Mistificare, massificare, controllare! Recensione a “La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni. Come le fantasie di complotto difendono il sistema”

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22 maggio, 2021 - 12:31
Autore: Wu Ming 1
Editore: Alegre
Anno: 2021
Pagine:
Costo: €19.00

Nel 2020, negli interstizi dell’universo psicoanalitico usciva Il Seminario Perpetuo di Gioele Cima1 sull’insegnamento del controverso psicoanalista francese Jaques Lacan. I seminari di quest’ultimo hanno spesso causato reazioni forti e contrastanti con ripercussioni non solo nel panorama psicoanalitico ma anche in ambito filosofico, sociale e politico. Ad oggi Lacan continua ad apparire ovunque: in movimenti come l’anarco-primitivismo, l’accelerazionismo, il femminismo, in pubblicazioni che spaziano dalla filosofia alla letteratura e persino all’architettura. L’originalità del testo di Cima, densissimo e sempre sul pezzo (il libro possiede 15 pagine di bibliografia), risiede nel voler gettare una luce su quelli che lui definisce “oscurantismi” lacaniani.

 



Questi, secondo l’autore, deriverebbero da una mancata pubblicazione di alcuni suoi seminari, che invece sarebbero reperibili solamente in forma “clandestina”. Di conseguenza, una volta che i cosiddetti seminari “legittimi” dello psicoanalista francese sarebbero entrati nelle logiche dell’Università, l’insegnamento di quest’ultimo avrebbe subito col tempo delle distorsioni. A partire da ciò, si sono venute a creare due principali narrazioni: una più conservatrice e ortodossa in cui i lacaniani (anche Lacan prendeva le distanze dai lacaniani) difendevano a priori Lacan da qualunque attacco, e una più prettamente clinica che lo liquidava ingenuamente appellandosi a questioni come la durata delle sedute d’analisi o alla complessità dei suoi seminari. Insomma, due posizioni chiuse e cristallizzate che ne hanno impedito qualunque sviluppo critico. Cima, facendosi carico di tali oscurantismi decide di partire proprio da questi buchi editoriali per mostrare come le tesi di Lacan siano in continuo farsi e dis-farsi mostrando un’opera senza fine e in perpetuo ri-assemblaggio, si prendano, per esempio, i tre paragrafi in cui, a partire dalla critica dell’inconscio freudiano, l’autore mostri un Lacan con Freud, un Lacan contro Freud e un paradossale Lacan contro Lacan. In sintesi, lo sforzo di Cima è quella di riportare in auge l’insegnamento dello psicoanalista francese alla luce dei seminari non ancora ufficialmente pubblicati e, che, proprio a causa di tali mancanze, è stato possibile inglobare nella narrazione positiva e fantasmatica del discorso dominante. Ma cos’ha il lavoro di Cima in comune con l’ultimo libro di Wu Ming 1?  

 

 
 



 

 

La paura fa 90: QAnon e le fantasie di complotto 

Nel 2021 esce La Q di Qomplotto di Wu Ming 12, una consistente inchiesta sul fenomeno cospirativo di QAnon e non solo. L’autore, a partire dalla fantasia di complotto di QAnon, che più di tutte nella modernità ha avuto un impatto decisivo sulla realtà, individua delle dinamiche che, lungi dal volerle sbrigativamente definire schizofreniche, posseggono nel caos uno schema e dei fini ben precisi: uno su tutti il mantenimento dello status quo. Ma come è possibile, si chiede l’autore, che l’accanimento verso figure potenti come George Soros, Hillary Clinton o Tom Cruise difendano il sistema? Il lavoro di Wu Ming 1 è, per molti versi, molto simile a quello che fa Cima su Lacan e con Lacan. Partire dalle impasse per sciogliere i nodi.  

Contro questo tendenziale accrescimento quantitativo del sapere, Lacan ha optato per una virata qualitativa dell’interpretazione e, anziché farne un’affermazione orientata allo smascheramento del significato nascosto del sintomo o a slatentizzare l’oggetto del desiderio, ha affermato perentoriamente che interpretare è sciogliere il senso, e non rinserrarlo […] Ecco perché, da Funzione e campo in poi, pur variandone le basi teoriche, Lacan manterrà fermo che il valore dell’interpretazione non risiede tanto nella sua effettiva corrispondenza con la realtà cui essa si riferisce (una sorta di variante psicoanalitica della verità come “adaequatio rei et intellectus”), quanto nella sua capacità di produrre effetti, di plasmare una nuova e più calzante realtà.”3 

