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IL CORPO UMANO: LE SUE LUCI E LE SUE OMBRE

25 Nov 25

Vittorio Lingiardi

Corpo, umano

Torino: Einaudi, 2024, pp. 282, € 20,00

Introdotto dalla dedica A chi cura, Vittorio Lingiardi propone un libro sull’essere vivente che è il corpo, e molto del libro è racchiuso in quella virgola del titolo, una virgola che separa ed unisce corpo ed umano.

Il libro si apre con alcuni lontani ricordi dell’autore, e subito si intrecciano le cure materne, le cure mediche, l’arte come cura, il corpo che guarda e che è guardato, intervallando i richiami alle opere di artisti come Mark Rothko e Frida Kahlo a citazioni di Winnicott, Grotstein, Ogden – un andamento che punteggerà l’intero percorso del testo.

Trattando dell’interscambio nei primi tempi di vita tra ambiente interno ed esterno emerge il tema del trauma mentre sullo sfondo permane l’immagine del corpo come realtà esterna insieme alla costruzione personale del corpo stesso, alla immagine corporea, alla rappresentazione psichica di organi, funzioni e strutture.

Un libro “concepito in tre stanze – Il corpo ricordatoIl corpo dettagliatoIl corpo ritrovato vuole […] riportare il corpo al centro della scena” (p. 10) muovendosi nel dis-equilibrio tra corpo-oggetto e corpo-vissuto ed evocando fin dall’inizio il corpo sofferente dell’ansioso, della anoressica, del borderline.

Il primo capitolo della seconda parte del testo si apre con un ricordo: “mio zio era cardiologo. Sulla scrivania del suo studio teneva il modello tridimensionale di un cuore grande e rosso. Mi intimoriva, ma non potevo fare a meno di toccarlo” (p. 45). Un capitolo dedicato al cuore in cui sono esplorate tutte quelle dimensioni che saranno poi evocate nei successivi capitoli, per ogni organo esplorato, per così dire: dalle metafore ai riferimenti artistici, dalle questioni mediche a quelle psicologiche, dalla filosofia ai modi di dire, fino ai richiami alle grandi figure di medici che hanno operato il cuore o che hanno ideato strumenti di indagine e di cura (il cateterismo cardiaco, il pacemaker, ad esempio).

Alcuni capitoli sono maggiormente densi di riferimenti psicoanalitici; ad esempio, il capitolo dedicato alla pelle in cui si richiamano Didier Anzieu, Herbert Rosenfeld e Donald Meltzer, non trascurando naturalmente Freud. Altri capitoli presentano una magistrale fusione tra considerazioni psicologiche, psicoanalitiche e mediche – ad esempio, il capitolo sul seno, cioè sulle mammelle: “seno è dunque lo spazio tra le mammelle, quel sinus che divide e unisce, il solco tra le metà del corpo femminile» (pp. 61-62). E come non accennare a Wilhelm Fliess quando si parla del naso?

Navigando tra le magnifiche riproduzioni policrome di opere d’arte che scandiscono molti dei temi che sono trattati in queste pagine si nota la presenza di capitoli più o meni lunghi, o densi, forse anche in riferimento agli interessi e alla biografia stessa dell’autore, mentre si apprezzano i riferimenti cinematografici – Lingiardi è un esperto e appassionato del mondo filmico – e ci si rilassa con le molte notazioni che fanno sorridere e possono divertire il lettore. Ma, certo, è presente una vera e propria cascata infinita e ininterrotta di citazioni, nessi, note, notizie, metafore, riferimenti bibliografici, frasi idiomatiche, annotazioni linguistiche, oltre alla sottolineatura dei mille legami con opere letterarie (romanzi, poesie), che può anche intimorire il lettore.

Il corpo emerge in ogni sua forma: il mio corpo, il tuo corpo, il corpo che ho, il corpo che sono, il corpo che vorrei, il corpo che amo, odio, ignoro, mi è indifferente… In tal senso si tratta di un testo che varrebbe sicuramente una lettura approfondita e una discussione nelle aule delle scuole di secondo grado!

