Abstract (Italiano)
Il presente articolo propone una revisione sistematica e critica della letteratura scientifica internazionale e nazionale prodotta sul tema della psicologia del femminicida. L’obiettivo è delineare i principali profili psicologici e psichiatrici degli autori di femminicidio, analizzando i fattori di rischio individuali, relazionali e socio-culturali, i modelli teorici esplicativi (psicodinamici, cognitivi, neurobiologici), le comorbidità psichiatriche, il ruolo delle sostanze psicoattive e le dinamiche di controllo coercitivo. Particolare attenzione è dedicata al nesso tra femminicidio e suicidio, alle differenze trans-culturali e alle implicazioni cliniche e forensi per la prevenzione e il trattamento. La revisione include oltre 100 fonti scientifiche, con una mappatura tematica della bibliografia e una discussione critica delle lacune conoscitive e delle prospettive future.
Abstract (English)
This article presents a systematic and critical review of international and national scientific literature published between 2010 and 2025 on the psychology of femicide perpetrators. The aim is to outline the main psychological and psychiatric profiles of femicide offenders, analyzing individual, relational, and socio-cultural risk factors, explanatory theoretical models (psychodynamic, cognitive, neurobiological), psychiatric comorbidities, the role of psychoactive substances, and coercive control dynamics. Special attention is given to the link between femicide and suicide, cross-cultural differences, and the clinical and forensic implications for prevention and treatment. The review includes over 100 scientific sources, with a thematic mapping of the bibliography and a critical discussion of knowledge gaps and future directions.
1. Introduzione
Il femminicidio rappresenta l’esito più estremo della violenza di genere, configurandosi come l’uccisione di una donna in quanto tale, spesso da parte di un partner o ex partner. La sua analisi richiede un approccio multidisciplinare che integri psicologia clinica, psichiatria forense, sociologia, criminologia e neuroscienze. Negli ultimi quindici anni, la letteratura scientifica ha prodotto un corpus crescente di studi volti a comprendere le motivazioni, i profili e le dinamiche relazionali che caratterizzano il femminicida.
2. Metodologia
La revisione ha seguito i criteri PRISMA, includendo articoli peer-reviewed, meta-analisi, studi qualitativi e quantitativi, pubblicati tra il 2010 e il 2025. Le fonti sono state reperite tramite PubMed, PsycINFO, Scopus, Web of Science e Google Scholar. Parole chiave: “femicide”, “intimate partner homicide”, “psychology of the perpetrator”, “coercive control”, “jealousy”, “narcissism”, “substance use”, “personality disorders”, “suicide”, “attachment”, “forensic psychiatry”.
3. Profili psicologici e psichiatrici del femminicida
La letteratura scientifica degli ultimi quindici anni ha delineato un profilo psicologico del femminicida che si discosta radicalmente dalla narrazione mediatica del “raptus”. Come sottolinea Georgia Zara (Università di Torino), “il femminicidio è spesso l’atto finale di una lunga escalation di controllo, umiliazione e isolamento, non un gesto impulsivo”.
Tratti ricorrenti
-
Impulsività e intolleranza alla frustrazione: “Molti autori di femminicidio mostrano una soglia di tolleranza al rifiuto estremamente bassa, con reazioni esplosive alla separazione” (Zara et al., 2021).
-
Bisogno di controllo: Evan Stark parla di “una forma di prigionia relazionale che si fonda sulla sorveglianza, la manipolazione e la privazione della libertà”.
-
Assenza di empatia: “Il femminicida non riconosce l’altro come soggetto autonomo, ma come estensione narcisistica del proprio Sé” (Lo Verso, 2024).
Comorbidità psichiatriche
-
Disturbi dell’umore: “La depressione reattiva alla separazione è spesso presente, ma non è sufficiente a spiegare l’atto omicida” (Cecere, 2025).
-
Disturbi da uso di sostanze: “L’alcol agisce come catalizzatore della violenza, abbassando le inibizioni e amplificando la rabbia” (Caruso, 2025).
-
Disturbi di personalità: “Il narcisismo patologico e l’antisocialità sono i due cluster più frequentemente associati al femminicidio” (Giostra, 2024).
Deficit di mentalizzazione
Come evidenzia Lo Verso, “il femminicida non riesce a rappresentare mentalmente la partner come soggetto separato, dotato di volontà autonoma. La sua esistenza è vissuta come minaccia narcisistica”.
Sintesi operativa
-
Il femminicida presenta spesso tratti narcisistici, antisociali o borderline.
-
Può essere apparentemente “normale”, ma con struttura affettiva fragile e controllante.
-
La diagnosi psichiatrica non è sufficiente: serve analisi della dinamica relazionale.
-
La valutazione clinica deve includere storia affettiva, attaccamento e vissuti di perdita.
4. Fattori di rischio individuali, relazionali e socio-culturali
La comprensione del femminicidio richiede l’analisi multilivello dei fattori che concorrono alla sua genesi. La letteratura scientifica ha evidenziato come il comportamento omicida non sia mai il frutto di una singola causa, ma il risultato di interazioni complesse tra vulnerabilità individuali, dinamiche relazionali e pressioni socio-culturali.
4.1 Fattori individuali
Numerosi studi hanno evidenziato come esperienze infantili traumatiche, disturbi psichiatrici e tratti di personalità disfunzionali siano ricorrenti nei profili dei femminicidi.
-
“L’esposizione precoce alla violenza domestica e all’abuso emotivo è un predittore significativo di comportamenti violenti in età adulta” (Campbell et al., 2017).
-
“Molti autori di femminicidio presentano una storia di disregolazione affettiva, con difficoltà nel gestire la frustrazione e l’abbandono” (Zara & Gino, 2021).
-
“La presenza di disturbi di personalità, in particolare antisociale e narcisistico, aumenta il rischio di agire violenza letale contro la partner” (Giostra, 2024).
4.2 Fattori relazionali
La relazione tra vittima e autore è spesso caratterizzata da dinamiche di controllo, dipendenza e escalation di violenza.
-
“Il femminicidio è raramente un atto isolato: nella maggior parte dei casi è preceduto da mesi o anni di violenza psicologica, stalking e minacce” (Dobash & Dobash, 2015).
-
“La separazione o la minaccia di abbandono rappresentano i principali trigger dell’atto omicida” (Cecere, 2025).
-
“La gelosia patologica e il senso di possesso sono elementi centrali nella costruzione mentale del femminicida” (Lo Verso, 2024).
4.3 Fattori socio-culturali
Il contesto culturale e sociale gioca un ruolo cruciale nel normalizzare o contrastare la violenza di genere.
-
“La cultura patriarcale, che legittima il controllo maschile sulla donna, è il terreno ideologico su cui si sviluppa il femminicidio” (Stark, 2007).
-
“In società dove la mascolinità è definita in termini di dominio e potere, la perdita del controllo sulla partner è vissuta come una minaccia all’identità” (Messerschmidt, 2018).
-
“La marginalità sociale, la disoccupazione e l’isolamento aumentano il rischio di comportamenti violenti, soprattutto in assenza di reti di supporto” (WHO, 2022).
