Il sogno americano visto da un europeo
Zabriskie Point è il film più controverso e radicale di Michelangelo Antonioni che, dopo il successo internazionale di Blow-Up, viene invitato a girare un film negli Stati Uniti. Il risultato è un’opera che non si piega alle regole hollywoodiane, ma le sovverte: un film sulla gioventù americana, sulla rivolta, sull’alienazione, ma anche sull’immaginazione, sul desiderio e sulla distruzione.
Ambientato tra Los Angeles e la Death Valley, Zabriskie Point segue due giovani: Mark, studente radicale accusato di aver ucciso un poliziotto durante una protesta, e Daria, segretaria di un manager immobiliare che sogna di costruire un resort nel deserto. I due si incontrano, si amano, si perdono. Il film non ha una trama nel senso classico: è una esperienza visiva e sonora, una riflessione sul fallimento della rivoluzione e sull’impossibilità di comunicare.
Come scrive Pauline Kael: “Antonioni non ha fatto un film sulla gioventù americana. Ha fatto un film sulla sua impossibilità di capirla. E proprio per questo, ha colto qualcosa di profondo”.
La rivolta come miraggio
A differenza di If…. (1968), dove la rivolta è rituale e violenta, e di Fragole e sangue (1970), dove è collettiva e politica, in Zabriskie Point la rivolta è individuale, estetica, immaginaria. Mark non è un leader, ma un outsider. Daria non è una militante, ma una spettatrice. La loro fuga nel deserto non è una rivoluzione, ma una sospensione del tempo, un tentativo di trovare un senso in un mondo che li ha già esclusi.
Il deserto diventa spazio psichico, luogo di proiezione e dissoluzione. La celebre scena dell’amplesso collettivo a Zabriskie Point è una fantasia erotica e cosmica, dove i corpi si moltiplicano, si fondono con la sabbia, si liberano dalla gravità. È una visione che anticipa il cinema psichedelico, ma anche la riflessione psicoanalitica sul desiderio e sull’immaginario.
“Il deserto di Antonioni non è vuoto: è pieno di fantasmi, di sogni, di possibilità non realizzate” (Mark Cousins, The Story of Film).
La colonna sonora: Pink Floyd, Grateful Dead, e il suono della dissoluzione
La colonna sonora di Zabriskie Point è uno dei suoi elementi più celebri e influenti. Curata da Jerry Garcia, Pink Floyd, Grateful Dead, The Rolling Stones, John Fahey, e Patti Page, è una vera e propria antologia sonora della controcultura americana.
Pink Floyd – Come in Number 51, Your Time Is Up
Il brano accompagna la scena finale dell’esplosione, dove Daria immagina la distruzione della villa del suo capo. In un montaggio visionario, Antonioni mostra frigoriferi, vestiti, libri, televisori, piscine che esplodono al rallentatore, mentre la chitarra distorta dei Pink Floyd trasforma la distruzione in catarsi visiva e sonora.
“Antonioni ha trasformato l’esplosione in una sinfonia. È la distruzione come liberazione, come orgasmo visivo” (Peter Cowie, Revolution!).
Jerry Garcia – Love Scene
Durante la scena dell’amplesso nel deserto, la chitarra di Garcia accompagna i corpi con un timbro liquido, ipnotico, sensuale. È musica che non descrive, ma evoca: il desiderio, la fusione, l’assenza di confini.
Grateful Dead – Dark Star
Presente in alcune versioni della colonna sonora, il brano è una jam psichedelica che riflette la deriva esistenziale dei protagonisti. È il suono della gioventù che si perde, che cerca, che non trova.
The Rolling Stones – You Got the Silver
Usato in modo diegetico, il brano rappresenta il richiamo della cultura pop, ma anche la sua ambiguità: è desiderio, ma anche consumo.
Psicologia del disimpegno
Dal punto di vista psichiatrico, Zabriskie Point è un film sulla disillusione giovanile. I protagonisti non sono militanti, ma soggetti in fuga. La loro alienazione non è solo sociale, ma ontologica. Antonioni non offre soluzioni, né redenzione. La rivolta è immaginata, abortita, sublimata. Il film può essere letto come una riflessione sulla crisi dell’identità giovanile, sull’impossibilità di agire, sull’eros come unica forma di resistenza.
Confronto con If…. e Fragole e sangue
|
Film |
Tipo di rivolta |
Linguaggio |
Colonna sonora |
|---|---|---|---|
|
If…. |
Simbolica, rituale, violenta |
Grottesco, allegorico |
Missa Luba, Lully |
|
Fragole e sangue |
Politica, collettiva, idealista |
Realista, militante |
Rock e folk anni ’60 |
|
Zabriskie Point |
Estetica, erotica, immaginaria |
Visionario, contemplativo |
Psichedelia, jam, esplosioni sonore |
Conclusione
Zabriskie Point è un film che ha diviso la critica, ma che ha resistito al tempo. È un’opera che non racconta la rivolta, ma la sospende, la trasfigura, la immagina. È il film di un regista europeo che guarda l’America con occhi stranieri, e che vede nel deserto il luogo dove la gioventù può finalmente disintegrarsi per rinascere.
La colonna sonora è il suo cuore pulsante: non accompagna, ma trasforma. È il suono della dissoluzione, della liberazione, del desiderio. E in questo, Zabriskie Point resta uno dei film più emblematici sulla gioventù che non vuole più obbedire — ma che non sa più a chi ribellarsi.
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Commento interessante che apre a molte riflessioni e suggestioni. Senz’altro spinge a rivedere un film che, quando uscì, mi deluse. Grazie