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Notti da Far West e Adolescenze (Dis)armate

7 Apr 26

La Psichiatria di Fronte al Vuoto Relazionale

L’allarme sociale che attraversa le nostre città ha trasformato le notti italiane in scenari che la cronaca definisce, con una retorica ormai abusata, da “Far West”. Eppure, se spogliamo il fenomeno dall’enfasi mediatica e lo analizziamo attraverso la lente della salute mentale e dei dati reali, emerge un quadro clinico e sociale ben più complesso di una semplice emergenza di ordine pubblico. Non ci troviamo di fronte a una mutazione genetica in senso criminale delle nuove generazioni, ma a un collasso generalizzato della capacità di mentalizzazione – intesa nell’accezione di Fonagy e Bateman (2019) come la facoltà di interpretare le proprie e altrui azioni in termini di stati mentali – e a un’epidemia di analfabetismo emotivo che sfocia nell’acting out violento. Si tratta, in termini clinici, di quell’alessitimia che Sifneos (1973) descrisse per primo come incapacità di nominare e riconoscere le proprie emozioni, e che oggi, nel contesto adolescenziale, si manifesta non più come sintomo somatico ma come agito aggressivo.

Per la psichiatria contemporanea, la sfida non è più solo nosografica, ma squisitamente operativa: come tradurre la teoria in prassi clinica quando la strada sostituisce il setting terapeutico?

I Dati Reali: La Trasformazione Qualitativa della Violenza

Per comprendere l’eziologia del fenomeno, è imprescindibile partire dai numeri, spazzando via le percezioni distorte. L’Italia rimane uno dei Paesi europei con il tasso di criminalità minorile complessivo più basso: secondo i dati Eurostat, nel 2023 il tasso di denunce per centomila abitanti nella fascia minorile si attestava a 363,4, quasi la metà della media europea di 647,9. Tuttavia, ciò che sta esplodendo è la qualità del reato, caratterizzata da una violenza disorganizzata, spettacolarizzata e sempre più armata.

Secondo il rapporto (Dis)armati pubblicato da Save the Children (marzo 2026), che analizza il decennio 2014–2024 con proiezioni sul primo semestre 2025, le cifre delineano una chiara mutazione psicopatologica prima ancora che criminologica:

  • Lesioni personali: 4.653 casi registrati nel 2024, più che raddoppiati rispetto ai 1.921 del 2014.
  • Rapine: 3.968 casi nel 2024, un dato più che doppio rispetto a dieci anni prima.
  • Porto abusivo d’armi e oggetti atti a offendere (il dato clinicamente più allarmante): i minorenni segnalati sono passati da 778 nel 2019 a 1.946 nel 2024, con 1.096 casi già registrati nel solo primo semestre 2025. Un’accelerazione che il rapporto riconduce alla “normalizzazione” dell’uso del coltello, considerato ormai parte di un “kit” quotidiano al pari del portafogli o delle chiavi di casa.

Come evidenziato anche dal rapporto Le traiettorie della devianza giovanile di Transcrime – Università Cattolica del Sacro Cuore (giugno 2024), questa violenza non è più prerogativa esclusiva delle sacche di marginalità socio-economica – il 72% dei minori presi in carico nel biennio 2022-2023 non risultava in condizioni di disagio economico – ma attraversa trasversalmente le classi sociali, configurandosi come sintomo democratico di un profondo disagio psichico. Come ha sintetizzato il professor Ernesto Savona, direttore di Transcrime: non aumentano i numeri complessivi dei reati, ma cresce in modo allarmante la violenza dei comportamenti. L’età media del primo reato, nel campione analizzato, è scesa dai 16,1 anni del biennio 2015-2016 ai 15,6 del 2022-2023, con oltre la metà dei casi (52%) commessi prima dei 15 anni.

La Lettura Psichiatrica: L’Arma come Protesi dell’Io

Dal punto di vista psicodinamico e psichiatrico, l’incremento vertiginoso del porto d’armi tra i giovanissimi non risponde, nella maggioranza dei casi, a una premeditazione delinquenziale, ma a un drammatico cortocircuito della paura – un’espressione che lo stesso rapporto di Save the Children adotta per descrivere la dinamica in cui la paura genera il bisogno di difendersi, di fare paura, di armarsi, innescando una spirale che si autoalimenta.

