Abstract
La storia della psicoanalisi non è il monolite dogmatico che spesso si immagina, ma un fiume carsico che nel tempo si è diviso in innumerevoli rivoli. In questo denso dialogo, Claudio Widmann traccia un percorso affascinante attraverso l’evoluzione della psicologia del profondo, partendo dai precursori filosofici di Sigmund Freud fino ad arrivare alle scuole di pensiero più eterodosse. Attraverso l’analisi delle figure dei “divergenti” — da Jung ad Adler, da Reich a Lacan — e dei cosiddetti “figli illegittimi” come Maslow e Moreno, emerge una visione dinamica della cura mentale. L’articolo esplora come ogni scissione abbia in realtà illuminato zone d’ombra della teoria originaria, portando oggi alla necessità clinica di una sintesi integrativa che superi le divisioni ideologiche per rifondare la psicoterapia contemporanea.
Le radici della psicologia del profondo: il Freud prima di Freud.
È consuetudine considerare Sigmund Freud come l’esclusivo padre fondatore della psicoanalisi, eppure la sua figura andrebbe inscritta in un più ampio fermento culturale. La psicologia del profondo affonda le proprie radici nell’idealismo tedesco dell’Ottocento.
- Pensatori come Schelling ed Herbart avevano già intuito l’esistenza di dinamiche psichiche sommerse, ipotizzando una legge di bipolarità nella natura e l’esistenza di una “soglia” percettiva continua tra visibile e invisibile.
- Le “piccole percezioni” in lotta per varcare questa soglia prefigurano in modo impressionante il meccanismo freudiano della rimozione.
- Freud ha avuto il genio clinico e sistematico di condensare queste intuizioni sparse, traducendo la frammentazione filosofica in una prassi clinica rivoluzionaria che, al pari della relatività in fisica, ha smantellato l’illusione di un individuo padrone assoluto delle proprie scelte e del proprio raziocinio.
I pionieri divergenti: Adler e Jung.
I primi grandi distacchi dall’ortodossia viennese non furono meri tradimenti, ma espansioni necessarie del campo d’indagine clinico.
- Alfred Adler, segnato da esperienze biografiche di malattia corporea, introdusse il fondamentale concetto di “compensazione”. Spostò l’attenzione dal conflitto sessuale al sentimento di inferiorità, teorizzando che ogni essere umano nasca con una “mal sicurezza” esistenziale che cerca costantemente di superare tramite l’affermazione del proprio agire.
- Carl Gustav Jung, d’altro canto, arrivò all’incontro con Freud avendo già una solida esperienza psichiatrica e un vivo interesse per i “fenomeni occulti” e per lo studio sperimentale dei complessi a tonalità affettiva. La sua divergenza portò alla valorizzazione di un inconscio non solo personale e rimosso, ma collettivo e transgenerazionale, aprendo la clinica a una dimensione simbolica e archetipica che relativizzava il primato della libido intesa in senso strettamente sessuale.
Il recupero del corpo: Reich, Perls e Lowen.
Uno dei limiti originari della tecnica freudiana, legata all’astinenza del terapeuta e a un setting volutamente asettico, fu la tendenza a marginalizzare l’impatto fisico. Furono alcuni brillanti clinici a reintrodurre con forza la dimensione somatica.
- Wilhelm Reich per primo teorizzò che le difese psichiche non sono solo astrazioni mentali, ma si cristallizzano in una vera e propria “corazza caratteriale”. La sua insistenza sulla matrice biologica dell’energia libidica e sull’analisi delle posture sancì il ritorno del corpo nella stanza d’analisi.
- Su questa scia si pose in seguito Alexander Lowen, fondatore della bioenergetica, che tradusse i blocchi psichici in contratture muscolari, introducendo concetti clinici cruciali come il grounding, ossia la capacità dell’individuo di “poggiare i piedi per terra” e radicarsi nella propria realtà sensibile.
- Anche Fritz Perls, padre della psicoterapia della Gestalt (e in passato analizzando dello stesso Reich), ruppe l’impostazione classica. Attingendo agli studi sulla percezione e alle dinamiche di proiezione, Perls focalizzò la cura sul “qui ed ora”, sfidando il paziente ad assumersi la responsabilità delle proprie emozioni nel presente, aggirando le infinite elucubrazioni dell’archeologia del trauma passato.
Linguaggio e condizionamento sociale: Lacan e Fromm.
Parallelamente al recupero corporeo, altri autori esplorarono le influenze strutturali e ambientali sulla costituzione della psiche.
- Jacques Lacan impose un ritorno provocatorio e rigoroso alle origini freudiane, ma lo fece decostruendo l’impalcatura narcisistica dell’Io. Attraverso la teorizzazione dello “stadio dello specchio” e l’assunto paradigmatico che l’inconscio sia strutturato come un linguaggio, Lacan spostò l’attenzione clinica dal cosa il paziente dice al come lo dice, facendo del sintomo una complessa figura retorica da decifrare.
- Sul versante opposto, Erich Fromm integrò la psicoanalisi con una sofisticata sociodinamica. Evidenziò come i contesti socio-economici, in particolare le società ad alta spinta capitalistica, possano favorire l’alienazione dell’individuo e la degenerazione della pulsione aggressiva. Fromm ci ricorda che la psicopatologia non matura nel vuoto, ma è inestricabilmente legata al rischio di “reificazione” dell’uomo all’interno della collettività.
Gli “illegittimi” e la psicologia umanistica: Maslow e Moreno.
L’evoluzione della psicologia del profondo deve molto anche a figure di enorme spessore che operarono ai margini o al di fuori della stretta cornice medica.
- Abraham Maslow, nutrito profondamente dalle idee di Adler, capovolse il paradigma clinico della cura: per comprendere l’umano non bisogna limitarsi allo studio degli scantinati dell’inconscio, ma esplorarne gli “attici”, focalizzandosi sulle personalità autorealizzate, creative e capaci di spiccata biofilia.
- Jacob Levi Moreno sfidò apertamente Freud sostenendo la necessità di passare dalla decifrazione dei sogni all’azione catartica e trasformativa dell’ enactment. Con l’invenzione dello psicodramma, del role-playing e della psicoterapia di gruppo, Moreno ha restituito all’intervento terapeutico una vivace dimensione teatrale, comunitaria e di forte condivisione, colmando storicamente l’isolamento della tradizionale relazione a due.
Conclusione.
Il variegato mosaico delle scuole psicoterapiche, a lungo dominato da una dolorosa pulsione di disgregazione (il Thanatos), sembra oggi maturo per un fecondo rovesciamento prospettico. Come evidenziato dal lucido excursus di Claudio Widmann, è indispensabile che le forze di aggregazione (l’Eros) tornino a guidare la clinica contemporanea. Il recupero di autori eterodossi e la comprensione intelligente delle diverse tecniche non devono sfociare in un sincretismo confuso, ma in una solida “koinè” terapeutica. Solo abbandonando logiche di appartenenza quasi ecclesiastiche e unendo le forze, i curanti potranno ripensare una tecnica efficace e moderna, restituendo alla psichiatria e alla psicologia la loro più autentica vocazione: la conoscenza profonda dello psichico e l’alleviamento della sofferenza umana.
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