
Vol. 1: Studi sull’isteria e altri scritti (1886-1895)
Chi voglia capire da dove nasce la psicoanalisi farebbe bene a cominciare da qui. Il primo volume delle Opere di Freud non mostra ancora una teoria compiuta, ma un pensiero che prende forma mentre incontra i propri limiti. È un libro importante proprio per questo: ci fa vedere Freud mentre si allontana dalla neurologia del suo tempo e comincia a riconoscere che il sintomo non si lascia spiegare soltanto come fatto organico, ma chiede di essere ascoltato come espressione di una storia.
In queste pagine si passa gradualmente da una medicina che osserva il corpo a una clinica che interroga la parola. È il movimento decisivo che renderà possibile tutta la costruzione freudiana successiva. Per questo il volume non interessa soltanto agli storici della psicoanalisi: interessa a chiunque lavori, o voglia lavorare, nel campo della sofferenza psichica e del rapporto fra corpo, memoria e linguaggio.
Il contesto
Freud si forma nella Vienna di fine Ottocento, dentro una cultura medica dominata dal modello neurologico e dal riduzionismo positivista. Il soggiorno parigino alla Salpêtrière, presso Charcot, e il lavoro con Josef Breuer rappresentano però due esperienze decisive: mostrano che esistono sofferenze corporee prive di una lesione visibile e che, in certi casi, il ricordo, l’affetto e la parola possono modificare il sintomo. È da questa frattura nel sapere medico dell’epoca che nasce il problema freudiano.
Tre testi da mettere al centro
Le neuropsicosi da difesa è uno scritto breve ma decisivo, perché introduce il concetto di difesa e permette di vedere la mente non come una macchina passiva, ma come un campo di forze e di conflitti. È uno dei punti in cui la psicoanalisi comincia davvero a distinguersi dalla psichiatria e dalla neurologia del tempo.
Gli Studi sull’isteria, e in particolare alcuni casi clinici come quello di Elisabeth von R., meritano una lettura attenta perché mostrano Freud al lavoro. Qui si vede nascere una tecnica, ma si vede anche qualcosa di più importante: il passaggio da un’idea del sintomo come guasto a un’idea del sintomo come formazione di senso.
Progetto per una psicologia. Pubblicato postumo nel 1950, il Progetto è un testo del Freud cosiddetto “neurofisiologo”, oggi ampiamente rivaltutato sia dalla Psicoanalisi che dalle neuroscienze (si veda il lavoro di Mark Solms al riguardo). Freud traccia in questo testo un’ipotesi dell’apparato psichico, delle reti neuronali, delle forze e controforze che ci abitano, e ipotizza un ‘principio di costanza’ che verrà ripreso nel 1920 in “Al di là del principio di piacere”.
Da dove iniziare
Se si vuole entrare nel volume senza disperdersi, il punto migliore da cui partire è la Comunicazione preliminare. In poche pagine Breuer e Freud formulano una delle intuizioni più celebri e durature della clinica moderna: il sintomo isterico conserva qualcosa di un’esperienza che non ha potuto essere davvero ricordata, elaborata, detta. Leggere questo testo oggi significa tornare alla domanda originaria della clinica dell’ascolto: che cosa accade quando il passato non passa, ma continua ad agire nel presente sotto forma di sofferenza?
Perché leggerlo oggi
Perché ricorda che la clinica non nasce dalla semplice osservazione del disturbo, ma dalla capacità di ascoltare un sintomo come traccia di una storia. E perché, in un’epoca che tende spesso a ridurre la sofferenza psichica a dato, prestazione o disfunzione, queste pagine riportano al centro il nesso tra parola, memoria e cura.
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