Per leggere questo fenomeno in chiave clinica è necessario incrociare almeno tre grandi tradizioni della psichiatria psicodinamica. In primo luogo, la teoria della mentalizzazione di Fonagy e Bateman: i fallimenti nella capacità di mentalizzare determinano disregolazione emotiva, impulsività e comportamenti violenti e autodistruttivi (Bateman & Fonagy, 2019). L’adolescente che esce di casa con un coltello in tasca non è, nella maggioranza dei casi, un delinquente in formazione: è un soggetto il cui sistema di mentalizzazione ha collassato, incapace di rappresentarsi gli stati mentali dell’altro e di regolare i propri affetti.

In secondo luogo, il modello kernberghiano dell’organizzazione di personalità: Kernberg ha descritto come la fragilità strutturale dell’Io, caratterizzata da diffusione dell’identità, uso di difese primitive (scissione, identificazione proiettiva) e integrazione precaria del Super-Io, conduca a un funzionamento in cui l’aggressività non può essere né integrata né sublimata, ma solo agita o proiettata (Kernberg, 1992). Nei casi più gravi – quelli che Kernberg definisce “narcisismo maligno” – la grandiosità del Sé si combina con l’aggressività e l’onnipotenza, generando un soggetto che trae trionfo dall’infliggere paura. L’adolescente con il coltello in tasca manifesta dunque una fragilità strutturale dell’Io che può oscillare dal registro narcisistico – l’arma come protesi dell’onnipotenza – a quello propriamente borderline, in cui il mondo esterno viene percepito con tratti paranoidi: un ambiente ostile, imprevedibile e minaccioso. In entrambi i casi, l’arma diventa una protesi identitaria che garantisce un’illusione di onnipotenza capace di silenziare l’angoscia di annientamento. Nel suo recente volume dedicato specificamente agli adolescenti con gravi disturbi di personalità (Kernberg et al., 2022), Kernberg ha sottolineato come la valutazione della diffusione dell’identità resti il criterio diagnostico fondamentale anche nell’età evolutiva.

In terzo luogo, la lezione di Winnicott sulla tendenza antisociale: l’atto delinquenziale del minore non è mai mera devianza, ma è sempre un’espressione di speranza – il tentativo disperato di recuperare ciò che l’ambiente “sufficientemente buono” non ha saputo garantire (Winnicott, 1956/1984). La tendenza antisociale, scriveva Winnicott, implica speranza: il ragazzo che ruba, che aggredisce, che distrugge sta cercando di costringere l’ambiente a organizzarsi, a rispondere, a contenere. Quando nessun adulto risponde, la tendenza antisociale si cristallizza in delinquenza e, infine, in psicopatia. Questo è esattamente il vuoto relazionale che i dati ci restituiscono: un collasso delle figure genitoriali e istituzionali che lascia l’adolescente privo di contenimento interno.

A questo si aggiunge la dimensione digitale, che introduce un elemento qualitativamente nuovo: la rissa non ha più l’obiettivo di sopraffare l’avversario per il controllo del territorio, ma di generare contenuti per i social network. L’aggressione è funzionale alla registrazione video. Come il rapporto Save the Children documenta attraverso le voci dei ragazzi intervistati, la violenza si trasforma in una sorta di performance pubblica, in cui – per usare le parole di un adolescente intervistato nella ricerca – ci si sente come in un videogioco dove l’unico scopo è finire il livello. Ci troviamo di fronte a una depersonalizzazione dell’Altro, ridotto a comparsa sacrificale nella messa in scena del proprio disperato bisogno di esistere e di essere visti. È la forma contemporanea di ciò che Kernberg (1992) descriveva come impossibilità di investire l’oggetto in una relazione profonda: l’Altro non esiste come soggetto dotato di stati mentali, ma solo come superficie riflettente del proprio Sé grandioso.

