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Che cos’è la psichiatria al femminile? La riflessione di Liliana Lorettu

6 Mar 26

A cura di Redazione Psychiatry On Line Italia

Abstract

Il volto della psichiatria sta cambiando: da disciplina storicamente maschile a professione con una presenza femminile sempre più preponderante. Liliana Lorettu riflette sulla “doppia anima” di questa trasformazione, esplorando da un lato il valore aggiunto clinico del femminile — identificato nell’ascolto e nell’intelligenza emotiva — e dall’altro i nodi irrisolti della carriera, dal paradosso delle apicalità alla critica filosofica verso le “quote rosa”.

L’ascolto e l’empatia come cifra del femminile

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito a un sorpasso numerico evidente: le donne sono oggi la maggioranza nelle facoltà di medicina e nelle scuole di specializzazione in psichiatria. Ma cosa apporta questa presenza nella stanza d’analisi? Il valore aggiunto risiede primariamente nella capacità di ascolto. La donna clinico manifesta spesso una minore tendenza a mettersi in una posizione di simmetria competitiva con il paziente, favorendo un’accoglienza che permette di decodificare anche i contenuti più bizzarri. L’empatia viene così ricondotta alla sua radice più autentica: la capacità di mettersi nei panni dell’altro senza necessariamente condividerne il punto di vista, un’attitudine che permette di trovare una “derivabilità” anche nel pensiero più folle.

Le trappole della rappresentanza e il soffitto di cristallo

Nonostante la massa critica di professioniste, le posizioni apicali e la presenza come speaker ai congressi restano ancora tragicamente a favore dei colleghi maschi. È un paradosso che interroga il sistema: perché a fronte di tantissime psichiatre attive sul campo, nei grandi congressi nazionali la proporzione di relatrici resta minima? Tuttavia, la mia riflessione si sposta dal sistema all’individuo. Spesso sono le donne stesse a non credere abbastanza nelle proprie potenzialità o a non impegnarsi per valorizzarsi appieno. L’emancipazione non può essere un’aspettativa passiva verso l’esterno, ma deve nascere da una decisione interna di affermarsi, superando gli ostacoli senza restare prigioniere della critica verso ciò che gli altri non ci permettono di fare.

Oltre le quote rosa: l’autoaffermazione come via maestra

Il tema delle “quote rosa” è politicamente corretto ma, a mio avviso, filosoficamente sbagliato. Inserire le donne in una sorta di “riserva indiana” protetta risponde a un errore del sistema senza risolverlo alla radice. Compito della donna è affermare le proprie capacità e il proprio rigore clinico senza necessità di protezioni artificiali. L’esperienza come assessore regionale ai trasporti mi ha insegnato che la risposta corretta deve essere sempre “la persona giusta al posto giusto”, indipendentemente dal genere. La vera sfida è riuscire a percorrere la propria strada con competenza, senza aspettarsi aiuti che rischiano di sminuire il valore del traguardo raggiunto.

La sfida della solidarietà e della sorellanza

Un punto critico, e forse il più dolente, riguarda la solidarietà interna alla professione. Esiste un “tallone d’Achille” tipicamente femminile: la difficoltà nel fare squadra. Mentre gli uomini appaiono spesso più diretti, trasparenti e funzionali nel creare reti di collaborazione, tra le donne persiste talvolta un virus insidioso legato all’invidia che impedisce la costruzione di una reale “sorellanza”. Decodificare le proprie emozioni — l’intelligenza emotiva — è il primo passo non solo per capire il paziente, ma anche per migliorare i rapporti tra colleghe, trasformando la competizione in una risorsa per l’intera comunità scientifica.

Conclusione: per una psichiatria realmente polifonica

La sfida per la psichiatria moderna è quella di diventare realmente polifonica, un luogo dove diverse voci possano stimolare un dibattito autentico. Non si tratta di dare risposte preconfezionate, ma di sottolineare i problemi e accettare il confronto. Solo attraverso una presa di responsabilità individuale e una valorizzazione delle proprie attitudini naturali — l’ascolto, l’empatia e il rigore — le donne potranno occupare il posto che spetta loro, non per concessione, ma per l’intrinseca forza del loro contributo alla cura della sofferenza umana.

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1 commento

  1. Camilleri

    Condivido le riflessioni della prof.ssa Liliana Lorettu
    Grazie

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