CONNETTOMA
Neurofeedback e Neuromodulazione nella pratica clinica
di Silvia Fois

SUL NEUROFEEDBACK: INTERVISTA A SILVIA FOIS E NUOVA RUBRICA

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4 gennaio, 2021 - 12:04
di Silvia Fois


Apriamo una collaborazione con Silvia Fois, presidente della Società SINQ (https://sinq.org/), a proposito dell'utilizzo di neurofeedback nella pratica clinica. In questa intervista Silvia presenta la rubrica che ci accompagnerà su POL, con contenuti verticali a tema. La neuro-regolazione mediata da strumenti “a feedback” assume valore terapeutico in molteplici ambiti, dall’ADHD allo stress post-traumatico; fornire infatti al soggetto feedback chiari sul suo stato di attività neuronale, gli o le consentirà di apprendere, per prove ed errori, migliori modalità di auto-regolazione. 

Raffaele Avico, redazione Psychiatry on line Italia

 

Silvia, chi sei e come ti sei avvicinata al neurofeedback?

Ciao, io sono una Psicoterapeuta con formazione di base Costruttivista. Già dai tempi della scuola di specializzazione ho avuto un enorme interesse per tutto quello che riguarda il rapporto mente-corpo. Stiamo parlando di oltre un decennio fa e non fu facile all’epoca formarmi sul Neurofeedback. Non c’erano formazioni specifiche in Italia e dovetti formarmi a distanza, inizialmente con un terapeuta Americano che viveva a Milano. Ebbi inoltre la fortuna di fare un tirocinio al Centro Prescrittore per l’ADHD qui a Bologna, dove mi diedero la possibilità di seguire tanti bambini con il Neurofeedback, per i loro problemi attentivi.

Attualmente seguo prevalentemente adulti. Da allora ho integrato ulteriormente con i cosiddetti approcci bottom-up, terapia Sensomotoria, EMDR, e con l’utilizzo di tecniche ipnotiche. Le varie formazioni psicocorporee mi hanno portata a seguire in larga parte pazienti affetti da traumi e da disturbi psicosomatici.

Il Neurofeedback rimane una grande passione, che utilizzo sia da solo che soprattutto integrato all’interno dei percorsi di Psicoterapia, trovandone enorme vantaggio.

 

Silvia, cos’è il neurofeedback e in quali ambiti clinici si usa?

Il Neurofeedback è una metodologia che si è dimostrata in grado di modificare l’equilibrio tra i ritmi cerebrali, attraverso un feedback in tempo reale dei parametri indicativi della funzionalità neuronale. In pratica la persona riceve informazioni, attraverso suoni o immagini, di quello che accade nel proprio cervello, ed impara così a regolarlo.

Il Neurofeedback è una tipologia specifica di Biofeedback che lavora direttamente sul Sistema Nervoso Centrale, utilizzando i parametri tipici dell’EEG.

Un aspetto molto affascinante è che la mente impara ad autoregolarsi. Non è dunque una tecnica invasiva perché non ci sono percorsi obbligati che la mente debba seguire: quando trova un assetto che è a lei più funzionale, semplicemente lo segue.

E’ di provata efficacia su patologie come l’epilessia e l’ADD/ADHD ma c’è ormai un enorme corpus di ricerca per quanto riguarda diverse aree cliniche o ambiti di applicazione (disturbi d’ansia, disturbo da stress post traumatico, dolore cronico, depressione, insonnia ecc.).

Le applicazioni non sono unicamente di tipo clinico, essendo il Neurofeedback utilizzato anche per aumentare le performance nello sport, le prestazioni in determinate professioni, per il miglioramento della qualità della vita. In questi ambiti viene impiegato per migliorare la concentrazione, la tollerabilità allo stress, la memoria, la creatività..

 

Silvia, come si svolge una seduta di Neurofeedback e come può essere utile usare questo strumento - in senso di salute mentale?

Una sessione di Neurofeedback tipicamente comincia valutando lo stato di benessere della persona in quel momento, ed eventualmente passando in rassegna le manifestazioni notate successivamente alla seduta precedente (con eventuali check list o annotazioni manuali). Si prepara il paziente mettendolo a suo agio nella relazione con noi e nell’ambiente (regolando la temperatura, la posizione sulla poltrona ecc.). Eventualmente si può promuovere un maggiore contatto della persona con se stessa e un maggiore rilassamento attraverso l’uso ad esempio della Mindfulness o del Biofeedback, prima del training di neurofeedback vero e proprio.

Vengono poi collocati i sensori. Si può utilizzare il cosiddetto full-cap (cuffia che utilizza almeno 19 canali) se si lavora con tecniche 3D, oppure si possono posizionare alcuni sensori contemporaneamente, o ancora con un unico sensore posizionato sulla zona da regolare. Le aree da trattare vengono scelte precedentemente sulla base delle manifestazioni sintomatologiche da migliorare (e quindi delle aree cerebrali tipicamente associate a quelle funzioni) e sulla base di una mappatura iniziale, la brainmap. Si tratta di una registrazione eseguita ad occhi aperti e ad occhi chiusi, a riposo o durante un compito.