Dalla Teoria alla Pratica: Come Arginare il Fenomeno

Continuare a rispondere a questa crisi di salute mentale esclusivamente con l’inasprimento delle pene significa curare il sintomo ignorando la malattia. Il Decreto Caivano (settembre 2023), ampliando la custodia cautelare e irrigidendo le misure penali per i minorenni, ha prodotto un aumento di circa il 50% delle presenze negli Istituti Penali per Minorenni – da 381 ragazzi a fine 2022 a 572 a fine 2025, secondo l’ottavo rapporto di Antigone sulla giustizia minorile (Io non ti credo più, febbraio 2026) – portando per la prima volta nella storia italiana gli IPM a conoscere il sovraffollamento, senza che ciò abbia prodotto alcuna riduzione dei reati violenti. Il 64,9% dei giovani detenuti si trova in custodia cautelare; tra i soli minorenni la quota sale all’83,1%. La maggioranza è in cella prima di una sentenza definitiva. Winnicott (1946) avrebbe riconosciuto in questa dinamica la metafora delle “quattro mura”: il carcere come surrogato di quel contenimento che la famiglia e la società non hanno saputo fornire. Ma un contenimento puramente coercitivo, privo di funzione terapeutica, è destinato a riprodurre la deprivazione anziché ripararla.

Come psichiatri, educatori e operatori della salute mentale, non possiamo restare confinati nell’ortodossia dei nostri ambulatori. Si delineano tre direttrici operative reali, cantierabili immediatamente all’interno dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) e delle reti comunali, che trovano fondamento sia nella letteratura clinica sia in esperienze già realizzate sul campo:

1. La Psichiatria di Strada (L’Équipe di Prossimità)

Il target di cui parliamo non chiederà mai aiuto in un Centro di Salute Mentale. Soffre di alessitimia: non sa nominare il proprio dolore, lo agisce. È quella condizione che Taylor, Bagby e Parker (1997) hanno definito un disturbo dell’elaborazione degli affetti che interferisce con i processi di autoregolazione e riorganizzazione delle emozioni, e che in questi adolescenti non si manifesta come sintomo somatico classico, ma come esplosione di violenza apparentemente immotivata.

È necessario istituire Équipe Territoriali Mobili composte da psichiatri, psicologi clinici ed educatori di strada, che operino nei luoghi di aggregazione informale (le piazze, i centri commerciali, i muretti). L’obiettivo è l’intercettazione precoce del disagio prima che diventi reato, costruendo un setting terapeutico “destrutturato” direttamente sul territorio. Modelli di questo tipo non sono utopie: il Progetto Chance di Napoli, avviato da Marco Rossi-Doria negli anni Novanta in quartieri ad alta densità criminale, ha dimostrato che l’educativa di strada può intercettare e riorientare traiettorie di devianza prima della cristallizzazione penale. In Svezia, il modello Fryshuset di Stoccolma rappresenta da oltre trent’anni un paradigma di riferimento europeo per l’intervento di prossimità con adolescenti a rischio, fondato sulla presenza stabile di operatori qualificati nei luoghi di aggregazione informale.

2. Istituzione di “Presidi a Bassa Soglia” non medicalizzati

La notte urbana è priva di adulti mediatori. I comuni e le ASL devono co-progettare spazi aperti in orario serale e notturno che non rechino l’insegna del “consultorio” (percepito come stigmatizzante), ma che funzionino come veri e propri “pronto soccorso emotivi”. Luoghi neutri dove il gruppo dei pari possa transitare e dove la presenza di operatori qualificati possa depotenziare le dinamiche del branco, offrendo ascolto immediato e decodifica dell’aggressività. Nella prospettiva di Fonagy, questi spazi dovrebbero funzionare come ambienti capaci di ristabilire la fiducia epistemica – quella condizione in cui l’adolescente torna a percepire la comunicazione dell’adulto come autentica e rilevante, e si riapre all’apprendimento sociale – un prerequisito senza il quale nessun intervento educativo o terapeutico può attecchire (Fonagy & Allison, 2014).

3. Alleanza Interistituzionale (Formazione delle Forze dell’Ordine)

Non possiamo lasciare le forze dell’ordine da sole a gestire crisi che sono, nella loro essenza, emergenze psichiatriche acute. I DSM devono avviare tavoli permanenti di formazione con Polizia e Carabinieri per fornire strumenti di de-escalation verbale e riconoscimento dei segni clinici del disagio giovanile. La segnalazione di un minore sorpreso con un’arma o coinvolto in una rissa deve attivare, in parallelo al percorso penale, una presa in carico psicologica obbligatoria e immediata del nucleo familiare, che spesso si rivela collusivo o gravemente negligente. Il rapporto Transcrime conferma che nel biennio 2022-2023 è cresciuta significativamente l’incidenza di ragazzi presi in carico con rapporti conflittuali e violenti in famiglia: l’intervento clinico sul nucleo non è un’opzione, è una necessità diagnostica e terapeutica.

