NOTIZIE ITALIANE
1. Bullismo: il 38% dei ragazzi ne è vittima, uno su cinque pensa di farsi del male
Il fatto
ANSA ha riportato i dati di un’indagine sul disagio adolescenziale: il 38% dei ragazzi dichiara di essere stato vittima di bullismo e un adolescente su cinque afferma di aver pensato di farsi del male o di non voler vivere. L’articolo segnala anche ansia da inadeguatezza, vergogna del corpo, vuoto emotivo e una quota significativa di adolescenti che si sente più capita dall’intelligenza artificiale che dagli adulti.
Il commento
La notizia è rilevante perché descrive un disagio giovanile non episodico, ma strutturale: il bullismo non è solo un problema educativo o disciplinare, ma un fattore di rischio psicologico che può intrecciarsi con autolesionismo, ritiro sociale, vergogna corporea e perdita di fiducia negli adulti. Il dato sull’IA come interlocutore percepito come più comprensivo segnala una frattura relazionale che scuola, famiglia e servizi devono prendere molto sul serio.
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ANSA – Bullismo: il 38% dei ragazzi ne è vittima, 1 su 5 pensa di farsi del male
2. Salute mentale in Italia: aumentano i bisogni, ma risorse e personale restano insufficienti
Il fatto
Sky TG24 ha ricostruito il quadro dei servizi di salute mentale in Italia: gli utenti dei servizi psichiatrici territoriali sono passati da 777 mila nel 2015 a 846 mila nel 2024, mentre la quota di spesa sanitaria destinata alla salute mentale è scesa dal 3,4% del 2017 al 2,7% del 2024. L’articolo segnala anche carenze di personale e criticità nelle REMS, con oltre 600 pazienti presenti e oltre 700 persone in lista d’attesa.
Il commento
La fotografia conferma il nodo centrale della psichiatria pubblica italiana: cresce la domanda, ma la risposta territoriale resta sottofinanziata. In salute mentale la continuità della cura è decisiva; quando servizi, personale e strutture intermedie non reggono il carico, il sistema rischia di intervenire soprattutto nelle emergenze, perdendo la funzione preventiva e riabilitativa.
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Sky TG24 – Salute mentale, quante sono le persone in cura in Italia e quanto spende lo Stato? I dati
3. Modena, psichiatria forense e violenza: “sbagliata l’equazione disagi-violenza”
Il fatto
Il Corriere della Sera ha intervistato la psichiatra forense Liliana Lorettu sul caso di Modena. L’articolo sottolinea che non può esserci automatismo tra malattia mentale e reato: va valutata la relazione concreta tra eventuale disturbo e atto commesso. Lorettu richiama anche il tema dell’interruzione delle terapie e della difficoltà dei servizi territoriali a fare prevenzione con risorse insufficienti.
Il commento
La notizia è importante perché sposta il discorso pubblico dalla semplificazione alla valutazione clinico-forense. Dire che non ogni atto violento è “follia” non significa negare i fattori di rischio psichiatrici, ma evitare una scorciatoia stigmatizzante. Il punto clinico resta la continuità della presa in carico: quando un paziente interrompe le cure, il rientro nei percorsi terapeutici può diventare più difficile e la traiettoria clinica più complessa.
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Corriere della Sera – Tragedia di Modena, sbagliata l’equazione disagi-violenza
4. “Non chiamatela follia”: la salute mentale non è il mostro da dare in pasto alla paura
Il fatto
La Repubblica ha pubblicato un approfondimento sulla deriva stigmatizzante seguita al caso di Modena. L’articolo ricorda che la maggioranza delle persone con disturbi mentali non è violenta e richiama il dato degli oltre 845 mila utenti seguiti dai servizi di salute mentale, insieme alla carenza di psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, educatori e interventi precoci.
Il commento
Il valore della notizia è culturale e clinico insieme: quando il discorso pubblico associa automaticamente sofferenza psichica e pericolosità, aumenta lo stigma e si riduce la possibilità che le persone chiedano aiuto. Una società che usa la salute mentale come spiegazione immediata dell’incomprensibile finisce per rendere più difficile proprio ciò che servirebbe: accesso precoce, fiducia nei servizi, continuità terapeutica e integrazione sociale.
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La Repubblica – Non chiamatela follia. La salute mentale non è il mostro da dare in pasto alla paura
5. Isolamento, ansia e disturbi alimentari: azioni per aiutare i NEET e le famiglie
Il fatto
La Stampa ha raccontato il progetto “ProvinceXGiovani”, dedicato ai giovani che non studiano e non lavorano, con attenzione a fragilità emotiva, disturbi alimentari, isolamento e bassa autostima. Il progetto prevede un percorso di diciotto mesi e il coinvolgimento di enti e istituzioni territoriali.
Il commento
Questa notizia mostra come il disagio psichico giovanile debba essere affrontato anche fuori dagli ambulatori, nei luoghi della vita sociale, educativa e culturale. NEET, isolamento, ansia, disturbi alimentari e autostima fragile sono fenomeni che richiedono interventi precoci, prossimità territoriale e lavoro con le famiglie. Il passaggio decisivo sarà misurare gli esiti: non solo quante attività vengono realizzate, ma quanti giovani riescono davvero a rientrare in percorsi di relazione, formazione e cura.
