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Dai media caldi e freddi al “media semifreddo”: rileggere Marshall McLuhan oggi

8 Dic 25

Introduzione. Rileggere McLuhan senza museificarlo

Quando Marshall McLuhan coniò la dicotomia tra media “caldi” e media “freddi”, la sua non fu una tassonomia chiusa ma una griglia euristica per interpretare il rapporto fra definizione sensoriale e partecipazione del pubblico: «“A hot medium is one that extends one single sense in ‘high definition’… Hot media are low in participation, and cool media are high in participation.”»; allo stesso tempo, «“the medium is the message”», perché «le conseguenze personali e sociali di ogni medium… derivano dalla nuova scala introdotta nelle nostre faccende» (McLuhan, 1964). Questa torsione della prospettiva – guardare al formato prima che al contenuto – resta il suo lascito più fecondo.

Sessant’anni dopo, la nostra esperienza mediale quotidiana è strutturalmente ibrida. In ogni gesto di fruizione convivono calore sensoriale (immagini e suoni ad altissima definizione) e freddo partecipativo (scelte, commenti, remix, playlist), in un continuum che rende insufficiente la semplice opposizione caldo/freddo. È qui che introduco la categoria di media “semifreddo”: un regime tecnicamente caldissimo e cognitivamente freddo, che nasce dall’innesto della convergenza culturale (Jenkins, 2004; 2006) con la metamedialità del software (Manovich, 2013). In altre parole: viviamo in un ambiente in cui vecchi e nuovi media collidono e i consumatori migrano fra piattaforme e formati, mentre il software ri simula i media storici e ne ibrida incessantemente i linguaggi (Jenkins, 2006; Manovich, 2013).

1) Che cos’è un media “semifreddo” (definizione operativa)

Per media semifreddo intendo un ambiente mediale con tre proprietà congiunte:

  1. Alta densità informativa: il segnale è pieno (UHD/4K, HDR, WCG; audio lossless/spaziale; interfacce ricche) e “riempie i sensi” secondo l’accezione mcluhaniana di alta definizione (ITU/CEA; UHD Alliance).

  2. Alta partecipazione/completamento: l’utente sceglie, ordina, commenta, taglia, remixa, ri pubblica; in breve, co costruisce la forma finale dell’esperienza (Jenkins, 2004; 2006).

  3. Metamedialità software: il computer e le piattaforme operano come metamedium (Manovich), ossia un ambiente che simula e integra media differenti (testo, immagine, suono, video, VR) in workflow e interfacce che ne dissolvono i confini (Manovich, 2013).

La conseguenza è un’esperienza calda sui sensi e fredda sulle pratiche, dove il significato emerge dalla combinazione continua di densità percettiva e attività interpretativa.

2) Una sola, necessaria cornice storica: dal basso profilo analogico all’UHD

La televisione che McLuhan definiva relativamente “fredda” perché a bassa definizione era misurata da standard analogici come NTSC a 525 linee totali (≈480 visibili) e PAL a 625. L’odierna normalità HD/UHD/4K – formalizzata dal 2012 in poi dal sistema ITU/CEA e consolidata dall’UHD Alliance (risoluzione, bit depth, gamut, HDR) – ha “scaldato” sensibilmente l’immagine rispetto agli anni Sessanta, spostando il baricentro percettivo della visione domestica (Wikipedia, 525 lines; Wikipedia, Ultra high definition television).

3) Convergenza culturale e metamedialità: perché il binomio caldo/freddo non basta più

Henry Jenkins ha mostrato che la convergenza non coincide con la sola interoperabilità tecnica: è una trasformazione culturale in cui «vecchi e nuovi media collidono», i pubblici migrano da una piattaforma all’altra e l’interpretazione è un lavoro cooperativo fra industrie e fan (Jenkins, 2006; 2004). In parallelo, Lev Manovich ha dimostrato che il software è divenuto «linguaggio e motore universale», capace di ri simulare e ibridare i media storici (da Photoshop ad After Effects fino ai servizi web), facendo del computer un metamedium (Manovich, 2013). Questa duplice dinamica spiega perché oggi l’esperienza mediale si trovi stabilmente al centro: non più solo calda o fredda, ma semifredda.

4) Radio → podcast: la notizia come conversazione a richiesta

La Radio ha per decenni scandito la giornata con notiziari in orari fissi. Oggi la notizia si consuma in formati conversazionali (news podcast e video podcast), spesso lunghi, selezionabili e interrompibili: la fruizione diventa rituale personale più che appuntamento collettivo. Il Digital News Report 2025 (Reuters Institute) documenta «uno spostamento accelerato verso social e piattaforme video» e una crescente centralità di creator e podcaster nell’ecosistema informativo; la sezione comparativa sui news podcast mostra la maturità del formato e la sua integrazione nelle routine quotidiane (Reuters Institute, 2025). Sul lato piattaforme, il Podcast Download – Spring 2024 (Cumulus/Signal Hill) registra YouTube come prima destinazione fra i weekly podcast listeners USA, segnalando la visualizzazione su TV set e la metamorfosi del talk in on demand conversazionale (Westwood One/Cumulus, 2024; NBC News, 2024; Forbes Australia, 2024).

