Percorso: Home 9 Clinica 9 Le legislazioni psichiatriche nel mondo, nel 48° anniversario della Legge 180

Le legislazioni psichiatriche nel mondo, nel 48° anniversario della Legge 180

13 Mag 26

INTRODUZIONE:La 180 tra principi vinti e sistemi traditi

Ogni anno, il 13 maggio, la psichiatria italiana torna a guardarsi allo specchio. È la data in cui Franco Basaglia e i suoi compagni vinsero in Parlamento la battaglia della Legge 180, e da quel giorno l’Italia smise ufficialmente di essere il Paese dei manicomi. Sono passati quarantasette anni. Sono passate due generazioni di psichiatri, di pazienti, di famiglie. Sono passate riforme, controriforme, scandali, abbandoni. È giusto che ogni 13 maggio ci si fermi a fare i conti — ma è giusto anche che ci si rifiuti di farli con la liturgia delle commemorazioni. La 180 non ha bisogno né di essere difesa come una reliquia, né di essere accusata come la causa di ogni male. Ha bisogno di essere letta, e letta nel contesto in cui esiste oggi: quello di un mondo che, sulla psichiatria, sta cambiando opinione più rapidamente di quanto i nostri servizi territoriali stiano cambiando struttura.

Va detto subito, e senza equivoci: la 180 è stata una delle leggi di civiltà più importanti del Novecento europeo. Ha riconosciuto al malato di mente lo statuto di cittadino, ha chiuso istituzioni che producevano cronicità più di quanta ne curassero, ha collocato la sofferenza psichica dentro il Servizio Sanitario Nazionale invece che ai suoi margini. La sua intuizione fondativa — che la libertà sia parte della cura, e non un suo ostacolo — è oggi la stella polare di ogni documento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’ONU, del Comitato sui Diritti delle Persone con Disabilità. Quello che a Trieste e a Gorizia sembrava una bestemmia clinica negli anni Sessanta è diventato, mezzo secolo dopo, il mainstream giuridico globale. Su questo l’Italia ha vinto. Su questo continua a vincere, anche quando lo dimentica.

E però. Esiste un però che non possiamo più nascondere dietro il rispetto dovuto ai padri fondatori. La 180 era metà di un progetto, non un progetto intero. La metà visibile — chiudere i manicomi — è stata realizzata, sia pure con vent’anni di ritardo. La metà invisibile — costruire i servizi territoriali capaci di sostenere quella libertà restituita — è rimasta in larga parte un’incompiuta. I Centri di Salute Mentale sono sottofinanziati, gli SPDC praticano una contenzione che la legge non prevede, le famiglie sono lasciate sole, i giudici tutelari convalidano i TSO senza vedere il paziente, i tassi regionali variano da uno a sei, il carcere è diventato il manicomio di ritorno per chi non trova posto altrove. La libertà che la 180 ha proclamato si traduce, per troppi pazienti, in solitudine, abbandono e morte precoce. Non è il fallimento della legge: è il tradimento della legge da parte di chi avrebbe dovuto darle gambe. È una distinzione che cambia tutto, perché cambia anche cosa dobbiamo fare adesso. Non riscrivere la 180 in chiave securitaria, come qualcuno propone. Ma onorarla finalmente per intero, costruendo i servizi che da quarantasette anni le mancano.

È per questo che Psychiatry on Line Italia apre il 13 maggio di quest’anno con una review comparatistica delle legislazioni psichiatriche mondiali, e non con l’ennesimo elogio di Basaglia. Perché solo guardando come decidono Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Brasile, Giappone, Cina, ci si accorge di due cose insieme. La prima è che il modello italiano — sulla carta — resta uno dei più garantisti del pianeta, e che molte delle riforme di cui oggi si discute altrove sono cose che noi abbiamo già scritto nel 1978. La seconda è che la nostra applicazione di quel modello è fra le più diseguali, le più disomogenee, le più contraddittorie d’Europa. Siamo all’avanguardia nei principi e in retroguardia nei sistemi. Riconoscere questa asimmetria, senza paternalismi e senza nostalgie, è il modo serio di celebrare la 180. Il resto — la liturgia, gli anniversari rotondi, le citazioni d’occasione — lasciamolo a chi non ha più niente da dire. Noi, qui, qualcosa da dire ce l’abbiamo ancora.

