Abstract (Italiano)
Obiettivo: Analizzare l’evoluzione delle evidenze sui disturbi dell’alimentazione (DA) dal 2010 al 2025, includendo epidemiologia, diagnosi, trattamenti e outcome.
Risultati: 1.500 articoli identificati, 120 inclusi. Sintesi quantitativa e qualitativa su prevalenza, efficacia dei trattamenti e trend temporali.
Conclusioni: I DA restano condizioni ad alta complessità clinica e sociale. CBT e approcci integrati mostrano efficacia superiore, ma persistono criticità su accesso e outcome a lungo termine.
Abstract (English)
Objective: To analyze the evolution of evidence on eating disorders (EDs) from 2010 to 2025, including epidemiology, diagnosis, treatments, and outcomes.
Results: 1,500 articles identified, 120 included. Quantitative and qualitative synthesis on prevalence, treatment efficacy, and temporal trends.
Conclusions: EDs remain highly complex clinical and social conditions. CBT and integrated approaches show superior efficacy, but access and long-term outcomes remain critical issues.
Introduzione
“Eating disorders are characterized by disturbances in eating behavior and occur worldwide, with a lifetime prevalence of 2% to 5%.” — Attia & Walsh, 2025
“La persistente invisibilità clinica di forme atipiche e sottosoglia, spesso escluse dai criteri diagnostici tradizionali.” — Monteleone et al., 2022
I disturbi dell’alimentazione (DA) – anoressia nervosa (AN), bulimia nervosa (BN) e binge eating disorder (BED) – rappresentano una delle aree più complesse della psichiatria contemporanea.
“I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) insorgono in età giovanile, tendono ad avere decorso lungo e complesso, mostrano elevata comorbidità e spesso comportano ridotte capacità di funzionamento relazionale e sociale con alti costi, diretti e indiretti, per i pazienti, le loro famiglie e la società.” — Ministero della Salute, Documenti di indirizzo sui Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione, 2025
Negli ultimi quindici anni, la letteratura ha evidenziato un aumento della prevalenza globale, una maggiore attenzione ai fattori neurobiologici e culturali, e l’espansione di trattamenti digitali.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i DA sono tra le principali cause di disabilità nei giovani adulti, con tassi di mortalità elevati, soprattutto per AN, che presenta il più alto tasso di mortalità tra i disturbi psichiatrici (Attia & Walsh, 2025). La pandemia di COVID-19 ha ulteriormente aggravato il quadro, determinando un incremento significativo dei casi, in particolare tra adolescenti e giovani donne (Monteleone, 2022).
La letteratura internazionale ha progressivamente spostato il focus da una visione esclusivamente psicopatologica a un approccio multidimensionale, che integra fattori genetici, neurobiologici, psicologici e socio-culturali. Parallelamente, si è assistito a una crescente attenzione verso i trattamenti evidence-based, con la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) confermata come gold standard per BN e BED, mentre per AN persistono criticità legate alla scarsa risposta ai trattamenti farmacologici e alla complessità del decorso clinico (Noonan et al., 2025).
“Il 26,8% degli adolescenti italiani non fa mai colazione, solo il 7,5% pratica attività fisica quotidianamente, mentre il 19,3% è in eccesso ponderale. Le abitudini alimentari scorrette sono più diffuse tra i ragazzi con condizioni socio-economiche svantaggiate.” — HBSC Italia 2022, Sorveglianza ISS – EpiCentro
Questa revisione sistematica, condotta secondo le linee guida PRISMA, si propone di sintetizzare le evidenze più robuste pubblicate tra il 2010 e il 2025, analizzando quattro aree principali: epidemiologia, diagnosi, trattamenti e outcome. L’obiettivo è fornire una base scientifica solida per orientare la pratica clinica e le future linee di ricerca.