Similmente, Wu Ming 1 agisce ricercando significanti che, a partire da una lettura dei fatti, abbiano il fine di sciogliere il senso restituendo al lessico la sua capacità di aprire piuttosto che ripiegarsi su se stesso. Si veda, per esempio, quando l’autore farà lavorare il linguaggio creando una definizione di “narrazione tossica” o quando distinguerà le ipotesi di complotto vere dalle fantasie di complotto, o ancora, quando si servirà del termine debunking per intendere quella pratica volta a smascherare le fantasie di complotto in un modo che si limita a ripristinare la realtà esistente come unica e inoppugnabile (si veda il burionismo). Insomma, dopo aver riaperto una breccia nel lessico dominante, il passo successivo che compie Wu Ming 1 è rintracciare quelli che lui definisce i nuclei di verità delle cosiddette narrazioni tossiche a partire dall’affetto che esse hanno in comune. Da dove derivano tutto questo odio e queste frustrazioni che esplodono in atti di violenza così abnormi? Secondo l’autore il nocciolo della questione risiede nelle perpetue politiche di emergenza derivanti da un’economia allucinata dal profitto. In un’epoca in cui modernità, scienza e tecnologia vengono sbandierate come fautori del progresso liberal, il capitalismo ha assunto la forma di una macchina che, per generare sempre più guadagni, produce capitale dall’estrazione di dati attraverso gli algoritmi di cui si serve. Questi ultimi sparando costantemente narrazioni in cui all’individuo è richiesta una certa identificazione, produce l’effetto di smantellare quei confini tra Io e Ideale dell’Io. La conseguenza logica è la perdita del contatto con la realtà circostante in virtù dell’identificazione con un ideale comune. Tale meccanismo massificante era stato già evidenziato da Sigmund Freud in Psicologia delle masse e analisi dell’Io. Il padre della psicoanalisi individuerà tale meccanismo nella nascita delle più grandi istituzioni simboliche di massa nella storia dell’uomo. “È possibile dire che sulla massa la nevrosi produce un effetto di disgregazione analogo a quello prodotto dall’innamoramento. D’altra parte, è possibile vedere che, là dove si è avuta una potente spinta alla formazione collettiva, le nevrosi recedono e, per un certo periodo almeno, possono scomparire. […] Anche colui che non rimpiange la scomparsa delle illusioni religiose nell’odierno mondo civile ammetterà che, fin quando furono in vigore, offrirono alle persone da esse vincolate la più forte protezione contro il pericolo della nevrosi. Non è neanche difficile riconoscere in tutti i legami che vincolano a sètte e comunità mistico-religiose o filosofico-mistiche un modo distorto di curare nevrosi di ogni genere”4. 

Pertanto, Wu Ming 1 non manca di denunciare gli effetti che tali distorsioni stanno causando sul mondo fisico: mentre questo è preda del surriscaldamento globale, pandemie, scioglimento del permafrost con conseguente risveglio di batteri e virus rimasti congelati per millenni in cui la mano estrattiva dell’uomo è scientificamente e inoppugnabilmente verificata, il capitalista continua a tappare i buchi con strategie che hanno il fine di difendere un sistema da cui ha fatto fortune ma che adesso è causa di tali disastri. Nel frattempo, il soggetto un po' più sfortunato sublimerà le proprie frustrazioni e il proprio odio in un mondo narrativo creato ad hoc. Esemplari sono i casi in cui le stragi targate QAnon vengano da persone “normali”, con un lavoro “normale” ma profondamente isolate e immerse in richieste sempre più disumanizzanti da parte di un sistema economico tutt’altro che “normale”. Quest’ultimo oggi trova nel social network un alleato fondamentale.  