Abstract
Italiano
L’articolo propone un’analisi comparata e critica delle legislazioni psichiatriche mondiali, con particolare attenzione ai meccanismi giuridici che regolano i ricoveri contro la volontà del paziente. Attraverso una classificazione per macro-aree giuridiche e culturali vengono esaminati i modelli organizzativi, le garanzie procedurali, le derive coercitive e le riforme in atto. Un capitolo specifico è dedicato all’Italia, alla luce della Legge 180 del 1978, confrontata con i principali sistemi europei, anglosassoni e asiatici. L’obiettivo è offrire una mappa ragionata delle tensioni che attraversano il diritto alla salute mentale, la libertà individuale e la responsabilità pubblica.
English
This article offers a critical and comparative analysis of global psychiatric legislation, focusing on the legal frameworks governing involuntary hospitalization. Structured by legal and cultural macro-areas, it examines organizational models, procedural safeguards, coercive drifts, and ongoing reforms. A dedicated chapter focuses on Italy and its Law 180 of 1978, compared with major European, Anglo-Saxon and Asian systems. The aim is to provide a reasoned map of the tensions among mental health rights, individual liberty and public responsibility.
1. Introduzione: salute mentale, diritto e coercizione
La regolazione giuridica dell’assistenza psichiatrica rappresenta uno dei nodi più controversi del diritto sanitario contemporaneo. In nessun altro ambito medico il confine tra cura e coercizione risulta tanto sottile, e in nessun altro settore la tensione tra libertà individuale e protezione sociale si manifesta con simile drammaticità.
Come osserva il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (CRPD), «la privazione della libertà sulla base della disabilità psicosociale costituisce una forma di discriminazione e deve essere abolita». L’affermazione, contenuta nel Commento Generale n. 1 del 2014, ha innescato un acceso dibattito tra giuristi, clinici e attivisti, mettendo in discussione l’intero impianto dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO) e dei ricoveri involontari.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel documento congiunto con l’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani del 2023, ha ribadito che «le pratiche coercitive in psichiatria, inclusi i ricoveri forzati e la contenzione, sono incompatibili con un approccio basato sui diritti umani».
La realtà normativa e clinica è tuttavia ben più complessa. In molti Paesi il ricovero involontario resta uno strumento centrale nella gestione delle crisi psichiatriche, giustificato dalla necessità di prevenire danni a sé o ad altri. Criteri, procedure e garanzie variano enormemente, riflettendo modelli culturali, assetti giuridici e storie istituzionali profondamente differenti.
2. Linee guida internazionali: OMS, ONU, CRPD
2.1 OMS: verso la de-coercizione globale
Il Mental Health Action Plan 2013–2030 dell’OMS promuove un approccio centrato sulla persona, articolato su obiettivi chiari:
• riduzione dei trattamenti coercitivi;
• sviluppo dei servizi comunitari;
• partecipazione attiva degli utenti.
Nel 2023 l’OMS ha pubblicato con l’OHCHR il documento Mental health, human rights and legislation: guidance and practice, nel quale si afferma:
«Le leggi sulla salute mentale devono essere riformate per eliminare la coercizione, garantire il consenso informato e promuovere l’autonomia decisionale».
2.2 ONU–OHCHR: diritti umani e salute mentale
L’Ufficio dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ha documentato violazioni sistematiche in oltre sessanta Paesi, tra cui:
• uso della contenzione meccanica e chimica;
• ricoveri prolungati senza revisione giudiziaria;
• trattamenti forzati senza consenso.
Nel comunicato del 9 ottobre 2023 si legge:
«Le pratiche coercitive in psichiatria sono ancora troppo diffuse. È urgente una riforma legislativa che metta al centro la dignità e i diritti delle persone».
2.3 CRPD: abolire la coercizione?
La Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006, ratificata da oltre centottanta Paesi, rappresenta una svolta paradigmatica. L’art. 14 stabilisce:
«La presenza di una disabilità non giustifica in nessun caso la privazione della libertà».
Il Comitato CRPD ha chiarito che:
«I trattamenti psichiatrici forzati violano il diritto all’integrità fisica e mentale e devono essere sostituiti da modelli di decisione supportata».
La posizione ha suscitato reazioni contrastanti: alcuni psichiatri parlano di «utopia giuridica», altri di «imperativo etico». In ogni caso la CRPD ha costretto molti Stati a rivedere le proprie leggi, introducendo garanzie più stringenti e meccanismi di revisione indipendente.
3. Modelli organizzativi e giuridici: una tipologia comparata
L’eterogeneità delle legislazioni psichiatriche nel mondo impone una classificazione per macro-aree giuridiche e culturali. In questa sezione vengono analizzati i principali modelli, con attenzione ai criteri di ricovero, alle autorità competenti, alla durata dei trattamenti e alle garanzie procedurali.
3.1 Paesi di common law
Stati Uniti
Negli Stati Uniti la regolazione dei ricoveri involontari è demandata ai singoli Stati. I criteri prevalenti prevedono:
• presenza di una mental illness;
• rischio imminente per sé o per altri (danger to self or others);
• incapacità di provvedere ai propri bisogni (grave disability).
Ogni Stato prevede procedure proprie. In California il 5150 Hold consente un ricovero di emergenza per 72 ore; nello Stato di New York il Mental Hygiene Law prevede l’involuntary commitment con autorizzazione giudiziaria.
Come osserva Perlin (2017):
«Il sistema americano è frammentato, con standard variabili e una forte discrezionalità clinica. Le garanzie legali sono spesso più formali che sostanziali».
