LA VOCE DELL'INDICIBILE
I suggerimenti della rêverie degli Artisti
di Sabino Nanni

Bruto fu un ingrato parricida oppure un eroe? Un’acuta osservazione, in proposito, di Valerio Massimo Manfredi

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17 settembre, 2022 - 14:30
di Sabino Nanni
        Che cosa può esserci alla base dell'ingratitudine? Come spiegare l'odio diretto verso chi è stato soltanto un benefattore? Consideriamo un esempio storico, che colpì la sensibilità e l'immaginazione d'innumerevoli scrittori ed artisti: il rapporto fra Bruto e Cesare.
        La madre di Bruto, Servilia, fu l'amante di Cesare cui il divo Giulio rimase fedele per tutta la sua vita. Cesare si sposò più volte con altre donne, ma si trattava di matrimoni dettati da esigenze politiche. L'unico, vero, grande amore del dittatore fu per la donna che aveva conosciuto da giovanissimo: Servilia fu, per lui, come Camilla fu ed è per Carlo, re d'Inghilterra. Si sospetta, perciò, che il vero padre di Bruto fosse proprio Cesare.
        Per amore di Servilia (o forse per il suo presunto figlio), Cesare si dimostrò, nei confronti di Bruto, straordinariamente generoso: lo graziò e lo perdonò, nonostante il giovane si fosse schierato col suo nemico Pompeo, e avesse persino combattuto a Farsalo contro le truppe cesariane. In seguito gli concesse prestigiose e lucrose cariche pubbliche. Eppure ciò non impedì a Bruto d'essere fra gli organizzatori della congiura che portò ai tragici fatti delle idi di marzo.
        Valerio Massimo Manfredi scrisse un romanzo storico sull'assassinio di Cesare. In esso, si legge un'osservazione, che trovo straordinariamente acuta, riguardo allo stato d'animo di Bruto e degli altri congiurati: "Quando un individuo deve tutto ad un'altra persona, e nulla a sé stesso, egli non può che sviluppare un odio feroce verso quell'altra persona". Ogni atto di generosità di quella persona diviene, per l'individuo. una testimonianza della propria pochezza: egli si sente una nullità di fronte all'altro, che può vantare tutti i meriti.
        Gli esiti di tale odio sono due: l'individuo lo rivolge verso sé stesso, annienta la propria auto-stima, e diviene un puro strumento, privo di anima, nelle mani del suo benefattore. Oppure lo rivolge verso il benefattore stesso, in uno sforzo disperato (e spesso inefficace) di emanciparsi; e ciò può essere alla base di numerosi sentimenti e fantasie a carattere parricida, come nel caso di Bruto.
        Una breve considerazione di ordine politico. Giustamente ci lamentiamo di un governo che promette di prendersi cura di noi "dalla culla alla tomba", e poi fa esattamente il contrario. Tuttavia, anche se mantenesse le promesse, siamo sicuri che questo sarebbe un bene? Non finiremmo anche noi per annientarci interiormente, oppure, come Bruto, divenire dei ribelli velleitari e inconcludenti? A chi mi legge, se trova l'argomento interessante, lascio la risposta.
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