Percorso: Home 9 Recensioni cinematografiche 9 QUARTO POTERE DI ORSON WELLES: Anatomia di Charles Foster Kane a 85 anni dal debutto

QUARTO POTERE DI ORSON WELLES: Anatomia di Charles Foster Kane a 85 anni dal debutto

1 Mag 26

Il primo maggio 1941, proiettando per la prima volta Citizen Kane (Quarto Potere), Orson Welles non consegnò alla storia solo un capolavoro di tecnica cinematografica, ma compì un’operazione di vivisezione psichica senza precedenti. A ottantacinque anni da quel debutto, il film non ha perso nulla della sua carica perturbante, restando il più lucido resoconto cinematografico sulla “ferita narcisistica” e sulla regressione infantile come unica via di fuga dal fallimento dell’adulto.

La Separazione Traumatica: L’Origine della Mancanza

Dal punto di vista psicoanalitico, la vicenda di Kane non inizia con la sua ascesa editoriale, ma con una scena primaria di separazione traumatica. La sequenza della neve, in cui il piccolo Charles viene strappato alla madre per essere affidato al tutore Thatcher, rappresenta una rottura violenta del legame simbiotico.

In quel momento, l’identità di Kane subisce una “frattura dell’Io” che non si rimarginerà mai. Il denaro e il potere, che entrano nella sua vita proprio attraverso quella separazione, non sono vissuti come strumenti di libertà, ma come i sostituti oggettuali di un amore perduto. Kane trascorrerà l’intera esistenza cercando di “comprare” l’approvazione del pubblico e l’affetto delle sue donne, trattando le persone come estensioni del proprio Sé, secondo una dinamica tipica del narcisismo patologico.

Xanadu: Il Mausoleo del Narcisismo

La reggia di Xanadu è la proiezione spaziale della psiche di Kane. Un castello incompiuto, colmo di statue e reperti mai disimballati, che richiama il concetto freudiano di “accumulazione compulsiva”. Ogni oggetto acquistato da Kane è un tentativo di colmare un vuoto interiore abissale; tuttavia, poiché l’oggetto non può sostituire l’affetto primario, la collezione diventa un ammasso di “feticci” inanimati.

Welles utilizza la profondità di campo e i grandangolari per sottolineare questa solitudine ontologica. Kane appare spesso rimpicciolito da soffitti opprimenti o perso in specchi che moltiplicano la sua immagine all’infinito, suggerendo la frammentazione di un’identità che esiste solo nel riflesso degli altri, ma che è interiormente vuota.

L’Enigma di Rosebud: L’Oggetto Transizionale Perduto

Il finale del film, con la rivelazione del significato di “Rosebud”, è uno dei momenti più alti della narrazione psicoanalitica mondiale. La slitta non è un semplice ricordo, ma quello che Donald Winnicott definirebbe l’”oggetto transizionale” per eccellenza. Rappresenta l’ultimo ponte tra il mondo interno del bambino e la realtà esterna, prima che quest’ultima diventasse ostile e dominata dal calcolo economico.

Pronunciando quella parola sul letto di morte, Kane compie un atto di regressione estrema. Nel momento del trapasso, l’intera costruzione dell’adulto — il magnate, il politico, il collezionista — crolla, lasciando spazio all’unico nucleo di verità rimasto: il dolore del bambino tradito.

La Solitudine Finale e il Rogo della Memoria

La sequenza conclusiva, in cui la cinepresa sorvola le infinite casse di Xanadu per poi soffermarsi sulla slitta gettata nel fuoco, simboleggia la cancellazione definitiva dell’identità. Mentre il fumo di Rosebud esce dal camino, lo spettatore comprende che la verità di un uomo è inafferrabile.

Il giornalista Thompson conclude che “una parola non può spiegare la vita di un uomo”, ed è qui che il film incontra il limite della psicoanalisi stessa: l’esistenza resta un mistero residuo, un puzzle in cui il tassello mancante è andato perduto nel fuoco del tempo.

Kane muore solo perché non ha mai imparato a integrare la sua ombra. La sua tragedia è quella dell’uomo moderno che, nel tentativo di dominare il mondo esterno per compensare la fragilità interna, finisce per distruggere l’unica cosa che avrebbe potuto salvarlo: la capacità di abitare il proprio mondo interiore senza la mediazione del possesso.

A 85 anni di distanza, Quarto Potere ci ricorda che, senza una riconciliazione con il proprio passato e con le proprie fragilità infantili, ogni impero costruito non è che una lussuosa prigione di ghiaccio.

 

ARTICOLI CORRELATI

Onora il padre e la madre (Before the Devil Knows You’re Dead — 2007 Sidney Lumet)

Il laureato: disincanto, ribellione e silenzi. Benjamin Braddock tra Charles Webb e Mike Nichols

I misteri dell’Otello

 

Loading

Autore

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caffè & Psichiatria

Ogni mattina alle 8 e 30, in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria in diretta sul Canale Tematico YouTube di Psychiatry on line Italia