Abstract
La psichiatria italiana degli anni ’70 e ’80 è stata profondamente segnata dall’incontro con la psicoanalisi, con scuole d’eccellenza come quelle di Genova e Pavia che hanno formato intere generazioni di clinici. Pierluigi Politi ripercorre l’eredità di maestri come Franco Giberti e Demartis, analizzando le ragioni del successivo allontanamento della psichiatria ufficiale dalle teorie psicodinamiche. La riflessione si sposta poi sul presente, ipotizzando come l’avvento della “medicina di precisione” possa rappresentare la porta d’ingresso per un ritorno della relazione e della parola al centro della pratica clinica.
L’epoca d’oro della psicoanalisi in clinica
Negli anni ’70 e ’80, la psichiatria accademica italiana, in particolare nei poli di Genova e Pavia, viveva una stagione di straordinaria integrazione con il pensiero psicoanalitico. Figure come Franco Giberti e Demartis rappresentavano la “quinta essenza” di questo approccio, dove la pratica psichiatrica quotidiana era intrinsecamente legata all’attenzione psicodinamica. In quel periodo era normale che nelle cliniche universitarie la presenza di psicoanalisti fosse preponderante e che la formazione dei giovani medici passasse quasi obbligatoriamente attraverso il training analitico. Era una psichiatria che, pur non rinunciando alla medicina e alla clinica, metteva al centro la comprensione profonda delle dinamiche inconsce del paziente.
Il declino e la sfida delle evidenze scientifiche
Il passaggio verso una psichiatria più orientata alla biologia e alla farmacologia è stato un processo storico complesso, influenzato anche dal contesto internazionale. Negli Stati Uniti, ad esempio, le prime edizioni del DSM erano fortemente improntate alla psicoanalisi, ma col tempo la medicina si è spostata verso la ricerca di evidenze scientifiche più facilmente misurabili. In questo scenario, la psicoanalisi ha forse peccato di una certa leggerezza, trascurando la necessità di validare scientificamente il proprio operato secondo i canoni della moderna ricerca. Tuttavia, studi recenti e “umbrella review” di alto livello stanno finalmente fornendo quel supporto empirico che la psicoterapia psicodinamica merita, dimostrandone l’efficacia nel tempo.
La crisi del modello puramente farmacologico
Oggi ci troviamo in un momento di transizione cruciale. Il modello di cura basato esclusivamente sull’intervento psicofarmacologico è entrato pesantemente in crisi. Anche i fautori più convinti della biologia riconoscono ormai che il farmaco, da solo, non basta a esaurire la complessità del disagio mentale. È necessaria una cornice di interventi più ampia dove la “cura di parola” e la relazione terapeutica tornino a essere protagoniste. Questo stallo del mainstream farmacologico potrebbe rappresentare l’occasione per un rientro della psicoanalisi dalla porta principale della psichiatria quotidiana, rispondendo a una domanda di senso che la sola molecola non può soddisfare.
Medicina di precisione come medicina di relazione
Nonostante negli ultimi decenni l’interesse dei giovani psichiatri per il training analitico sia diminuito, si avverte oggi una nuova curiosità verso la dimensione relazionale. L’analisi personale non è solo una scelta tecnica, ma nasce spesso da una crisi del percorso individuale del clinico che decide di trasformare le proprie difficoltà in uno strumento di lavoro. La medicina di precisione, che tende a riconoscere l’assoluta individualità del malato, non può che essere una medicina di relazione. Oscillando tra lo studio della malattia e la cura del malato, la psichiatria del futuro deve riscoprire l’unicità del rapporto medico-paziente come premessa indispensabile per ogni atto terapeutico efficace.
Conclusione: un ritorno alla polifonia clinica
Il futuro della disciplina risiede nella capacità di far dialogare nuovamente le anime che la compongono. La lezione dei grandi maestri del passato ci ricorda che la psichiatria non può essere ridotta a un protocollo standardizzato, ma deve restare un’arte della relazione capace di accogliere la complessità dell’individuo. Se è vero che stiamo andando verso una medicina sempre più personalizzata, le teorie psicodinamiche e le psicoterapie d’orientamento analitico avranno un ruolo fondamentale nel garantire che la tecnologia e la biologia restino al servizio dell’incontro umano, l’unica vera fonte di guarigione profonda.
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