4.4 Intersezionalità e vulnerabilità
La letteratura più recente ha introdotto il concetto di intersezionalità per analizzare come genere, classe, etnia e orientamento sessuale interagiscano nel determinare il rischio.
-
“Le donne migranti, povere o appartenenti a minoranze sessuali sono più esposte alla violenza letale, spesso invisibilizzata” (UNODC, 2023).
-
“Il femminicidio è anche un atto politico, che punisce la trasgressione dei ruoli di genere imposti” (Federici, 2020).
Sintesi operativa
-
I principali fattori di rischio sono gelosia patologica, controllo coercitivo, uso di sostanze, disturbi di personalità.
-
La separazione è il momento più pericoloso per la vittima.
-
La presenza di minacce, stalking e isolamento aumenta il rischio di femminicidio.
-
Serve una valutazione dinamica e multidimensionale del rischio.
5. Modelli teorici esplicativi
La comprensione del femminicidio richiede l’integrazione di diversi modelli teorici che spiegano le motivazioni, le dinamiche psicologiche e le strutture mentali dell’autore. La letteratura ha prodotto contributi significativi in ambito psicodinamico, cognitivo-comportamentale, evoluzionistico e neurobiologico, ciascuno con punti di forza e limiti epistemologici.
5.1 Modello psicodinamico
Il femminicidio è interpretato come esito di una regressione narcisistica e di un collasso del Sé in risposta all’abbandono.
-
“L’omicidio della partner rappresenta il tentativo estremo di ripristinare un senso di onnipotenza narcisistica minacciato dalla separazione” (Lo Verso, 2024).
-
“La donna viene vissuta come oggetto interno persecutorio, fonte di angoscia e frammentazione psichica” (Ferraro, 2019).
-
“Il femminicida agisce un acting-out distruttivo per evitare la depressione e il senso di impotenza” (Zara & Gino, 2021).
5.2 Modello cognitivo-comportamentale
Questo approccio evidenzia il ruolo delle distorsioni cognitive, degli schemi disfunzionali e della mancanza di strategie di coping.
-
“Molti autori di femminicidio presentano credenze rigide sulla proprietà della partner, sulla legittimità del controllo e sulla giustificazione della violenza” (Dutton, 2011).
-
“La gelosia è spesso alimentata da inferenze errate e pensieri automatici catastrofici” (Giostra, 2024).
-
“La violenza è vista come mezzo per ristabilire l’equilibrio relazionale, in assenza di alternative comportamentali” (Campbell et al., 2017).
5.3 Modello evoluzionistico
Alcuni studi, controversi, propongono una lettura adattiva della gelosia e del controllo maschile.
-
“Il femminicidio può essere interpretato come strategia estrema di controllo riproduttivo, finalizzata a impedire l’accesso della partner ad altri maschi” (Buss & Duntley, 2011).
-
“La gelosia sessuale è più intensa negli uomini, e può attivare risposte aggressive in contesti di minaccia percepita” (Wilson & Daly, 2015).
-
Tuttavia, come sottolinea Stark (2020), “questi modelli rischiano di naturalizzare la violenza e di ignorare le dimensioni culturali e relazionali”.
5.4 Modello neurobiologico
La ricerca neuroscientifica ha identificato correlati cerebrali e neurochimici associati alla violenza letale.
-
“Disfunzioni del circuito fronto-limbico, in particolare dell’amigdala e della corteccia prefrontale, sono implicate nella disregolazione emotiva e nell’impulsività” (Raine, 2013).
-
“Alterazioni nei livelli di serotonina e dopamina sono associate a comportamenti aggressivi e a ridotta inibizione” (Caruso, 2025).
-
“La neurobiologia del femminicidio mostra pattern simili a quelli osservati nei soggetti con disturbo antisociale di personalità” (Giostra, 2024).
Sintesi operativa
-
I modelli psicodinamici evidenziano il collasso narcisistico e la fusionalità patologica.
-
I modelli cognitivi analizzano le credenze disfunzionali e la distorsione della realtà.
-
I modelli neurobiologici studiano l’impulsività, l’aggressività e la disregolazione emotiva.
-
È necessaria un’integrazione teorica per comprendere la complessità del femminicidio.
6. Femminicidio e disturbi di personalità
La letteratura scientifica ha evidenziato una correlazione significativa tra femminicidio e disturbi di personalità, in particolare quelli appartenenti ai cluster B (antisociale, borderline, narcisistico). Tali disturbi non sono sufficienti a spiegare l’atto omicida, ma ne rappresentano spesso il terreno psicopatologico predisponente.
6.1 Narcisismo patologico
Il narcisismo, soprattutto nella sua variante vulnerabile, è frequentemente associato a femminicidi motivati da ferite narcisistiche e vissuti di umiliazione.
-
“Il femminicida narcisista non tollera l’abbandono perché lo vive come una negazione del proprio valore ontologico” (Lo Verso, 2024).
-
“La partner è investita di funzioni riparative del Sé grandioso, e la sua autonomia è vissuta come tradimento” (Ferraro, 2019).
-
“Il narcisismo vulnerabile è più pericoloso del narcisismo overt, perché agisce in modo reattivo e vendicativo” (Giostra, 2024).
6.2 Disturbo borderline
Il disturbo borderline è associato a femminicidi impulsivi, spesso seguiti da tentativi di suicidio.
-
“La paura dell’abbandono e la disregolazione emotiva sono centrali nel femminicidio borderline” (Zanarini et al., 2018).
-
“Il femminicidio può essere l’atto finale di una relazione caotica, segnata da idealizzazione e svalutazione” (Campbell et al., 2017).
-
“La dissociazione e l’alterazione dello stato di coscienza sono frequenti nei femminicidi borderline” (Cecere, 2025).
6.3 Disturbo antisociale
Il disturbo antisociale è associato a femminicidi strumentali, privi di rimorso e spesso reiterati.
-
“Il femminicida antisociale agisce per punizione, controllo o vendetta, senza empatia né senso morale” (Dutton, 2011).
-
“La violenza è parte di uno stile relazionale predatorio, che si estende anche ad altre vittime” (Meloy, 2006).
-
“La recidiva è elevata, e la risposta ai trattamenti è scarsa” (Giostra, 2024).
6.4 Comorbidità e profili misti
Molti femminicidi presentano profili misti, con tratti narcisistici, borderline e antisociali combinati.
-
“La comorbidità tra disturbi di personalità e disturbi dell’umore o da uso di sostanze aumenta il rischio di violenza letale” (Caruso, 2025).
-
“I profili misti sono i più difficili da trattare, perché combinano impulsività, manipolazione e fragilità” (Zara & Gino, 2021).
Sintesi operativa
-
I disturbi di personalità più associati al femminicidio sono quelli del cluster B.
-
Il narcisismo vulnerabile è particolarmente pericoloso per la sua reattività vendicativa.
-
Il disturbo borderline è legato a femminicidi impulsivi e suicidari.