Per il professionista, oltre a mille altre considerazioni, questo è un libro che richiama l’attenzione sulla corporeità del paziente, sul suo (anche) essere corpo, e su quanto sia stata colpevolmente ignorata la dimensione somatica in psicoterapia, fino al punto in cui “ancora oggi ci sono psicoanalisti che ritraggono la mano se il paziente la porge o storcono il naso quando chiede di usare il bagno” (p. 12). Ma chi opera nei servizi di psichiatria sul territorio sa bene che al momento in cui si presenta un nuovo paziente è opportuno fare molta attenzione anche al suo corpo, alle sue dimensioni somatiche, a come occupa lo spazio, a ciò che il suo corpo comunica ed emana!

Un libro mondo con le parole di Daria Bignardi in una intervista all’autore del dicembre 2024. E al corpo è dato risalto persino nell’immagine di copertina (la riproduzione di una tavola anatomica del 1908) affascinante ma anche inquietante, in cui l’esterno e l’interno si confrontano, così come il passato e presente. Per non dire del corpo del libro, un libro bello da maneggiare nella sua edizione impeccabile.

Il testo si chiude con questo flash: “Noi siamo un corpo che, vivendo, muore. Ma poiché oltre all’occhio, all’utero, al polmone, siamo uno sguardo, un neonato, un respiro, noi siamo il corpo che, morendo, vive” (p. 254).

Rimarrebbe deluso chi cercasse in queste pagine forti riferimenti al mondo della psicosomatica, però vi è da dire che sorprende che non sia stato proprio mai evocato il grande medico, iniziatore della psicosomatica, medico-psicologo visionario, romantico, certamente d’altri tempi, eppure affascinante: George Groddeck (Bad Kösen, 13 ottobre 1866 – Knonau, 10 giugno 1934). E, leggendo questo libro di Lingiardi, il mio pensiero è tornato proprio a una delle opere di Groddeck, forse la meno conosciuta ma anche la più affascinante: NASAMECU.

Un acronimo che a molti non vorrà dire nulla ma che sta per Natura Sanat Medicus Curat, e dalle prime pagine di questo testo (che è peraltro strutturato in capitoli dedicati a Ossa, Articolazioni, Nervi, La circolazione del sangue, L’occhio, per citarne alcuni) traggo queste riflessioni: “Questo libro tratta dell’uomo sano e dell’uomo malato […] Prego il lettore di tenere conto di tre cose. La prima è che l’uomo non è mai un essere compiuto, ma sempre in divenire […] Con il nutrimento, la respirazione, le sensazioni, i pensieri e il suo modo di vivere, egli trasforma costantemente un pezzo di ambiente in un pezzo d’uomo […] La seconda cosa che occorre sapere: neanche all’interno della sua pelle l’uomo è un’unità, egli è composto da innumerevoli corpuscoli viventi […] Ogni particella dell’essere umano, ogni cellula, ha la sua vita propria, pur essendo legata alla totalità dell’uomo […] La terza cosa che non si deve assolutamente dimenticare, se ci si vuole occupare dell’uomo – quello sano come quello malato – è che i due sessi, maschio e femmina, non sono separati in modo così netto come appare a prima vista. Piuttosto ogni singola persona porta con sé elementi maschili e femminili” (Georg Groddeck, La natura guarisce, il medico cura. La scoperta della psicosomatica. Tr. it. Sulla base della edizione tedesca del 1976 – Limes Verlag, Wiesbaden un Műnchen: Celuc libri, Milano, 1982. Traduzione di Gianmario Borio, con una Postilla di Helmut Siefert).

Concludo con una nota sulla dedica che, come sopra ricordato, è A chi cura, ma che potrebbe essere ben integrata con un successivo A chi è in cura, a chi è stato curato.

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