere distintamente la follia ereditata, leggerla nei discorsi alternati, nei buchi delle nostre comunicazioni, negli anelli mancanti. 

La follia si trasmette ad intermittenze, silenzi, salti di logica, sparizioni. 

Parte del linguaggio rimane in pensiero inespresso, sotto un giudizio rigido del  

La punizione per chi pensa con la propria testa è il suo aborto da portatori di norme prestabilite. 

 La ricompensa è la possibilità di vivere la vita nella sua totale esposizione e libertà e la possibilità’ di costruire una vera eredità, essere nel ricordo di qualcuno come buon pensiero. 

Il soggetto codardo invece inghiotte sé stesso, si solidifica e muore definitivamente. è stampo, riproduzione in serie, oggetto e non soggetto di vita. Viola la legge ed insegna mostrandola, la morte perpetua. 

Tramanda terrore, desolazione, abbandono.  

Tradire il dolore è amare il piacere, la continuità del linguaggio, la coerenza tra segno e suono, scambio. 

Tradire il dolore è posizionare ogni lettera al proprio posto. 

Tradire il dolore non è angoscia, non è paura, è di più, è codice genetico che si strappa. èun dolore della carne, delle ossa, della pelle. 

Staccare di dosso quella cosa che è cellula da cui hai avuto inizio, significa avvicinarti alla morte. Sperimenti il terrifico. Fin quando il corpo è senza lettere. 

è rantolo muto. 

E poi non appartieni più, ma esisti.  

E finalmente sei anello senza catena. 

 

Puoi parlare!!! 

 

 

Ma tu non credere a chi dipinge l’umano 

come una bestia zoppa e questo mondo 

come una palla alla fine. 

Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e 

di sangue. Lo fa perché è facile farlo. 

Noi siamo solo confusi, credi 

Ma sentiamo. Sentiamo ancora. 

Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci 

di amare qualcosa. 

Ancora proviamo pietà. 

Tocca a te, ora, 

a te tocca la lavatura di queste croste 

delle cortecce vive. 

C’è splendore 

in ogni cosa. Io l’ho visto. 

Io ora lo vedo di più. 

C’è splendore. Non avere paura. 

Ciao faccia bella, 

gioia più grande. 

L’amore è il tuo destino. 

Sempre. Nient’altro. 

Nient’altro. Nient’altro. 

 

Mariangela Gualtieri 

 

 

 

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