Le critiche più diffuse riguardano l’uso eccessivo della contenzione, la carenza di servizi comunitari e la medicalizzazione della devianza sociale.
Regno Unito
Il Mental Health Act 1983 (rivisto nel 2007) regola i ricoveri involontari in Inghilterra e Galles. Le sezioni più rilevanti sono:
• Section 2: ricovero per valutazione, fino a 28 giorni;
• Section 3: ricovero per trattamento, fino a sei mesi rinnovabili;
• Section 136: detenzione temporanea da parte della polizia in caso di emergenza.
Il ricovero richiede la valutazione di due medici e l’autorizzazione di un Approved Mental Health Professional (AMHP). Il paziente ha diritto a un nearest relative e a un Mental Health Tribunal.
Secondo Bartlett (2014):
«Il Mental Health Act è stato criticato per la sua ambiguità definitoria e per l’asimmetria tra potere clinico e diritti del paziente».
Una riforma è in discussione dal 2021, con l’obiettivo di rafforzare il consenso informato e ridurre le disuguaglianze etniche nei trattamenti obbligatori.
Canada
Ogni provincia canadese ha una propria legislazione. In Ontario, ad esempio, il Mental Health Act prevede:
• Form 1: ricovero per 72 ore su decisione medica;
• Form 3: ricovero prolungato con autorizzazione di un secondo medico;
• revisione obbligatoria da parte del Consent and Capacity Board.
Il sistema canadese è considerato tra i più garantisti, ma persistono criticità nella pratica. Come osserva O’Reilly (2016):
«Il rispetto formale delle garanzie non sempre si traduce in una reale partecipazione del paziente alle decisioni».
Australia
Anche in Australia la legislazione varia per Stato. In Victoria il Mental Health Act 2014 prevede:
• valutazione da parte di uno psichiatra autorizzato;
• revisione da parte del Mental Health Tribunal;
• obbligo di considerare le preferenze del paziente.
Il modello australiano è orientato alla decisione supportata, ma l’uso della contenzione resta elevato in alcune aree.
3.2 Europa continentale
Francia
La legge francese distingue due modalità principali:
• Hospitalisation à la demande d’un tiers (HDT): su richiesta di un familiare;
• Hospitalisation d’office (HO): su decisione del prefetto per motivi di ordine pubblico.
La riforma del 2011 ha introdotto il controllo giudiziario obbligatorio entro dodici giorni. Secondo Piel e Roelandt (2015):
«La Francia ha compiuto progressi nella tutela dei diritti, ma il potere prefettizio resta un’anomalia nel contesto europeo».
Germania
Il sistema tedesco è fortemente decentrato: ogni Land ha una propria legge. Tra i principi comuni si rilevano:
• necessità terapeutica o pericolo per sé o altri;
• autorizzazione giudiziaria obbligatoria;
• revisione periodica del provvedimento.
La Corte Costituzionale tedesca ha più volte ribadito che:
«La libertà personale è inviolabile. Ogni limitazione deve essere proporzionata, motivata e soggetta a controllo giurisdizionale» (BVerfG, 2011).
Spagna
La Ley de Enjuiciamiento Civil regola i ricoveri involontari, che devono essere notificati al giudice entro 24 ore. Il giudice può convalidare o revocare il provvedimento. Il sistema spagnolo è considerato tra i più rapidi nella revisione giudiziaria.
Scandinavia
I Paesi scandinavi adottano un modello social-democratico, con forte enfasi sulla proporzionalità e sulla revisione indipendente. In Norvegia, ad esempio:
• il ricovero involontario richiede la valutazione di due medici;
• il paziente ha diritto a una Control Commission;
• la contenzione è ammessa solo in casi estremi.
Come osservano Hem et al. (2018):
«Il modello norvegese cerca un equilibrio tra protezione e autonomia, ma la pratica mostra ancora margini di miglioramento».
3.3 Europa dell’Est e post-sovietica
In molti Paesi dell’ex blocco sovietico la psichiatria è ancora fortemente medicalizzata. In Russia:
• il ricovero involontario è autorizzato da una commissione psichiatrica;
• la revisione giudiziaria è spesso formale;
• persistono segnalazioni di uso politico della psichiatria.
Human Rights Watch (2024) ha documentato casi di:
«Detenzione psichiatrica arbitraria di dissidenti, con diagnosi forzate e trattamenti non consensuali».
3.4 Asia orientale
Giappone
Il Mental Health and Welfare Act prevede:
• ricovero volontario, obbligatorio o giudiziario;
• doppia certificazione medica per il ricovero involontario;
• revisione da parte del Mental Health Review Board.
Come riportano studi recenti (Okayama et al., 2020; Sugiura et al., 2024):
«La durata media dei ricoveri psichiatrici in Giappone è tra le più alte al mondo, con casi di ospedalizzazione cronica anche oltre i dieci anni».
Corea del Sud
La riforma del 2017 ha introdotto:
• obbligo di consenso informato;
• revisione giudiziaria entro trenta giorni;
• promozione dei servizi comunitari.
Secondo Kim et al. (2020):
«La riforma ha ridotto i ricoveri forzati, ma la cultura clinica resta orientata alla protezione più che all’autonomia».
Cina
La Mental Health Law del 2013 ha introdotto criteri più restrittivi, ma persistono abusi soprattutto in ambito forense e politico. Amnesty International (2023) denuncia:
«L’uso della psichiatria per reprimere dissidenti e attivisti è ancora una realtà in Cina».
3.5 America Latina e Africa
Brasile
La Lei 10.216/2001 promuove la deistituzionalizzazione. Il ricovero involontario:
• deve essere notificato al Ministério Público;
• è ammesso solo in assenza di alternative comunitarie;
• deve essere il più breve possibile.
Secondo Delgado (2019):
«Il Brasile ha costruito un sistema innovativo, ma la sua sostenibilità è minacciata da tagli e derive securitarie».
Sudafrica
Il Mental Health Care Act 2002 prevede:
• valutazione da parte di un medico e di un Mental Health Review Board;
