In un’epoca di grave difficoltà e pericolo, come l’attuale, si regredisce: si torna all’illusione infantile di poter ottenere da chi sostituisce i genitori (le autorità, le istituzioni) una protezione “perfetta” che renda invulnerabili; da qui la pretesa di alcuni di poter ricominciare a vivere normalmente solo quando il rischio sia ridotto a zero, e non esista più traccia di preoccupazioni e d’incertezze. C’è l’idea assurda che, se tale pretesa viene frustrata, ciò debba essere necessariamente colpa di qualcuno: o delle persone stesse che corrono il rischio, o delle autorità che non riescono a risparmiarlo alla gente. È un’idea dannosa: porta a conflitti fra autorità e cittadini, che si attribuiscono reciprocamente tale vera o presunta “colpa”, nel momento in cui le critiche dovrebbero essere fondate e costruttive, e sarebbe necessario un rapporto di collaborazione. Se portata all’estremo, la pretesa di una protezione “perfetta” diventa anche pericolosa: porta, in ultima analisi, al desiderio di cessare di vivere del tutto. Umberto Saba c’illustra questo tipo di sentimenti e pensieri ne “La vetrina”.
….. Altre vi sono cose
cui guardo con rimorso oggi ed affanno,
e così lieto le guardavo un giorno,
che di nuove acquistarne avevo brama.
Ciascuna di esse a un tempo mi richiama
che fu sì dolce, che per me non fu
tempo, che ancor non ero nato, ancora
non dovevo morire…………….
…………………………………
……… E in un m’accora
strano pensiero, che mi dico: Ahi, quanta
pace era nel mondo prima ch’io nascessi;
e l’ho turbata io solo. Ed è un mendace
sogno; è questo il delirio, amiche cose.
………………………………………..
…………………… Nel buio,
tornar nel buio dell’alvo materno,
nel duro sonno, onde più nulla smuove,
non pur l’amore, soave tormento…
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