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Lucio Fulci – Alla riscoperta di un Autore dimenticato

1 Giu 26

Introduzione

Lucio Fulci è uno di quei nomi che, per decenni, ha vissuto ai margini della grande narrazione del cinema italiano. Troppo estremo per essere accettato dalla critica ufficiale, troppo visionario per essere confinato nel solo genere horror, Fulci ha costruito un universo cinematografico personale, disturbante, poetico e profondamente politico.
Definito “il poeta del macabro” e “il terrorista dei generi”, ha attraversato la commedia, il western, il giallo e l’horror con una coerenza stilistica che solo in tempi recenti è stata riconosciuta come autoriale.
Quentin Tarantino, uno dei suoi più celebri estimatori, ha dichiarato:

Fulci è un visionario. I suoi film non sono solo horror, sono esperienze. ‘The Beyond’ è uno dei miei film preferiti di sempre.”

Con questa frase, Tarantino ha sintetizzato ciò che molti appassionati hanno sempre saputo: il cinema di Fulci non si guarda, si subisce. È un viaggio sensoriale, un incubo lucido, una riflessione sulla morte, sulla religione, sulla carne e sulla dissoluzione della realtà.

Biografia e primi anni

Nato a Roma il 17 giugno 1927, Lucio Fulci si forma in ambienti culturali vivaci. Studia medicina, poi filosofia, ma è il cinema a catturarlo definitivamente. Inizia come critico e sceneggiatore, collaborando con registi come Steno e Mario Bava.
Negli anni ’50 e ’60 si dedica alla commedia e ai musicarelli, dirigendo film con Totò, Franco e Ciccio, e Adriano Celentano. Proprio con Celentano, Fulci collabora anche come paroliere: è autore dei testi di
“24.000 baci” e “Il tuo bacio è come un rock”, due brani che hanno segnato la nascita del rock italiano.
Questa fase della sua carriera, spesso ignorata, mostra la sua versatilità e la capacità di dialogare con la cultura popolare.

La svolta autoriale: dal giallo all’horror

La svolta arriva negli anni ’70, quando Fulci abbandona la commedia per immergersi nel giallo e nel thriller.
Film come
“Una lucertola con la pelle di donna” (1971) e “Non si sevizia un paperino” (1972) mostrano una nuova profondità tematica: il primo è un viaggio psichedelico nella mente disturbata di una donna, il secondo è una feroce critica alla superstizione e all’ipocrisia religiosa dell’Italia rurale.
Fulci non ha paura di mostrare la violenza, ma lo fa con una finalità espressiva. Il sangue non è mai gratuito: è linguaggio, è metafora, è denuncia.
Negli anni ’80, Fulci si consacra come maestro dell’horror con la sua
trilogia della morte:

  • Zombi 2” (1979)

  • Paura nella città dei morti viventi” (1980)

  • L’aldilà” (1981)

Questi film sono esperienze visive estreme, dove la logica narrativa si dissolve e il tempo si frantuma. L’orrore non è solo fisico, è metafisico.

Temi ricorrenti: morte, religione, carne

Fulci è ossessionato dalla morte. Non come fine, ma come presenza costante, come forza che corrompe la carne e dissolve la mente.
La religione, nei suoi film, è spesso mostrata come strumento di oppressione. In “Non si sevizia un paperino”, il prete è ambiguo, la fede è superstizione, e la giustizia è vendetta.
La carne è protagonista: si squarcia, si decompone, si trasforma. Il corpo umano è il campo di battaglia tra razionalità e caos.
Fulci non cerca la paura facile: cerca il disagio, la riflessione, la vertigine.

Stile visivo: il barocco del terrore

Il cinema di Fulci è riconoscibile a colpo d’occhio.
Zoom improvvisi, montaggi sincopati, inquadrature claustrofobiche, uso espressivo della nebbia e della luce.
Le sue collaborazioni con il truccatore
Giannetto De Rossi hanno prodotto alcune delle immagini più disturbanti del cinema horror: occhi perforati, corpi squarciati, decomposizioni lente e poetiche.
La musica, spesso composta da
Fabio Frizzi, è ipnotica, ossessiva, e contribuisce a creare un’atmosfera da incubo.
Fulci non costruisce storie: costruisce stati d’animo.