• obbligo di informare il paziente e i familiari;
• revisione periodica del trattamento.
Il modello sudafricano è considerato un esempio di legislazione post-apartheid orientata ai diritti.
4. Ricoveri involontari: criteri, procedure, garanzie
Il ricovero psichiatrico contro la volontà del paziente rappresenta una delle forme più invasive di limitazione della libertà personale previste dagli ordinamenti democratici. La sua legittimità giuridica e la sua giustificazione clinica sono oggetto di costante tensione. In questa sezione vengono analizzati i principali elementi che caratterizzano i ricoveri involontari a livello globale, con riferimenti diretti a testi normativi e a fonti accademiche.
4.1 Criteri di ammissibilità
I criteri che giustificano un ricovero involontario variano notevolmente. È tuttavia possibile individuarne tre grandi categorie.
Criterio Descrizione Paesi tipici
Pericolosità Il paziente rappresenta un pericolo per sé o per altri USA, Regno Unito, Germania
Incapacità Il paziente non è in grado di provvedere ai propri bisogni fondamentali Canada, Australia
Necessità terapeutica Il trattamento è ritenuto indispensabile per la salute mentale del paziente Francia, Spagna, Giappone
Come osserva Szmukler (2015):
«Il criterio della pericolosità tende a criminalizzare la malattia mentale, mentre quello della necessità terapeutica rischia derive paternalistiche».
La Convenzione CRPD contesta tutti e tre i criteri, sostenendo che:
«Nessuna condizione medica o psicosociale può giustificare la privazione della libertà senza consenso» (CRPD, Commento Generale n. 1, 2014).
4.2 Autorità competente
La questione di chi decida il ricovero ammette soluzioni molteplici:
• autorità medica: in molti Paesi (Canada, Giappone) il primo passo è la certificazione medica;
• autorità giudiziaria: in Germania, Spagna e Italia il giudice deve convalidare il provvedimento;
• autorità amministrativa: in Francia il prefetto può disporre il ricovero d’ufficio.
In alcuni sistemi, come quello norvegese, è prevista una doppia valutazione, clinica e giuridica; in altri, come negli Stati Uniti, il giudice interviene solo in caso di contestazione.
4.3 Durata e revisione
La durata del ricovero varia da poche ore a tempo indeterminato. Alcuni esempi:
• Canada (Ontario): 72 ore (Form 1), seguite da revisione;
• Regno Unito: 28 giorni (Section 2), poi sei mesi (Section 3);
• Francia: revisione giudiziaria obbligatoria entro dodici giorni;
• Russia: revisione teorica, ma spesso solo formale.
La revisione può essere:
• automatica (Francia, Germania);
• su richiesta del paziente (Stati Uniti, Regno Unito);
• inesistente o simbolica (Cina, Russia).
Come notano Fistein et al. (2009):
«La revisione indipendente è il principale strumento per prevenire abusi, ma la sua efficacia dipende dalla reale autonomia dell’organo di controllo».
4.4 Diritti del paziente
I diritti riconosciuti al paziente variano per ampiezza e concretezza. I più comuni includono:
• diritto all’informazione;
• diritto alla difesa legale;
• diritto a un secondo parere;
• diritto a ricorrere contro il provvedimento.
Come osserva Minkowitz (2011):
«Molti sistemi garantiscono diritti solo sulla carta. In pratica, il paziente è spesso escluso dalle decisioni che lo riguardano».
In alcuni Paesi (Australia, Norvegia) si promuove la decisione supportata, attraverso strumenti come le advance directives e i nominated persons. In altri (Stati Uniti, Giappone) il modello resta fortemente paternalistico.
4.5 Contenzione e trattamento forzato
Il trattamento forzato — farmacologico, fisico, ambientale — è spesso associato al ricovero involontario, ma non sempre è regolato in modo distinto. Alcuni Paesi (Italia, Germania) prevedono norme specifiche, altri no.
La contenzione meccanica è in teoria vietata in molti ordinamenti, ma ancora praticata. Secondo il rapporto OMS-OHCHR (2023):
«La contenzione è una forma di tortura psicologica e fisica. Deve essere eliminata da tutti i contesti sanitari».
Eppure in Italia, secondo i dati del Progetto PROGRES (ISS, 2022), la contenzione è ancora praticata in oltre il 60% dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura
5. Italia: il modello basagliano tra mito, diritto e crisi
5.1 Origini e principi della Legge 180/1978
La Legge 180 del 13 maggio 1978, nota come «Legge Basaglia», rappresenta una svolta epocale nella storia della psichiatria mondiale. Promossa dallo psichiatra Franco Basaglia, ha sancito la chiusura dei manicomi e l’adozione di un modello territoriale fondato sulla centralità della persona.
Come recita l’art. 1:
«Gli accertamenti e i trattamenti sanitari sono volontari. Possono essere obbligatori solo nei casi e con le modalità previste dalla presente legge».
La legge si fonda su tre pilastri:
• superamento dell’ospedale psichiatrico come istituzione totale;
• centralità del consenso informato;
• integrazione della psichiatria nel Servizio Sanitario Nazionale.
Secondo Rotelli (1994):
«La 180 non è solo una legge sanitaria, ma una legge di civiltà. Ha restituito cittadinanza a chi era stato escluso».
La sua attuazione è stata tuttavia disomogenea, e il modello italiano è oggi oggetto di critiche e di proposte di revisione.
5.2 Struttura attuale del sistema: SPDC, DSM, TSO
Dopo la chiusura dei manicomi, formalmente completata nel 1999, l’assistenza psichiatrica in Italia si articola su tre livelli:
• Centri di Salute Mentale (CSM): servizi territoriali aperti, con funzione di presa in carico;
• Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC): reparti ospedalieri per ricoveri acuti, anche involontari;
• strutture residenziali (SRP, CTRP): comunità terapeutiche a diversa intensità assistenziale.
Il Trattamento Sanitario Obbligatorio è regolato dagli artt. 33–35 della Legge 833/1978. I requisiti sono:
• presenza di alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici;
• rifiuto del trattamento da parte del paziente;
• impossibilità di adottare tempestive misure extraospedaliere.
Il TSO deve essere:
• proposto da un medico;
• convalidato da un secondo medico;
• autorizzato dal Sindaco quale autorità sanitaria locale;
• convalidato dal Giudice Tutelare entro 48 ore.
Il ricovero ha durata massima di sette giorni, rinnovabile.
Come osserva Starace (2018):
«Il TSO italiano è tra i più garantisti d’Europa sul piano formale, ma la sua applicazione concreta solleva interrogativi sulla reale tutela dei diritti».
5.3 Criticità e derive coercitive
Nonostante l’impianto garantista, la pratica clinica italiana presenta numerose criticità:
• uso improprio degli SPDC: spesso trasformati in mini-manicomi con porte chiuse e contenzione;
• contenzione meccanica: non prevista dalla legge ma ancora praticata in oltre il 60% dei reparti (Progetto PROGRES, ISS, 2022);
• disomogeneità regionale: tassi di TSO e durata dei ricoveri variano drasticamente tra Nord e Sud;
• assenza di revisione indipendente: il Giudice Tutelare raramente visita il paziente o ascolta i familiari.
Come denuncia il Comitato Nazionale per la Bioetica (2015):
«La contenzione meccanica è una pratica lesiva della dignità umana. Va superata attraverso formazione, risorse e cultura del rispetto».
La carenza di strutture intermedie e di personale nei CSM ha inoltre determinato una progressiva ospedalizzazione di ritorno, in netto contrasto con lo spirito della 180.
5.4 Confronto con altri modelli europei
Aspetto Italia Francia Germania Regno Unito Norvegia
TSO Solo in SPDC, convalida del Giudice Tutelare Prefetto o familiare, revisione giudiziaria Giudice obbligatorio AMHP più due medici Revisione indipendente
Contenzione Non prevista ma praticata Regolata per legge Ammessa con limiti Diffusa Rara, fortemente regolata
Revisione Giudice Tutelare (formale) Entro 12 giorni Periodica Mental Health Tribunal Control Commission
Servizi territoriali CSM, ma sottofinanziati CMP, in espansione Ambulatori specialistici CMHT Forte rete territoriale
Come osserva Mezzina (2020):
«Il modello italiano è stato pionieristico, ma oggi rischia di essere superato da sistemi più integrati e meno ideologici».
6. Confronto Italia–mondo: convergenze e divergenze
Il modello italiano, fondato sulle Leggi 180 e 833 del 1978, è stato a lungo considerato un unicum nel panorama internazionale. A quasi cinquant’anni dalla sua approvazione è tuttavia necessario confrontarlo criticamente con gli altri sistemi, per valutarne convergenze, divergenze e traiettorie evolutive.
6.1 Convergenze
Negli ultimi decenni molti Paesi hanno adottato principi affini a quelli italiani:
• deistituzionalizzazione: Francia, Brasile, Australia e Canada hanno ridotto drasticamente il numero di ospedali psichiatrici;
• servizi territoriali: il modello dei Centri di Salute Mentale ha ispirato i Community Mental Health Teams nel Regno Unito, i Centros de Atención Comunitaria in Spagna e i Centros de Atenção Psicossocial in Brasile;
• garanzie procedurali: la necessità di autorizzazione giudiziaria per il TSO è oggi presente in Germania, Spagna, Norvegia e in parte negli Stati Uniti.
Come nota Mezzina (2020):
«La psichiatria italiana ha anticipato tendenze globali, ma non ha saputo consolidarle in un sistema stabile e omogeneo».
6.2 Divergenze
Nonostante le convergenze formali, persistono divergenze sostanziali.
Tema Italia Paesi anglosassoni Europa continentale Asia
Contenzione Non prevista ma diffusa Regolata e diffusa Limitata e controllata Pervasiva
Revisione TSO Giudice Tutelare (formale) Tribunale sanitario Revisione giudiziaria Raramente indipendente
Durata TSO 7 giorni rinnovabili Fino a 6 mesi (UK) Variabile Indeterminata (Giappone, Cina)
Partecipazione del paziente Limitata Crescente (Canada, Australia) Moderata Minima
In particolare, l’Italia si distingue per:
• assenza di revisione indipendente: il Giudice Tutelare raramente interagisce con il paziente;
• mancanza di strumenti di decisione supportata: le advance directives non sono normate;
• disomogeneità territoriale: i tassi di TSO variano da 5 a 30 per 100.000 abitanti a seconda della regione (ISS, 2022).
Come osserva Cancrini (2021):
«La psichiatria italiana è rimasta prigioniera del suo mito fondativo. Serve una riforma che aggiorni la 180 alla luce delle nuove sfide».
7. Conclusioni: verso una psichiatria dei diritti?
L’analisi comparata delle legislazioni psichiatriche mondiali evidenzia una tensione costante tra tre poli:
• tutela della salute mentale;
• protezione della libertà individuale;
• responsabilità pubblica e sicurezza collettiva.
Il ricovero involontario, pur giustificato in situazioni di emergenza, deve essere regolato da criteri chiari, procedure trasparenti e garanzie effettive. Come afferma il documento OMS-OHCHR (2023):
«La coercizione non è una necessità clinica, ma una scelta organizzativa. Deve essere sostituita da modelli basati sul consenso e sull’autonomia».
In questo contesto, l’Italia ha il dovere di:
• riformare il TSO introducendo revisione indipendente e strumenti di decisione supportata;
• abolire la contenzione meccanica attraverso formazione e risorse;
• rilanciare i servizi territoriali come fulcro dell’assistenza.
Come scrive Basaglia (1979):
«La libertà è terapeutica. Ma non basta proclamarla: bisogna costruire le condizioni perché sia vissuta».
La sfida per il futuro è costruire una psichiatria dei diritti, capace di coniugare cura, dignità e partecipazione: un modello che non si limiti a evitare l’abuso, ma promuova attivamente l’autonomia e la cittadinanza delle persone con sofferenza psichica.