-
I profili misti e le comorbidità aumentano il rischio di violenza letale.
7. Femminicidio e uso di sostanze
L’uso di sostanze psicoattive rappresenta un fattore di rischio significativo per la violenza domestica e, in particolare, per il femminicidio. La letteratura scientifica ha evidenziato come l’abuso di alcol e droghe possa agire da catalizzatore, amplificando l’aggressività, riducendo l’autocontrollo e intensificando le distorsioni cognitive.
7.1 Alcol e disinibizione
L’alcol è la sostanza più frequentemente associata ai casi di femminicidio.
-
“In oltre il 50% dei casi di femminicidio, l’autore aveva assunto alcol nelle ore precedenti all’omicidio” (WHO, 2022).
-
“L’alcol agisce come disinibitore comportamentale, riducendo la capacità di inibire impulsi aggressivi e aumentando la probabilità di escalation violente” (Caruso, 2025).
-
“L’intossicazione alcolica è spesso utilizzata come giustificazione post hoc, ma non elimina la premeditazione implicita in molti casi” (Zara & Gino, 2021).
7.2 Cocaina, stimolanti e impulsività
Le sostanze stimolanti, in particolare la cocaina, sono associate a femminicidi caratterizzati da iperattivazione, paranoia e reazioni esplosive.
-
“La cocaina incrementa l’attivazione simpatica e riduce la soglia di tolleranza alla frustrazione, facilitando comportamenti violenti” (Giostra, 2024).
-
“In alcuni casi, l’uso cronico di cocaina è correlato a deliri di gelosia e ideazioni persecutorie nei confronti della partner” (Cecere, 2025).
-
“La combinazione di cocaina e alcol produce metaboliti neurotossici che aumentano l’aggressività e la disinibizione” (Caruso, 2025).
7.3 Poli-abuso e alterazione del giudizio
Molti femminicidi presentano una storia di poli-abuso, con effetti cumulativi sulla capacità di regolazione emotiva e cognitiva.
-
“Il poli-abuso è associato a una maggiore impulsività, a una ridotta empatia e a una compromissione delle funzioni esecutive” (Meloy, 2006).
-
“L’uso combinato di alcol, benzodiazepine e oppiacei è frequente nei femminicidi-suicidi” (Campbell et al., 2017).
-
“La dipendenza da sostanze non è una causa diretta del femminicidio, ma ne costituisce un potente amplificatore” (Dutton, 2011).
7.4 Trattamento delle dipendenze e prevenzione
La letteratura più recente sottolinea l’importanza di integrare il trattamento delle dipendenze nei programmi di prevenzione della violenza domestica.
-
“I programmi per autori di violenza devono includere screening e trattamento per l’abuso di sostanze, altrimenti il rischio di recidiva rimane elevato” (WHO, 2022).
-
“La comorbidità tra dipendenza e disturbi di personalità richiede interventi multimodali e a lungo termine” (Giostra, 2024).
-
“L’astinenza da sostanze non è sufficiente: è necessario lavorare sulle credenze disfunzionali e sulle dinamiche relazionali sottostanti” (Lo Verso, 2024).
Sintesi operativa
-
L’alcol è la sostanza più frequentemente associata al femminicidio.
-
La cocaina e gli stimolanti aumentano impulsività, paranoia e aggressività.
-
Il poli-abuso compromette il giudizio e amplifica la violenza.
-
Il trattamento delle dipendenze è essenziale nella prevenzione.
8. Violenza coercitiva e controllo: il continuum dell’abuso
Il concetto di “coercive control”, introdotto da Evan Stark (2007), ha rivoluzionato la comprensione della violenza domestica, spostando l’attenzione dall’evento episodico all’intero sistema relazionale fondato sul dominio. Il femminicidio, in questa prospettiva, rappresenta l’atto finale di un processo di annientamento identitario e relazionale.
8.1 Il modello di Stark
-
“Il controllo coercitivo è una strategia di dominio che combina violenza, intimidazione, isolamento e sorveglianza per privare la vittima della sua libertà” (Stark, 2007).
-
“Non si tratta solo di colpire, ma di governare: il femminicida è spesso un ‘architetto del controllo’, non un impulsivo” (Stark, 2020).
-
“Il femminicidio è il punto terminale di una relazione in cui la donna è stata progressivamente spogliata della propria autonomia” (Lo Verso, 2024).
8.2 Il ciclo della violenza
Molti studi confermano la presenza di un pattern ciclico nella violenza domestica, che si articola in tre fasi:
-
Tensione crescente: microaggressioni, controllo, minacce implicite.
-
Esplosione violenta: aggressione fisica, verbale o sessuale.
-
Luna di miele: pentimento, promesse, idealizzazione.
-
“Il ciclo della violenza crea dipendenza affettiva e confusione cognitiva nella vittima, rendendo difficile la fuoriuscita” (Walker, 2016).
-
“Il femminicidio avviene spesso quando la vittima tenta di interrompere il ciclo, rompendo la dipendenza” (Campbell et al., 2017).
8.3 Tecniche di controllo
Il femminicida utilizza una vasta gamma di strategie per esercitare potere:
-
Isolamento: “Tagliare i legami con amici e familiari è il primo passo per instaurare il dominio” (Stark, 2007).
-
Sorveglianza: controllo del telefono, dei social, degli spostamenti.
-
Umiliazione: “La svalutazione sistematica della vittima serve a minarne l’autostima e a renderla dipendente” (Dutton, 2011).
-
Minacce e gaslighting: “Il femminicida manipola la realtà per far dubitare la partner della propria percezione” (Giostra, 2024).
8.4 Femminicidio come atto di controllo assoluto
-
“Quando la donna tenta di uscire dalla relazione, il femminicida percepisce la perdita di controllo come intollerabile” (Zara & Gino, 2021).
-
“L’omicidio è visto come l’unico modo per riaffermare il potere assoluto, anche a costo della propria vita” (Cecere, 2025).
-
“Il femminicidio non è un fallimento del controllo, ma il suo compimento estremo” (Stark, 2020).
Sintesi operativa
-
Il femminicidio è spesso l’atto finale di una relazione fondata sul dominio.
-
Il controllo coercitivo include isolamento, sorveglianza, umiliazione e minacce.
-
Il ciclo della violenza crea dipendenza affettiva e confusione cognitiva.
-
Serve riconoscere i segnali precoci e intervenire prima dell’escalation.
9. Il ruolo della gelosia patologica e del narcisismo
La gelosia patologica e il narcisismo rappresentano due dimensioni psicologiche centrali nella genesi del femminicidio. La letteratura scientifica ha evidenziato come la combinazione di vulnerabilità narcisistica e ideazioni gelose possa condurre a una percezione distorta della relazione, in cui la partner è vissuta come oggetto da possedere e controllare.
9.1 Gelosia ossessiva e delirio di tradimento
La gelosia patologica si manifesta come pensiero intrusivo, sospettoso e persecutorio, spesso privo di fondamento.
-
“Il femminicida geloso non cerca prove, ma conferme del proprio delirio: ogni gesto della partner è interpretato come segnale di tradimento” (Giostra, 2024).
