Kaddish per la donna che tenne la porta

‘Don’t be afraid of me because I’m just coming back home from the mental hospital—I’m your mother—’
Kaddish By Allen Ginsberg
Di una vita lunga e rumorosa come la sua, stamattina mi resta l’immagine di una porta. Montecitorio, il 2 di maggio del 1978: dentro una stanza di commissione si sta per licenziare la legge che chiuderà i manicomi italiani; fuori, nel corridoio, Marco Pannella vuole entrare. Me lo ha raccontato Bruno Orsini, che di quella legge fu il relatore e che quel giorno era nella stanza. Nel suo racconto Pannella riempiva il vano della porta per intero; Emma Bonino, minuta, gli si mise davanti e non lo fece passare.
Per misurare il gesto bisogna ricordare che i due stavano dalla stessa parte: la stessa lista, la stessa battaglia, la stessa idea di come si cambia un Paese. Pannella non veniva a ostacolare gli avversari, veniva a difendere una vittoria radicale. Erano stati i radicali a raccogliere le firme per abrogare la legge manicomiale del 1904, ed era la minaccia di quel referendum ad avere messo il Parlamento con le spalle al muro. Approvare la legge significava disinnescare il referendum, cioè togliere ai radicali il trofeo nel momento esatto in cui stava per essere consegnato. Bloccare i lavori della commissione, anche solo per qualche giorno, significava invece arrivare al voto popolare. Pannella voleva il voto popolare. Emma Bonino, quel giorno, decise che non si poteva correre il rischio.
Il rischio aveva due facce, e le ha descritte Orsini stesso in un memoriale scritto vent’anni dopo. La prima: un’abrogazione secca, senza nulla al posto di ciò che si aboliva, avrebbe consegnato la psichiatria italiana al caos, perché si sarebbe cancellata la disciplina del ricovero senza scriverne un’altra. La seconda, più insidiosa: se il referendum fosse stato perduto — e nell’Italia del 1978, con i manicomi ancora pieni e la paura del matto che era senso comune, poteva benissimo esserlo — la legge del 1904 ne sarebbe uscita non soltanto viva, ma legittimata dal popolo sovrano. Non un’occasione mancata: una condanna a tempo indeterminato.
Il resto è una cronologia da ustione. Il disegno di legge arriva il 19 aprile; si strappa alle commissioni la sede legislativa, procedura eccezionale che comprime in tre settimane ciò che di norma richiede mesi; il 2 maggio la commissione vota, trenta favorevoli, un contrario, un astenuto; il 10 maggio il Senato approva senza mutare una virgola; il 13 la legge è firmata, il 16 è in Gazzetta, il 17 è in vigore. Il termine oltre il quale il referendum non si sarebbe più potuto evitare era l’11 maggio. Il Senato votò il 10. La riforma psichiatrica italiana, che da mezzo secolo il mondo ci invidia e ci rimprovera, è passata per una cruna larga un giorno, e in quella cruna c’era una donna piccola messa di traverso su una porta.
Nei ritratti usciti stamattina la 180 non compare, oppure compare come una riga fra le altre. Si ricordano l’aborto, il digiuno, la fame nel mondo, l’Europa, la Corte penale internazionale: tutto vero, tutto suo. Ma la legge che ha restituito lo statuto di persona ai malati di mente italiani non entra nel canone, e non ci entra per una ragione che ha la sua ironia: perché in quella vicenda Emma Bonino non vinse. Rinunciò.
Bruno Orsini è stato il padre della 180: ne scrisse il testo, ne resse la relazione, ne pagò per decenni il prezzo politico. Emma Bonino ne è stata la madre, e di una maternità che si racconta male perché non assomiglia a nessuna delle storie che ci piacciono. Non volle quel figlio. Lo aveva anzi concepito per altri scopi, e fino all’ultimo minuto avrebbe potuto sopprimerlo semplicemente facendosi da parte. Non si fece da parte. Capì, prima di chi era nella stanza e contro chi stava nel corridoio, che esiste un momento in cui difendere la propria bandiera significa perdere la cosa per cui la bandiera era stata alzata. È la forma più alta e meno celebrata dell’intelligenza politica.
Per questo oggi le si deve un Kaddish e non un elogio funebre. Non era ebrea, e questo non è un atto liturgico ma una forma letteraria; la forma però dice una cosa precisa. Il Kaddish è una preghiera per i morti che della morte non pronuncia una sola parola: santifica il Nome, invoca la pace, e sul lutto tace. Per una donna che ha passato la vita a occuparsi dei vivi non esiste misura più esatta.