Nell’ottica del semifreddo, questo passaggio è paradigmatico: calore (qualità tecnica, set televisivi, multicamera) + freddo (scelta, capitoli, commenti, clip sharing, quote tweet). L’utente non “assiste” soltanto: completa il senso decidendo quando, quanto e come ascoltare/guardare.

5) CD → streaming: la playlist come unità epistemica dell’ascolto

Nella musica registrata, l’opzione on demand ha sostituito il supporto come unità mentale. L’IFPI quantifica un settore raddoppiato dal 2014 (≈ $29,6 mld nel 2024), con lo streaming a ~69% del totale; Spotify rivendica $10 mld di payout nel 2024 e un mercato oltre 500 milioni di abbonati paganti complessivi (tutte le piattaforme) (IFPI, 2025; Spotify, Loud & Clear, 2025; WIPO Magazine, 2025). La playlist diventa cornice narrativa e tesi implicita: ordina, combina, suggerisce; l’utente curatore e l’algoritmo consigliere confluiscono in un montaggio semifreddo di alta resa sensoriale e alto grado di co organizzazione (IFPI, 2025; Spotify, 2025).

6) Il televisore come porta delle piattaforme: dalla “messa in onda” alla “messa a disposizione”

Il TV set non è più il solo terminale del broadcast: è l’hub domestico di YouTube, BVOD e OTT. Ofcom – Media Nations 2024/2025 rileva che in UK YouTube è secondo servizio per share complessiva (dietro BBC e davanti a ITV), con 39 minuti/die medi in home e consumo su TV set in forte crescita anche fra gli over 55; metà dei top trending riprende grammatiche televisive (interviste, game, talk) (Ofcom, 2024; Advanced Television, 2025; VideoWeek, 2025). L’utente non “si sintonizza” più: apre un’app e sceglie, spesso dentro feed personalizzati – un’ulteriore prova dell’assetto semifreddo (Ofcom, 2024; NBC News, 2024).

7) Europa e Italia: coesistenza e metriche ibride

In Europa la lineare resta prevalente in quote rilevanti, ma perde minuti a favore di BVOD e OTT (ScreenVoice, 2025; CSI Magazine, 2025). In Italia, la Relazione Auditel 2024 parla di 120 milioni di schermi (di cui ~97 milioni connessi), visione individuale crescente e Total Audience in aumento grazie all’incrementale digitale (Confindustria Radio TV/Auditel, 2024; Newslinet, 2024). L’AGCOM fotografa nel 2024 ~15,5 milioni di utenti unici/mese per i VOD a pagamento (con Prime Video in crescita e Netflix in lieve flessione su desktop/mobile) e >35 milioni per i VOD gratuiti (RaiPlay, Infinity etc.); caveat: molte serie non includono le Connected TV, con probabile sottostima del lean back (Tivùbiz, 2025; HWUpgrade, 2025).

8) L’attenzione come valuta e termostato del “semifreddo”

«In un mondo inondato d’informazioni la risorsa scarsa è l’attenzione» (Davenport & Beck, 2001). I modelli ad based ottimizzano watch time e engagement tramite infinite scroll, autoplay, notifiche. L’HCI parla di una “seconda ondata” dell’economia dell’attenzione che simbolizza l’attenzione come moneta di scambio (Heitmayer, 2024); la filosofia morale discute l’addictività come problema etico intrinseco agli incentivi delle piattaforme (Bhargava & Velasquez, 2021). Tim Wu battezza gli operatori del settore attention merchants: attirano con ciò che appare “gratis” e poi rivendono l’attenzione; in concorrenza, la corsa scende verso lo stimolo più automatico (Wu, 2016). Tutto questo agisce da termostato: alza la definizione sensoriale (per vincere la gara percettiva) e alza la richiesta di partecipazione (per trattenere e misurare).