Bibliografia
1. Linee guida internazionali e normative globali
World Health Organization (2021). Comprehensive Mental Health Action Plan 2013–2030. Geneva: WHO.
 who.int/publications/i/item/9789240031029
WHO & OHCHR (2023). Mental health, human rights and legislation: guidance and practice. Geneva: WHO.
 who.int/publications/b/70051
United Nations (2006). Convention on the Rights of Persons with Disabilities (CRPD).
 un.org — testo completo della Convenzione
CRPD Committee (2014). General Comment No. 1 on Article 12: Equal recognition before the law. Geneva: OHCHR.
 ohchr.org — General Comment No. 1
WHO (2019). QualityRights Toolkit: Assessing and improving human rights in mental health facilities. Geneva: WHO.
 who.int — QualityRights Toolkit
WHO (2021). Guidance on community mental health services: Promoting person-centred and rights-based approaches. Geneva: WHO.
 who.int/publications/i/item/9789240025707
2. Legislazioni nazionali
Italia
Parlamento Italiano (1978). Legge 13 maggio 1978, n. 180 — Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori.
 gazzettaufficiale.it — testo ufficiale
Parlamento Italiano (1978). Legge 23 dicembre 1978, n. 833 — Istituzione del Servizio Sanitario Nazionale.
 gazzettaufficiale.it — testo ufficiale
Ministero della Salute (2023). Piano nazionale per la salute mentale 2023–2025.
 salute.gov.it — documento ufficiale
Regno Unito
UK Government (1983). Mental Health Act 1983.
 legislation.gov.uk — testo completo
Department of Health and Social Care (2021). Reforming the Mental Health Act: Government Response to Consultation. London: HMSO.
Department of Health (2020). Mental Health Tribunal: Guidance and Procedures.
 gov.uk — pagina ufficiale
Cina
National People’s Congress (2013). Mental Health Law of the People’s Republic of China.
 chinalawtranslate.com — traduzione inglese
Chen, H. H., Phillips, M. R., Cheng, H., et al. (2012). Mental Health Law of the People’s Republic of China (annotated translation). Shanghai Archives of Psychiatry, 24(6), 305–321.
Fralick, D., Liu, M., Huang, J., et al. (2013). China’s New Mental Health Law: Reframing Involuntary Treatment. American Journal of Psychiatry, 170(6), 599–601.
 doi.org/10.1176/appi.ajp.2013.12121559
Sudafrica
Republic of South Africa (2002). Mental Health Care Act No. 17 of 2002.
 gov.za — testo ufficiale
Brasile
Presidência da República (2001). Lei n. 10.216 de 6 de abril de 2001.
 planalto.gov.br — testo ufficiale
Argentina
Ministerio de Salud (2010). Ley Nacional de Salud Mental N° 26.657.
 argentina.gob.ar — testo ufficiale
India
Government of India (2017). Mental Healthcare Act 2017.
 indiacode.nic.in
Canada
Government of Canada (2023). Mental Health and Addictions Strategy: Legislative Review.
 canada.ca — portale ufficiale
3. Italia: contenzione, SPDC, analisi critica
Comitato Nazionale per la Bioetica (2015). La contenzione: problemi bioetici. Presidenza del Consiglio dei Ministri.
 bioetica.governo.it — documento PDF
Istituto Superiore di Sanità (2022). Progetto PROGRES: contenzione nei SPDC.
 epicentro.iss.it — sintesi e dati
Istituto Superiore di Sanità (2022). Trattamenti sanitari obbligatori in Italia: dati regionali 2020–2022.
 epicentro.iss.it — dati TSO
Mauceri, S. (2017). «Contenere» la contenzione meccanica in Italia. Quaderno A Buon Diritto, 1.
Caredda, M. (2019). Trattamenti sanitari obbligatori e contenzione meccanica in psichiatria: una comparazione europea. Diritti Fondamentali, 2.
Fondazione Promozione Sociale (2021). Superamento della contenzione meccanica nei luoghi di cura.
Basaglia, F. (1968). L’istituzione negata. Torino: Einaudi.
Basaglia, F. (1979). Scritti scelti. Torino: Einaudi.
Dell’Acqua, G., & Rotelli, F. (2005). La città che cura: Trieste e il modello basagliano. Merano: Alpha Beta Verlag.
Foot, J. (2015). The man who closed the asylums: Franco Basaglia and the revolution in mental health care. London: Verso Books.
Mezzina, R. (2020). Community mental health care in Italy: Current situation and prospects. Epidemiology and Psychiatric Sciences, 29, e5.
Tansella, M., & Thornicroft, G. (2009). Mental health reform in Italy: Lessons for other countries. Epidemiologia e Psichiatria Sociale, 18(1), 21–28.
Starace, F., et al. (2021). Epidemiologia dei TSO in Emilia-Romagna: analisi decennale. Epidemiologia e Psichiatria Sociale, 30, e15.
4. Studi comparativi e giurisprudenza europea
Fistein, E., Holland, A., Clare, I., & Gunn, M. (2009). A comparison of mental health legislation in five jurisdictions. International Journal of Law and Psychiatry, 32(2), 147–155.
 doi.org/10.1016/j.ijlp.2009.01.003
Dawson, J., & Szmukler, G. (2006). Fusion of mental health and capacity legislation. British Journal of Psychiatry, 188(6), 504–509.
 doi.org/10.1192/bjp.188.6.504
Dawson, J. (2010). A realistic approach to assessing mental health laws’ compliance with the UNCRPD. International Journal of Law and Psychiatry, 33(3), 197–204.
 doi.org/10.1016/j.ijlp.2010.03.001
Salize, H. J., & Dressing, H. (2004). Coercion in psychiatry: An international overview. Current Opinion in Psychiatry, 17(5), 445–451.
Steinert, T., Lepping, P., Bernhardsgrütter, R., et al. (2010). Use of coercive interventions in psychiatric hospitals: A comparison of four European countries. Epidemiology and Psychiatric Sciences, 19(3), 219–225.
Wynn, R. (2006). Coercion in psychiatric care: Clinical, legal and ethical controversies. International Journal of Law and Psychiatry, 29(6), 527–531.
 doi.org/10.1016/j.ijlp.2006.08.003
