SEZIONE ITALIA
1. Il Sole 24 Ore: L’impatto del cambiamento climatico sulla salute mentale dei giovani
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Il fatto: Un’analisi dettagliata pubblicata il 27 febbraio su Infodata del Sole 24 Ore riprende l’allarme di Greenpeace sull’eco-ansia, evidenziando come la crisi climatica stia minando la tenuta psicologica delle nuove generazioni, alimentando disturbi ansiosi, senso di impotenza e grave preoccupazione per il futuro.
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Il commento: L’eco-ansia non può più essere etichettata come un banale “timore giovanile”. Si tratta di uno stressor cronico e oggettivo che la clinica psichiatrica e psicologica deve imparare ad accogliere, non medicalizzando la preoccupazione (che è fondata), ma aiutando i pazienti a gestire l’impotenza appresa e a ritrovare risorse adattive.
2. Quotidiano Sanità: Allarme burnout, stress e disagio psicosociale nelle professioni sanitarie
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Il fatto: Il 24 febbraio, Quotidiano Sanità ha presentato un focus sui fattori di stress che colpiscono i lavoratori, in particolare in ambito sanitario. Mobbing, moral distress (la difficoltà a operare secondo i propri valori) e burnout cronico sono le cause principali di esaurimento emotivo e distacco.
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Il commento: Il “moral distress” è la vera epidemia silente nei reparti di cura. Quando un operatore non può curare come vorrebbe a causa di tagli o carenze strutturali, la dissonanza cognitiva si trasforma in trauma psicologico. Serve una “manutenzione emotiva” per chi cura, pena il collasso del sistema.
3. Il Fatto Quotidiano: Disabilità, lavoro e l’urgenza di adattamenti psicosociali per l’inclusione
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Il fatto: In un articolo del 25 febbraio, viene affrontato il tema delicato di come mantenere e reinserire al lavoro chi si ammala o chi diventa invalido, evidenziando la necessità di “accomodamenti ragionevoli” non solo architettonici, ma soprattutto organizzativi e psicologici.
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Il commento: La psichiatria del lavoro deve farsi promotrice di questa visione: la disabilità acquisita (spesso legata a traumi o gravi depressioni invalidanti) non deve coincidere con l’espulsione sociale. Adattare l’ambiente relazionale è terapeutico quanto il farmaco.
4. Quotidiano Sanità: Il benessere mentale dipende sempre più dall’ambiente circostante
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Il fatto: Una riflessione pubblicata il 26 febbraio sposta l’asse dalla genetica all’epigenetica e all’ambiente sociale, sottolineando come la salute mentale dipenda oggi in larga misura dall’ecosistema relazionale e fisico in cui siamo immersi, e sui quali possiamo e dobbiamo agire.
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Il commento: Superare il riduzionismo biologico è essenziale. La patologia mentale emerge quasi sempre all’incrocio tra una vulnerabilità individuale e un ambiente tossico. Intervenire solo sul sintomo ignorando il contesto di vita è un approccio destinato a fallire nel lungo periodo.
5. Corriere della Sera: Lo psichiatra Pellai sull’importanza psicologica dei “no” nell’educazione
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Il fatto: Sulle pagine del Corriere (sezione Quimamme) di fine febbraio, lo psicoterapeuta Alberto Pellai analizza le dinamiche evolutive dei bambini, spiegando come le regole e i “no” siano gli strumenti primari per favorire l’autoregolazione e gestire l’ansia.
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Il commento: Nell’epoca dei “genitori spazzaneve” che rimuovono ogni ostacolo emotivo, i reparti di neuropsichiatria infantile si riempiono di preadolescenti intolleranti alla frustrazione. Restituire valore al limite significa fare vera prevenzione psichiatrica primaria.
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Il link: https://quimamme.corriere.it/bambini/educazione-scuola/pellai-perche-regole-e-i-no-sono-importanti
SEZIONE INTERNAZIONALE
6. The Guardian: Lo scandalo delle dimissioni di pazienti con DCA a pesi “pericolosamente bassi”
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Il fatto: Un’inchiesta esclusiva pubblicata il 27 febbraio rivela, tramite richieste di accesso agli atti (FoI), che i reparti di salute mentale del NHS britannico stanno dimettendo pazienti con anoressia con un BMI inferiore a 15 (malnutrizione grave), esponendoli a un rischio altissimo di mortalità o ricaduta rapida.
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Il commento: Questo è il sintomo drammatico di un sistema sanitario al collasso che tratta i disturbi del comportamento alimentare solo come “emergenza dei posti letto”. Dimettere chi è in rischio vita per fare spazio ad altri significa aver perso del tutto la bussola della presa in carico psichiatrica.
7. The Guardian: Nuovi principi storici per la salute mentale nell’industria cinematografica e TV
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Il fatto: Il 26 febbraio la “Film and TV Charity” inglese ha lanciato delle linee guida senza precedenti a seguito di un sondaggio choc: il 35% dei lavoratori del settore giudica “scarsa” la propria salute mentale e il 30% ha avuto pensieri suicidari nel corso dell’anno per colpa di ritmi disumani e bullismo sui set.
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Il commento: La creatività non può più essere un alibi per l’abuso psicologico. Inserire valutazioni dei “rischi di stress emotivo” prima delle riprese dimostra che la psicologia del lavoro deve tutelare anche i settori apparentemente più glamour.
8. The Guardian (Recensione): “The Unfragile Mind”, il nuovo saggio sulla mente e le cure
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Il fatto: Il 26 febbraio la testata ha pubblicato una lunga recensione del nuovo libro di Gavin Francis. L’autore critica aspramente il riduzionismo neurochimico, opponendosi all’uso eccessivo di antidepressivi per cali d’umore lievi e spingendo per rimedi basati sul buon senso, scatenando aspre polemiche tra gli psichiatri.
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Il commento: Il dibattito sulla medicalizzazione del dolore umano è più vivo che mai. Se da un lato è giusto evitare lo stigma della “pillola facile”, dall’altro banalizzare la depressione riducendola a un problema risolvibile “facendo esercizio” rischia di invalidare la sofferenza clinica profonda.
9. The Guardian: Stiamo davvero sovradiagnosticando le malattie mentali?
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Il fatto: In un saggio pubblicato il 22 febbraio, l’esperta Lucy Foulkes affronta il cosiddetto “concept creep”: l’uso di termini psichiatrici per descrivere normali fatiche quotidiane (in particolare l’ADHD). L’articolo avverte però di non usare questa tesi per liquidare chi soffre davvero.
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Il commento: È il dilemma centrale della psicologia moderna. L’iper-consapevolezza diffusa dai social ha abbattuto lo stigma, ma ha trasformato tratti di personalità o fatiche adattive in etichette diagnostiche, sovraccaricando i servizi specialistici e annacquando la gravità dei casi severi.
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Il link: https://www.theguardian.com/books/2026/feb/22/are-we-really-overdiagnosing-mental-illness
10. The Guardian: Le diagnosi mentali non dovrebbero essere una questione di “Sì o No”
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Il fatto: Il 27 febbraio viene ripreso il dibattito sulla rigidità diagnostica (in risposta al pezzo della Foulkes). Esperti ed educatori sostengono che inquadrare disturbi come l’ADHD in modo rigidamente binario (malato/sano) fa perdere di vista il continuum della neurodiversità e dell’esperienza umana.
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Il commento: La psichiatria categoriale del DSM mostra tutti i suoi limiti. Trattare la mente come uno spettro dimensionale è l’unico modo per personalizzare le cure ed evitare che una “non-diagnosi” si traduca in un totale abbandono terapeutico.
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