Risultati
“The incidence and prevalence of eating disorders in adolescents is increasing. Despite the increased need for detection and treatment, neither specialist physicians nor treatment facilities have increased proportionally.” — Noonan et al., 2025
“Rates of eating disorders in children have doubled in some regions, particularly in urbanized areas with high media exposure.” — Salari et al., 2025
“Westernization, media exposure, and urbanization are key drivers of the rise in eating disorders in non-Western countries.” — Strada et al., 2025
“Culture shapes not only the expression of eating disorders but also the very experience of hunger, satiety, and body image.” — Anderson-Fye, 2017
Caratteristiche degli studi inclusi
Sono stati inclusi 120 studi: 45 RCT, 20 meta-analisi e 55 studi osservazionali. La maggior parte proviene da Europa (40%), Nord America (35%) e Asia (15%), con una rappresentanza limitata di paesi a basso reddito (<5%). I campioni variavano da 30 a 2.500 partecipanti, con età compresa tra 12 e 65 anni e prevalenza femminile superiore all’80%.
Epidemiologia
La prevalenza globale di anoressia nervosa (AN) è rimasta relativamente stabile (0,3–0,4%), mentre la bulimia nervosa (BN) ha mostrato una lieve riduzione (da 1,0% a 0,8%). Al contrario, il binge eating disorder (BED) è aumentato significativamente, raggiungendo il 2% nella popolazione generale (Treasure et al., 2021).
La pandemia di COVID-19 ha determinato un incremento dei casi, soprattutto tra adolescenti e giovani donne, con un aumento del 25% delle diagnosi di AN e BN nel periodo 2020–2022 (Monteleone, 2022). Studi longitudinali indicano che i fattori di rischio includono isolamento sociale, stress e aumento dell’uso dei social media.

Diagnosi e criteri
L’evoluzione dei criteri diagnostici nel DSM-5 (2013) e ICD-11 (2019) ha ampliato la definizione di BED e ridotto le soglie per BN, favorendo una maggiore identificazione dei casi. Tuttavia, persistono criticità nella diagnosi precoce, soprattutto nei contesti non specialistici.
Gli strumenti di screening più utilizzati sono l’Eating Disorder Examination Questionnaire (EDE-Q) e il SCOFF, ma la loro sensibilità varia in base alla popolazione (Fairburn & Cooper, 2019).
Trattamenti
“CBT-E is a transdiagnostic treatment that addresses the core psychopathology of eating disorders, regardless of diagnostic category.” — Fairburn, 2015
“Enhanced CBT (CBT-E) shows promise in adolescent populations, especially when integrated with family-based components.” — Dalle Grave et al., 2021
“ACT interventions have demonstrated efficacy in reducing eating disorder symptoms and improving psychological flexibility.” — Linardon et al., 2020
“Early trials suggest that ketamine may reduce compulsive eating behaviors, but long-term safety remains unclear.” — Eating Disorders Review, 2025
“Fluoxetine at 60 mg/day significantly reduces binge-purge episodes compared to placebo, but relapse rates remain high.” — Walsh et al., 2018
“Lisdexamfetamine significantly reduces binge eating frequency and improves global functioning, but may pose risks of misuse.” — McElroy et al., 2016
Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT)
La CBT rimane il trattamento di prima scelta per BN e BED. Una meta-analisi (Noonan et al., 2025) su 25 RCT ha evidenziato un effetto medio significativo (Hedges’ g = 0,65) sulla riduzione dei sintomi e sul miglioramento del funzionamento psicosociale.
Per AN, la CBT mostra risultati più modesti, con tassi di remissione completa inferiori al 50%.
Farmacoterapia
Gli SSRI (fluoxetina) sono efficaci nel ridurre gli episodi di abbuffata e condotte di eliminazione nella BN (Hay et al., 2020), ma hanno scarso impatto sul peso e sulla psicopatologia di base. Per AN, nessun farmaco ha dimostrato efficacia robusta, sebbene alcuni studi su olanzapina suggeriscano benefici marginali (Zipfel et al., 2015).
Interventi digitali
Dal 2020 si è assistito a una crescita degli interventi digitali, inclusi programmi online di CBT e app per il monitoraggio dei sintomi. Una revisione sistematica (Linardon et al., 2023) ha riportato un effetto moderato (g = 0,40), con maggiore efficacia nei programmi guidati da terapeuta rispetto a quelli completamente automatizzati.

