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La Metamorfosi della Psicoanalisi Contemporanea: Verso una Clinica dell’Intersoggettività e del Campo Onirico

3 Feb 26

La riflessione di Giorgio Nespoli

Abstract

La psicoanalisi sta attraversando una fase di profonda ridefinizione epistemologica e clinica. Non più arroccata su dogmi monolitici, la disciplina si apre a un dialogo fecondo con le neuroscienze cognitive e la filosofia contemporanea, ridisegnando i confini dell’inconscio e dell’azione terapeutica. Giorgio Nespoli ci conduce in un’analisi capillare di questo cambiamento: dal tramonto del modello archeologico freudiano all’affermazione della Field Theory, dalla centralità della memoria implicita alla concezione del “sogno della veglia” come metabolismo basale della mente. Un viaggio teorico che approda a una clinica “insatura”, dove l’interpretazione cede il passo alla co-costruzione di senso e dove i personaggi raccontati dal paziente diventano ologrammi emotivi di un campo condiviso.

Oltre la Tecnica: La Dimensione Esperienziale del Setting

Il punto di partenza per comprendere la psicoanalisi oggi è la riconsiderazione del setting. Non più inteso come una cornice asettica e neutrale, esso si configura sempre più come una dimensione radicalmente esperienziale. Il terapeuta contemporaneo accetta di condividere con il paziente una porzione di esistenza, immergendosi in una dinamica relazionale che non è un mero incidente di percorso, ma lo strumento stesso della cura.

Tuttavia, questa immersione comporta rischi: transitare in territori emotivi critici senza smarrirsi richiede al clinico un’attrezzatura tecnica sofisticata e una consapevolezza teorica cristallina. La responsabilità terapeutica impone di non dare per scontata questa condivisione, ma di considerarla una meta formativa continua, sostenuta da una precisa concettualizzazione dell’inconscio.

Le Neuroscienze Sociali e la Riscoperta dell’Inconscio Implicito

Uno degli snodi cruciali evidenziati da Nespoli è il confronto con le neuroscienze, non per un riduzionismo biologico (la neuropsicoanalisi tout court), ma per recepire i contributi delle neuroscienze sociali. Studi fondamentali, come quelli di Westen e Gabbard (2002), hanno rivoluzionato la nostra comprensione della memoria, distinguendo nettamente tra sistemi espliciti (dichiarativi) e sistemi impliciti (procedurali ed emotivi).

La psicoanalisi moderna ha compreso che il cambiamento terapeutico profondo – la modificazione delle reti associative – avviene prevalentemente a livello della memoria implicita. Questo dato scardina il vecchio obiettivo terapeutico di “rendere conscio l’inconscio” attraverso l’insight verbale. Se il nucleo della sofferenza risiede in aree non verbali e procedurali, il compito della cura diventa quello di espandere la mente, favorendo processi di mentalizzazione che rendano pensabili e rappresentabili esperienze emotive fino a quel momento “indigerite” e registrate solo nel corpo.

Wilma Bucci e la Teoria del Codice Multiplo

Per operazionalizzare questo passaggio dal somatico al psichico, Nespoli recupera la Teoria del Codice Multiplo di Wilma Bucci. Questa prospettiva ci invita a superare la dicotomia classica, ipotizzando due sistemi funzionali:

  • Un sistema connesso alla rappresentabilità (verbale e non verbale).
  • Un sistema irrappresentabile, profondamente somatico, sede del “vero nucleo del cervello emotivo”.

La cura non consiste nel tradurre tutto in parole, ma nell’attivare il processo referenziale: un ponte funzionale che permette di collegare l’esperienza sub-simbolica (sensoriale, viscerale) con gli schemi emozionali e simbolici. L’obiettivo è ripristinare la connessione tra ciò che si sente nel corpo e ciò che si può pensare, sanando le dissociazioni che frammentano l’esperienza soggettiva.

Il Metabolismo Basale della Mente: Il Pensiero Onirico della Veglia

Se l’inconscio non è più una cantina di rimossi, cos’è? Seguendo la lezione di Bion, riletta attraverso gli studi di Wamsley, Stickgold e del gruppo italiano di Marzano, l’inconscio viene ridefinito come una funzione in perenne attività: il pensiero onirico della veglia.

La mente sogna costantemente, di notte e di giorno. Questo “sognare” è un’attività fisiologica di rappresentazione continua, una sorta di metabolismo basale che trasforma le impressioni sensoriali grezze (elementi beta) in mattoni di pensiero (elementi alfa). La patologia sorge quando questo apparato metabolico si inceppa, sopraffatto da un carico emotivo eccessivo.