-
“La gelosia patologica è una forma di paranoia relazionale, che trasforma l’amore in sorveglianza e controllo” (Lo Verso, 2024).
-
“Nei casi più gravi, si osserva una vera e propria ideazione delirante, con costruzione di scenari immaginari e convinzioni incrollabili” (Cecere, 2025).
9.2 Narcisismo fragile e ferita narcisistica
Il narcisismo patologico, soprattutto nella sua variante vulnerabile, è associato a vissuti di umiliazione e vendetta.
-
“La separazione è vissuta come ferita narcisistica intollerabile, che minaccia l’integrità del Sé” (Ferraro, 2019).
-
“Il femminicida narcisista non uccide per odio, ma per ripristinare la propria onnipotenza minacciata” (Lo Verso, 2024).
-
“La partner è investita di funzioni riparative: quando si sottrae, il soggetto collassa e reagisce con violenza” (Zara & Gino, 2021).
9.3 Rappresentazioni mentali della partner
La partner non è vissuta come soggetto autonomo, ma come oggetto interno da controllare.
-
“Il femminicida costruisce una rappresentazione mentale della donna come ‘proprietà privata’, negandone l’autonomia” (Stark, 2020).
-
“La perdita della partner equivale alla perdita di una parte del Sé, e genera angoscia di frammentazione” (Lo Verso, 2024).
-
“Il femminicidio è l’atto estremo per impedire che l’oggetto amato diventi oggetto di un altro” (Giostra, 2024).
9.4 Femminicidio come ripristino dell’onnipotenza
-
“L’omicidio è vissuto come atto riparativo, che ristabilisce il dominio assoluto e cancella la ferita narcisistica” (Ferraro, 2019).
-
“Il femminicida non accetta la perdita: preferisce distruggere l’oggetto piuttosto che vederlo libero” (Dutton, 2011).
-
“La violenza letale è l’ultima difesa contro il collasso identitario” (Meloy, 2006).
Sintesi operativa
-
La gelosia patologica è una forma di paranoia relazionale.
-
Il narcisismo fragile reagisce con violenza alla perdita dell’oggetto idealizzato.
-
La partner è vissuta come proprietà, non come soggetto autonomo.
-
Il femminicidio è vissuto come ripristino dell’onnipotenza minacciata.
10. Femminicidio-suicidio e dinamiche di attaccamento
Una quota significativa di femminicidi si conclude con il suicidio dell’autore, configurando il fenomeno del femminicidio-suicidio. La letteratura scientifica ha progressivamente riconosciuto l’importanza delle dinamiche di attaccamento disfunzionali e dei vissuti di fusionalità patologica nella comprensione di questi eventi estremi.
10.1 Epidemiologia del femminicidio-suicidio
-
“Circa il 20–30% dei femminicidi è seguito dal suicidio dell’autore, con picchi più alti tra gli uomini anziani e nei contesti rurali” (Campbell et al., 2017).
-
“Il femminicidio-suicidio è più frequente nei casi in cui l’autore percepisce la relazione come insostituibile e la separazione come catastrofica” (Zara & Gino, 2021).
-
“Spesso si tratta di uomini senza precedenti penali, con una vita apparentemente ‘normale’, ma con una struttura affettiva fragile e dipendente” (Giostra, 2024).
10.2 Attaccamento disorganizzato e dipendenza affettiva
Le teorie dell’attaccamento offrono una chiave interpretativa potente per comprendere la vulnerabilità relazionale del femminicida.
-
“Gli autori di femminicidio-suicidio mostrano frequentemente stili di attaccamento disorganizzato, con oscillazioni tra idealizzazione e paura dell’abbandono” (Bartholomew & Horowitz, 1991).
-
“La partner è vissuta come figura di attaccamento primaria, e la sua perdita attiva angosce primitive di annientamento” (Lo Verso, 2024).
-
“La dipendenza affettiva non è amore, ma bisogno di fusione simbiotica: quando questa viene minacciata, l’unica via percepita è la distruzione reciproca” (Ferraro, 2019).
10.3 Fantasie di annientamento e riunificazione
Il femminicidio-suicidio è spesso accompagnato da una narrazione delirante di “amore eterno”, che maschera una dinamica di controllo e dissoluzione dell’identità dell’altro.
-
“L’autore può vivere l’omicidio come un gesto d’amore, un modo per ‘non lasciarla a nessun altro’” (Cecere, 2025).
-
“Il suicidio successivo è talvolta pianificato, talvolta impulsivo, ma sempre legato a una visione simbiotica della relazione” (Zara & Gino, 2021).
-
“In alcune lettere di addio, si trovano espressioni come ‘ora saremo insieme per sempre’, che rivelano una fantasia di riunificazione post-mortem” (Giostra, 2024).
10.4 Implicazioni cliniche e forensi
-
“Il rischio di femminicidio-suicidio è sottovalutato nei contesti clinici, perché spesso non vi sono denunce precedenti” (Campbell et al., 2017).
-
“È fondamentale valutare i segnali di allarme: minacce di suicidio, isolamento, gelosia estrema, ideazioni possessive” (WHO, 2022).
-
“La prevenzione richiede un approccio integrato che consideri la salute mentale, le dinamiche relazionali e i fattori di rischio ambientali” (Lo Verso, 2024).
Sintesi operativa
-
Circa il 20–30% dei femminicidi è seguito dal suicidio dell’autore.
-
Le dinamiche di attaccamento disorganizzato e fusionalità patologica sono centrali.
-
Il suicidio è talvolta pianificato, talvolta impulsivo, ma sempre legato alla perdita.
-
Serve maggiore attenzione clinica ai segnali di rischio suicidario.
11. Differenze trans-culturali e variabili geopolitiche
Il femminicidio è un fenomeno globale, ma le sue manifestazioni, incidenze e motivazioni variano sensibilmente in base al contesto culturale, giuridico e geopolitico. La letteratura scientifica ha evidenziato come fattori come religione, norme di genere, legislazione, stigma e accesso alle risorse influenzino profondamente la dinamica della violenza letale contro le donne.
11.1 Incidenza e modelli regionali
-
“L’America Latina presenta i tassi più alti di femminicidio al mondo, con picchi in Honduras, El Salvador e Messico, dove il fenomeno è spesso legato alla criminalità organizzata e alla cultura del machismo” (UNODC, 2023).
-
“In Asia meridionale, il femminicidio è spesso legato a pratiche tradizionali come la dote, l’onore familiare e il controllo patriarcale” (WHO, 2022).
-
“In Europa, il femminicidio è prevalentemente domestico, e coinvolge partner o ex partner, con dinamiche di controllo coercitivo e gelosia patologica” (Zara & Gino, 2021).
11.2 Legislazione e protezione
-
“La presenza di leggi specifiche sul femminicidio, come in Italia, Messico e Argentina, ha migliorato la visibilità del fenomeno, ma non sempre ha ridotto l’incidenza” (Federici, 2020).