9) La tetrade (McLuhan & McLuhan, 1988) come strumento analitico

La tetrade chiede, per ogni medium: che cosa potenzia, che cosa obsolesce, che cosa recupera, in che cosa si rovescia quando spinto all’estremo (McLuhan & McLuhan, 1988). Applicata all’odierno ecosistema:

Medium / Formato

Potenzia

Obsolesce

Recupera

Rovescia

Podcast (notizie)

Conversazione profonda, fruizione elastica, intimità vocale

Appuntamento radio a orario fisso

Salotto, “giornale parlato”, oralità argomentata

In talk televisivo on demand su TV (clip/capitoli/commenti)

Streaming musicale

Coda lunga, playlist dinamiche, ubiquità device

Supporto fisico, sequenza rigida dell’album

Radio come ambiente e mixtape

In commodification dell’ascolto (auto radio algoritmica)

YouTube su TV

Scoperta, archivio, long form ibrido, personalizzazione

Palinsesto come unico “orologio sociale”

Varietà da broadcasting (talk/game/infotainment)

In competizione diretta con i broadcaster sul “primo tasto”

Feed social/video

Velocità, micro gratificazioni, remix e co editing

Linearità rigida del racconto

Oralità, collage, meme

In rumore/fatica attentiva e polarizzazione

(McLuhan & McLuhan, 1988; Reuters Institute, 2025; Ofcom, 2024; IFPI, 2025).


10) Epistemologia dell’esperienza semifredda: sette proprietà

  1. Serialità modulare. L’opera esce dall’unità monolitica e vive come moduli (episodi, capitoli, clip, highlight) che l’utente ri ordina e ri condivide (Jenkins, 2006).

  2. Ritualità elastica. Dalla ritualità “di orario” a quella situazionale (commute, palestra, cucina): il tempo di fruizione diventa personale (Reuters Institute, 2025).

  3. Polimorfismo distributivo. Il medesimo contenuto vive come video intero, estratto, short, trascrizione; le piattaforme sono laboratori di metamorfosi (Manovich, 2013).

  4. Curatela distribuita. La curatela si diffonde fra algoritmi e utenti: playlist, watch later, mi piace, save co determinano l’ordine di lettura.

  5. Metriche comportamentali. Il valore è misurato in tempo, ritorno, profondità, interazione, non solo in “views”: l’attenzione è valuta (Davenport & Beck, 2001; Wu, 2016).

  6. Interfacce come retorica. La forma della fruizione è anche retorica dell’interfaccia (autoplay, next, clip tool): persuasione incorporata nel design.

  7. Governance algoritmica. I ranking sostituiscono i palinsesti: l’accesso all’informazione dipende da codici e soglie (Napoli, 2019; 2015).


11) Un paradigma anticipatore

Molto prima che “piattaformizzazione” e “metamedialità” diventassero parole d’uso, ho colto il principio strutturale in un saggio del 2000 (Ascesa e caduta del terzo stato digitale), offrendo una definizione che oggi può apparire epocale per la sua capacità di coniugare architettura tecnica e agency dell’utente:

«reti informatiche formate da unità pensanti sempre più piccole, sempre più potenti, sempre più user friendly, sempre più multimediali tra loro interconnesse mediante un protocollo di comunicazione cross platform e mediante sistemi di comunicazione sempre più efficienti e rapidi nella distribuzione dei dati, la cui fruizione e la cui costruzione è controllabile, in buona parte dall’utilizzatore finale».

Questa formulazione anticipa con precisione tre capisaldi della nostra tesi:

  • Miniaturizzazione + potenza + usabilità: il capex cognitivo d’accesso crolla; l’utente diventa co autore del flusso.

  • Interconnessione cross platform: la rete non come mezzo singolo ma come orchestrazione di media – la definizione stessa di metamedium (Manovich, 2013).

  • Controllo dell’utente su fruizione e costruzione: è la matrice del semifreddocaldo sensoriale e freddo partecipativo –, ma anche l’anticipo della diagnosi di Jenkins sulla convergenza culturale (Jenkins, 2006).

Inserire questo paradigma nel quadro mcluhaniano significa riconoscere che “il medium è il messaggio” perché l’architettura – fatta di nodi user friendly, protocolli interoperabili, canali ad alta efficienzaplasma la forma delle nostre associazioni: oggi, la forma semifredda. In filigrana, vi si legge anche la “società in rete” (Castells, 1996/2010): funzioni e processi sono organizzati in reti, e le reti, a loro volta, sono ambienti (Castells, 2010).

12) Casi paradigmatici del “semifreddo”

12.1 Il giornale parlato del XXI secolo

Il news podcast quotidiano (spesso con cut down su social e full video su YouTube) sostituisce l’editoriale come spazio di cornice: contesto, analisi, fact checking spiegato, con ascolto situazionale (camminata, treno, cucina). I dati del Digital News Report 2025 segnalano che l’accesso all’informazione, specie tra i più giovani, passa preferenzialmente da piattaforme e creator; la durata media si allunga e la retention migliora, pur in un ambiente competitivo (Reuters Institute, 2025).

12.2 La sonosfera personale

La musica è ambiente e identità. Le playlist compongono un profilo sonoro che alterna ambienti (studio, lavoro), mood (focus, energia), throwback (recupero). L’IFPI quantifica la centralità economica dello streaming; Spotify rende pubbliche metriche di payout e soglie (IFPI, 2025; Spotify, 2025). I like, gli skip, i salvataggi sono gesti hermeneutici: montano un racconto di sé.