Una volta posizionati i sensori la persona prova in modo più o meno consapevole a modificare un determinato parametro, del quale è informata attraverso feedback visivi o uditivi. E’ un processo piacevole nella maggior parte dei casi, che può assumere la forma di un gioco soprattutto per i bambini. A fine seduta si possono vedere assieme le modificazioni ottenute rispetto ai valori iniziali (baseline) con l’ausilio di grafici che mostrano le variazioni nel tempo del parametro su cui si è lavorato.

Un valore aggiunto, che massimizza le potenzialità della tecnica, è senz’altro la qualità della relazione con il clinico, che diventa di enorme importanza con persone molto sofferenti, come ad esempio i pazienti affetti da trauma complesso.

 

Silvia, sappiamo che è da poco nata SINQ, la prima società scientifica italiana sul Neurofeedback, e che tu sei la presidente. Vuoi presentarla? Di cosa si occupa?

Certo con piacere. Con un gruppo di colleghi stiamo lavorando a SINQ da alcuni anni e finalmente siamo partiti con le attività.

SINQ è nata con l’esigenza di promuovere la diffusione del Neurofeedback e del qEEG (elettroencefalografia quantitativa) in Italia.

Chi si vuole avvicinare a questa meravigliosa disciplina al momento può trovarsi smarrito di fronte a una miriade di proposte, corsi di base, senza la possibilità di seguire dei percorsi che accompagnino verso un approfondimento progressivo delle competenze e delle conoscenze. Una volta completati questi corsi, spesso le persone si trovano un po’ abbandonate a se stesse, con dispositivi e software da padroneggiare e con conoscenze insufficienti per trattare casi articolati e complessi. Vorremmo invece favorire lo scambio e il sostegno reciproco. Stiamo lavorando per rendere SINQ una società viva, che promuova lo scambio tra colleghi attraverso attività di gruppo nelle quali possano via via coinvolgersi portando le loro preziose esperienze.

Vorremmo lavorare sulla qualità dei percorsi formativi e per questo stiamo promuovendo le certificazioni internazionali come via per garantire degli standard formativi. Siamo a contatto con i più importanti organismi internazionali: siamo unici affiliati Italiani di ISNR (International Society of Neuroregulation & Research) e siamo in continuo dialogo con gli altri affiliati internazionali.

Vorremmo inoltre che chi si occupa di questa materia possa essere facilitato al contatto con i colleghi esteri. Le Neuroscienze progrediscono in modo estremamente veloce ed è molto importante poter accedere alla ricerca e alle nuove metodiche direttamente.

Ci tengo particolarmente a citare gli altri membri del Consiglio Direttivo e del Comitato Scientifico che con me stanno portando avanti questo progetto. Sono tutto colleghi di enorme spessore e competenza, con background e formazioni diverse; chi vorrà unirsi a noi potrà conoscerli personalmente! Il Vice Presidente è il Dott. Marco Rotonda, Segretario e Tesoriere il Dott. Giulio Tarantino, sempre nel Comitato Direttivo la Dott.ssa Emanuela Russo e la Dott.ssa Luciana Lorenzon. Il Comitato Scientifico vede come Presidente il Prof. Giuseppe Augusto Chiarenza e come membri il Dott. Marco Congedo, la Dott.ssa Emanuela Russo, il Prof. Vilfredo de Pascalis.

 

Silvia, quali saranno i contenuti di questa rubrica e qual è il valore che tenterai di trasmettere?

Mi piacerebbe attraverso questa rubrica far conoscere il Neurofeedback sia nei suoi aspetti più generali, sia per quanto riguarda applicazioni e modalità nuove e meno conosciute. Vorrei farlo attraverso approfondimenti, interviste, materiali che coinvolgano e facciano conoscere diversi attori che di questa disciplina si occupano da tanti anni e in essa hanno maturato esperienze molto diverse. Un aspetto molto bello del Neurofeedback è che si tratta di una materia multidisciplinare, che da sempre raccoglie i contributi di Psicologi, Medici, Biologi, Operatori sportivi, Ricercatori… , che l’hanno applicato in contesti e modi molto vari, apportando il loro sapere e rendendolo a mio avviso un ambito ancora più ricco e affascinante. Mi piacerebbe riuscire a dare una misura di questo, cogliendo il lato umano di chi ne ha fatto la storia, di chi lo applica quotidianamente, di chi ne fruisce. La considero una grande opportunità per un contesto come quello Italiano, che sta cominciando ora a vederne una vera diffusione.


 
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