CLINICO CONTEMPORANEO
Attualità clinico teoriche, tra psicoanalisi e psichiatria
di Maurizio Montanari

Questi fantasmi. Sulla crisi di Governo e il padre riparatore

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17 febbraio, 2021 - 23:03
di Maurizio Montanari

Non era difficile scorgere nel viso di Mattarella una rabbia livida, malcelata dalla cravatta storta e dal tono   più monotonale del solito tendente al glaciale. Il suo appello al senso di responsabilità che avrebbe dovuto prevalere su personalismi è caduto nel vuoto e la crisi di Governo si è aperta.
Perché il Presidente  era così risentito? Era l’ira funesta del pater familias che sorprende uno dei figli nell’atto di commettere una trasgressione, una qualche manovra opaca tale da comprometterne l’autorità nonché il buon nome della famiglia stessa? 
No, questa vulgata lasciamola a chi, vox populi, va invocando il nuovo premier come padre riparatore e calmieratore dei capricci. La storia è ben altra.
Il disappunto del Padre era dettato dall’improvvido scoperchiamento di un fare perverso che , in politica, è all’ordine del giorno. Trame, ricatti, inciuci, sottecchi , tranelli , in molti casi originati da fantasmi personali mal lavorati e per nulla attraversati, sono il comune denominatore di tanta politica Italiana. 
L’elenco sarebbe troppo lungo, e snaturerebbe la vis clinica di questo scritto. La differenza col passato è che stavolta si è svolto tuto a cielo aperto. Senza un minimo di tappo simbolico che desse all’opinione pubblica l’idea che fossero cruciali questioni politiche quelle che hanno abbattuto il governo. Abbiamo invece assistito, complici i media ormai usati dai politici come replicatori  dei propri fantasmi  , ad una  crisi di Governo simile  ad un lungo e pubblico psicodramma, ove   fantasmi di usurpazione, le pulsioni di morte, passaggi adolescenziali interrotti, sadismo e perversione    si sono esibiti a cielo aperto, un collettivo passaggio all’atto privo di una qualsivoglia azione di rettifica. Renzi Telemaco ha candidamente confessato che il proprio scopo era metter sulla graticola il premier, vederlo cadere ad opera della sua azione proditoria ,  incurante del pericolo di mandare un paese alle urne   con ancora le terapie  intensive provate dalla pandemia. Un obbedienza alla legge propria, un disprezzo per la lex degli uomini. 
E’ mancata la forma, quel velo che ha sempre diviso   la legge dalla perversione, quel drappo necessario per  nascondere agli occhi della città la comune sorgente di  due fiumi che si dividono in superfice per poi   ricongiungersi nelle profondità carsiche.
In questa crisi il sottosuolo è diventato palcoscenico.
Prendiamo un parallelo storico. Nel 1992 l’allora primo Ministro Giulio Andreotti soffocò la defezione di 5 ministri contrari alle legge Mammì sostituendoli con un discorso durato meno di un minuto. La forma era salva, le cronache ricordano la sua voce flebile e graffiante  annunciare il nuovo esecutivo senza che i media potessero puntare i loro occhi dentro alle cause intime che avevano determinato quella crisi. Il padre si occupò di lavare i panni sporchi intramoenia e diede all’italiano medio, che nulla voleva sapere o sentire di maneggi umbratili, la verità tranquillizzante che gli serviva: a casa, tutto bene. 
 
L’eliminazione di Conte è stato il  parricidio   di un ingombro inamovibile con la parola, di qualcuno che era solito gettare ogni tanto una luce sui fattacci che avvenivano dentro casa, ancor di piu osava poi rivolgersi al terzo, i media , gli occhi dei cittadini, per mostrare loro chi invece ‘ si muoveva col favore ‘delle tenebre’. Troppo per chi , abituato ai maneggi  dostevskjani era fotofobico e allergico alla luce della parola, costretto a maneggi artificiali per rimandare il piu’ possibile fatale schianto col principio di realtà sottoforma di voto. Conte, il kinico di Zizek  che'mina coscientemente gli apparati dell’ideologia dominante, al fine di esporre gli interessi corrotti che si celano dietro le dichiarazioni ideologiche'.
Una figura indigesta per un corpo parassita che ha corroso dall’interno le fondamenta di un Governo non tanto per usurparne il posto, quanto per liberarsi dalla seccante presenza di chi, prono alla legge dello Stato, teneva una luce accesa su chi cercava di camminare nell'ombra. 
 
Questo movimento ha accorpato altri compagni di viaggio, formalmente nemici irriducibili nell’ora diurna, ma sodali davanti ad una ricca torta di denari da spartire.  L 'azione di Telemaco  sancisce la vittoria della perversione sulla legge. Dopo aver ricattato e piegato il parlamento , serenamente potrà sedersi al tavolo del padre, con un posto riconosciuto. La legge accetta chi la perverte al suo fianco, portando alla luce un patto che da sempre é celato agli occhi dei più. Draghi presiede un gruppo cementato dall odio e dalla connivenza. La destra estrema e la sinistra, la xenofobia e la solidarietà si danno finalmente la mano grazie a Renzi, colui che vive a cavallo della legge e mette in contatto universi che di giorno si fanno la guerra, ma di notte amoreggiano senza pudore. Renzi, evaportata alla luce del sole dei fatti la storia di Telemaco portatore di desiderio, si scopre     il cinico di Zizek  ‘ ben consapevole degli interessi particolari che sono alla base degli assiomi ideologici, che ne  (..) sostiene e riproduce i medesimi apparati ideologici come se ne fosse inconsapevole’. Non caccia gli usurpatori da Itaca, ma se ne fa complice per usurpare un posto simbolico che ritiene suo. Questi peana al Grande Padre Regolatore , che con mano di pietra giunga ed abbassi i toni del conflitto, ricorda quelle scene nelle quali il padre di famiglia, incapace di sedare la lite tra i figli, oppure esasperato dai troppi eccessi dell’uno o dell’altro, ammette il suo fallimento e convoca il parroco o il brigadiere di paese appaltando a lui l’impossibile impresa di incanalare la perversione.    
L’arrivo di Draghi, inneggiato sospettosamente da quasi tutta la stampa unita in un coro unanime e monocorde, obbedisce al desiderio di avere una figura imponete, un padre riparatore non già che castri, fermi la perversione, tenga l’odio calmierato o , magicamente porti tutti questi attori alla rettifica del loro fantasma e alla cambio  del proprio agire. Tutt’altro.
Il grande padre serve alla perversione per potersi meglio muovere senza la seccatura di riflettori che non le sono propri, senza lo sguardo ficcante di chi  è arrivato a vedere sin nei particolari piu’ intimi l’incidere di fantasmi personali agiti allo stato puro. 
Per questo deve essere ingombrante
 Draghi dovrà essere così possente da oscurare tutte quelle faglie, quelle increspature, quei pertugi dai quali filtrava la luce che illuminava maneggi che devono restare celati a piu’.

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