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Festival dei Matti Edizione 2013 – Venezia, 8, 9, 10 novembre 2013

6 Nov 13

da: Festival dei Matti 2013

Quasi sempre dannazione, ma  talvolta anche  vita  che scansa una morte annunciata, l'esilio è comunque spiazzamento, interno o esterno, disancoraggio, perdita della dimensione domestica dell'ovvio, dolore, rottura e appello.  

Esilio è fratello, ma anche padre e figlio di  follia, in una parentela mobile che può scomporre genealogie e costellazioni familiari, rovesciare i  destini, riaprire alla speranza.

 

Edizione 2013,  Esìli

Quasi sempre dannazione, ma talvolta anche vita che scansa una morte annunciata, l'esilio è comunque spiazzamento, interno o esterno, disancoraggio, perdita della dimensione domestica, dell'ovvio, dolore, rottura e appello.  
Esilio è fratello, ma anche padre e figlio di follia, in una parentela mobile che può scomporre genealogie e costellazioni familiari, rovesciare i destini, riaprire alla speranza.
Parleremo di molti diversi esili  e delle molte e contrapposte storie che ne sono venute.
Ma soprattutto di quelle che potrebbero venirne.

Matto è chi è diverso.
Chi è straniero a sé o agli altri.
Chi sta oltre il confine e chi, entro il confine, sconfessa, contraddice, scombina.
Chi osa, chi rompe, chi non si adegua. Chi sfida il mondo e lo riscrive nella bellezza e nell’invenzione.
Matto è chi sta dentro la normalità, e gli pare abbastanza.     
Chi sente al limite, e chi sta in anestesia e smette di sentire.  
Chi sta solo troppo a lungo o chi non può mai starci.  
Matto è ciascuno di noi quando è bambino, vecchio, sognatore o delirante.  Quando è innamorato. Quando il dolore gli toglie la voce e gli rende incomprensibile quella degli altri.  
Matto è il poeta che forza le parole e apre al mondo un nuovo senso.
    
Matto è chi ha lo sguardo presbite e il verbo profetico, chi uscendo dalle righe forza il reale e rende possibile l’impossibile.
Matto è ciascuno.
Qua e là, per poco o per tanto, gioco o serietà, ventura o sventura.
 
Matto è ognuno di noi, ma poi se ne dimentica.
Raramente ne parla e quasi mai per dire di sé.

Comunque con parole in cui nessuno riesce a riconoscersi, nessuno vorrebbe davvero starci.  

Vogliamo fare un festival, andare sulle strade e nelle piazze, per raccontare questa condizione che tutti ci riguarda.  
Per ricordarci di noi.  
Per interrogarci in uno spazio comune.
Per costruire confronti, attraversare contraddizioni, cercare nuovi baricentri alla coscienza di noi stessi.
 

Il Festival dei Matti “numero zero” due giornate di incontri e invenzioni per restituire voce a noi tutti, quando siamo matti.
Ospiti sono scrittori, filosofi, artisti, cittadini per parlare di  questo, rappresentarlo, restituirgli valore.

Obiettivi:

promuovere la costruzione di un contesto culturale in cui diversi linguaggi  che si misurano con questa esperienza trovino ospitalità e visibilità in una cornice riconoscibile
Rimescolare le carte, smontare tabù e diffidenza, riconoscere il nostro essere a volte funamboli, matti con noi stessi, come campo familiare, possibile ponte alla follia degli altri. Accostare i destini di matti riusciti e matti per sventura, immaginarne risvolti e reversibilità. Entrare in dissonanza con quanto diamo per scontato e lasciamo sullo sfondo.
Promuovere una piena appartenenza alla collettività (in termini di diritti e di protagonismo) ai matti per forza, offrendo loro un’opportunità di formazione e di lavoro.

Brochure

IL PROGRAMMA COMPLETO

GLI SPETTACOLI al Teatro Goldoni

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