E c’è di più, e non è una coincidenza che si possa lasciar cadere. Il Kaddish più celebre del Novecento lo scrisse Allen Ginsberg fra il 1958 e il 1960 per sua madre Naomi, morta nel 1956 dopo anni di ospedale psichiatrico americano, a Pilgrim State, dove lui andava a trovarla. Il monumento letterario del genere è, alla lettera, il pianto di un figlio per una madre che il manicomio si era preso. Sessant’anni dopo tocca a noi dirne uno per la donna che i manicomi li ha fatti chiudere. Il cerchio si chiude in un punto che nessuno dei due avrebbe potuto prevedere.
Resta la porta. Resta quel corpo minuto piantato nel vano, e l’uomo che non passa. Di tutte le battaglie che ha combattuto — e le ha combattute quasi tutte in minoranza, quasi tutte perdendo prima di vincere — questa è l’unica in cui la vittoria consistette nel rinunciare alla propria. Il 17 maggio del 1978 i manicomi italiani cominciarono a chiudere, e di quel merito, nel racconto che l’Italia fa di sé, non le è mai stato intestato nulla.
Yitgadal ve-yitkadash.
NOTA SULLE FONTI
L’episodio della porta è testimonianza orale. Me lo raccontò Bruno Orsini, che di quella legge fu il relatore e che la mattina del 2 maggio 1978 era dentro la stanza; non compare in alcun atto parlamentare, per la ragione evidente che accadde in un corridoio. Tutto il resto della ricostruzione si appoggia a documenti che Psychiatry on line Italia conserva e rende consultabili da quasi trent’anni, nel suo Speciale Legge 180.
Il memoriale che Orsini scrisse per il ventennale ricostruisce dall’interno la decisione di stralciare le norme psichiatriche dalla riforma sanitaria, il calcolo sul referendum e la corsa contro la scadenza dell’11 maggio:
— Verso la riforma
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/ventanni-dopo-di-bruno-orsini/verso-la-riforma/
— L’inserimento della psichiatria nel S.S.N.
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/ventanni-dopo-di-bruno-orsini/linserimento-della-psichiatria-nel-s-s-n/
— Il referendum radicale e la Legge 180
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/ventanni-dopo-di-bruno-orsini/il-referendum-radicale-e-la-legge-180/
— Legge Basaglia?
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/ventanni-dopo-di-bruno-orsini/legge-basaglia/
Gli atti stenografici delle due sedute della Commissione Igiene e Sanità della Camera, riunita in sede legislativa, sono riprodotti integralmente. Nella prima, protratta dal venerdì al sabato, fu discusso e votato l’intero articolato, e vi intervenne Marco Pannella:
— Seduta di venerdì 28 aprile 1978: Avvio dei lavori
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/avvio-dei-lavori-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
— Relazione Orsini
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/relazione-orsini-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
— Intervento Pannella
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/intervento-pannella-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
— Discussione
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/discussione-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
— Discussione articoli
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/discussione-articoli-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
— Conclusione seduta
https://www.psychiatryonline.it/notizie-varie/conclusione-seduta-seduta-di-venerdi-28-aprile-1978/
La seconda è quella del racconto. Si aprì alle 11,10 e si chiuse alle 12: restavano soltanto le dichiarazioni di voto e la scheda segreta. Nell’elenco nominale dei trentadue deputati che presero parte alla votazione — trenta favorevoli, un contrario, un astenuto — non figurano né Emma Bonino né Marco Pannella:
— Seduta di martedì 2 maggio 1978: Avvio lavori
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/avvio-lavori-seduta-di-martedi-2-maggio-1978/
— Intervento Agnelli
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/intervento-agnelli-seduta-di-martedi-2-maggio-1978/
— Intervento Forni
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/intervento-forni-seduta-di-martedi-2-maggio-1978/
— Conclusione e voto
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/conclusione-e-voto-seduta-di-martedi-2-maggio-1978/
Fra quei trentadue nomi c’è quello di Giovanni Berlinguer, che raccolsi in intervista molti anni dopo:
— La malattia mentale tra scienza e politica. Intervista a Giovanni Berlinguer
https://www.psychiatryonline.it/interviste/la-malattia-mentale-tra-scienza-e-politica-intervista-a-giovanni-berlinguer-2/
L’intero dossier, con le testimonianze di Franca Ongaro Basaglia, Eliodoro Novello, Antonio Balestrieri, Pier Francesco Galli e Sergio Piro, è qui:
— Vent’anni di 180
https://www.psychiatryonline.it/speciale-legge-180/ventanni-180/
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Molto bello. Una memoria interessante e commovente. Testimonianza, rigore e un grande insegnamento di Emma Bonino.Complimenti!