Abstract
La neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza è una disciplina complessa che abbraccia un arco temporale critico, dai primi mesi di vita fino alla transizione all’età adulta. Stefano Vicari analizza la “doppia anima” di questa specializzazione, i numeri impressionanti dei disturbi del neurosviluppo e la drammatica criticità nel passaggio di consegne alla psichiatria degli adulti, sottolineando l’urgenza di una collaborazione fattiva tra le due anime della salute mentale.
Una disciplina, due anime: neurologia e psichiatria
Spiegare in cosa consista il lavoro del neuropsichiatra infantile richiede di articolare una risposta complessa. La nostra disciplina si occupa dei disturbi neurologici e psichiatrici in una fascia d’età molto ampia, che va dal neonato all’adolescente di 17 anni. A differenza della medicina dell’adulto, dove neurologia e psichiatria sono percorsi distinti, in età evolutiva queste due anime convivono in un’unica specializzazione. Difendo con forza questo approccio: la visione del bambino deve essere unitaria. Molti disturbi psichiatrici di cui ci occupiamo hanno implicazioni neurologiche profonde, e una distinzione netta tra i due campi non sarebbe funzionale alla cura di un organismo in costante divenire.
L’urgenza della super-specializzazione
Data l’immensa varietà dei quadri clinici, la tendenza verso una specializzazione interna è ormai inevitabile. Come non ci si affiderebbe a uno psichiatra per un intervento chirurgico, così all’interno della nostra branca esistono competenze specifiche. Nei grandi centri come l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove opero, le unità operative sono già distinte: esiste un reparto dedicato alla neurologia e uno dedicato esclusivamente alla psichiatria, affiancati da un settore cruciale per la neuro-riabilitazione. Questa organizzazione permette di affrontare con rigore scientifico sia le patologie neurologiche (come l’epilessia, che colpisce quasi l’1% della popolazione pediatrica), sia le manifestazioni psichiatriche più complesse.
I numeri del disagio: disturbi del neurosviluppo e psichiatria classica
I disturbi neuropsichiatrici sono, in assoluto, i più frequenti in età evolutiva. Le stime, spesso a ribasso, ci dicono che il 10% dei bambini e il 20% degli adolescenti presenta un disturbo mentale, percentuali che si avvicinano a quelle del mondo adulto. Il panorama è vasto: dai disturbi del neurosviluppo (disabilità intellettive, disturbi del linguaggio, dell’apprendimento, ADHD e autismo) alle patologie psichiatriche classiche come ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo e disturbi dell’area psicotica. È fondamentale ricordare che nel 75% dei casi, il disturbo mentale dell’adulto è esordito in età evolutiva. C’è ancora un ritardo culturale nel nostro Paese che fatica a riconoscere la precocità di queste manifestazioni.
La tragedia della transizione: il “buco” dei 18 anni
Il punto più critico del nostro sistema è il passaggio di consegne tra la neuropsichiatria infantile e i servizi per gli adulti. La collaborazione è indispensabile, ma i servizi strutturati per la transizione sono purtroppo ancora una rarità. Uno studio a livello europeo ha rivelato un dato drammatico: oltre il 75% dei pazienti seguiti in età evolutiva si “perde” nel passaggio ai 18 anni, scomparendo dai radar dell’assistenza proprio in una fase di estrema vulnerabilità. Questo accade per ragioni burocratiche, medico-legali, ma anche per una formazione che spesso non ha fatto dialogare a sufficienza i due mondi. Se oggi la schizofrenia è correttamente interpretata come un disturbo del neurosviluppo, è evidente che il percorso di cura deve essere fluido e senza interruzioni.
Conclusione: un futuro di collaborazione necessaria
L’esplosione della domanda di aiuto degli ultimi dieci anni, amplificata drammaticamente dalla pandemia, ci impone un cambiamento di rotta. Non possiamo più permetterci di lavorare per compartimenti stagni. Sono ottimista sul futuro perché vedo una crescente curiosità e interesse reciproco tra gli specialisti delle due aree. La presenza di un neuropsichiatra infantile in contesti un tempo riservati alla psichiatria degli adulti è il segno che i tempi stanno cambiando. Solo attraverso una collaborazione fattiva e la creazione di servizi dedicati alla transizione potremo garantire che nessun adolescente venga abbandonato nel momento del bisogno, garantendo continuità alla cura e alla speranza.
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