In quest’ottica, la Rêverie dell’analista non è una fantasticheria poetica, ma uno strumento tecnico preciso: è la capacità di porsi in ascolto con la mente sgombra da “memoria e desiderio” (Bion), offrendo la propria funzione alfa per “digerire” e trasformare le emozioni che il paziente non riesce ancora a sognare da solo. Si realizza così una “collaborazione alfa”, un lavoro a quattro mani dove la mente del terapeuta e quella del paziente cooperano per costruire tessuti psichici nuovi.

La Rivoluzione del Campo Analitico: Oltre la Diade Io-Tu

Forse il passaggio più audace della psicoanalisi odierna è l’abbandono della psicologia bipersonale classica (basata sulla scissione soggetto-oggetto) in favore del modello del Campo Analitico.

Come sottolinea Giuseppe Civitarese, i concetti tradizionali di transfert, controtransfert e identificazione proiettiva restano ancorati a un’idea di “distorsione” della realtà (io vedo te attraverso le lenti del mio passato). Il modello di Campo compie un salto quantico: l’oggetto di analisi non è più l’individuo, ma ciò che accade tra (l’inter) analista e paziente.

Il Campo è una terza dimensione, un’atmosfera emotiva transpersonale che avvolge la coppia. In questa prospettiva, i personaggi che popolano i racconti del paziente (il vicino di casa, il collega, il parente) non vanno ascoltati come resoconti di fatti reali esterni, ma come Aggregati Funzionali (concetto di Bezoari e Ferro). Essi sono “ologrammi” che prendono vita nello spazio della seduta per raccontare, in modo indiretto e sicuro, le emozioni che stanno transitando nel campo in quel preciso istante. Parlare del “capo ufficio tirannico” diventa un modo inconscio per segnalare, ad esempio, un vissuto di oppressione nella relazione terapeutica attuale.

L’Amalgama Transfert-Controtransfert

Questa visione olistica ridefinisce anche il transfert. Non più una ripetizione meccanica del passato, ma un principio organizzatore dell’esperienza (modello costruttivista). E poiché anche l’analista è un essere umano che organizza l’esperienza attraverso i propri schemi, non ha più senso separare nettamente il transfert del paziente dal controtransfert del medico.

Nespoli parla di un “Amalgama Transfert-Controtransfert”: l’incontro di due soggettività che generano un vortice emotivo unico. Il terapeuta usa il proprio sentire (anche le proprie distrazioni, le proprie immagini spontanee) come un GPS per orientarsi nella nebbia affettiva della seduta, riconoscendo che ogni sua emozione è, in parte, un segnale di ciò che sta accadendo nel Campo.

L’Interpretazione come “Opera Aperta”

Quale destino per l’interpretazione in questo nuovo scenario? L’intervento del terapeuta perde il suo carattere oracolare e dichiarativo (“Lei fa questo perché…”). Si fa strada il concetto di interpretazione insatura o “debole” (richiamando il Pensiero Debole di Vattimo e l’Opera Aperta di Umberto Eco).

L’interpretazione insatura è un intervento che non chiude il senso, ma apre piste narrative. È un’offerta di senso provvisoria, che attende di essere completata, corretta o rifiutata dal paziente.

Foresti (2013) scompone questo atto in quattro tempi, dando enorme rilievo alla ricezione: l’interpretazione non è ciò che l’analista dice, ma ciò che il paziente ne fa. Anzi, come suggeriva Winnicott, i momenti più trasformativi sono spesso quelli in cui l’analista tace e il paziente sorprende se stesso, arrivando a un’intuizione che sente come propria.

L’obiettivo finale non è la verità storica, ma la verità emotiva dell’incontro: creare un clima di intimità e risonanza che funga da humus per la nascita di pensieri nuovi.

Conclusione

La psicoanalisi tracciata da Giorgio Nespoli è una disciplina vitale, complessa e coraggiosa. Ha rinunciato alla rassicurante posizione di autorità esterna per immergersi nel flusso imprevedibile della vita emotiva. Attraverso strumenti come il pensiero onirico della veglia e l’ascolto dei derivati narrativi, la cura si propone oggi come un laboratorio di umanità, dove l’obiettivo non è spiegare la vita, ma espandere la capacità di viverla e pensarla in modo autentico.

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