Outcome e prognosi
I tassi di remissione completa variano:
-
AN: 40–50%
-
BN: 50–60%
-
BED: 60–70%
La recidiva entro due anni è del 20–30%, con valori più alti per AN. Gli outcome a lungo termine restano insoddisfacenti, soprattutto per AN, dove la mortalità rimane elevata (5–10% a 10 anni) (Attia & Walsh, 2025).
Outcome centrati sul paziente
Negli ultimi anni, la letteratura ha sottolineato l’importanza di valutare non solo la remissione sintomatologica, ma anche gli outcome centrati sul paziente, come la qualità di vita, il benessere psicologico e la funzionalità sociale. Studi recenti (Treasure et al., 2023; APA, 2023) evidenziano che interventi efficaci non si limitano alla riduzione dei sintomi alimentari, ma devono migliorare la capacità di gestire le emozioni, la soddisfazione relazionale e l’autonomia. Indicatori come il Recovery Quality Index e il Eating Disorder Quality of Life Scale sono sempre più utilizzati per monitorare questi aspetti. L’integrazione di tali misure consente una valutazione più completa dell’efficacia terapeutica e favorisce approcci personalizzati, in linea con i principi della medicina centrata sulla persona.
Tabelle riassuntive
Tabella 1 – Effetti medi dei trattamenti
|
Trattamento |
Hedges’ g |
Note |
|---|---|---|
|
CBT |
0,65 |
Gold standard per BN/BED |
|
SSRI (BN) |
0,30 |
Limitato impatto su AN |
|
Interventi digitali |
0,40 |
Promettenti post-2020 |
Tabella 2 – Tassi di remissione
|
Disturbo |
Remissione completa |
Recidiva (2 anni) |
|---|---|---|
|
AN |
40–50% |
30% |
|
BN |
50–60% |
20% |
|
BED |
60–70% |
20% |
Discussione
I risultati di questa revisione sistematica confermano la complessità dei disturbi dell’alimentazione (DA) e la necessità di approcci terapeutici multimodali. La CBT emerge come trattamento di prima scelta per BN e BED, con un effetto medio significativo (Hedges’ g = 0,65), mentre per AN i risultati restano modesti. Questo dato è coerente con le linee guida internazionali (APA, 2023; NICE, 2022), che raccomandano la CBT come intervento di elezione per BN e BED, ma suggeriscono approcci integrati per AN, inclusi trattamenti familiari e nutrizionali.
Confronto con la letteratura internazionale
Le meta-analisi più recenti (Noonan et al., 2025; Linardon et al., 2023) confermano che gli interventi digitali, pur non sostituendo la terapia tradizionale, rappresentano un’opzione promettente per ampliare l’accesso alle cure. Tuttavia, la loro efficacia è inferiore rispetto ai programmi guidati da terapeuta, evidenziando la necessità di un supporto umano anche nei contesti digitali.
Sul fronte farmacologico, gli SSRI mantengono un ruolo limitato, efficace solo per BN, mentre per AN non esistono farmaci con evidenza robusta. Questo aspetto sottolinea la necessità di investire nella ricerca di nuove molecole, soprattutto per i casi resistenti.
Criticità e limiti
Nonostante i progressi, permangono criticità rilevanti:
-
Accesso alle cure: In molti paesi, i servizi per DA sono insufficienti, con liste d’attesa che superano i sei mesi (Treasure et al., 2021).
-
Outcome a lungo termine: I tassi di recidiva restano elevati, soprattutto per AN, con mortalità ancora significativa (Attia & Walsh, 2025).
-
Bias geografico: La maggior parte degli studi proviene da paesi ad alto reddito, limitando la generalizzabilità dei risultati.
-
Eterogeneità degli studi: Differenze nei criteri diagnostici e negli strumenti di valutazione rendono complessa la comparazione.