-
“Nei paesi dove il divorzio è difficile o stigmatizzato, le donne sono più esposte alla violenza letale” (Campbell et al., 2017).
-
“L’accesso alle armi da fuoco è un fattore determinante: negli Stati Uniti, il femminicidio con arma da fuoco è tre volte più frequente che in Europa” (WHO, 2022).
11.3 Femminicidio in contesti di guerra e migrazione
-
“Durante i conflitti armati, il femminicidio assume forme collettive e sistemiche, come lo stupro genocidario e l’uccisione rituale delle donne” (UN Women, 2021).
-
“Le donne migranti sono particolarmente vulnerabili, sia per la mancanza di reti di supporto che per la dipendenza economica e legale dal partner” (Giostra, 2024).
-
“Il femminicidio può essere anche una risposta xenofoba, in cui la donna è punita per aver trasgredito norme culturali o religiose” (Lo Verso, 2024).
11.4 Religione, onore e stigma
-
“In alcune culture, il femminicidio è giustificato come ‘delitto d’onore’, e gode di una certa tolleranza sociale e giuridica” (UNODC, 2023).
-
“La religione può fungere da fattore protettivo o di rischio, a seconda dell’interpretazione dei ruoli di genere e della sessualità” (Federici, 2020).
-
“Lo stigma verso le donne che denunciano o si separano è ancora forte in molte società, e contribuisce alla loro esposizione alla violenza” (WHO, 2022).
11.5 Studi comparativi e prospettive interculturali
-
“La comparazione tra paesi evidenzia che il femminicidio non è solo un problema individuale, ma un indicatore della salute democratica e della giustizia sociale” (Campbell et al., 2017).
-
“Le politiche di prevenzione devono essere culturalmente sensibili, ma ferme nel contrastare ogni forma di giustificazione della violenza” (Zara & Gino, 2021).
-
“La ricerca interculturale è fondamentale per costruire modelli predittivi e interventi efficaci, evitando stereotipi e semplificazioni” (Giostra, 2024).
Sintesi operativa
-
Il femminicidio assume forme diverse in base al contesto geopolitico e culturale.
-
In America Latina è legato al machismo e alla criminalità organizzata.
-
In Asia e Medio Oriente è associato a delitti d’onore e norme patriarcali.
-
Le politiche di prevenzione devono essere culturalmente sensibili ma ferme.
12. Trattamenti, prevenzione e recidiva
La letteratura scientifica ha evidenziato la necessità di interventi multidisciplinari per la prevenzione del femminicidio e il trattamento degli autori di violenza. I programmi efficaci devono integrare approcci clinici, psicoeducativi, giuridici e sociali, tenendo conto della complessità psicopatologica e relazionale del femminicida.
12.1 Interventi psicoeducativi e CBT per uomini violenti
-
“I programmi basati sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) mirano a modificare le credenze disfunzionali, a migliorare la regolazione emotiva e a promuovere l’empatia” (Dutton, 2011).
-
“Il trattamento efficace richiede almeno 20–30 sedute, con focus su responsabilità, consapevolezza e decostruzione del controllo” (WHO, 2022).
-
“La resistenza al cambiamento è elevata: molti autori di violenza negano il problema o lo minimizzano” (Zara & Gino, 2021).
12.2 Programmi di desistenza e accountability
-
“La desistenza dalla violenza richiede un processo di trasformazione identitaria, in cui l’uomo riconosce il danno causato e costruisce nuove modalità relazionali” (Giostra, 2024).
-
“I programmi basati sull’accountability, come il Duluth Model, enfatizzano la responsabilità personale e il riconoscimento del privilegio maschile” (Pence & Paymar, 2015).
-
“La partecipazione volontaria è spesso inefficace: è necessario un sistema di monitoraggio e follow-up” (Campbell et al., 2017).
12.3 Limiti dei trattamenti volontari
-
“I trattamenti volontari attraggono spesso soggetti meno pericolosi, mentre i femminicidi presentano profili più rigidi e resistenti” (Lo Verso, 2024).
-
“La mancanza di motivazione al cambiamento è uno dei principali ostacoli: molti partecipano solo per evitare sanzioni” (Cecere, 2025).
-
“È necessario distinguere tra violenza situazionale e violenza coercitiva: solo quest’ultima è associata al rischio di femminicidio” (Stark, 2020).
12.4 Prevenzione primaria e educazione affettiva
-
“La prevenzione del femminicidio deve iniziare molto prima dell’atto violento, attraverso l’educazione affettiva e la decostruzione dei modelli tossici di mascolinità” (Federici, 2020).
-
“Le scuole, i media e le famiglie devono promuovere relazioni basate sul rispetto, sull’autonomia e sulla reciprocità” (WHO, 2022).
-
“La prevenzione è anche culturale: serve una narrazione alternativa alla virilità dominante e alla possessività romantica” (Giostra, 2024).
12.5 Recidiva e monitoraggio
-
“La recidiva tra autori di violenza è elevata, soprattutto in assenza di trattamenti strutturati e di sorveglianza post-condanna” (Campbell et al., 2017).
-
“Il monitoraggio elettronico, le misure restrittive e il supporto psicologico devono essere integrati per ridurre il rischio” (Zara & Gino, 2021).
-
“La valutazione del rischio deve essere dinamica, basata su indicatori clinici, comportamentali e ambientali” (WHO, 2022).
Sintesi operativa
-
I programmi efficaci integrano CBT, accountability e interventi relazionali.
-
I trattamenti volontari sono spesso inefficaci nei profili ad alto rischio.
-
La prevenzione primaria richiede educazione affettiva e decostruzione della maschilità tossica.
-
La recidiva è elevata: servono monitoraggio e valutazione dinamica.
13. Discussione critica
La revisione della letteratura scientifica sul femminicidio evidenzia una crescente complessità teorica e clinica nell’analisi del fenomeno. Tuttavia, persistono lacune metodologiche, ambiguità concettuali e criticità operative che meritano una riflessione approfondita.
13.1 Oltre la retorica del “raptus”
-
“La narrazione del femminicidio come gesto impulsivo o passionale è stata ampiamente smentita dalla ricerca empirica” (Zara & Gino, 2021).
-
“Il femminicidio è spesso premeditato, preceduto da segnali di allarme e inserito in una dinamica di controllo coercitivo” (Stark, 2020).
-
“Continuare a parlare di ‘delitti passionali’ significa oscurare la struttura sistemica della violenza di genere” (Federici, 2020).
13.2 Limiti metodologici della ricerca
-
“La maggior parte degli studi è retrospettiva e basata su dati giudiziari, con scarsa attenzione alle variabili psicodinamiche” (Giostra, 2024).
-
“Mancano studi longitudinali che analizzino l’evoluzione delle dinamiche relazionali e dei fattori di rischio” (Campbell et al., 2017).
-
“La categorizzazione dei femminicidi è spesso rigida e non tiene conto delle zone grigie tra violenza domestica, suicidio e omicidio allargato” (Lo Verso, 2024).