Conclusioni

Il Far West delle nostre notti è lo specchio di un vuoto che gli adulti hanno lasciato in eredità. Winnicott ci ha insegnato che la tendenza antisociale è sempre un messaggio rivolto all’ambiente: una richiesta di contenimento travestita da aggressione. Fonagy ci ha mostrato che senza mentalizzazione non c’è regolazione affettiva, e senza regolazione affettiva non c’è che agito. Kernberg ci ha avvertito che la diffusione dell’identità non trattata conduce alla cristallizzazione di organizzazioni patologiche di personalità sempre più refrattarie all’intervento.

Psychiatry on line Italia ha il dovere di mantenere aperto questo dibattito, magari approfondendo ulteriormente queste dinamiche attraverso i focus video di “Caffè e Psichiatria”, per ricordare alla comunità scientifica che l’adolescenza odierna non va semplicemente punita o sedata, ma rimentalizzata. E per farlo, la psichiatria deve avere il coraggio di sporcarsi le mani, scendendo in strada.

Bibliografia

Fonti dati e rapporti istituzionali

Associazione Antigone (Febbraio 2026). Io non ti credo più. VIII Rapporto sulla giustizia minorile in Italia. Report sulle presenze e le condizioni negli Istituti Penali per Minorenni (IPM) a seguito del Decreto Caivano.

Dugato M., Sidoti C., Spinelli A.G., Savona E.U. (Giugno 2024). Le traiettorie della devianza giovanile. Transcrime – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano. In collaborazione con il Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità del Ministero della Giustizia.

Save the Children Italia (Marzo 2026). (Dis)armati. Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà. Polo Ricerca di Save the Children, con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS. Dati del Ministero dell’Interno e interviste sul campo (periodo 2014 – I Semestre 2025).

Servizio Analisi Criminale, Direzione Centrale della Polizia Criminale (Dati 2024/2025). Report sulle dinamiche della criminalità minorile e l’uso di armi in Italia. Dipartimento della Pubblica Sicurezza, Ministero dell’Interno.

Letteratura psichiatrica e psicodinamica

Bateman A., Fonagy P. (2019). Mentalizzazione e disturbi di personalità. Una guida pratica al trattamento. Raffaello Cortina Editore, Milano. (Ed. originale: Mentalization-Based Treatment for Personality Disorders: A Practical Guide, Oxford University Press, 2016).

Fonagy P., Allison E. (2014). The role of mentalizing and epistemic trust in the therapeutic relationship. Psychotherapy, 51(3), 372–380.

Fonagy P., Gergely G., Jurist E.L., Target M. (2002). Affect Regulation, Mentalization, and the Development of the Self. Other Press, New York. (Trad. it.: Regolazione affettiva, mentalizzazione e sviluppo del sé, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2005).

Kernberg O.F. (1992). Aggression in Personality Disorders and Perversions. Yale University Press, New Haven. (Trad. it.: Aggressività, disturbi della personalità e perversioni, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1993).

Kernberg O.F., Normandin L., Ensink K., Weiner A. (2022). Adolescenti con gravi disturbi di personalità. Raffaello Cortina Editore, Milano.

Sifneos P.E. (1973). The prevalence of ‘alexithymic’ characteristics in psychosomatic patients. Psychotherapy and Psychosomatics, 22(2), 255–262.

Taylor G.J., Bagby R.M., Parker J.D.A. (1997). Disorders of Affect Regulation: Alexithymia in Medical and Psychiatric Illness. Cambridge University Press, Cambridge. (Trad. it.: Disturbi della regolazione affettiva, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2000).

Winnicott D.W. (1984). Deprivation and Delinquency. Tavistock Publications, London. (Trad. it.: Il bambino deprivato. Le origini della tendenza antisociale, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1986). [Raccoglie i saggi 1946–1970, tra cui La tendenza antisociale, 1956].

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1 commento

  1. Pietro

    Bellisimo articolo che ridisegna le fondamenta di comportamenti patologici in una ottica di richiesta di aiuto. Le scuole di psichiatria dovrebbero mettersi al servizio di questi temi e coinvolgere il mondo reale.

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