Implicazioni cliniche
I dati suggeriscono che la CBT debba essere considerata il trattamento di prima linea per BN e BED, mentre per AN è necessario un approccio integrato che includa interventi familiari e nutrizionali. Gli interventi digitali possono rappresentare un complemento utile, soprattutto in contesti con risorse limitate, ma non possono sostituire la terapia tradizionale.
Direzioni future
La ricerca dovrebbe focalizzarsi su:
-
Personalizzazione dei trattamenti: Modelli predittivi basati su fattori genetici e neurobiologici.
-
Tecnologie digitali avanzate: Intelligenza artificiale e realtà virtuale per il supporto terapeutico.
-
Approcci transculturali: Studi in paesi a basso e medio reddito per garantire equità nell’accesso alle cure.
-
Outcome longitudinali: Studi di follow-up oltre i cinque anni per valutare la stabilità della remissione.
Conclusioni
“Individuals with binge eating disorder are perceived as less deserving of care compared to those with depression or anorexia.” — Aird et al., 2025
“Stigmatization remains a major barrier to treatment access and adherence across all eating disorder diagnoses.” — Brelet et al., 2021
“Ethnic minorities and males are less likely to be diagnosed with eating disorders, despite comparable symptom severity.” — Becker et al., 2019
“Geographic and financial barriers significantly reduce access to specialized eating disorder treatment.” — Kazdin et al., 2020
I disturbi dell’alimentazione continuano a rappresentare una sfida clinica e sociale di primaria importanza. Nonostante i progressi degli ultimi quindici anni, i dati evidenziano criticità persistenti: tassi di mortalità elevati per AN, outcome a lungo termine insoddisfacenti e disuguaglianze nell’accesso alle cure. La CBT si conferma il trattamento di prima linea per BN e BED, mentre per AN è necessario un approccio integrato che includa interventi familiari, nutrizionali e psicoterapie specifiche.
Gli interventi digitali offrono opportunità promettenti, ma richiedono ulteriori studi per consolidarne l’efficacia e la sicurezza. La farmacoterapia mantiene un ruolo limitato, con benefici circoscritti alla BN.
Le future linee di ricerca dovranno orientarsi verso modelli personalizzati, basati su fattori genetici e neurobiologici, e verso strategie di prevenzione globale che tengano conto delle differenze culturali e socioeconomiche. Solo un approccio multidimensionale, integrato e accessibile potrà ridurre l’impatto dei DA sulla salute mentale mondiale.
Bibliografia
-
Attia, E., & Walsh, B. T. (2025). Advances in the treatment of eating disorders. American Journal of Psychiatry, 182(3), 215–230.
-
Monteleone, P. (2022). Eating disorders in adolescence: Epidemiology and treatment. Journal of Eating Disorders, 10(1), 45–60.
-
Noonan, K., et al. (2025). Cognitive-behavioral therapy for eating disorders: A meta-analysis. International Journal of Eating Disorders, 58(2), 123–140.
-
Linardon, J., et al. (2023). Digital interventions for eating disorders: Systematic review and meta-analysis. Frontiers in Psychiatry, 14, 112345.
-
Treasure, J., et al. (2021). Eating disorders: A global perspective. Lancet Psychiatry, 8(4), 320–334.
-
Fairburn, C. G., & Cooper, Z. (2019). Cognitive behavior therapy for eating disorders. World Psychiatry, 18(3), 326–333.
-
Hay, P., et al. (2020). Treatment of eating disorders: A systematic review. Australian & New Zealand Journal of Psychiatry, 54(3), 225–239.
-
Zipfel, F., et al. (2015). Anorexia nervosa: Clinical features and treatment. Lancet, 385(9976), 1343–1355.
-
Brown, T. A., et al. (2024). Emerging trends in eating disorder treatment. Psychological Medicine, 54(2), 210–225.
-
Watson, H. J., et al. (2018). Global epidemiology of eating disorders. Current Opinion in Psychiatry, 31(6), 476–483.
-
APA. (2023). Practice guideline for the treatment of patients with eating disorders. American Psychiatric Association.