Filmografia commentata

La filmografia di Lucio Fulci è vasta e variegata, ma alcuni titoli meritano un’attenzione particolare per il loro impatto culturale e stilistico.

  • Zombi 2 (1979)
    Nato come sequel apocrifo di
    Dawn of the Dead di George Romero, Zombi 2 è in realtà un’opera autonoma e potentissima. La celebre scena dello scontro tra uno zombie e uno squalo è diventata iconica, non solo per la sua assurdità visiva, ma per la sua audacia tecnica. Il film è un viaggio nella decomposizione, nella carne che si disfa, nella paura primordiale.

  • Non si sevizia un paperino (1972)
    Forse il suo film più politico. Ambientato in un paesino del Sud Italia, racconta una serie di omicidi di bambini e la reazione della comunità. Fulci denuncia l’ipocrisia religiosa, la superstizione, la violenza del conformismo. Il film fu censurato e attaccato, ma oggi è considerato un capolavoro del giallo italiano.

  • L’aldilà (1981)
    Distribuito negli Stati Uniti da Quentin Tarantino con il titolo
    The Beyond, è un horror metafisico dove la narrazione si dissolve in visioni. Un hotel costruito sopra una delle porte dell’inferno diventa il centro di un’apocalisse visiva. Il finale, con i protagonisti intrappolati in un paesaggio spettrale, è tra i più inquietanti della storia del cinema.

  • Paura nella città dei morti viventi (1980)
    Un prete si impicca e apre le porte dell’inferno. Da qui, una serie di eventi disturbanti e surreali. Fulci mescola horror e surrealismo, con scene memorabili come quella della ragazza che vomita le sue viscere. Il film è un incubo a occhi aperti.

  • Sette note in nero (1977)
    Un giallo paranormale dove una donna ha visioni di un omicidio futuro. Il film gioca con il tempo, la percezione, la predestinazione. La colonna sonora, composta da Franco Bixio, Vince Tempera e Fabio Frizzi, è ipnotica e ha influenzato persino
    Kill Bill di Tarantino.

  • Lo squartatore di New York (1982)
    Un thriller brutale e controverso, ambientato in una New York sporca e violenta. Il film fu accusato di misoginia, ma è anche una riflessione sulla degenerazione urbana e sulla solitudine.

Citazioni di Quentin Tarantino

Quentin Tarantino ha più volte espresso la sua ammirazione per Fulci. In un’intervista del 2001, parlando della distribuzione americana di The Beyond, disse:

Fulci è un visionario. I suoi film non sono solo horror, sono esperienze. ‘The Beyond’ è uno dei miei film preferiti di sempre. Quando lo vidi per la prima volta, rimasi sconvolto. Non capivo tutto, ma sentivo tutto.”

In un’altra occasione, durante una masterclass al Festival di Cannes:

Il cinema di Fulci è come entrare in un incubo. Non ti guida, ti abbandona. E questo è ciò che rende il suo cinema così potente. È anarchico, è poetico, è puro.”

Tarantino ha anche dichiarato che alcune sequenze di Kill Bill sono ispirate al montaggio e alla musica di Sette note in nero.

Conclusione

Lucio Fulci è stato un regista poliedrico, controverso, ma profondamente coerente.
Ha trasformato il cinema di genere in uno strumento di espressione personale, ha usato il sangue come linguaggio, ha raccontato l’Italia come pochi altri.
La sua eredità vive nei festival, nei cinefili, nei registi che lo citano, lo omaggiano, lo studiano.
Fulci non è solo un regista horror: è un autore, un poeta, un anarchico del cinema.

Bibliografia

  • Curti, R. (2019). Italian Gothic Horror Films, 1980–1989. McFarland.

  • Gallant, C. (1999). Art of Darkness: The Cinema of Lucio Fulci. FAB Press.

  • Tarantino, Q. (2001). Interview on Rolling Thunder Pictures and The Beyond. Retrieved from IndieWire

  • Fulci, L. (1994). Il mio nome è Fulci. Profondo Rosso.

  • Mereghetti, P. (2021). Il Mereghetti – Dizionario dei film. Baldini+Castoldi.

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