A tal proposito Wu Ming 1 dirà: “La coerenza narrativa ci appiattisce, e impoverisce la dimensione plurale dell’Io. Nella vita ognuno di noi è tante persone, perché noi siamo le nostre relazioni interpersonali e sociali. Per mia madre sono la figlia, per mia figlia sono la madre, sul lavoro sono la collega, in curva sono quella che lancia i cori, e poi sono l’ex compagna di classe, l’elettrice di sinistra, la volontaria in biblioteca, l’abitante del quartiere, la storica fan del tale musicista… Non c’è per forza “coerenza narrativa” tra queste personalità, ed è normale che in ogni situazione io mi esprima in modo diverso […]. Su Facebook tutti questi contesti collassano, nel senso che crollano uno sull’altro. Il mio molteplice è ridotto ad unum, quell’uno che corrisponde al mio profilo e sta di fronte a tutti”5. In sostanza, dietro la narrazione di QAnon, pur non essendoci un’organizzazione cabalistica che estrae adrenocromo dal sangue dei bambini nei sotterranei del Comet Ping Pong o nei tunnel di Central park, ci sono persone che dietro le piattaforme mediatiche, pur di generare profitto, veicolano informazioni tutt’altro che neutrali, avendo dato origine in questo modo a una realtà sempre più gamificata e facilmente controllabile. 

 

Storicizzare, storicizzare, storicizzare! 

Nella parte finale del libro, l’autore ripercorre la genealogia di un fenomeno che, lungi dal volerlo definire nuovo, ha colonizzato per secoli, come un fantasma, gli immaginari degli individui. Wu Ming 1, avendo creato un lessico di concetti culturalmente orientati a riconoscere le narrazioni tossiche, inquadra il fenomeno in una cornice temporale vastissima. L’autore rintraccia il totem delle narrazioni tossiche nell’accusa del sangue: la fantasia 1. Quest’ultima nascerà a seguito del ritrovamento del corpicino di Simone in un canaletto il 26 marzo 1475, domenica di Pasqua. L’epoca è quella post-pandemia da peste nera che ha decimato la popolazione europea e alimentato fantasie sugli ebrei come untori. Presto, la diceria sugli ebrei che uccidono i bambini si evolverà in accusa del sangue poiché, secondo il popolo, “il sangue di un bambino cristiano serve come ingrediente per la maztah, il pane azzimo che gli ebrei mangiano durante la Pesach6. Da tali fantasie comincerà una vera e propria inquisizione con tanto di persecuzioni, torture ed esecuzioni. “Processi che si concludono con quindici condanne a morte: in nove ardono subito sul rogo, mentre altri sei, che ne frattempo si sono convertiti, vengono trattati con misericordia: prima di bruciarli, li decapitano”7. Successivamente, il popolo riferirà di aver ricevuto miracoli dal piccolo Simone che nel 1588 verrà addirittura santificato da papa Sisto V. L’associazione tra il liberarsi degli ebrei uguale liberarsi dalla malattia, è ormai salda. Fantasie di massa del genere esploderanno ancora nel Rinascimento con le narrazioni sull’esoterismo, il culto del sotterraneo, del misterioso; terreno fertile per quella che sarà la caccia alle streghe e l’eliminazione del demoniaco: donne che verranno bruciate vive per il semplice utilizzo di una spezia, donne che accuseranno altre donne in stati di trance per non essere accusate loro stesse. Un’epoca nella quale brulicano associazioni tossiche quanto fantasiose in cui ogni azione rimanda a una serie di significati il cui sottofondo è il panico. Tali associazioni non raggiungeranno mai l’oblio ma verranno solo rimosse periodicamente finchè, a seguito di eventi che la gente non riuscirà a spiegarsi, torneranno a galla con gli stessi fini (l’omeostasi) e le stesse modalità narrative (si veda il moral panic degli anni 60, epoca della guerra in Vietnam, gli omicidi e le fantasie del gruppo Manson in cui tornerà l’accusa del sangue e il culto dell’esoterico, o il periodo in cui complotti veri come il progetto Mk-Ultra daranno vita a fantastiche narrazioni di estrema destra come l’esistenza di una fitta rete di basi sotterranee in cui si torturano persone e si covano piani segreti). Narrazioni che nascono, si sviluppano e attraversano gli oceani per poi tornare ancora una volta in contesti ed epoche differenti. 

 

