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Oltre la Parola: La Dialettica tra Sensazione e Sentimento nella Clinica dell’Anima. La riflessione di Igor Sibaldi

7 Mar 26

Abstract

Nel panorama della psichiatria e della psicologia contemporanea, il linguaggio non è soltanto uno strumento di comunicazione, ma un perimetro che definisce i confini del mondo interiore del paziente. Igor Sibaldi analizza la sottile ma fondamentale distinzione tra “sentimento” e “sensazione”, termini spesso confusi eppure indicativi di dinamiche psichiche opposte: l’uno conservatore e radicato nel passato, l’altro generativo e proiettato verso la genialità. Attraverso una critica alla semplificazione linguistica anglosassone e un ritorno all’etimologia, l’articolo esplora come la riscoperta della sensazione possa liberare il pensiero dai vincoli della ragione schematica, aprendo nuovi orizzonti nel trattamento del malessere psichico e nella comprensione della verità individuale.


La Trappola del Linguaggio: Il Limite del Vocabolario Attivo

La qualità della vita psichica di un individuo è strettamente legata all’ampiezza del suo vocabolario attivo. Esiste una differenza macroscopica tra le parole che conosciamo passivamente e quelle che siamo in grado di utilizzare per dare forma alla nostra realtà. In Italia, assistiamo a una preoccupante contrazione di questo patrimonio: quando il vocabolario attivo del cittadino medio si riduce drasticamente, anche il “diametro” del suo mondo interiore si restringe.

Questa povertà linguistica ha ricadute dirette sulla clinica. La psichiatria moderna, fortemente influenzata dal modello anglosassone, tende a sovrapporre concetti che in altre lingue restano distinti. In inglese, il termine feeling funge da contenitore universale, appiattendo la differenza tra l’atto del sentire e l’esperienza del percepire. Al contrario, una psichiatria colta deve saper distinguere tra ciò che è costruzione mentale e ciò che è ricezione pura.


Sentimento e Sensazione: La Discontinuità tra Passato e Presente

Per comprendere la dinamica psichica, è necessario operare una distinzione etimologica e funzionale. Il “sentimento” — dal suffisso -mento, che indica un atto attivo e mediato — è un sentire filtrato dalla memoria, dalla cultura e dall’educazione. È l’alleato principale della ragione e degli schemi precostituiti. Il sentimento è intrinsecamente conservatore: ci vincola a ciò che abbiamo imparato a provare verso la patria, la famiglia o il partner, esercitando spesso una censura sulle percezioni che non rientrano in tali schemi.

La “sensazione”, invece, rappresenta l’esperienza passiva e immediata del reale. È il “sentire” prima che la parola lo catturi e lo trasformi in categoria. Se il sentimento rassicura e stabilizza, la sensazione sconvolge e innova. La genialità — così come alcune forme di follia — risiede nella capacità di restare ancorati alla sensazione pura, rifiutando la mediazione soffocante del sentimento appreso. Un artista che dipinge “con sentimento” produce opere rassicuranti ma sterili; chi dipinge la “sensazione” — come Van Gogh — restituisce l’impatto violento e autentico della realtà sulla psiche.


Ragione e Pensiero: Il Conflitto tra Schema e Interrogativo

All’interno della mente, la ragione agisce come un calcolatore di schemi: risponde a domande logistiche (chi, come, quando, quanto costa). Essa è fondamentale per la sopravvivenza quotidiana, ma diventa un ostacolo quando occulta il “pensiero”. Il pensiero, a differenza della ragione, si pone un’unica, pericolosa domanda: perché?

Mentre la ragione e il sentimento cercano conferme nel già noto, il pensiero e la sensazione spingono l’individuo verso l’ignoto. Spostare il baricentro del paziente dalla ragione al pensiero significa operare un cambiamento di mondo. È un’operazione che può apparire destabilizzante, poiché mette in discussione i pilastri su cui si fonda l’identità sociale — dai legami matrimoniali agli obblighi civili — ma rappresenta l’unica via per approdare a una verità che non sia un mero “fatto sociale”.


La Verità come “Aletheia”: Non Dimenticare il Sé

La clinica deve confrontarsi con il concetto di verità non come conformità a una regola, bensì come Aletheia — il termine greco che designa “ciò che non può essere dimenticato”. Spesso il paziente si rassegna a una verità razionale, mediata dal “parlamento interno” dei giudizi altrui: genitori, società, modelli culturali.

Liberarsi dalle parole e dai sentimenti precostituiti non significa cedere al cinismo, ma recuperare la spontaneità della sensazione. In questo “adesso” senza limiti, la memoria smette di essere un archivio statico e diventa una sonda capace di raggiungere profondità inesplorate. La salute mentale, in quest’ottica, non coincide con l’adattamento agli schemi sentimentali della massa, ma con la libertà di abitare le proprie sensazioni senza il timore di tradire il vocabolario imposto dalla società.


Conclusione

Il messaggio cardine che emerge da questa riflessione è che la guarigione e la realizzazione del sé passano attraverso la disattivazione temporanea degli schemi della ragione e del sentimento. Solo quando siamo capaci di sospendere il giudizio mediato dal linguaggio, possiamo accedere alla ricchezza infinita delle sensazioni e alla potenza sovversiva del pensiero. Come clinici, siamo chiamati a essere i “tecnici delle luci” della realtà del paziente, aiutandolo a inquadrare non ciò che è giusto provare secondo la norma, ma ciò che è autenticamente presente nel suo “adesso”. La verità che libera non è un dogma condiviso, ma l’incontro coraggioso con ciò che di noi stessi, nonostante tutto, non riusciamo a dimenticare.

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2 Commenti

  1. Redazione Psychiatry On Line Italia

    Cari lettori di Psychiatry Online Italia,vi invitiamo a immergervi nella profonda riflessione di Igor Sibaldi intitolata “Oltre la Parola: La Dialettica tra Sensazione e Sentimento nella Clinica dell’Anima”. Questo articolo, ricco di spunti filosofici, etimologici e clinici, esplora la distinzione tra il “sentimento” come filtro conservatore del passato e la “sensazione” come forza innovativa e autentica del presente, proponendo una visione rivoluzionaria per la pratica psichiatrica. Critica la povertà linguistica contemporanea e l’influenza dei modelli anglosassoni, invitandoci a riscoprire la potenza dell'”aletheia” – la verità che non si dimentica – per una cura dell’anima più libera e creativa.Leggetelo con attenzione: potrebbe sfidare le vostre prospettive sulla ragione, sul pensiero e sulla guarigione interiore. E voi, cosa ne pensate? Vi incoraggiamo a condividere le vostre riflessioni! Buona lettura!
    La Redazione

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    • Magda Guia Cervesato

      Iscritta per ascoltare Igor Sibaldi.

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