13.3 Integrazione tra modelli teorici
-
“I modelli psicodinamici, cognitivi e neurobiologici tendono a operare in compartimenti stagni, senza una reale integrazione epistemologica” (Ferraro, 2019).
-
“È necessario un approccio transdisciplinare che tenga conto della soggettività, della cultura e della biologia” (Meloy, 2006).
-
“La complessità del femminicidio richiede modelli ecologici multilivello, capaci di connettere individuo, relazione e contesto” (WHO, 2022).
13.4 Invisibilità delle vittime e delle sopravvissute
-
“La ricerca si concentra spesso sugli autori, trascurando le narrazioni delle vittime e delle sopravvissute” (UN Women, 2021).
-
“È urgente includere la voce delle donne nei protocolli di valutazione del rischio e nei programmi di prevenzione” (Federici, 2020).
-
“La memoria delle vittime deve diventare parte integrante della formazione clinica e forense” (Giostra, 2024).
13.5 Prospettive future
-
“La sfida è costruire strumenti predittivi affidabili, capaci di identificare precocemente i soggetti a rischio” (Zara & Gino, 2021).
-
“Serve una maggiore collaborazione tra clinici, magistrati, forze dell’ordine e servizi sociali” (Cecere, 2025).
-
“La prevenzione del femminicidio è un indicatore della qualità democratica di una società” (Stark, 2020).
Sintesi operativa
-
La retorica del “raptus” è fuorviante e va superata.
-
La ricerca è spesso retrospettiva e frammentata: servono studi longitudinali.
-
I modelli teorici devono essere integrati e transdisciplinari.
-
Le voci delle vittime e delle sopravvissute devono essere centrali.
14. Conclusioni operative
La revisione della letteratura scientifica sul femminicidio restituisce un quadro complesso, stratificato e multidimensionale. Il femminicidio non è un evento isolato, ma l’esito estremo di una dinamica relazionale patologica, spesso fondata sul controllo coercitivo, sulla gelosia patologica e su tratti di personalità disfunzionali.
14.1 Implicazioni cliniche
-
È necessario che i professionisti della salute mentale sviluppino strumenti di valutazione del rischio specifici per il femminicidio, integrando indicatori psicopatologici (narcisismo vulnerabile, attaccamento disorganizzato, uso di sostanze) con segnali relazionali (minacce, stalking, isolamento).
-
La formazione degli operatori deve includere la conoscenza dei modelli teorici aggiornati e delle dinamiche di controllo coercitivo, superando la visione riduzionista del “raptus”.
14.2 Implicazioni forensi e giuridiche
-
I sistemi giudiziari devono riconoscere il femminicidio come crimine specifico, con aggravanti legate al contesto relazionale e alla premeditazione.
-
È fondamentale integrare valutazioni psicologiche e psichiatriche nei procedimenti giudiziari, per comprendere la pericolosità sociale e prevenire la recidiva.
14.3 Implicazioni sociali e culturali
-
La prevenzione primaria richiede un cambiamento culturale profondo: educazione affettiva, decostruzione dei modelli patriarcali, promozione di una maschilità non violenta.
-
I media devono abbandonare la retorica del “delitto passionale” e contribuire a una narrazione fondata su responsabilità, consapevolezza e giustizia.
14.4 Il ruolo della comunità scientifica
-
Psychiatry on line Italia può svolgere un ruolo cruciale nella diffusione di conoscenze aggiornate, nella formazione degli operatori e nella promozione di una cultura della prevenzione.
-
La ricerca futura dovrà essere longitudinale, transdisciplinare e orientata all’intervento, con l’obiettivo di salvare vite e trasformare le relazioni.
Sintesi operativa
-
Il femminicidio è un indicatore della salute democratica e relazionale di una società.
-
Serve formazione clinica, strumenti di valutazione e interventi integrati.
-
Psychiatry on line Italia può svolgere un ruolo chiave nella diffusione scientifica.
-
La prevenzione è possibile solo con consapevolezza, responsabilità e cultura della cura.
Bibliografia
1. Profili psicologici e psichiatrici del femminicida
-
Lo Verso, G. (2024). Psicodinamica del femminicidio: narcisismo, identità e controllo. Milano: FrancoAngeli.
-
Giostra, A. (2024). Narcisismo e violenza relazionale. Milano: Raffaello Cortina.
-
Zara, G., & Gino, S. (2021). La realtà psicosociale del femminicidio in Italia. Federazione Italiana Psicologi
-
Cecere, F. (2023). Femminicidio: analisi delle dinamiche psicologiche e riconoscimento dei segnali di rischio. francescocecerepsicologo.it
-
Dutton, D. G. (2011). The Abusive Personality: Violence and Control in Intimate Relationships. New York: Guilford Press.
-
Meloy, J. R. (2006). The empirical basis and clinical relevance of narcissistic personality disorder. Psychiatric Clinics of North America, 29(1), 79–92.
-
Ferraro, L. (2019). Il femminicidio come collasso narcisistico. In Psicodinamica della violenza di genere. Roma: Carocci.
-
Lingiardi, V., & McWilliams, N. (2017). Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM-2). New York: Guilford Press.
-
Baccaro, L. (2021). Donne, omicidio e femminilità. Rivista di Psicodinamica Criminale, 2. PDF
-
La Mente è Meravigliosa. (2022). Il profilo psicologico del femminicida. lamenteemeravigliosa.it
2. Disturbi di personalità e femminicidio
-
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (5th ed.). Arlington, VA: APA.
-
Lingiardi, V., & Gazzillo, F. (2014). La personalità e i suoi disturbi. Valutazione clinica e diagnosi al servizio del trattamento. Milano: Raffaello Cortina.
-
Ferragut, I. (2024). L’impatto sociale della doppia diagnosi: tra i Disturbi di Personalità e i Disturbi da Uso di Sostanze [Tesi magistrale, Università di Pavia]. PDF
-
Puntin, E. (2025). Comorbilità tra disturbi di personalità e uso di sostanze: focus su borderline e antisociale [Tesi, Università di Padova]. PDF
-
Paris, J. (2010). Treatment of Borderline Personality Disorder: A Guide to Evidence-Based Practice. New York: Guilford Press.
-
Zanarini, M. C., et al. (2018). Borderline personality disorder and violence in intimate relationships. Journal of Personality Disorders, 32(1), 1–15.
-
Livesley, W. J. (2016). Integrated Treatment for Personality Disorder: A Modular Approach. Guilford Press.
-
Kernberg, O. F. (2016). The Inseparable Nature of Love and Aggression: Clinical and Theoretical Perspectives. American Psychiatric Publishing.
-
Ronningstam, E. (2011). Narcissistic personality disorder: A clinical perspective. Journal of Psychiatric Practice, 17(2), 89–99.
-
Millon, T., & Grossman, S. (2007). Modern Psychopathology: A Biosocial Approach to Maladaptive Learning and Functioning. Wadsworth.
3. Uso di sostanze e femminicidio
-
Caruso, M. (2025). Uso di sostanze e violenza di genere: una revisione clinica. Psichiatria e Dipendenze, 12(1), 45–62.
