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Che cos’è l’anoressia mentale? La riflessione di Stefano Vicari

2 Apr 26

A cura di Redazione Psychiatry On Line Italia

Abstract

L’anoressia nervosa rappresenta oggi una delle sfide più ardue della neuropsichiatria infantile, con un’incidenza in costante aumento e un abbassamento dell’età d’esordio. Stefano Vicari analizza la natura di questo disturbo, distinguendo il sintomo alimentare dal nucleo del pensiero rigido e distorto che lo genera. Attraverso un’analisi dei rischi vitali, dell’importanza dell’alleanza terapeutica e della necessità di centri specialistici dedicati all’età evolutiva, l’autore sottolinea come la diagnosi precoce e il coinvolgimento familiare siano le chiavi per una guarigione che, in età pediatrica, è non solo possibile ma altamente probabile.

Il primato del pensiero sul sintomo alimentare

Spesso si commette l’errore di confondere l’anoressia con un semplice problema di alimentazione. In realtà, la restrizione alimentare è solo l’epifenomeno di un disturbo del pensiero molto profondo. Nelle ragazze — genere ancora oggi maggiormente colpito, sebbene si registri un aumento anche tra i maschi — il pensiero assume forme di estrema rigidità. La percezione del proprio corpo risulta distorta: anche in condizioni di estrema magrezza, la paziente continua a vedersi grassa. Sebbene vi siano componenti biologiche, ormonali e genetiche, il condizionamento culturale verso l’efficienza fisica gioca un ruolo determinante, trasformando il corpo nell’unico terreno su cui esprimere difficoltà relazionali e identitarie.

La gravità clinica e i rischi vitali

Tra tutti i disturbi mentali, l’anoressia è quella gravata dal più alto tasso di mortalità. Questo non è dovuto solo alle possibili condotte suicidarie, ma anche alle gravissime complicazioni fisiche derivanti dalla denutrizione. Quando il disturbo progredisce, si innescano squilibri elettrolitici, bradicardia severa e una sofferenza che coinvolge tutti gli organi, compreso il cervello, che può ridurre il proprio volume. La manifestazione del disturbo è cambiata negli ultimi anni, anche a causa della pandemia, associandosi sempre più frequentemente a condotte di autolesionismo. Il ricovero ospedaliero diventa un passaggio obbligato quando lo squilibrio organico mette a rischio la vita, sebbene il trattamento d’elezione rimanga quello diurno o ambulatoriale.

La sfida della consapevolezza e l’alleanza terapeutica

Il punto centrale di ogni trattamento è la costruzione di un’alleanza terapeutica, operazione resa complessa dalla scarsa coscienza di malattia tipica di queste pazienti. Nell’anoressia, la guarigione inizia nel momento esatto in cui la ragazza si accorge che la propria percezione non aderisce alla realtà. L’attività di gruppo, come quella sperimentata al Bambino Gesù, si rivela fondamentale: il confronto tra pari permette di uscire dalla competizione emulativa su chi mangia meno e di iniziare a guardarsi con gli occhi dell’altro. Essendo il disturbo prevalente in età evolutiva, il coinvolgimento attivo dei genitori è imprescindibile; il percorso di cura deve trasformarsi in un’evoluzione dell’intero nucleo familiare, privilegiando le terapie familiari rispetto a quelle puramente individuali.

La necessità di centri specialistici per l’età evolutiva

Le famiglie che affrontano questo problema cercano spesso centri specializzati, ma è necessario fare una distinzione netta tra le strutture per adulti e quelle pensate per i minori. Un adolescente non è un “piccolo adulto”, ma possiede una struttura mentale originale e specifica che richiede un approccio dedicato. Molti centri sul territorio nazionale sono nati per l’adulto e si sono poi “convertiti” all’età evolutiva, ma la specializzazione reale deve nascere da una competenza specifica nel neurosviluppo. Il trattamento diurno o il day-hospital specialistico sono i contesti ideali per affrontare il disturbo, riservando la residenzialità solo ai casi in cui i percorsi territoriali abbiano fallito.

Conclusione: oltre lo stigma verso la guarigione

Il messaggio fondamentale per i genitori è di non esitare a chiedere aiuto e di non sottovalutare i primi segnali sperando in una risoluzione spontanea. L’anoressia in età evolutiva, se intercettata e trattata tempestivamente da mani esperte, ha altissime probabilità di guarigione completa. Bisogna abbattere lo stigma e il senso di colpa che spesso blocca le famiglie: l’anoressia è una malattia con forti basi biologiche, paragonabile al diabete, e come tale va affrontata. Uscire dalla disinformazione e dalla paura significa dare ai figli la possibilità di recuperare non solo il proprio peso, ma la propria libertà di pensiero e un futuro di benessere.

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