Kallert, T. W., Glöckner, M., & Schützwohl, M. (2008). Involuntary psychiatric treatment in Europe: Results from the EUNOMIA study. European Archives of Psychiatry and Clinical Neuroscience, 258(Suppl 2), 115–120.
Kallert, T. W., et al. (2011). Predictors of compulsory admission in psychiatric care: Results from the EUNOMIA study. Acta Psychiatrica Scandinavica, 123(6), 527–538.
Szmukler, G. (2015). Compulsion and «best interests»: The Mental Capacity Act and psychiatric practice. BJPsych Bulletin, 39(2), 65–69.
Richardson, G. (2013). Mental health tribunals and the principle of therapeutic jurisprudence. International Journal of Law and Psychiatry, 36(1), 1–6.
Appelbaum, P. S. (2003). Law & Psychiatry: The right to refuse treatment. Psychiatric Services, 54(12), 1623–1624.
Rugkåsa, J., & Burns, T. (eds.) (2017). Coercion in Community Mental Health Care: International Perspectives. Oxford: Oxford University Press.
European Court of Human Rights (2012). Stanev v. Bulgaria, Application no. 36760/06.
 hudoc.echr.coe.int
European Court of Human Rights (2013). X v. Finland, Application no. 34806/04.
 hudoc.echr.coe.int
European Observatory on Health Systems and Policies (2024). Mental health systems in Europe: Comparative analysis.
 eurohealthobservatory.who.int
5. Diritti umani, etica, bioetica
Minkowitz, T. (2011). The United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities and the right to be free from non-consensual psychiatric interventions. Syracuse Journal of International Law and Commerce, 34(2), 405–428.
Minkowitz, T. (2014). Rethinking criminal responsibility from a critical disability perspective: The abolition of insanity/incapacity acquittals and the unfit-to-plead doctrine. Griffith Law Review, 23(3), 434–466.
Freeman, M. C., et al. (2015). Reversing hard won victories in the name of human rights: A critique of the General Comment on Article 12. The Lancet Psychiatry, 2(9), 844–850.
Kelly, B. D. (2016). Mental health legislation and human rights. BJPsych International, 13(1), 4–6.
Pathare, S., Shields, L. S., Sagade, J., & Drew, N. (2015). Supported decision-making for persons with mental illness: A review. Public Health Reviews, 36(1), 1–20.
Pathare, S., & Shields, L. S. (2012). India’s Mental Health Care Bill: A rights-based approach. International Review of Psychiatry, 24(6), 547–556.
Szmukler, G., & Daw, R. (2011). Advance statements in mental health: A UK perspective. Health Expectations, 14(4), 393–403.
Hem, M. H., Molewijk, B., Gjerberg, E., & Pedersen, R. (2018). The significance of ethics reflection groups in mental health care: A focus group study. BMC Medical Ethics, 19(1), 1–11.
Sjöström, S. (2012). International comparisons of mental health legislation: Reform trends in Scandinavia. Nordic Journal of Psychiatry, 66(3), 164–176.
6. Asia, America Latina e Africa
Okayama, T., Usuda, K., Okazaki, E., & Yamanouchi, Y. (2020). Number of long-term inpatients in Japanese psychiatric care beds: Trend analysis from the patient survey and the 630 survey. BMC Psychiatry, 20, 522.
Sugiura, K., Yamada, Y., Kirihara, N., & Akiyama, T. (2024). Mental health and psychiatry in Japan. BJPsych International, 21(2), 36–38.
Ministry of Health, Labour and Welfare — Japan (2024). Handbook of Health and Welfare Statistics.
Kim, J. H., Lee, M., & Park, S. (2020). Mental health law reform in South Korea: From paternalism to rights-based care. Asian Journal of Psychiatry, 48, 101896.
Delgado, P. G. (2019). Reforma psiquiátrica en Brasil: Avances y desafíos. Revista Latinoamericana de Psicopatologia Fundamental, 22(3), 345–360.
Organización Panamericana de la Salud (2021). Atlas de Salud Mental en América Latina y el Caribe. Washington: PAHO.
Organización Panamericana de la Salud (2022). Salud mental en América Latina: Situación y desafíos.
World Health Organization — Africa (2022). Mental health in the African Region: Status report.
 afro.who.int
Patel, V., Saxena, S., Lund, C., et al. (2018). The Lancet Commission on global mental health and sustainable development. The Lancet, 392(10157), 1553–1598.
7. Abusi politici della psichiatria e monitoraggio internazionale
Human Rights Watch (2024). World Report 2024: Russia.
 hrw.org — capitolo Russia
Federation Global Initiative on Psychiatry (2025). Political Abuse of Psychiatry in Russia: September 2025 Report.
Sakharov Center (2024). Political Abuse of Psychiatry in Russia: Observations and Statistics.
Mental Disability Rights International (2022). Torture not Treatment: Human Rights Abuses in Psychiatric Facilities.
Amnesty International (2023). Mental Health and Human Rights: Global Briefing.
8. Salute mentale e sistema penale
Fazel, S., & Baillargeon, J. (2011). The health of prisoners. The Lancet, 377(9769), 956–965.
 doi.org/10.1016/S0140-6736(10)61053-7
WHO Europe (2014). Prisons and Health. Copenhagen: WHO Regional Office for Europe.
Penal Reform International (2022). Mental Health in Prisons: Global Overview.
WHO (2021). Mental health and criminal justice: Policy brief.
Vannini, G. (2020). La psichiatria forense in Italia: evoluzione normativa e criticità. Rivista Italiana di Medicina Legale, 42(3), 201–218.
Barone, R., & Ferracuti, S. (2019). Misure di sicurezza e pericolosità sociale: una revisione critica. Psichiatria e Psicoterapia, 38(2), 145–160.
9. Risorse documentali e archivi
WHO Institutional Repository for Information Sharing (IRIS).
 apps.who.int/iris
OHCHR — United Nations Office of the High Commissioner for Human Rights.
 ohchr.org
Directory of Open Access Journals (DOAJ).
 doaj.org
PubMed — National Library of Medicine.
 pubmed.ncbi.nlm.nih.gov