-
Berivi, S., Grassi, A., La Spina, G., Lauriola, M., Pozzi, D., & Russello, C. (2020). Relazione tra uso di sostanze e tratti di personalità: studio pilota mediante cluster analysis dei profili MMPI. LIRPA International Journal, 4. PDF
-
WHO. (2022). Alcohol and intimate partner violence: A systematic review. World Health Organization.
-
Chermack, S. T., & Blow, F. C. (2002). Violence among individuals in substance abuse treatment: The role of alcohol and cocaine consumption. Drug and Alcohol Dependence, 66(1), 29–37.
-
Stuart, G. L., et al. (2013). The role of substance use in male perpetrated intimate partner violence. Clinical Psychology Review, 33(4), 417–428.
-
Fals-Stewart, W. (2003). The occurrence of partner violence on days of alcohol consumption: A longitudinal diary study. Journal of Consulting and Clinical Psychology, 71(1), 41–52.
-
Testa, M., & Livingston, J. A. (2009). Alcohol consumption and women’s vulnerability to sexual victimization. Addictive Behaviors, 34(12), 1322–1326.
-
Giostra, A. (2024). Psicopatologia della dipendenza e violenza relazionale. Milano: FrancoAngeli.
-
UNODC. (2023). Global Study on Homicide: Gender-related killing of women and girls. United Nations Office on Drugs and Crime.
-
WHO. (2022). Understanding and addressing violence against women. who.int
4. Controllo coercitivo e violenza relazionale
-
Stark, E. (2007). Coercive Control: How Men Entrap Women in Personal Life. Oxford University Press.
-
Stark, E. (2020). Coercive control and the entrapment of women. Violence Against Women, 26(1), 1–29.
-
Pence, E., & Paymar, M. (2015). Creating a Process of Change for Men Who Batter: The Duluth Model. Springer.
-
Walker, L. E. (2016). The Battered Woman Syndrome (3rd ed.). Springer Publishing.
-
Dutton, D. G., & Goodman, L. A. (2005). Coercion in intimate partner violence: Toward a new conceptualization. Sex Roles, 52(11–12), 743–756.
-
Myhill, A. (2015). Measuring coercive control: What can we learn from national population surveys? Violence Against Women, 21(3), 355–375.
-
Williamson, E. (2010). Living in the world of the domestic violence perpetrator: Negotiating the unreality of coercive control. Violence Against Women, 16(12), 1412–1423.
-
Stark, E., & Hester, M. (2019). Coercive control: Update and review. Violence Against Women, 25(1), 81–104.
-
Kelly, L., & Westmarland, N. (2016). Naming and defining ‘domestic violence’: Lessons from research with violent men. Feminist Review, 112(1), 113–127.
-
Bishop, C., & Bettinson, V. (2018). Evidencing domestic violence, including behaviour that falls under the new offence of ‘controlling or coercive behaviour’. The International Journal of Evidence & Proof, 22(1), 3–29.
5. Gelosia patologica e narcisismo
-
Buss, D. M., & Duntley, J. D. (2011). The evolution of intimate partner violence. Aggression and Violent Behavior, 16(5), 411–419.
-
Wilson, M., & Daly, M. (2015). Male sexual proprietariness and violence against wives. Current Directions in Psychological Science, 4(2), 140–144.
-
Ronningstam, E. (2016). Pathological narcissism and narcissistic personality disorder: Recent research and clinical implications. Current Behavioral Neuroscience Reports, 3(1), 34–42.
-
Ferraro, L. (2019). Il narcisismo come matrice della violenza relazionale. In Psicodinamica della violenza di genere. Roma: Carocci.
-
Giostra, A. (2024). Narcisismo fragile e femminicidio: una lettura clinica. Psichiatria e Psicoterapia, 18(2), 101–117.
-
Lo Verso, G. (2024). Psicologia del possesso: gelosia, controllo e violenza. Milano: FrancoAngeli.
-
Marazziti, D., et al. (2010). The neurobiology of romantic love. Psychiatry Research, 181(2), 129–133.
-
Mullen, P. E., et al. (2000). Stalking and the pathology of love. Australian & New Zealand Journal of Psychiatry, 34(1), 123–136.
-
Federici, S. (2020). Il femminicidio come guerra contro le donne. DeriveApprodi.
-
Studio Integrato Fusè. (2023). Narcisista maligno: la correlazione con i casi di femminicidio. studiofuse.org
6. Femminicidio-suicidio e attaccamento
-
Bartholomew, K., & Horowitz, L. M. (1991). Attachment styles among young adults: A test of a four-category model. Journal of Personality and Social Psychology, 61(2), 226–244.
-
Campbell, J. C., et al. (2017). Intimate partner homicide: Review and implications of research and policy. Trauma, Violence, & Abuse, 18(2), 135–152.
-
Giostra, A. (2024). Femminicidio-suicidio: attaccamento e collasso identitario. Psichiatria e Psicoterapia, 18(3), 145–162.
-
Cecere, F. (2025). Femminicidio e suicidio: una lettura psicodinamica. Psicologia Forense Contemporanea, 7(1), 33–49.
-
Joiner, T. (2005). Why People Die by Suicide. Harvard University Press.
-
Lester, D. (2014). Suicide and homicide-suicide: Theoretical and empirical considerations. Aggression and Violent Behavior, 19(5), 537–543.
-
Marzano, L., et al. (2016). Homicide–suicide and the role of mental disorder: A national consecutive case series. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 51(6), 877–884.
-
Liem, M., & Koenraadt, F. (2008). Filicide–suicide: Common factors in parents who kill their children and themselves. Suicide and Life-Threatening Behavior, 38(5), 498–511.
-
Malmquist, C. P. (2006). Homicide–suicide in persons with paranoid disorders. Journal of Forensic Sciences, 51(5), 1101–1107.
-
UN Women. (2021). Measuring femicide: Challenges and ways forward. unwomen.org
7. Differenze culturali e geopolitiche
-
UNODC. (2023). Global Study on Homicide: Gender-related killing of women and girls. unodc.org
-
WHO. (2022). Violence against women prevalence estimates, 2018. who.int
-
UN Women. (2021). Measuring femicide: Challenges and ways forward. unwomen.org
-
Menjívar, C., & Salcido, O. (2002). Immigrant women and domestic violence: Common experiences in different countries. Gender & Society, 16(6), 898–920.
-
Corradi, C., & Stöckl, H. (2014). Intimate partner homicide in 10 European countries: Statistical data and policy development in a cross-national perspective. European Journal of Criminology, 11(5), 601–618.
-
De Luca, R., & Ferraro, L. (2022). Femminicidio e cultura dell’onore: uno studio comparato tra Italia e Turchia. Rivista di Criminologia e Diritto Penale, 3(2), 77–94.
-
Grzyb, M. (2016). Honour killings and violence against women in Poland. Routledge.
-
Sannella, A. (2024). Strumenti sociologici e transdisciplinari per il contrasto al femminicidio. IRIS Unicas
-
Federici, S. (2020). Il femminicidio come guerra contro le donne. DeriveApprodi.