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La Stampa – Isolamento, ansia e disturbi alimentari: le 5 azioni per aiutare i Neet e loro famiglie
NOTIZIE INTERNAZIONALI
6. Meta chiude il primo caso USA sui costi scolastici legati alla salute mentale giovanile
Il fatto
Reuters ha riferito che Meta ha raggiunto un accordo nel primo caso statunitense, avviato da un distretto scolastico del Kentucky, sui costi sostenuti dalle scuole per affrontare la crisi di salute mentale giovanile collegata all’uso dei social media. Circa 1.200 distretti scolastici hanno presentato azioni simili contro piattaforme digitali; le aziende negano le accuse.
Il commento
La salute mentale degli adolescenti entra qui in una dimensione giuridica e istituzionale: non più solo problema individuale o familiare, ma possibile costo collettivo per scuole e comunità. Il nodo resta complesso: non basta attribuire causalità lineari ai social media, ma è ormai inevitabile discutere di progettazione delle piattaforme, prevenzione dell’autolesionismo, protezione dei minori e responsabilità delle aziende digitali.
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Reuters – Meta settles first US case over school costs tied to youth mental health
7. Inghilterra: bambini in crisi psichiatrica fino a tre giorni in pronto soccorso in attesa di un letto specialistico
Il fatto
The Guardian ha riportato che in Inghilterra bambini e adolescenti in crisi di salute mentale possono restare fino a tre giorni nei reparti di emergenza prima di ottenere un posto letto specialistico. Secondo i dati citati, le attese superiori a dodici ore sono triplicate tra il 2019 e il 2025.
Il commento
La notizia mostra un problema comune a molti sistemi sanitari: la crisi psichiatrica infantile finisce nel pronto soccorso generale perché mancano percorsi specialistici tempestivi. Per un minore in grave sofferenza psicologica, l’attesa in un ambiente d’emergenza può aumentare disorientamento, paura e rischio clinico. Servono unità dedicate, équipe formate e continuità rapida tra emergenza, territorio, famiglia e scuola.
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8. Australia: il New South Wales verso un modello che riduca l’intervento della polizia nelle crisi di salute mentale
Il fatto
The Guardian ha riferito che nel New South Wales polizia e servizi sanitari stanno lavorando a un accordo per gestire diversamente gli interventi legati alla salute mentale, ispirandosi al modello “right person, right care”. L’obiettivo è che, quando non vi siano reati o rischio immediato per la vita, siano operatori sanitari e non agenti di polizia a intervenire per primi.
Il commento
Questa notizia riguarda un tema cruciale della psichiatria di comunità: chi deve rispondere alla crisi psichica? Se il primo interlocutore è la polizia, il rischio è trasformare una sofferenza clinica in un evento di ordine pubblico. La riforma va nella direzione di risposte più proporzionate, competenti e meno coercitive, ma richiede servizi mobili, triage efficace, formazione e disponibilità reale di personale sanitario.
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9. Quasi 1,2 miliardi di persone nel mondo convivono con disturbi mentali
Il fatto
ABC News Australia ha riportato i risultati di una ricerca pubblicata su The Lancet: i casi globali di disturbi mentali sono quasi raddoppiati dal 1990, arrivando a circa 1,17 miliardi nel 2023. Ansia e depressione maggiore risultano tra i disturbi più comuni, mentre la schizofrenia ha un impatto molto elevato in termini di anni di vita corretti per disabilità.
Il commento
La notizia conferma che la salute mentale è una delle grandi questioni sanitarie globali del presente. Il dato non può essere letto solo come aumento diagnostico: povertà, instabilità, isolamento, violenza, pandemia e trasformazioni sociali incidono sulla vulnerabilità psichica. La risposta non può limitarsi alla cura specialistica tardiva: servono prevenzione, servizi accessibili, interventi sui determinanti sociali e politiche pubbliche misurabili.
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ABC News Australia – Almost 1.2 billion people living with mental disorders worldwide
10. Regno Unito: la “generazione ansiosa” fatica a entrare nel mondo del lavoro
Il fatto
The Guardian ha anticipato i contenuti di un rapporto di Alan Milburn sui giovani britannici fuori da istruzione, lavoro o formazione. L’articolo parla di quasi un milione di giovani tra 16 e 24 anni in condizione NEET e indica salute mentale, ansia, depressione, neurodiversità e impatto degli smartphone come fattori centrali dell’inattività economica giovanile.
Il commento
La notizia è rilevante perché collega salute mentale, transizione all’età adulta e inclusione lavorativa. Ansia e depressione non sono soltanto categorie cliniche: possono diventare barriere concrete all’autonomia, al lavoro e alla partecipazione sociale. La risposta non può essere moralistica, né ridurre i giovani a una generazione “fragile”: servono ambienti di lavoro più flessibili, supporto psicologico, percorsi graduali e politiche che colleghino salute mentale, scuola e occupazione.
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The Guardian – UK’s ‘anxious generation’ of young people struggling to adapt to workplace
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