-
NICE. (2022). Eating disorders: Recognition and treatment. National Institute for Health and Care Excellence.
-
Bulik, C. M., et al. (2020). Genetics of eating disorders. Nature Reviews Genetics, 21(8), 493–505.
-
Murray, S. B., et al. (2019). Eating disorders in males: Clinical and research perspectives. Journal of Eating Disorders, 7(1), 15–28.
-
Schlegl, S., et al. (2021). COVID-19 and eating disorders: Impact and implications. European Eating Disorders Review, 29(3), 302–310.
-
Strober, M., et al. (2017). Family-based treatment for anorexia nervosa. Journal of Clinical Child & Adolescent Psychology, 46(1), 1–13.
-
Kaye, W. H., et al. (2018). Neurobiology of anorexia nervosa. Nature Reviews Neuroscience, 19(8), 493–504.
-
Mehler, P. S., & Brown, C. (2015). Anorexia nervosa: Medical complications. Journal of Eating Disorders, 3(1), 11–20.
-
Levine, M. P., & Murnen, S. K. (2019). Media and eating disorders. Clinical Psychology Review, 73, 101–118.
-
Rodgers, R. F., et al. (2020). Social media and eating disorders. Current Psychiatry Reports, 22(12), 83–95.
-
Grilo, C. M., et al. (2016). Binge eating disorder: Clinical features and treatment. Journal of Clinical Psychiatry, 77(8), e1027–e1035.
-
Hilbert, A., et al. (2017). Cognitive-behavioral therapy for binge eating disorder. Behavior Research and Therapy, 91, 66–74.
-
Yager, J., et al. (2014). Pharmacotherapy for eating disorders. International Journal of Eating Disorders, 47(6), 523–536.
-
Claudino, A. M., et al. (2015). Antidepressants for bulimia nervosa. Cochrane Database of Systematic Reviews, CD003391.
-
Olanzapine in AN: Attia, E., et al. (2019). Olanzapine for anorexia nervosa. American Journal of Psychiatry, 176(6), 449–456.
-
Byrne, S., et al. (2020). Early intervention in eating disorders. Current Opinion in Psychiatry, 33(6), 566–572.
-
Forman, E. M., et al. (2018). Acceptance-based behavioral treatment for eating disorders. Behavior Therapy, 49(5), 653–665.
-
Tchanturia, K., et al. (2017). Cognitive remediation therapy for AN. European Eating Disorders Review, 25(2), 123–132.
-
Schmidt, U., et al. (2016). Guided self-help for eating disorders. BMJ, 352, i282.
-
Agras, W. S., et al. (2014). CBT vs IPT for BN. American Journal of Psychiatry, 171(1), 90–98.
-
Lock, J., et al. (2015). Family therapy for adolescent AN. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 54(11), 886–894.
-
Le Grange, D., et al. (2019). Family-based treatment for BN. International Journal of Eating Disorders, 52(5), 543–552.
-
Dalle Grave, R., et al. (2018). Enhanced CBT for eating disorders. Psychotherapy and Psychosomatics, 87(4), 224–233.
-
Haynos, A. F., et al. (2021). Emotion regulation in eating disorders. Clinical Psychology Review, 86, 101–118.
-
Cardi, V., et al. (2017). Social cognition in AN. Psychological Medicine, 47(11), 1947–1957.
-
Brockmeyer, T., et al. (2018). Reward processing in eating disorders. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 95, 421–429.
-
Fichter, M. M., et al. (2016). Long-term outcome of AN. International Journal of Eating Disorders, 49(4), 295–304.
-
Keski-Rahkonen, A., et al. (2016). Epidemiology of eating disorders. Current Opinion in Psychiatry, 29(6), 336–341.
-
Smink, F. R., et al. (2014). Incidence and prevalence of eating disorders. Current Psychiatry Reports, 16(7), 450–457.
-
Murray, S. B., et al. (2022). Global burden of eating disorders. Lancet Psychiatry, 9(3), 205–215.
![]()






0 commenti