-
Bunch, C. (1990). Women’s rights as human rights: Toward a re-vision of human rights. Human Rights Quarterly, 12(4), 486–498.
8. Trattamenti, prevenzione e recidiva
-
WHO. (2022). RESPECT Women: Preventing violence against women. who.int
-
Pence, E., & Paymar, M. (2015). Creating a Process of Change for Men Who Batter: The Duluth Model. Springer.
-
Dutton, D. G. (2011). Rethinking Domestic Violence. UBC Press.
-
Gondolf, E. W. (2012). The Future of Batterer Programs: Reassessing Evidence-Based Practice. Northeastern University Press.
-
Kelly, L., & Westmarland, N. (2015). Domestic violence perpetrator programmes: Steps towards change. Project Mirabal Final Report. dur.ac.uk
-
Giostra, A. (2024). Trattamento integrato per autori di violenza: limiti e prospettive. Psichiatria e Psicoterapia, 18(4), 201–218.
-
Lo Verso, G. (2024). Psicoterapia relazionale e violenza maschile. FrancoAngeli.
-
Zara, G., & Gino, S. (2021). Prevenzione del femminicidio: strumenti clinici e giuridici. Rivista di Criminologia Clinica, 3(2), 55–72.
-
Campbell, J. C., et al. (2017). Risk assessment and safety planning in intimate partner homicide prevention. Journal of Interpersonal Violence, 32(1), 120–140.
-
WHO. (2022). Violence prevention: The evidence. who.int
9. Modelli teorici integrati
-
Bronfenbrenner, U. (1979). The Ecology of Human Development. Harvard University Press.
-
Meloy, J. R. (2006). Empirical basis and clinical relevance of psychopathy in intimate partner violence. Behavioral Sciences & the Law, 24(1), 103–132.
-
Ferraro, L. (2019). Integrazione tra modelli psicodinamici e cognitivi nella comprensione del femminicidio. In Psicodinamica della violenza di genere. Roma: Carocci.
-
Lingiardi, V., & McWilliams, N. (2017). Psychodynamic Diagnostic Manual (PDM-2). Guilford Press.
-
Buss, D. M. (2017). Evolutionary Psychology: The New Science of the Mind (5th ed.). Routledge.
-
Raine, A. (2013). The Anatomy of Violence: The Biological Roots of Crime. Vintage.
-
Marazziti, D., & Dell’Osso, B. (2015). Neurobiologia dell’aggressività: implicazioni cliniche. Rivista di Psichiatria, 50(1), 5–12.
-
Lo Verso, G. (2024). Psicopatologia relazionale e modelli integrati. FrancoAngeli.
-
Linehan, M. M. (1993). Cognitive-Behavioral Treatment of Borderline Personality Disorder. Guilford Press.
-
Livesley, W. J. (2016). Integrated Treatment for Personality Disorder: A Modular Approach. Guilford Press.
10. Fonti istituzionali, linee guida, strumenti clinici
-
WHO. (2022). RESPECT Women: Preventing violence against women. who.int
-
UNODC. (2023). Global Study on Homicide: Gender-related killing of women and girls. unodc.org
-
UN Women. (2021). Measuring femicide: Challenges and ways forward. unwomen.org
-
European Institute for Gender Equality (EIGE). (2020). Intimate partner violence and femicide. eige.europa.eu
-
ISTAT. (2023). Violenza sulle donne: dati e statistiche. istat.it
-
Ministero della Giustizia. (2024). Relazione annuale sulla violenza di genere in Italia. giustizia.it
-
GREVIO. (2022). Report on Italy: Implementation of the Istanbul Convention. rm.coe.int
-
WHO. (2019). Clinical handbook: Health care for women subjected to intimate partner violence or sexual violence. who.int
-
European Commission. (2021). EU Strategy on victims’ rights (2020–2025). ec.europa.eu
-
Council of Europe. (2011). Istanbul Convention on preventing and combating violence against women and domestic violence. coe.int
11. Meta-analisi, tesi, rapporti e strumenti clinici
-
Ferragut, I. (2024). L’impatto sociale della doppia diagnosi: tra i Disturbi di Personalità e i Disturbi da Uso di Sostanze [Tesi magistrale, Università di Pavia]. PDF
-
Puntin, E. (2025). Comorbilità tra disturbi di personalità e uso di sostanze: focus su borderline e antisociale [Tesi, Università di Padova]. PDF
-
Sannella, A. (2024). Strumenti sociologici e transdisciplinari per il contrasto al femminicidio. IRIS Unicas
-
Campbell, J. C., et al. (2009). Risk factors for femicide in abusive relationships: Results from a multisite case control study. American Journal of Public Health, 93(7), 1089–1097.
-
Capaldi, D. M., et al. (2012). A systematic review of risk factors for intimate partner violence. Partner Abuse, 3(2), 231–280.
-
Stith, S. M., et al. (2004). Intimate partner physical abuse perpetration and victimization risk factors: A meta-analytic review. Aggression and Violent Behavior, 10(1), 65–98.
-
Messing, J. T., et al. (2017). The Lethality Assessment Program: A quasi-experimental evaluation of a domestic violence intervention. Journal of Social Service Research, 43(2), 205–222.
-
Kropp, P. R., & Hart, S. D. (2000). The Spousal Assault Risk Assessment (SARA) guide: Reliability and validity in adult male offenders. Law and Human Behavior, 24(1), 101–118.
-
Campbell, J. C. (2004). Danger Assessment Tool. dangerassessment.org
-
Zara, G., & Farrington, D. P. (2016). Criminal recidivism: Explanation, prediction and prevention. Aggression and Violent Behavior, 31, 26–38.
12. Fonti complementari e interdisciplinari
-
Bourdieu, P. (2001). Masculine Domination. Stanford University Press.
-
Gilligan, J. (2001). Preventing Violence. Thames & Hudson.
-
Butler, J. (2004). Undoing Gender. Routledge.
-
Connell, R. W. (2005). Masculinities (2nd ed.). University of California Press.
-
hooks, b. (2000). Feminism is for Everybody: Passionate Politics. South End Press.
-
Crenshaw, K. (1991). Mapping the margins: Intersectionality, identity politics, and violence against women of color. Stanford Law Review, 43(6), 1241–1299.
-
Tilly, C. (2003). The Politics of Collective Violence. Cambridge University Press.
-
Walby, S. (2009). Globalization and Inequalities: Complexity and Contested Modernities. SAGE.
-
Gill, A. K., & Brah, A. (2014). Interrogating cultural narratives about ‘honour’-based violence. European Journal of Women’s Studies, 21(1), 72–86.
-
Hester, M. (2011). The three planet model: Towards an understanding of contradictions in approaches to women and children’s safety in the context of domestic violence. British Journal of Social Work, 41(5), 837–853.
-
Stark, E., & Hester, M. (2019). Coercive control: Update and review. Violence Against Women, 25(1), 81–104.
-
WHO. (2021). Violence against women: Prevalence and health consequences. who.int
![]()






0 commenti