
Vol. 6: Il delirio e i sogni nella «Gradiva» di Wilhelm Jensen e altri scritti (1906-1909)
Questo volume è fra i più ricchi del corpus freudiano. Vi si trovano due grandi casi clinici, il piccolo Hans e l’Uomo dei topi, ma anche il saggio sulla Gradiva di Jensen e scritti che estendono la psicoanalisi alla morale sessuale e alla cultura. È un libro che mostra Freud in piena maturità: non più soltanto fondatore di un metodo, ma autore capace di applicarlo a campi diversi.
Per il lettore di oggi questo volume ha un grande vantaggio: permette di vedere la psicoanalisi in azione. Qui non si incontrano solo concetti, ma problemi clinici concreti, narrazioni, forme della sofferenza, passaggi teorici che nascono dal contatto con casi difficili e dal confronto con i prodotti della cultura.
Il contesto
Sono gli anni in cui la psicoanalisi comincia a uscire dal suo isolamento viennese e a diventare un movimento internazionale. È anche il momento in cui Freud sperimenta con maggiore sicurezza l’estensione del suo metodo oltre il campo strettamente terapeutico. Il confine tra clinica e cultura si fa qui molto più poroso.
Due letture da non perdere
Il piccolo Hans è il testo migliore per vedere come Freud pensa la vita psichica infantile, la fobia, il rapporto con i genitori e l’angoscia. Anche chi oggi guarda con prudenza alla lettura edipica troverà in queste pagine un materiale clinico di grande interesse.
L’Uomo dei topi è uno dei casi più formativi per comprendere la nevrosi ossessiva. Qui Freud descrive una sofferenza che non passa soprattutto dal corpo, ma dal pensiero, dal dubbio, dal rituale, dall’ambivalenza. È un testo ancora molto istruttivo per chi si interessa di clinica.
Da dove iniziare
Se si vuole un ingresso clinico, conviene partire dal piccolo Hans. Se si vuole invece un testo più complesso e teoricamente esigente, l’Uomo dei topi è la lettura centrale. La Gradiva, infine, mostra molto bene come Freud legga un’opera letteraria come se fosse una formazione dell’inconscio.
Perché leggerlo oggi
Perché permette di seguire la psicoanalisi nella sua pratica concreta e nel suo passaggio dalla clinica alla cultura, senza perdere il legame con la sofferenza del soggetto.
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