12.3 Il salotto torna sul televisore (ma on demand)

Nelle case, YouTube è la “seconda TV”: long form conversazionali, interviste, game show like. Ofcom rileva che l’uso su TV set è cresciuto in tutte le fasce d’età; Advanced Television nota il sorpasso su ITV per share complessiva (Ofcom, 2024; Advanced Television, 2025). L’utente decide tempi e scale, e commenta: caldo percettivo + freddo partecipativo.

12.4 Il live “interattivo”

Lo streaming live (eventi, sport, ask me anything) ibrida diretta e chat: la “messa in onda” convive con poll, Q&A, super chat. La diretta si raffredda chiedendo intervento, mentre la chat si scalda di immagini, clip, stickers: un micro laboratorio del semifreddo.


13) Politiche della visibilità e beni comuni informativi

Se la circolazione è orchestrata da interfacce e algoritmi, la domanda sul pubblico interesse non può esaurirsi nella disciplina del broadcast. Philip M. Napoli propone di trattare piattaforme e social come news media con obblighi proporzionati alla loro funzione informativa: trasparenza di ranking, accountability sulla moderazione, garanzie di pluralismo e affidabilità (Napoli, 2015; 2019). In chiave mcluhaniana, la tetrade può diventare checklist regolativa: che cosa potenziamo, che cosa obsoleschiamo, che cosa recuperiamo, in che cosa rischiamo il rovesciamento.

Conclusione. Il nome della forma (e l’innesto dell’AI)

La migliore lezione di McLuhan è guardare la forma: oggi la forma è semifredda. Alta definizione sensoriale più alta partecipazione cognitiva è la condizione normale del multimedia contemporaneo. Lo vediamo nel news podcast (la notizia come conversazione), nello streaming (la musica come playlist), nella piattaformizzazione dello schermo TV (il talk come on demand) [Ofcom, 2024; Reuters Institute, 2025]. In questo scenario, la definizione anticipatrice (2000) del mio paradigma dell’Information Technology Society ha colto in anticipo l’infrastruttura che rende possibile questa forma: miniaturizzazione + interoperabilità + controllo utente centrico come principio operativo della nostra ecologia mediale.

A questo quadro si innesta l’intelligenza artificiale generativa, che non aggiunge soltanto efficienza ma ridefinisce il profilo del semifreddo. Sul versante del “caldo” (H), l’AI accresce la densità sensoriale: upscaling neurale, sintesi vocale e musicale, denoising e grading automatico riempiono i sensi oltre i workflow tradizionali; è la prosecuzione naturale del computer come metamedium (Manovich, 2013). Sul versante del “freddo” (P), amplifica la partecipazione: prompting, scelta di varianti, istruzioni iterative e correzioni fanno dell’utente non solo un curatore, ma un co autore del contenuto (Reuters Institute, 2025). Ne risulta un semifreddo aumentato (H↑, P↑): più resa percettiva e più intervento cognitivo.

La tetrade aiuta a fissare gli effetti: l’AI potenzia scala, velocità e personalizzazione; obsolesce la scarsità del contenuto e la separazione netta autore/fruitore; recupera la bottega (co creazione dialogica) e il dialogo socratico come forma d’accesso alla conoscenza; si rovescia, se spinta all’estremo, in rumore sintetico, opacità delle fonti e deficit di fiducia. Qui entra la governance: senza etichette d’origine, provenance e trasparenza algoritmica, l’economia dell’attenzione tenderà a “surriscaldare” lo strato sensoriale e a “raffreddare” quello cognitivo fino alla stanchezza (Davenport & Beck, 2001; Napoli, 2019). Il termoregolatore del nuovo ecosistema è dunque l’insieme di interfacce, ranking, segnalazioni di contenuto AI e metriche di qualità (oltre il solo watch time), perché il “semifreddo aumentato” resti fecondo e leggibile.

In questo senso, «il medium è il messaggio» conserva tutta la sua forza: oggi il medium è software – il metamedium che massaggia la percezione e riscrive i gesti – insieme all’AI come co motore generativo; e il messaggio è che l’esperienza mediale si produce insieme, al centro del gradiente, in uno stato semifreddo che l’AI può espandere o distorcere. La posta in gioco è mantenere la co costruzione come luogo della qualità: un’architettura di reti user friendly e cross platform (come anticipato nel 2000) in cui la potenza del generativo sostenga, e non eroda, attenzione, interpretazione e fiducia [McLuhan, 1964; Manovich, 2013; Reuters Institute, 2025].

Bibliografia

Classici e teoria dei media

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Piattaforme, governance, attenzione

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Cornici e contesti

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