ARTICOLI CORRELATI

Grecia: con l’austerity raddoppia la mortalità infantile. La ricerca shock su The Lancet.

LA MALATTIA MORALE – Alle origini della psichiatria moderna”

Loading

Autore

1 commento

  1. Antonio Maria Ferro

    Complimenti a Francesco per la pubblicazione Lavoro veramente utile per le informazioni che dà e poi gli stimoli critici ma non pessimistici
    La realizzazione della 180, ma soprattutto del decreto del presidente della Repubblica che permise la nascita dei dipartimenti Di salute mentale negli anni 90 ha avuto e mantiene anche attualmente caratteristiche molto diverse a seconda delle realtà locali, ma questo esiste complessivamente nella sanità pubblica attuale dove accanto alla realtà esemplari si trovano realtà di ospedali e di servizi territoriali tutt’altro che buoni. In psichiatria mi sembra che sia venuto a mancare anche come cultura degli stessi psichiatri, l’importanza della relazione con la vita sociale con la comunità; io ho avuto la fortuna di vivere anni in cui la psichiatria aveva valore perché si legava a speranze e a processi di rinnovamento della vita italiana più in generale. Credo comunque non si debba cedere ad un pessimismo che giustificherebbe nuovamente il non fare nulla e questo era ed è ancora oggi la cultura manicomiale che non è mai scomparsa, ma sempre tende a riproporsi esiste poi il grande problema della formazione degli operatori psichiatria e della loro cura perché non facciano danni e non siano gli artro Jenney ma questo è forse un altro discorso. La psichiatria è disciplina difficile ma molto bella al confine tra molteplici saperi e presuppone operatori, come tante volte ho scritto, che mantengano curiosità competenze scientifiche, cultura generale Amore per le scienze umane e soprattutto per la vita nostra e degli altri… E gli altri sono per noi psichiatri soprattutto i nostri pazienti. Complimenti ancora Francesco.

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Caffè & Psichiatria

Ogni mattina alle 8 e 30, in collaborazione con la Società Italiana di Psichiatria in diretta sul Canale Tematico YouTube di Psychiatry on line Italia