Scoppiare le bolle 

Nelle ultime pagine, Wu Ming 1 racconterà un episodio di cui è stato partecipe in prima persona. Si tratta dell’incarcerazione negli anni tra il 1996 e il 1997 dell’amico Marco Dimitri, (prematuramente scomparso a 58 anni e a cui è dedicato il libro) Piergiorgio Bonora e Gennaro Luongo, meglio conosciuti provocatoriamente come i Bambini di Satana. I tre saranno accusati di abuso sessuale su minori e omicidio rituale da parte di una certa destra clericale. Le accuse arriveranno da Lucia Musti, all’epoca procuratore di Bologna, che veicolerà queste ultime utilizzando gli organi di informazione per demonizzare e distorcere una realtà attraverso la descrizione di fatti mai realmente accaduti. I tre rimarranno in carcere per mesi finchè il collettivo Luther Blissett, di cui l’autore faceva parte, inizierà a compiere una vera e propria opera di sabotaggio. Quest’ultimo non solo ridicolizzerà testate politicamente schierate a destra come Il Resto del Carlino, che in quell’episodio giocò un ruolo fondamentale nella distorsione, ma mostrerà come qualunque narrazione può letteralmente stravolgere le vite di persone innocenti con accuse di stampo addirittura inquisitorio. Quello dei Bambini di Satana non sarà infatti l’unico caso a giocare un ruolo fondamentale nella nascita di questo libro. Ma sicuramente quest’ultimo ha generato una ferita, un punto di rottura, l’impasse che ha dato avvio a un contagio associativo, il cui risultato è La Q di Qoplotto. 

Concludendo, l’opera di Wu Ming 1 è una lucida e densa storicizzazione di fatti contemporanei e dei nuclei sintomatici che da secoli attraversano il mondo occidentale. In molti punti si ha la sensazione di soffocare, di esserci dentro e di non sapere più come uscirne. Un libro che prende a schiaffi il lettore mettendolo davanti a una realtà in cui anche il corpo è ridotto a un fantasma. Le narrazioni tossiche sono l’esempio più evidente di come i buchi o le ferite vengano sempre già coperte da un sistema che tende a fare di tutto ciò che accade una positiva coerenza spettrale. Si veda il denso lavoro di Cima su Lacan. Un testo scritto con lo scopo di riabilitare il personaggio dalle narrazioni che ne sono conseguite proprio a causa dei vuoti editoriali.  

La proposta di Wu Ming 1, in sintesi, è quella di una riappropriazione del corpo attraverso una rivoluzione sistemica che non passi per il social media ma per le piazze, che rimetta al centro il desiderio e non il godimento, che liberi i corpi da un sistema di produzione masturbatorio, narcotico e preconfezionato e assolutamente compatibile con la nascita dei vari totalitarismi. La questione è che, essendo un testo politicamente schierato, non è esente da rischi, i quali si potrebbero riassumere in due punti. Il primo è che, entrando nelle logiche di mercato, questo subisca una certa sterilizzazione, ritorcendosi contro e chiudendo l’urgenza del dibattito in una bolla, vero nocciolo duro della conservazione. Il secondo è che, rievocando il conflitto politico tra una destra e una sinistra appartenenti a un futuro recente non ancora passato, ci si esponga al rischio che quello stesso desiderio rinnovato, divenga una delle tante narrazioni che, anziché aprirsi alle infinite possibilità del caso, si chiuda in un autoreferenziale circuito di trascendenza. Insomma, riconoscere le narrazioni tossiche come pezze che vanno a coprire buchi nel sapere, significa identificare in che modo l’omeostasi sociale si preserva e si auto-alimenta acriticamente in un sistema di specchi che rimanda costantemente all’individuo la percezione di un mondo sempre più angusto e claustrofobico. Come ben scriveva Enrico Radaelli nella prima parte di Perché il sesso fa scandalo? “Non c’è struttura, istituzione, organizzazione sociale, comunità politica, diciamo in generale relazione, che non ruoti attorno a un posto vacante. Lungi però dal costituire un limite dell’ordine simbolico, la casella vuota è esattamente ciò che lo fa funzionare (Deleuze 1976)”8. 

1 G. P. Cima, Il Seminario Perpetuo. Il tardo e l’ultimo Lacan, 2020, Orthotes, Salerno.

2 Wu Ming 1, La Q di Qomplotto. Come le fantasie di complotto difendono il sistema, 2021, Edizioni Alegre, Roma.

3 G. P. Cima, Il Seminario Perpetuo. Il tardo e l’ultimo Lacan, 2020, Orthotes, Salerno, pag. 285.

4 S. Freud, Totem e Tabù e Psicologia delle masse e analisi dell’Io, 2011, Bollati Boringhieri, Torino, pag. 259.

5 Wu Ming 1, La Q di Qomplotto. Come le fantasie di complotto difendono il sistema, 2021, Edizioni Alegre, Roma, pag.241.

6 Ivi, pag.400.

7 Ibidem.

8 https://www.mimesis-scenari.it/2021/03/10/perche-il-sesso-fa-scandalo-prima-parte/

 

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